9.9.11

Cose che adesso mi spetta acquistare

Dice che poi ti sei convinto. Che vuoi ascoltare la musica per davvero e sudare per essa come sospettavi soltanto un paio di giorni fa. Che non vuoi che sia più come negli ultimi anni che hai ascoltato almeno un migliaio di album, ma che non ti ricordi neanche il titolo di un solo brano. Che adesso ti ha preso proprio la scimmia.

E allora, ricapitolando: il T90 della Stanton, oltre che oggetto di buona fattura, sembra essere riconosciuto anche come gadget tecnologico indispensabile di un certo tipo. Permette infatti la conversione diretta dal formato analogico a quello digitale solo tramite l'utilizzo della porta USB.
Non solo. Il T90 è dotato del Key Lock, tecnologia che migliora in realtime la qualità finale della conversione, evitando gli scratching. Il prezzo sembra oscillare tra i 175 e i 185 euro. Solo che a me questa cosa della conversione in digitale non interessa per nulla. Anzi, sto cercando di allontanarmi da quel modo di ascoltare musica, abbiamo detto.




C'è chi afferma che se vuoi ascoltare dei dischi come si deve, non puoi fare a meno di spendere almeno 500 euro per un Thorens TD190.


C'è chi invece giura e spergiura che all'autentica esperienza dell'analogico non ci arrivi nemmeno vicino, se non spendendo almeno 1500 euro, o giù di lì, per un ClearAudio Emotion.


Per tacere delle spese che dovrai poi sostenere per un amplificatore e di un paio di casse che siano almeno degni di essere considerati tali. Diciamo che se parto, parto con discrezione e con poche centinaia di euro, che poi c'è sempre tempo.

E pensare che tutto questo è iniziato per via di un disco di Miles Davis uscito in edicola al prezzo lancio di 7 euro e 90.

7 commenti:

pietro rotelli ha detto...

io ai tempi delle lire per il piatto spesi tipo 135.000, e già mi pareva di avè dato tutto. Senza contare amplificatore e casse (che da sole mi costarono 500.000).
E ti dico la verità? é sempre tutto li, che funziona ammodo.
Non sarà il non plus ultra dell'esperienza analogica, ma i miei 400 Lp e 45 giri ci girano tranquilli e beati, e non si so mai lamentati...

Marco Bertoli ha detto...

Intervengo su tuo espresso invito, Luigi, ma su questi argomenti ho poco da dire e lo dico con un certo imbarazzo. Non sono un audiofilo, potrei dire con l'eufemismo dell'anno. In primo luogo, benché la musica sia forse la cosa più importante della mia vita ed abbia studiato per diventare musicista (non lo sono diventato per mancanza di talento), io di musica ne ascolto pochissima. E quando lo faccio è con un compattone regalatomi allorché mi sposai, nel 1996 e che valeva poco anche allora. Ogni tanto sento dei dischi che conosco bene su impianti costosissimi di qualche conoscente e ammetto di non sentire (quasi) la differenza. Un po' perché avrò delle orecchie di latta, un po' perché la musica che sentiamo dipende da come la percepiamo noi e da cosa siamo capaci di sentirci, più che dalla qualità dell'onda che colpisce i nostri timpani.

È anche per questo che non mi scalda la diatriba vera o presunta fra digitale e analogico (vinile): sento poco la differenza, con tutto che amo il vinile, le sue copertine, la sua materialità…

LUIGI BICCO ha detto...

@ Pietro:
Che poi il punto sta sempre lì, in effetti. Conosco anch'io persone che hanno lo stesso impianto di venti anni fa e non si sono mai lamentati. Solo che a cominciare da zero, ti vengono i tremori alle gambe :)

@ Marco:
Intanto grazie per essere intervenuto, Marco. Il fatto che tu sia persona autorevole nella questione jazz è cosa risaputa e confermata anche solo dal blog che porti avanti e dal fatto che tu scriva per "Musica Jazz". Questa cosa, però, aveva fatto nascere in me l'errata convinzione che tu fossi anche un audiofilo accanito. Ma come dici anche tu, per apprezzare certe cose non c'è bisogno di troppi sofismi. Anche se, a dirti il vero, io non avrò l'orecchio fine di un intenditore, ma le differenze nell'ascoltare la musica in un modo, piuttosto che in un altro, le sento eccome.

Bel commento, comunque. Solo una cosa: mi han sempre insegnato che il talento o è innato o si accudisce e lo si fa crescere come un figlio. Gli unici limiti sono l'intelligenza e la voglia. Io a questa cosa ci ho sempre creduto. Altrimenti sarebbe inutile farsi passare sotto le mani qualsivoglia strumento musicale. Trattalo bene, il tuo timido talento ;)

CyberLuke ha detto...

Allora, ti stai avventurando in un terreno non minato, però impervio.
Devi farti da subito qualche domanda.
Se vuoi goderti il suono analogico, comincia a fare mente locale: quanti vinili possiedi?
In che stato sono?
Dovrai ricomprarne alcuni? Tutti?
Devi mettere a budget il software, come a dire.

Poi.
Non ti serve spendere un botto per il piatto.
Investi piuttosto in
1) la testina
2) le casse.

Per la testina, fatti consigliare. Prevedi un 2/300 di spesa.
Per le casse, anche di più, ma qui l'essenziale è ascoltarle, quindi non ti farò alcun nome (JBL!).
Ascoltane quante più possibile prima di comprarne, portando con te un vinile che conosci bene.
Orientandoti sull'usato, trovi occasioni fantastiche.
Fatti un giro. Potresti mettere insieme un ottimo impianto con 5/600 euro.

Se vuoi demandare l'acquisto delle casse più avanti, puoi goderti il suono con una buona cuffia, a padiglioni chiusi.

Auguri.

LUIGI BICCO ha detto...

@ Luca:
Posso darti torto anche solo su uno dei punti che metti in chiaro? No, non posso. Le casse sono fondamentali, ma una capatina nella cantina dei miei potrebbe portare delle sorprese. Tipo un paio di casse proprio della JBL (o della Bose, non ricordo bene).
Tutti i vinili che possedevo sono finiti immancabilmente nella collezione di mio padre, ma diciamo che la materia prima non mi mancherebbe. Questo tenendo conto anche del fatto che a Torino c'è un negozio che tratta solo quelli, dai 20 euro in giù. Sarà la testina, effettivamente, quella che mi taglierà la testa (scusa il gioco di parole).
Comunque grazie per le dritte, Luke :)

Marco Bertoli ha detto...

Sono appena stato a Londra, città dalla quale mancavo da una decina d'anni, e ho visto che i negozi di dischi che ricordavo si sono riconvertiti al vinile, con una *piccola* sezione di cd…

LUIGI BICCO ha detto...

Mi hanno raccontato a più riprese di questo ritorno del vinile nelle città inglesi. Credo sia dovuto, in un certo qual modo, al fatto che sempre più persone vogliano tornare ad ascoltare davvero la musica. E poi vuoi mettere la fragranza e la "croccantezza" di un robusto vinile rispetto a degli sterili file in MP3? :)

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