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23.1.12

Di cose ancora da fare e di librerie (in)finite

Piano piano stai arrivando alla fine dei lavori per casa. Manca ancora qualche pezzo grosso (una dispensa in cucina e un mobile in bagno) e poi tanta rumenta tipo faretti, lampadari, tende, una scrivania, una lampada da terra. Tutte cose che viste così, ormai ti fanno ridere. Ma che se le metti insieme viene fuori comunque un prezzone ancora da spendere.

Senza tener conto del fatto che ci sono un paio di cose che, a prescindere da casa, hai deciso che devi assolutamente prendere.

Una è il giradischi e ti sa che lo Stanton T90 del quale avevi parlato qui, resta la soluzione più papabile. Del perchè invece devi prendere un giradischi, ne avevi parlato
qui.

L'altra cosa da prendere, finalmente hai deciso, è un PC. Perchè te ne sei rimasto quieto a pensare che forse un Mac era meglio. Però poi hai riflettuto seriamente. Bisogna tagliare che i liquidi stanno finendo. E a furia di centinaia di euro a botta tutti i mesi per pagare il nido a Teo da febbraio, non è che stai proprio tranquillo. E allora a molto meno di 1000 e svariati euro per un Mac Pro, ti prendi un brutto affare da battaglia. U
n Acer M397 0170 con processore i5 2320, una scheda video GeForce GT 530 con 2 giga di memoria dedicata, 8 giga di ram e un hard disk da un tera e mezzo. Dovrebbe bastare, no? In fondo ci devi far girare solo la suite di Adobe, un vecchio Corel Draw e poco altro. E poi sono quelli nuovi, con il case più piccolo e meno pacchiano che ti stanno elegantemente sulla scrivania (che dovrai comprare pure quella, poi, possibilmente con un piano in vetro che la usi anche come tavolo luminoso).

Comunque.

Cosa ti ha dato soddisfazione fin'ora? La tinta grigione scuro scuro che hai dato ad alcune pareti del soggiorno (che si sporca però solo se ci passi a venti centimetri) e la benedetta libreria che è stracolma ma finita. Non ci entra più uno spillo. E la cosa è davvero curiosa visto che, come hai avuto modo di dire in un altro post tempo fa, la vecchia (nella foto qui sotto) era più o meno la metà di questa.


Diventata poi così poco prima del trasloco che sembrava la stiva del Cutty Sark.

Per poi infine lasciare il bozzolo, spiegare le ali e diventare questa. Che è a "L" nel caso non si capisse. E scusa la qualità delle foto che era sera e avevi pure la febbre, quando le hai scattate.



Eccoti qui l'angolino Hugo Pratt con il suo Corto Maltese massicciamente presente in tre diverse edizioni e con qualche ammennicolo vario tipo agendina illustrata '99, calendario con acquerelli e ball con la neve con il mezzo busto di Corto e la locomotiva di Corte Sconta detta Arcana. Ah, e lì a fianco, anche se non li vedi, ci sono anche tutti i DVD con la serie animata e il film.

Oppure l'angolino bizzarro comics dove ci puoi trovare Will Eisner, Frank Miller e Dave Sim, ma anche i volumi di Madman e il Red Rocket 7 di Mike Allred e le favolette brevi scritte e illustrate da Tim Burton.

E questo? E' l'angolino "so tutto io" dove trovano spazio Art Spiegelman, Jason, George Herriman, Chris Ware, Craig Thompson, Richard Sala, Michael Rabagliati e tanti altri sul tipo "guardate quanti premi vinco perchè sono culturalmente ad un altro livello rispetto a quelli che disegnano solo supereroi".

Angolino Golden Age: C'è bisogno di sottolineare cosa trova spazio su questo scaffale? E non è nemmeno l'unico, eh. Comunque solo roba d'annata, da queste parti. DC, Marvel, EC Comics, IPC Comics, stessa fazza stessa razza. Tutta roba che senti di dover leggere.

L'Angolino famolo strano: collezione Rat-Man, cartoline di Roy Lichtenstein, statuina di Jack Skeletron con il cane Zero e segnalibri fatti da te per le edizioni Lupo. Riesci ad immaginare cose che centrano di meno una con l'altra?

Angolino ricordi: la Ken Parker Collection della Panini e il libro L'Audace Bonelli. Una mensola tutta per loro. Ma non è che l'hai fatto apposta, eh.

Angolino levati da sotto: qui trova posto quasi tutta la produzione di Alan Moore, quasi tutta quella di Mike Mignola e poi volumi sparsi meritevoli come l'Orgoglio di Baghdad di Brian Vaughan e Niko Henrichon, Brooklyn Dreams di Jean Marc De Matteis e Glenn Barr, i due bei volumi del Fell di Warren Ellis e Ben Templesmith e Walking Deadume vario.

Angolino "so tutto io #2": diapo sfocata attraverso la quale si possono comunque intravedere pietre miliari a firma di Daniel Clowes, Martì, Kevin Huizenga, Chester Brown, Sergio Ponchione, Peter Bagge, Charles Burns, Robert Crumb e Alberto Breccia.

Angolino Mysterioso: indovina un po' perchè. Con tanto di targa in lamierina incellophanata a non mi ricordo più quale albo all'inizio degli anni '90.

Angolino Star "nemmeno lo devi dire" Trek: E infatti non lo dici. Per quanto questo pannello in legno qui sotto con foto della famiglia Roddenberry al gran completo ragalatoti da tua moglie non lo lasci intendere, dietro vi sono i cofanetti completi e gelosamente custoditi di tutte, dicasi tutte, le serie dedicate al mondo di Star Trek. La Serie Classica, la Next Generation, Voyager, Deep Space Nine e Enterprise. Ah, compresi gli undici film e la serie animata. E poi anche il modello in scala della Enterprise NCC-1701, le serie a fumetti ristampate dalla Free Books (tra le quali quella originale della Gold Key), quella della Next Generation della Play Press e i cd con i videogame ai quali, all'epoca, dedicasti un po' di tempo. Tipo ST Voyager: Elite Force, ST: Elite Force II e il bellissimo ST: Bridge Commander. Basta? Basta.

Angolino del mestiere: uno dei diversi angolini tematici sul mondo della grafica pura e dell'illustrazione artigianale. Due cose, insomma, che servono sempre meno a questo mondo. Ma non ti rassegni mica, eh. In questo scaffale titoli classici e meno classici. Si va dagli imprescindibili Illustration Now!, Asian Graphic Design e Illustration Archive a titoli meno incentrati quali Robots, Spaceship and other Tin Toys, i volumi delle pin up di Gil Elvgren, le auto americane d'epoca nelle campagne pubblicitarie degli anni '40 e '50, i libri fotografici in bianco e nero di New York e un sacco di altre cose che adesso però basta.

Mancano all'appello un po' di scaffali. Quelli con le serie regolari e miniserie della Bonelli, quello dedicato alle Edizioni If, quello con tanto tanto materiale Vertigo (proprio di questo non hai una diapositiva, che peccato), quello con gli Alan Ford, Kriminal e Satanik, quelli con le serie regolari e i volumi del fumetto mainstream americano, quello dedicato al fumetto argentino, quello storico del fumetto italiano con molte cose uscite da fine anni '80 in poi (con certi pezzi che ti vergogni pure a possedere). Quelli quelli quelli.

Poi in realtà ci sarebbe ancora tutta la parte della narrativa non disegnata, dei romanzi, dei saggi e il grande angolo dedicato alla fantascienza con il cantuccio degli Urania e non solo quelli. Però forse poi magari un'altra volta.

2.1.12

Cos'hai fatto, cosa non hai fatto...


E come al solito si torna a lavorare. Quest'anno prima del solito. Sarà un segnale di crisi (quella vera) incipiente, ma il 2012 non sembra voler lasciare troppi agi agli abitanti del pianeta terra.

E così ti ritrovi il 2 di gennaio già seduto al tuo posto di lavoro cercando di fare pulizia con la testa che nemmeno ti ricordi dov'eri rimasto con i lavori. Eppure è passata solo una settimana. Segno di vecchiaia incipiente, questo. E comunque stamattina ci hai messo nemmeno dieci minuti, per arrivare in ufficio. Per strada non c'era nessuno. E nemmeno al bar dove di solito fai colazione. Sembrava una Torino semi deserta dove, senza nemmeno troppo sforzo, ti sei sentito l'unico minchione che andava a lavorare. Ma va bene così.

Cos'hai fatto, dove sei andato e chi hai visto e questo e quello. Volano racconti, aneddoti e divertite testimonianze di una settimana di ferie. Ha ha, ho ho.

Tu hai passato invece una settimana con la tua famiglia a casa nuova. Non ti sei praticamente mai fermato. Hai continuato imperterrito a tutte le ore della giornata a svuotare scatoloni, a trapanare, a tassellare, a sistemare la libreria e a renderti conto di quanto la matematica sia effettivamente una mera, semplice opinione. Il quesito è: come mai il materiale che sta nella tua vecchia libreria di 3,5 metri di larghezza per 2,60 metri di altezza con due file di libri e fumetti per ogni scaffale, non sta nella tua nuova libreria di 4,80 metri di larghezza per 2,60 metri di altezza, sempre disponendo gli albi in doppia fila? E soprattutto: hai finito di comprare fumetti, si? Che a vedere venticinque anni di acquisti disposti su una libreria e a pensare a quanti dindini avresti potuto risparmiare, faresti perdere la pazienza anche al Dalai Lama.

Alla fine, per la libreria, hai deciso di spendere poco. E hai optato per l'Ikea, linea Besta, che in realtà te li vendono come mobili tv. Ma tu hai preso i moduli da 1,20 metri per 1,95 e quelli da 1,20 metri per 64 centimetri e li hai messi uno sull'atro. E hai ripetuto più volte il modulo, uno accanto all'altro (presto succulenti foto).

E stringi e avvita e monta e smonta e martella e trapana e taglia. A furia di usare un cacciavite normale, hai le mani che puzzano di plastica. Una puzza che non va più via. Però adesso va meglio, eh.

Naturalmente non è che ti fai mancare cose tipo l'influenza, in questa settimana di ferie. Non quella intestinale che gira vorticosamente per l'Italia. A te l'influenza vera e propria non viene mai. Si sfoga sempre sulla gola. Ti viene il collo taurino e le tonsille ti si gonfiano come delle bastarde senza gloria. E ti fai tre, quattro giorni su sette di gola gonfia e con la forza di rimanere in piedi ridotta all'osso. E che fai? Continui ad aprire scatoloni e a svuotarli, ovvio.

Però qualche giorno te lo sei pure goduto, con tua moglie e tuo figlio. Poi c'era questa cosa della nuova season di nba che iniziava. E tu ti sei iscritto alla NBA.TV ufficiale che ha promesso partite in streaming gratuite dal giorno di natale al 9 gennaio (poi c'è un abbonamento da pagare). E ha promesso bene. E le partite si vedono pure niente male, eh, mica cacio e peperoni.
E tu, sempre mentre svuotavi scatoloni, hai visto le partite di cartello dei Chicago Bulls, degli Oklahoma City Thunder, dei Los Angeles Clippers. E la più bella è stata quella delle cinque che hanno aperto la stagione, durante la giornata dell'NBA Christmas Special, Boston Celtics vs. New York Knicks, combattuta fino alla fine con delle giocate spettacolari da far strabuzzare gli occhi. Si, perchè mentre qui da noi le femminucce del calcio si devono fermare due settimane per farsi le vacanze a Cortina, lì hanno pensato bene che il giorno di Natale non fosse un motivo sufficientemente valido per non cominciare. Tenendo conto poi che si giocava praticamente tutti i giorni, beh, questo dovrebbe far capire la differenza sul come si intenda lo sport qui in patria e come lì, su suolo ammericano.

Ah, si. Poi hai scoperto GrooveShark. Simpatico. Cerchi il brano o i brani, costruisci la tua playlist e la condividi. Con un lettore tipo questo qui sotto. Che adesso dedichi, ad esempio, New World Blues degli Strontium 90 (futuri Police) a tutti quelli che stanno leggendo.

New World Blues by Strontium 90 on Grooveshark

Poi che altro?

Non hai visto i film che ti eri prefissato di vedere.
Ma la loro visione è solo rimandata.

Non hai letto le cose che avresti voluto leggere.
Ma la loro lettura è solo rimandata.

Hai fatto regali solo a pochi eletti.

Hai lavorato un paio di nottate ad una illustrazione per un progetto molto grosso per il quale stai ancora aspettando risposte.

E adesso è il 2012.

E qualcosa deve cambiare per forza.

Giuri di rimboccarti le maniche come si deve e fare qualcosa per te stesso. Prima che arrivi il fottuto dicembre di quest'anno e che arrivino i maya a fare i saccentelli presuntuosi. Che potrebbe (che DEVE) essere l'anno del riscatto. Che non ti va di aspettare ancora. Mettiti sotto, minchione. Parole d'ordine: "disegnare", ma anche "scrivere". Già. Sei stanco di stare a guardare.

Giuri.

Buon anno.

29.11.11

Trasloco!


Non con il blog. Proprio io, fisicamente intendo. Com'era già nell'aria da un po', sto traslocando. Ciao ciao Torino, benvenuti a Collegno a ben 3 (dicasi tre) chilometri dalla casa nella quale ho abitato fino a domenica.

Erano nove anni che non traslocavo. Avrò rimosso delle cose, all'epoca. Perchè il trasloco vero e proprio, quello con i traslocatori, i camion, il braccetto al balcone e via discorrendo, è stato già fatto. Ed è stato un massacro da ecatombe. Sono sporco, stanco e impolverato. Se mi batto sul petto come Donkey Kong, pulviscoli di sostanze sconosciute fanno la nuvoletta, ho sempre questo sapore di muffa in bocca, ho le gambe a pezzi e c'ho la testa piena di uova.

Ieri sera, con Arianna e Teo, abbiamo dormito a casa dei miei. Ricordo solo, erano le dieci meno qualcosa, di aver fatto zapping in tv sul divano e di aver detto a mia moglie: "Ari, c'è Fiorello in tv". Poi buio. Non ricordo più nulla fino alle sette di stamattina quando mi sono svegliato fissando il soffitto. Credo che Ari abbia dovuto spogliarmi e mettermi sotto le coperte.

Penso ai ragazzi che mi hanno fatto il trasloco che, dopo essere andati via da casa mia, dovevano raggiungere l'altra parte della città per portare giù una camera da letto a piedi da un settimo piano.
C'era un tipo smilzo che mi ha raccontato di avere tre figli e di averli avuti con tre mogli diverse. Due in Sardegna e una a Torino. E quando gli ho chiesto quanta fatica si faccia a fare quel mestiere, mi ha guardato preoccupato e mi ha detto solo che gli faceva male il braccio.
Un altro sembrava un autentico armadio vichingo, se non fosse per via dei suoi abbondanti chili in più sullo stomaco. Però afferrava le scatole più grosse come se fossero pacchetti di sigarette. Alla fine della giornata mi ha mostrato sul suo telefonino il filmato della sua coppia di pappagallini che strappavano fogli di carta con il becco. E, credetemi, faceva proprio impressione questo omone grande e grosso che parlava di certe cose.

L'altro ancora avrà avuto una sessantina d'anni e un paio di baffi robusti. Altezza Wolverine. E anche il piglio era quello, visto che ogni tanto tirava boccate dal suo sigaro e poi lo richiudeva in una scatolina metallica ancora acceso. E non aveva un pollice. E la mano che non aveva il pollice era anche bitorzoluta e storta. Ma indovinate un po'... era lui che montava e smontava i mobili. Ed era pure parecchio in gamba.

Con sti tipi ho pensato che non ci sarebbe stato bisogno di leggere cose belle per un po'. Hanno costruito una bella storia e me la sono "letta" tutta. Mi sono venute in mente altre storie. Però adesso non posso starci a pensare perchè, 1, sono tornato a lavorare in agenzia che era l'ultima cosa che avevo per la testa, 2, per i prossimi tempi sarà un po' dura. Perchè casa nuova è un magazzino di scatole. E resterà così per un po'.


Avrei voluto postare un paio di foto, ma non le ho ancora scattate. Lo farò poi. Quello che so è che mi sembra di vivere un piccolo sogno. Ieri mi svegliavo e fuori dalla finestra vedevo i mattoni gialli del palazzo di fronte. Al limite una signora alla finestra che sbatteva il tappeto.
Ora dalla finestra della camera vedrò la cima del Cervino e il resto delle Alpi innevate. La sera il tramonto è spettacolare e quando il cielo è limpido, la luna è praticamente dietro casa. Gli altri condomini (con l'accento sulla "o") sembrano tutti molto gentili e disponibili e la zona è tranquilla e piena di verde. E so che quando pioverà, sarà uno spettacolo.

Staremo a vedere.

7.11.11

5 Cose che impari in un piovoso week end



1. Che se all'Ikea devi comprare qualcosa di grosso che devono venirti a montare, devi specificare bene che la data della settimana* di consegna e quella di montaggio devono corrispondere. E fatevi sottoscrivere con il sangue che la settimana in questione è quella. Perchè la ditta che si occupa di trasporto e montaggio è esterna e indipendente dall'Ikea. Che la filosofia norvegese cade nel momento in cui supera la frontiera. Sarà anche l'Ikea (quella di Collegno - Torino, dico) ma dentro ci sono sempre italiani, eh, non vichingi biondo chiomati.
* All'Ikea non ti danno per certo un giorno preciso. Solo che ti consegneranno una cosa nella settimana del...

2. Si, si. Che a inizio di ogni campionato, si tira fuori che la Montepaschi è bollita, che ormai è finita la supremazia di Siena. Poi dopo qualche partita siamo punto e a capo. Ti guardi la partita sabato contro la Virtus Roma e Roma rimane sotto di 24 punti alla fine del secondo quarto. E nel terzo quarto va pure peggio, tanto che non c'è partita e il finale è 85-52 per Siena. Meno male che erano bolliti. Ma poi, quanto è forte McCalebb? Quanto passerà prima che se lo ripuppino in Nba?

3. Che di domenica pomeriggio devi lasciare tua moglie e tuo figlio a casa da soli. Tuo figlio è nervosetto e tua moglie è un po' stanca. Torni a casa e tua moglie ha voglia di fare la pizza e tuo figlio ride che sembra essersi ripreso. Poi, prima di riaddormentarsi, digrigna i denti che non ha, traccia volute dinamiche e irascibili con le braccine e fa versi da lupo ferito. Poi a mezzanotte gli dai l'ultima poppata e stamattina ti svegli alle otto e lo trovi ancora lì che dorme. Ha dormito otto ore e ha solo tre mesi. Otto!!! Non è un miracolo. E più tipo qualche mega evento astrale che si ripette una volta ogni infiniti anni.

4. Che se passi in edicola ci trovi cose inaspettate tipo il libro l'Audace Bonelli - l'Avventura del Fumetto Italiano allegato a Repubblica. Un libro dedicato alla memoria del Sergione nazionale.

5. Che guardando Che Tempo che Fa, scopri che Gene Gnocchi ha scritto un libro dal titolo L'Invenzione del Balcone dove, attraverso il suo alter ego Camillo Valbusa (venditore ambulante 51enne con una Seat Toledo) presuppone che il mondo sia finito. E dove tra una serie di storie perfettamente incentrate sulla verve non-sense di Gnocchi, ce n'è anche una dove si ipotizza che Hannibal Lecter venga eletto Presidente del Consiglio proponendo come prima cosa di mangiare gli anziani dopo una certa età, così da risolvere contemporaneamente il problema dei posti di lavoro e delle pensioni.

Per il resto, tanta pioggia, tanta fatica e la testa piena di dettagli e cose di là da venire. Speriamo (è proprio il caso di dirlo) che presto si calmino le acque.

4.11.11

Cose da leggere che non ti aspettavi

C'è che continui a fare pacchi e pacchettini (che vai avanti per ore e la libreria si svuota solo di un paio di scaffali alla volta, come se ne era già parlato qui), parli con due o tre ditte di trasloco, l'elettricista, i pittori e un piastrellista, vai in giro a scegliere piastrelle per una decina di metri quadri da piazzare dietro la cucina e torni all'ikea a capire cosa poter prendere e cosa no. Torni a casa e fai saltellare in padella tuo figlio per cercare di farlo ridere il più possibile (perchè il sorriso è il sale della vita e perchè per piangere c'è sempre tempo) e cerchi di restituire anche le dovute attenzioni a tua moglie che si è fatta il mazzo tutto il giorno dietro di lui a vestirlo, cambiarlo, farlo mangiare e cercare di farlo addormentare. Sempre sorridendo, anche lei.

Nonostante tutto questo, nell'ultimo mese hai anche trovato, chissà dove, il tempo per fare un paio di capatine dal tuo spacciatore di fumetti (anche perchè è il tuo spacciatore ufficiale di scatole, che senza di lui non avresti saputo dove prendere cosa. Grazie, Danito:).
La prima volta te ne sei uscito con
Il Libro della Genesi illustrato da Robert Crumb, Il Mago Wiz di Johnny Hart e Brant Parker, il quarto e ultimo volume dei classici Marvel dedicati ai Fantastici Quattro di Lee e Kirby e qualcos'altro che adesso proprio non ricordi.

La seconda, invece, con il primo dei classici Marvel dedicati al Conan di John Buscema, il Marvel gold con la ristampa del primo ciclo de La Tomba di Dracula di Gene Colan e il volume Tamara Drewe di Posy Simmonds.


Poi, non soddisfatto, passi pure in edicola e prendi i nuovi albi della GP Publishing con la ristampa in formato bonelliano e in bianco e nero di alcune celebri serie francesi, come il Wisher di Giulio De Vita e Il Cacciatore di Yves Swolfs. E pure l'ultimo Mister No (il numero 54) delle Edizioni If che c'era una storia di Tiziano Sclavi che cominciava dal numero precedente (il 53) e che hai lasciato lì perchè volevi leggere nella sua interezza (sai come vanno queste cose, no?).


Quindi, quando tutti sono presi dalla febbre di Lucca e dalle prossime novità, tu te ne sbatti e ti dedichi alla pila sul tuo comodino. E cominci proprio con Il Mago Wiz volume 1 di Hart e Parker, dove si narrano le vicende strampalate degli abitanti di Id. Te lo leggi e ti piace. E si rafforza la voglia di leggere certe cose. E' che in questo periodo ti è presa proprio la scimmia per le strisce americane e che a parte alcune sporadiche edizioni, l'unica boccata di ossigeno, in Italia, te la dà Linus. Che ancora non ti spieghi come si faccia a non raccogliere in volume il Get Fuzzy di Darby Conley, il Monty di Jim Meddick, il Perle ai Porci di Stephen Pastis, il Cul de Sac di Richard Thompson, il Doonesbury di Garry Trudeau (che dopo quel primo volume della Black Velvet, non se n'è saputo più nulla) o il Dilbert di Scott Adams (che a parte una manciata di vecchi volumi editi da Garzanti e Comix, anche qui non se n'è saputo più nulla). Allora ti aggiri famelico tra gli scaffali della tua fumetteria di fiducia alla ricerca di uno spiraglio. Adocchi e sbavi sulla Mafalda di Quino nella versione in otto volumi racchiusi in una scatola di latta dei Magazzini Salani, sugli ultimi volumi dei Peanuts di Panini Comics o su quei due o tre di Calvin and Hobbes che ti mancano (ma che non vuoi prendere perchè speri sempre che anche in Italia si decidano a pubblicare la benedetta complete version americana in tre volumi).

Davvero correresti il rischio di non divertirti, leggendo meravigliose parentesi
come questa qui sopra tratta dal Get Fuzzy di Jim Meddick?


Però qui vuoi parlare di un percorso di lettura strano e variegato, composto da un trittico inusitato e rocambolesco:

Il Libro della Genesi / Tamara Drew / Mister No

Si, perchè del Libro della Genesi ne hai sentito parlare parecchio. E poi vuoi mettere? Robert Crumb è sempre Robert Crumb. E infatti quello che viene fuori da questo volume, è soprattutto un lavoro grafico (impatto visuale vero e proprio) allestito dall'autore in parecchi anni che non ti ricordi più nemmeno quanti. Ce ne avrà messi si, di anni. Il Maestro in questione sfiora davvero la perfezione e la bellezza del tratto è ruvida e palpabile. Per certi versi lontano anni luce dalle sue cose precedenti. Un lavoro di una grandezza spaventosa che denota una maestria, una devozione e un amore viscerali e una genuinità quasi primordiale.

Cose maniacali tipo questa qui sopra, dici.

La prima cosa che che non ti aspettavi, però, è che ti abbandoni alla lettura e dopo quaranta pagine non è ancora scattato nulla. Il libro della Genesi, quello vero, non lo hai mai letto. Forse ti manca un pezzo. Ma il libro di Crumb e talmente fedele da risultare quasi stucchevole negli intenti. Ma bada bene. E' molto probabile (anzi, quasi sicuro) che sei tu che non ci arrivi. La lettura risulta pesante e pedante. Nomi e fatti fagocitati, futili lettere e parole che fanno capolino dalle rispettive didascalie, che si perdono nella bellezza dei paesaggi e dei volti rugosi dipinti da Crumb. Non ce la fai a proseguire. Ma pensi: possibile che tra tutte le cose che caparbiamente hai portato avanti, adesso devi abbandonare proprio un volume di Crumb? Allora lo riponi sullo scaffale e pensi che forse non hai la testa in questo momento, che sai, tra il trasloco e tutto il resto, non dev'essere facile facile. Però ci credi. Aspetta, Crumb, che poi torniamo, eh. E non si scherza.

E passi avanti.

C'è un'altra cosa della quale sei convinto in questo periodo. E cioè che tra tutti i filoni e le correnti narrative a fumetti, quella della commedia manchi in modo quasi vergognoso. Che oggi va di massima l'autobiografismo (autolesionismo) se ti rivolgi al fumetto di un certo tipo, all'avventura con la pistola e gli investigatori se ti rivolgi al fumetto di un altro tipo. Che poi di roba ce n'è quanta ne vuoi. E' che la commedia e le sfumature che ne derivano sono completamente assenti dagli scaffali. Non era Gianfranco Manfredi che diceva di volersi cimentare, prima o poi, con la commedia a fumetti? E allora gli dici, a Gianfranco Manfredi: Gianfranco Manfredi, fallo. Ma fallo adesso.
Un mondo completamente inesplorato e inespresso, quello della commedia a fumetti. Chissà poi perchè, ti chiedi. Anche perchè è una tematica tra le più floride e propositive. Al di sotto della commedia possono celarsi rivoli di dramma, tragedia e poesia. Puoi spaziare agilmente in altre correnti senza perdere nulla.
E infatti girando a briglia sciolta sul web, ti era arrivato sotto gli occhi questo volume, Tamara Drewe, pubblicato dalle edizioni Nottetempo, che raccoglieva le strisce (pubblicate in origine a puntate sul quotidiano inglese The Guardian) dell'autrice Posy Simmonds. Quindi hai ordinato il volume e quando è arrivato te lo sei portato a casa davvero curioso di capire.
Posy Simmonds, da noi pressoché sconosciuta, è un'autrice inglese, un'illustratrice fine e delicata che ricorda un po' la nostra Grazia Nidasio nazionale. La Simmonds spazia tra il concetto e il visuale, tra la narrativa illustrata e il romanzato, con didascalie lunghe alla bisogna. Con tanta voglia di raccontare la sua storia, con verve, disincanto, vezzi e piglio buono. La storia è quella che poi Stephen Frears ha preso così com'era e ci ha fatto un film (arrivato nelle nostre sale con il titolo Tamara Drewe - Tradimenti all'inglese). Ci si ritrova immersi nella vita della campagna inglese insieme ad un sacco di pittoreschi e fobici personaggi che di inglese hanno troppo o troppo poco. Scrittori, giardinieri, musicisti, teen ager e mucche, vedono lentamente la loro vita andare sottosopra perchè un giorno arriva Tamara, una ragazzetta impacciata e nasuta da giovane, ora aperta, accondiscente e provocante. C'è da ridere e da riflettere, se mai te lo fossi chiesto.

E la seconda cosa che non ti aspettavi, è che questo volume ti è piaciuto davvero molto, in un modo diverso che non sai come dirlo meglio. Le scene, i luoghi, i personaggi, quel modo un po' così che ha la Simmonds di far sfumare la commedia in tragedia per poi tornare indietro, quella ragazza che credi sia così ma poi non lo è ma poi potrebbe tornare ad esserlo.

Quelle soluzioni grafico narrative magari poco sofisticate,
ma dinamiche, elastiche, assolutamente ferrate.

Insomma, se proprio ci devi pensare, si è trattato di una boccata di aria fresca, in questo periodo. Che ci credi che ci abbiano fatto un film. Tamara Drewe è stato scritto e sceneggiato dalla sua autrice come se fosse un film. Ma anche un romanzo. E anche un fumetto. I linguaggi si intersecano e si scambiano in continuazione. E la storia ne trae solo beneficio. Ti senti di consigliarlo a tutti quelli che hanno voglia di leggere una storia divertente (e anche no) e soprattutto scritta come si deve.

C'è poi la questione che credendo a questa cosa della commedia a fumetti di cui sopra, la terza cosa che non ti aspetti è che certe cose te le ritrovi subito dopo in una storia di Jerry Drake. Precisamente parliamo di quella che comincia su Mister No 53 (nella ristampa delle Edizioni If) con il titolo Ombre Rosse e prosegue sul 54 con l'albo La fine della pista (stampati originariamente sui tre albi di Mister No dal 105 al 107 a partire dal febbraio 1984). Il tutto ad opera di Tiziano Sclavi e Roberto Diso.
La questione è che adesso ti ricordi perchè Sclavi è un grande autore di fumetti. In questa storia c'è molto di quello che avresti poi ritrovato in Dylan Dog. Ma, tremino le fondamenta, c'è pure qualcosa di diverso dal futuro Sclavi. Qui si parla di un'opera (un'operetta), una commedia (di nuovo) dolce e amara, un teatrino dell'assurdo che l'autore imbastisce senza mezze misure, e ti ci proietta direttamente in mezzo.

Il fatto è che Jerry rievoca una vecchia storia risalente al 1950, poco prima che approdasse definitavamente sulle sponde di Manaus, dove questa famiglia strampalata lo ospita per qualche tempo nelle proprie magioni. Il vecchio capofamiglia ha ricostruito un pezzo del vecchio west e tutti sembrano non possedere un minimo di senno nella zucca. Quindi ci sono cowboys vestiti da indiani, indiani veri, finti agguati, una morte avvenuta per disgrazia, rozzi sceriffi alla John Wayne, donne e avvocati ubriaconi, una ragazza che simula di continuo il suicidio. E ci sono anche un pozzo di petrolio e i dinosauri. Si, ci sono pure i dinosauri.
Capisci che fine possono fare questi personaggi di pezza e legno nelle mani di un grande burattinaio come già allora era Tiziano Sclavi? E poi ritrovi quel Roberto Diso che allora era un dio in terra.


Una grandiosa, ridicola, assurda epopea breve che ti diverte e ti insegna qualcosa sul mestiere di scrivere, nel caso ti interessi. E se poi ancora hai bisogno di conferme (ma quanto sei san Tommaso?) ti leggi pure la storia breve successiva, sempre scritta da Sclavi, ma spennellata da Fabio Civitelli, dove Mister No cerca di nascondersi da una sanguinosa tribù amazzonica in una capsula spaziale russa precipitata insieme al suo aitante e simpatico pilota. Quando le missioni spaziali erano ancora di là da venire, però. Così si crea il presupposto che Mister No non ci capisca una fava mentre tu, da questa parte nel futuro, ridi della situazione.
Commedia anche qui. Non ci sono sparatorie o scazzottate. C'è tanto Sclavi pensiero. Alla faccia di chi ce l'ha con il fumetto seriale, popolare o quel che si vuole.

Imparare e poi parlare, please.


Chiuso. Non ho nient'altro da aggiungere, per ora.

7.10.11

Ricordi in scatola


Capita a volte che ti metti lì di santa pazienza a fare scatoloni, che a breve c'hai un trasloco che sai già che te lo ricorderai per parecchio tempo.
La parte che ti conviene subito inscatolare è proprio quella che riguarda i tuoi (maledetti) beneamati libri e fumetti. Guardi la tua libreria di due mentri e cinquanta dal basso come Davide guarda Golia. Quasi piangi a pensare a quanta roba devi spostare. Ce la farai? Li guardi e pensi che sono davvero tanti, troppi, anche per chi li ammucchia lì da più di venticinque anni.

Poi cominci timidamente con i primi scatoloni. Non è che ti vada molto di dare un ordine preciso. Magari ci penserai dopo, all'apertura, quando dovrai mettere di nuovo tutto a posto. Poi, voglio dire, la bellezza della tua libreria sta anche in quel disordine così certosino. Gli albi spaiati le file da due o tre colonne, una davanti all'altra sullo stesso scaffale, magari chi in verticale chi in orizzontale (come nella foto sopra, piccola parte della mia libreria). Ti viene da ridere in faccia a chi possa solo pensare per scherzo di prendere metri di libri finti per abbellire il proprio salotto. Magari è la stessa persona che guarda i film di De Sica (figlio) e nutre speranze di far carriera come opinionista sulla poltrona di una Barbara D'Urso qualsiasi. Se sei tra quelli che comprano chilate (o anche uno solo) di quei libri finti, sappi che hai tutto il mio disprezzo più feroce. Ma tra quelli che di solito passano da questa parti, non ce ne sono, potrei metterci la mano sul fuoco.

Comunque.
Dicevamo che cominci a mettere roba a caso negli scatoloni, chiudi le antine di cartone con lo scotch da pacchi e ci scrivi sopra cose del tipo:

ALAN MOORE
HELLBOY
VALIANT+ VARI
Che tanto non ti servirà a un granchè, ma la cosa ti mette tranquillità addosso. Ti capita quindi di aprire anche quella parte bassa della libreria, quella con le ante, che non aprivi da forse sei, sette o otto anni. Ci trovi delle cose delle quali ti ricordi perfettamente, ma che prima di mettere nella scatola gli dai un'occhiata veloce di sbieco, quasi come se non fosse roba tua. Perchè certe cose, certi albi, sono legati a filo doppio a certi ricordi.

E infatti te li ricordi bene quei due numeri del Punitore della Star. Il 16, il 17 e via di seguito, dico. Quelle copertine ti raccontano delle cose e ti portano indietro nel tempo, ad un novembre freddo di ventuno anni fa, quando al riparo tra le mura di casa li sfogliavi avidamente. Che c'era il Dottor Destino (e che c'entrava il Dottor Destino col Punitore, ti chiedevi), c'era Mike Baron che scriveva le storie e anche Jim Lee quando era davvero uno con le palle che ti dovevi solo togliere il cappello davanti alle cose che faceva.

E c'era pure il Moon Knight di Bill Sienkiewicz. Scusate se è poco.

Oppure, eccolo là, il Ghost Rider di Mark Texeira. Ma in All American Comics c'era pure Rom the SpaceKnight (del quale hai avuto ampiamente modo di parlare qui).

E c'erano pure i Difensori che già allora erano roba per vecchi nostalgici, ma a te piacevano un botto.


Oppure ecco il pacco di Corto Maltese, la rivista della Rizzoli/Milano Libri. Una rivista a fumetti di meraviglioso splendore. Pratt, Manara, Crepax, Altan, Micheluzzi, Pazienza, Battaglia, Giardino, Moebius, Toppi, Ghigliani, Gould, Munoz. Quanti nomi. E quanto ti dovrebbero tremare i polsi solo a sentirne parlare. E lo sai che puoi sbattere la testa quanto vuoi, ma quei nomi non ci sono più e pochi, pochissimi, hanno preso il loro posto.


Ti ricordi le prime impressioni e le sensazioni che provavi quando leggevi le avventure di Corto le prime volte? Quando eri seduto sul letto con la schiena poggiata alla spalliera. Che ogni paio di pagine dovevi guardare fuori dal balcone quel cielo carico di cattive intenzioni per tornare alla tua realtà e non rimanere prigioniero di Pratt e dei suoi tramonti in bianco e nero.

Per tacere poi delle centinaia di albi Bonelli con i quali (come sottolineavo qui) sono cresciuto e pasciuto insieme a migliaia di altri giovanotti baldanzosi. Tutti accomunati dalla voglia di andare oltre la finestra della propria cameretta, per approdare in posti altrimenti irraggiungibili.
Poi ti passano per le mani anche un po' di quei vecchi numeri delle Sturmtruppen Storiken delle edizioni Vincent. Quante risate, cazzo. Qualcuno di quei numeri arrivava da Torino, nei dicembre passati a trovare i parenti lontani. E allora capitava che, in una cesta di vimini o sotto un comodino, trovavi uno di quei Bonvi che aveva comprato un qualche tuo zio e leggevi appagato e immerso in quella sensazione che provi solo quando sei in un posto nuovo e tutto da esplorare (che mica allora ci avresti mai creduto, che a Torino ci saresti finito a vivere e a lavorare).


Però poi, tra una risata e l'altra, mentre a spizzichi e bocconi butti l'occhio qua e là, succede che ti cade lo sguardo sui bordi sfrangiati delle pagine di certi albi. Metti a fuoco e noti che quelle pagine sono pure parecchio ingiallite. E che c'è un odore, in mezzo alle vignette, di stantìo, già di antico.

Corrucci la fronte e cominci a guardarti intorno e osservi meglio quello che hai già messo via. Vedi pagine ingiallite dal tempo dappertutto, ora. Anche parecchi Bonelli, da metà anni '90 a tornare indietro, si stanno incartapecorendo (soprattutto i Nathan Never, chissà perchè). Anche perchè non sei di quei tipi lì che sistemano tutto nelle bustine di plastica, che a quel livello non ci sei mai voluto arrivare. E quindi alla fine ti chiedi quanto valga la pena portarsi dietro per sempre certe cose, se per loro il tempo passa più velocemente che per te.

E davvero necessario che tu tenga tutto? Quante volte riaprirai, in futuro, alcune di quelle pagine? Tenendo conto anche del fatto che, a parte rare (e dovute) occasioni, non ti piace rileggere la stessa cosa più di una volta.
E' qui la malattia del collezionista? Infilare roba in scatoloni e in antri nascosti della tua libreria per poi tirarla fuori e avercela di nuovo sotto gli occhi solo nel caso tu debba traslocare di nuovo?
Le cose che hai nella tua libreria, ti rendi conto, hanno tutte meritato, chi più chi meno, il tempo che hai dedicato loro. Ma forse, il fatto che debbano rimanere con te tutto il tempo, è solo cibo per il tuo ego. Che se viene qualcuno a casa tua, puoi mostrargli quante cose hai.

E' questo?
Rifletti sul fatto che questa amarissima realtà (come dicono anche gli Elii) è durissima da accettare e mandare giù. Ma che di verità vera potrebbe trattarsi.

Poi senti migliaia di voci che ti chiamano per nome.
E capisci.

Non si tratta di albi a fumetti o di pagine ingiallite. Si tratta di amici.
E ognuno di loro ti ha raccontato una storia diversa.
E tu li butteresti via, degli amici?

No, loro vengono con te.

E quando muori, al limite, se ne riparla.

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