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28.7.16

Due alla vota, come se uno non bastasse

Tra ieri e oggi il mondo del fumetto piange la dipartita di due grandi Maestri.


Il primo è Jack Davis, immenso talento grafico noto soprattutto per i suoi lavori su MAD Magazine e sulle serie della EC Comics (Tales from the Crypt su tutte). Se non sia chi sia, inutile che ti stia a citare pezzi della sua sterminata carriera o quanto sia diventato negli anni un punto di riferimento per tanti cartoonist. Basta farti un giro su google immagini e hai risolto.
Fortunatamente per lui, si è spento seneramente (sembra) all'eta di 92 anni.


Il secondo è il grandissimo Richard Thompson che, notizie di poche ore fa rilasciate direttamente dal suo blog, sembra se ne sia dovuto andare all'età di 58 anni per complicazioni legate al Morbo di Parkinson che gli fu diagnosticato già nel 2009. Oltre ad essere un fine illustratore per il New Yorker e per il National Geographic, Thompson era noto soprattutto per la sua bellissima striscia, Cul de Sac, fino a qualche tempo fa periodicamente pubblicata anche in italia sulle pagine di Linus.

Tanta pace a loro.

18.5.15

Letture varie: un recupero, una chicca in tre parti, qualche "bof!" e tanti "mah!"

LINUS #599
di AA.VV. | Baldini & Castoldi Editore
16x26 cm | 122 pp a colori | 5,50 euro

Qui si festeggiano i 50 anni di vita della rivista e sembra sia piaciuto a tutti. A me no.
Principalmente perché tenendo conto del traguardo prestigioso del mezzo secolo, questo numero non ha invece nessun sapore celebrativo. Mi chiedo ancora oggi chi legga davvero il tipo di articoli che la rivista propone, ma questo è un problema mio, mi rendo conto. Le cose da salvare sono la meravigliosa copertina firmata da Sergio Ponchione e la chiamata alle armi di gente come Tuono Pettinato, Maicol e Mirco, Dottor Pira e Ratigher che non si risparmiano di certo in quanto a sperimentazione, tirando in ballo personaggi come Corto Maltese, Snoopy, Braccio di Ferro e Dick Tracy.



A latere l'editore sta festeggiando con due libri: Cinquant'anni di Linus: Tutte le Copertine (cartonatone da 600 pagine a 50 "eurini" che semplicemente ripropone tutte le copertine della rivista) e l'indubbiamente più interessante Linus: Storia di una rivoluzione nata per gioco, scritto da Paolo Interdonato e introdotto da Umberto Eco.
Diciamo però che anche su questo numero 599 ci si sarebbe potuti spremere un po' di più le meningi (qualche articolo commemorativo anche lì no?), mentre, fortuna dell'editore, il piatto forte continua ad essere rappresentato dalle strip di Perle ai Porci, Monty, Peanuts, Dilbert e pochissimi altri.



COMANCHE: LE STORIE PERDUTE
di Hermann | Editoriale Cosmo
19x27 cm | 52 pp a colori | 3,90 euro


Con un tempismo pressoché perfetto, la Cosmo manda in edicola questo albo a colori che raccoglie le storie brevi del Comanche di Hermann che non hanno trovato spazio tra le pagine della collana allegata alla Gazzetta. Confermo però trattarsi di tutti i corto appena pubblicati su Lanciostory dall'Aurea tra gennaio e marzo di quest'anno.
Insomma, l'albo è dedicato proprio a chi voleva completare integralmente la serie o a chi nutre una passione particolare per Red "
scalpo di Fuoco" Dust.


Visti i tempi di lettura bassi e i legami con altri personaggi comparsi nella serie originale, sarebbe forse da sconsigliare a tutti gli altri (anche se, personalmente, qui in mezzo un paio di piccole chicche, a suo tempo io ce le ho viste). Se ti interessa, Luca Lorenzon ne ha parlato meglio di me qui.



WYOMING DOLL
di Franz | Editoriale Cosmo
19x27 cm | 64 pp a colori | 4,60 euro


Recuperato solo ora dopo averlo trovato per caso nell'edicola della stazione di Pescara. Niente da dire sul fronte grafico, dove Franz Drappier, cartoonist belga di fama indiscussa, porta a termine un ottimo lavoro di cui cura anche la colorazione. Le sue tavole sono zeppe di vignette e i suoi personaggi ben caratterizzati. Dal punto di vista narrativo, però, mi spiace dirlo, non andiamo proprio da nessuna parte. La storia è quella del giovane Llogan Juball Junior, in giro nel Wyoming alla ricerca di due sorelline rapite dalla tribù dei Corvi. Parallela alla sua, la storia di Salmone Salterino, un indiano che deluso da un amore non consentito, prende a bighellonare meditabondo senza una meta.
E in generale è quello che fa anche la trama, che ho trovato sconclusionata e a tratti addirittura irritante. Tutto quel che accade, accade per caso o senza nessun movente adeguato. Sembra un flusso di coscienza aperto e libero dagli orpelli di una narrazione ordinata. Un po' a cazzo di cane, diciamo. Così come un finale inaspettato, non perché astuto colpo di scena, ma perché assolutamente privo di una qualsiasi motivazione.


Non so se la cosa possa dipendere anche dalla traduzione italiana o se già in origine la storia paventava questo tedioso incedere. Fatto sta che, le belle tavole di Franz a parte, l'albo poteva tranquillamente restarsene a Pescara.



HELLDORADO #1-3
di J.D. Morvan & Ignacio Noé | Lancio Comix
21x28 cm | 48 pp a colori | 10 euro cad.


Nata con l'intento di pubblicare il fumetto erotico del grande Horacio Altuna, LancioComix era una prelibata collana sotto il cui ombrello, da un certo punto in avanti, hanno cominciato a trovare rifugio anche altre tematiche, corredate da firme parecchio note come quelle di Juan Zanotto, Solano Lopez, Arturo del Castillo e Alfonso Font.
Per fartela breve ho beccato i tre albi di Helldorado in un angolo buio di una fumetteria e me li sono portati tutti via ad un prezzo che irrisorio è dire poco. Solo in seguito mi sono ricordato che è stato ristampato di recente anche dalla Mondadori sul decimo numero della collana Fantastica (ma io ho comunque speso meno).


Ideata dallo sceneggiatore francese Jean-David Morvan e dal talentuosissimo disegnatore argentino Ignacio Noé (famoso per le sue tavole erotiche ma inspiegabilmente poco noto presso il grande pubblico nonostante sia un cartoonist capace di firmare cose di una bellezza rara e appagante per gli occhi) Helldorado si è rivelata una lettura come poche altre, spietata e infernale, pregna di disperazione e scene di massacro, abbastanza forti da prendere allo stomaco (e non dal punto di vista visivo, intendo).
Ti direi altro, ma credo che dedicherò un post all'opera e in particolare proprio alle meravigliose, sconvolgenti tavole di Noé.



STAR WARS #1
di Jason Aaron & John Cassaday | Panini Comics
17x26 cm | 48 pp a colori | 2,90 euro


Eccolo qui, l'evento dell'anno. La serie a fumetti che ha venduto di più negli ultimi vent'anni in America, racimolando centinaia di migliaia di copie come non accadeva dall'inizio degli anni '90.
La storia parte dove finisce il primo capitolo della vecchia trilogia (SW IV: Una Nuova Speranza) e ritroviamo tutti quei vecchi, cari personaggi. Luke, Han, Leia e Chewy vogliono assestare un duro colpo all'Impero cercando di sabotare una grossa fabbrica bellica. Qualche mazzata, via con le pistole laser (tzuin, tzuiiin), "attenti arriva Darth Vader, c'ha la spada". Ma prima di tirare un fendente all'ignaro figliolo, la storia finisce, andate in pace.
Ecco. A me piace Star Wars. A me sono piaciute anche molte cose scritte da Jason Aaron e quasi tutte quelle disegnata da John Cassaday. Ma qui è davvero troppo presto per pronunciarsi. Di buonissimo ci sono i disegni, ripeto. Di "bah!" c'è che l'albo confezionato (e giustamente urlato ai quattro venti) dalla Panini, sembra un depliant che promuove quello che puoi aspettarti dalle varie serie. A parte la storia principale più lunga delle canoniche 22 pagine, sul resto ci trovi pubblicità e preview di quella dedicata alla principessa Leia firmata da Waid e Dodson (che vedremo su questa testata tra due mesi) e di quella dedicata a Darth Vader di Gillen e Larroca (in edicola da giugno su un nuovo numero 1).
Un casino, insomma. Tutto strillato, tutto molto patinato, tutto molto sottile (nel senso che dal punto di vista cartotecnico, cover e pagine interne si presentano di una leggerezza disarmante che quasi ti viene da soffiarci sopra per vedere se partono i petali).


C'è tanta e pochissima roba allo stesso tempo. E mi sa che con questo primo episodio si chiude la mia bella, breve esperienza con le nuove serie di Star Wars. Seguirle in questo modo non ha davvero senso. E quindi mi sa che aspetterò la raccolta in volume (che facciamo prima, tanto tra sei mesi son lì tutte pronte).

5.9.14

Oh, ma le comic strip? Che fine hanno fatto quelle meravigliose strisce umoristiche?


Adesso non è che voglio star qui a fare il difficile. Il mercato dei fumetti non è mai stato florido come in questi tempi di magra. Ce n'è davvero per tutti, si. C'è però una roba che a me manca proprio parecchio: le strisce umoristiche. L'astinenza forzata dalle strisce mi dà alla testa. Dove sono? Che fine ha fatto tutta quella fetta abbondante di titoli che meriterebbero una pubblicazione? Possibile che interessino così poco l'attenzione del pubblico lettore? E' lecito aspettarsi, almeno ogni tanto, un Kick-Ass in meno per un Perle ai Porci in più? Mi sembra di capire che proprio non è cosa.
Ti faccio un riassunto della faccenda, mettendoti al corrente di cosa sia (miseramente) disponibile, oggi, sull'italico mercato. Tanto guarda, non è che ci si metta un granché.


La Comix, da anni detentrice dei diritti di alcuni dei titoli più interessanti, ha recentemente pubblicato gli 8 volumi (versione "Complete") del Calvin and Hobbes di Bill Watterson. Edizione che, personalmente, non mi piace. Non mi piace la confezione, non mi piace la stampa su carta lucida e non mi piace il prezzo. Mi tengo stretti i vecchi volumi, sempre pubblicati da loro, molto più curati e "agevoli". Sul Comix Shop trovate poi i quattro volumi del Dilbert di Scott Adams che distribuirono centinaia di anni fa (sono sempre quelli, si).


Poi c'è la nota "Complete" Peanuts della Panini Comics, un'edizione sontuosa che restituisce la giusta veste regale ai memorabili personaggi di Charles Schulz. Ma certe cose si pagano e all'epoca decisi di non comprarla. Alla fine, 25 euro a botta fanno uno sproposito, anche se così dilazionati nel tempo. Onore al merito, in ogni caso.

La Mafalda di Quino si è vista in un po' di salse sia per Rizzoli sia per Salani (quest'ultima, un paio di anni fa almeno, le ha dedicato una versione integrale in diversi volumi venduti tutti insieme in un cofanetto di alluminio).


Il Doonesbury di Garry Trudeau ha goduto di diverse edizioni, tutte finite però in aceto. La prima era quella delle edizioni Arcana (e non li trovi più nemmeno sul loro sito), la seconda era quella integrale della Black Velvet, splendidamente curata da Omar Martini e Matteo Stefanelli. Uscito un volume, chiusa la casa editrice, storia finita.

La Double Shot stava pubblicando tutto il meraviglioso Macanudo di Liniers. Presi i primi tre volumi e ordinato il quarto, ma anche qui l'editore chiude i battenti e ciao ciao Macanudo.

Sempre la Arcana ebbe l'ardire di pubblicare anche 2 volumi dei Boondocks di Aaron McGruder (questi li trovi, sul sito, ma sembra siano esauriti da tempo), mentre la Panini diede alle stampe il volume dedicato al bellissimo Mago Wiz di Johnny Hart e Brant Parker (che nelle intenzioni doveva essere il primo di tanti e invece è rimasto proprio l'unico) e una vera e propria collana, intitolata I Classici dell'Umorismo, finita poi nel limbo (ahimé) nel giro di sole tre uscite: la prima con l'Andy Capp di Reg Smythe, la seconda con lo Zits di Jerry Scott e Jim Borgman e la terza con i Mutts di Patrick McDonnell (e ai quali, tra ieri e oggi, Andrea Fiamma e Fumettologica hanno dedicato un interessante articolo, realizzando anche una bella intervista all'autore in occasione dei 20 anni della striscia).



Al tempo, la FreeBooks pubblicò diversi volumi di grande formato del Krazy & Ignatz di George Herriman, in seguito ristampato (ripartendo dall'inizio e in ordine cronologico) dalla 001 Edizioni, ora comunque ferma al primo volume.

E poi cosa? Non ricordo più nulla. Se vuoi altro devi tornare indietro di qualche decennio e ricorrere a vecchie e polverose copie ingiallite che, se va bene, trovi usate nei mercatini sotto i portici di una città X.
Per chi ha fame di certe cose, sul web c'è Balloons: il blog delle comic strip per le produzioni italiane e di sicuro GoComics per quelle più note in lingua originale. In edicola, invece, trovi l'immancabile Linus, ancora oggi fonte unica di riferimento per i classici delle strisce umoristiche.


E per ricordare altre cose finite in edicola, bisogna tornare indietro di qualche annetto buono (2006), fino alla sconclusionata ma bellissima Enciclopedia delle Strisce. Sconclusionata perché i 10 volumi erano legati ad un tema (lavoro, animali, politica...), bellissima perché lì dentro ci trovavi il meglio del meglio più qualche sorpresa.


E quindi mi chiedo come sia possibile che oggi, tra tante minchiate, non si trovi la giusta collocazione per cose come il Get Fuzzy di Darby Conley, il Perle ai Porci di Stephan Pastis, il Monty di Jim Meddick o il Cul de Sac di Richard Thompson? O non si riesca a riportare come si deve sulla carta il B.C. di Johnny Hart, l'Hagar di Dik Browne, l'Opus di Berkeley Breathed, il Beetle Bailey di Mort Walker, il Pogo di Walt Kelly o gli stessi Doonesbury e Dilbert?

Dov'è finita, tutta questa roba meravigliosa? Cosa deve fare, un uomo, per farsi due risate e due riflessioni "serie"?





P.S.: Se ho dimenticato qualche titolo, fammi sapere. Ma non citarmi cose che vanno al di là dell'ultimo quindicennio. Lo so anch'io che c'erano le bellissime Sturmtruppen di Bonvi o il suo Cattivik poi passato nelle mani di Silver. Ma quelle cose (a parte Lupo Alberto), non ci sono più.
P.P.S: Ci si accontenterebbe anche di cose che non hanno mai visto la luce da noi, tipo, che so, il Barnaby di Crockett Johnson, la Nancy di Ernie Bushmiller o il Betsy and Me di Jack Cole.
P.P.S.: Almeno è recente notizia che le Edizioni BD (pare) pubblicheranno tutto il Sock Monkey di Tony Millionaire.

5.9.13

Essere felici mentre cercate una soluzione al problema. Parola di Bill Watterson.

Gavin Aung Than è un illustratore freelance che vive e lavora a Melbourne, in Australia. Ha un suo sito e un blog, Zen Pencils, dove reinterpreta a fumetti la quotidianità. La mia e la tua. Quella di tutti. Qualche tempo fa ha fatto il passo lungo esattamente quanto la gamba e ha disegnato una striscia usando alcune celebri parole del grande Bill Watterson.

Mi sono preso la briga di tradurle. Potrei dirti che è un importante spunto di riflessione. O ti inveterei a trarne le dovute (e personali) conclusioni. Se non fosse che io per primo ho letto e riposto tutto in un cantuccio, da qualche parte nella mia testa, senza starci troppo a pensare.


A G G I O R N A M E N T O:
Un ringraziamento particolare a Oreo che nei commenti a questo post mi ha segnalato la giusta traduzione per la parte finale della striscia.

14.9.12

Tutta la verità sul fumetto underground...

...per mano di Charles Schulz e dei suoi Peanuts. Quattro strisce che affrontano l'argomento con il solito distaccato disincanto e tanta tanta dolcezza (elementi diametralmente opposti che solo Schulz riusciva a far convivere in una stessa sola vignetta). E a dispetto delle mille parole che si spendono sull'argomento fumetto underground, e che si continuano a spendere ovunque a profusione (senza mai trovare un accordo), lui vi spiega tutta la verità nella manciata di balloon qui sotto.

Che meraviglia.
E intanto buon fine settimana.

12.1.12

Le donnine di Frank Cho

Le "donnine": un problema vecchio come il mondo. Ci si chiede spesso chi meglio rappresenti, figurativamente, il corpo femminile (spesso, bisogna dirlo, declassato a semplice stereotipo dalle forme prosperose quando va bene o con il seno affetto da gigantismo quando rientriamo nella norma). Tra Manara, Serpieri, Liberatore e, in modo diverso, Crepax, in Italia non ci sono mai mancate figure di riferimento nell'arte del nudo.

Oltreoceano non sono certo messi peggio. Soprattutto da quando, già nei tardi anni '80, Adam Hughes mostrò al mondo un nuovo, fantastico approccio alla figura femminile. Signori, sto naturalmente parlando di forme piene e abbondanti, non di eleganza, perchè altrimenti avrei citato John Romita Sr., Milton Caniff e Alex Raymond o i signori italiani di cui sopra, eh. Presumo l'abbiate capito.

Detto questo, torniamo ad oggi. Se Hughes è appunto considerato con tutti gli onori il capostipite di tale arte, non sono da meno altri straordinari autori. Tra voluttuosità eteree, forme ingombranti e richiami all'immaginario dichiaratamente erotico, a titolo di esempio, e volendo rimanere nel circuito prettamente mainstream, vanno almeno citati i vari Jim Lee, Ed Benes, Terry Dodson e J. Scott Campbell. Ma uno su tutti ha soppiantato il primato assoluto di Hughes, donando al corpo femminile un'aurea e un sapore erotico particolarmente "raffinati".


Eccolo qui sopra. Mister Frank Cho, sud coreano trapiantato negli Stati Uniti in tenerà età, laureato all'università del Maryland, a Baltimora, in scienze infermieristiche (pensate un po'). Nessuna formazione artistica per Frank, quindi, avete capito bene. In molti si chiedono come un perfetto autodidatta sia potuto partire disegnando una strip personale intitolata University2 su un quotidiano universitario (e dalla quale avrebbe tratto poi ispirazione per il suo primo lavoro importante, Liberty Meadows), per arrivare ad essere considerato uno dei rappresentanti di punta del fumetto a stelle e strisce. E soprattutto come abbia potuto toccare i picchi straordinari per i quali è ormai noto. Ad esempio:












Il debito dell'autore nei confronti del fumetto europeo e fuor di dubbio. E anche per questo, sarebbe da prendere seriamente in considerazione l'acquisto del bellissimo volume Women che raccoglie appunto molte delle sue opere più belle. Anteprime e dettagli del libro su amazon.

4.11.11

Cose da leggere che non ti aspettavi

C'è che continui a fare pacchi e pacchettini (che vai avanti per ore e la libreria si svuota solo di un paio di scaffali alla volta, come se ne era già parlato qui), parli con due o tre ditte di trasloco, l'elettricista, i pittori e un piastrellista, vai in giro a scegliere piastrelle per una decina di metri quadri da piazzare dietro la cucina e torni all'ikea a capire cosa poter prendere e cosa no. Torni a casa e fai saltellare in padella tuo figlio per cercare di farlo ridere il più possibile (perchè il sorriso è il sale della vita e perchè per piangere c'è sempre tempo) e cerchi di restituire anche le dovute attenzioni a tua moglie che si è fatta il mazzo tutto il giorno dietro di lui a vestirlo, cambiarlo, farlo mangiare e cercare di farlo addormentare. Sempre sorridendo, anche lei.

Nonostante tutto questo, nell'ultimo mese hai anche trovato, chissà dove, il tempo per fare un paio di capatine dal tuo spacciatore di fumetti (anche perchè è il tuo spacciatore ufficiale di scatole, che senza di lui non avresti saputo dove prendere cosa. Grazie, Danito:).
La prima volta te ne sei uscito con
Il Libro della Genesi illustrato da Robert Crumb, Il Mago Wiz di Johnny Hart e Brant Parker, il quarto e ultimo volume dei classici Marvel dedicati ai Fantastici Quattro di Lee e Kirby e qualcos'altro che adesso proprio non ricordi.

La seconda, invece, con il primo dei classici Marvel dedicati al Conan di John Buscema, il Marvel gold con la ristampa del primo ciclo de La Tomba di Dracula di Gene Colan e il volume Tamara Drewe di Posy Simmonds.


Poi, non soddisfatto, passi pure in edicola e prendi i nuovi albi della GP Publishing con la ristampa in formato bonelliano e in bianco e nero di alcune celebri serie francesi, come il Wisher di Giulio De Vita e Il Cacciatore di Yves Swolfs. E pure l'ultimo Mister No (il numero 54) delle Edizioni If che c'era una storia di Tiziano Sclavi che cominciava dal numero precedente (il 53) e che hai lasciato lì perchè volevi leggere nella sua interezza (sai come vanno queste cose, no?).


Quindi, quando tutti sono presi dalla febbre di Lucca e dalle prossime novità, tu te ne sbatti e ti dedichi alla pila sul tuo comodino. E cominci proprio con Il Mago Wiz volume 1 di Hart e Parker, dove si narrano le vicende strampalate degli abitanti di Id. Te lo leggi e ti piace. E si rafforza la voglia di leggere certe cose. E' che in questo periodo ti è presa proprio la scimmia per le strisce americane e che a parte alcune sporadiche edizioni, l'unica boccata di ossigeno, in Italia, te la dà Linus. Che ancora non ti spieghi come si faccia a non raccogliere in volume il Get Fuzzy di Darby Conley, il Monty di Jim Meddick, il Perle ai Porci di Stephen Pastis, il Cul de Sac di Richard Thompson, il Doonesbury di Garry Trudeau (che dopo quel primo volume della Black Velvet, non se n'è saputo più nulla) o il Dilbert di Scott Adams (che a parte una manciata di vecchi volumi editi da Garzanti e Comix, anche qui non se n'è saputo più nulla). Allora ti aggiri famelico tra gli scaffali della tua fumetteria di fiducia alla ricerca di uno spiraglio. Adocchi e sbavi sulla Mafalda di Quino nella versione in otto volumi racchiusi in una scatola di latta dei Magazzini Salani, sugli ultimi volumi dei Peanuts di Panini Comics o su quei due o tre di Calvin and Hobbes che ti mancano (ma che non vuoi prendere perchè speri sempre che anche in Italia si decidano a pubblicare la benedetta complete version americana in tre volumi).

Davvero correresti il rischio di non divertirti, leggendo meravigliose parentesi
come questa qui sopra tratta dal Get Fuzzy di Jim Meddick?


Però qui vuoi parlare di un percorso di lettura strano e variegato, composto da un trittico inusitato e rocambolesco:

Il Libro della Genesi / Tamara Drew / Mister No

Si, perchè del Libro della Genesi ne hai sentito parlare parecchio. E poi vuoi mettere? Robert Crumb è sempre Robert Crumb. E infatti quello che viene fuori da questo volume, è soprattutto un lavoro grafico (impatto visuale vero e proprio) allestito dall'autore in parecchi anni che non ti ricordi più nemmeno quanti. Ce ne avrà messi si, di anni. Il Maestro in questione sfiora davvero la perfezione e la bellezza del tratto è ruvida e palpabile. Per certi versi lontano anni luce dalle sue cose precedenti. Un lavoro di una grandezza spaventosa che denota una maestria, una devozione e un amore viscerali e una genuinità quasi primordiale.

Cose maniacali tipo questa qui sopra, dici.

La prima cosa che che non ti aspettavi, però, è che ti abbandoni alla lettura e dopo quaranta pagine non è ancora scattato nulla. Il libro della Genesi, quello vero, non lo hai mai letto. Forse ti manca un pezzo. Ma il libro di Crumb e talmente fedele da risultare quasi stucchevole negli intenti. Ma bada bene. E' molto probabile (anzi, quasi sicuro) che sei tu che non ci arrivi. La lettura risulta pesante e pedante. Nomi e fatti fagocitati, futili lettere e parole che fanno capolino dalle rispettive didascalie, che si perdono nella bellezza dei paesaggi e dei volti rugosi dipinti da Crumb. Non ce la fai a proseguire. Ma pensi: possibile che tra tutte le cose che caparbiamente hai portato avanti, adesso devi abbandonare proprio un volume di Crumb? Allora lo riponi sullo scaffale e pensi che forse non hai la testa in questo momento, che sai, tra il trasloco e tutto il resto, non dev'essere facile facile. Però ci credi. Aspetta, Crumb, che poi torniamo, eh. E non si scherza.

E passi avanti.

C'è un'altra cosa della quale sei convinto in questo periodo. E cioè che tra tutti i filoni e le correnti narrative a fumetti, quella della commedia manchi in modo quasi vergognoso. Che oggi va di massima l'autobiografismo (autolesionismo) se ti rivolgi al fumetto di un certo tipo, all'avventura con la pistola e gli investigatori se ti rivolgi al fumetto di un altro tipo. Che poi di roba ce n'è quanta ne vuoi. E' che la commedia e le sfumature che ne derivano sono completamente assenti dagli scaffali. Non era Gianfranco Manfredi che diceva di volersi cimentare, prima o poi, con la commedia a fumetti? E allora gli dici, a Gianfranco Manfredi: Gianfranco Manfredi, fallo. Ma fallo adesso.
Un mondo completamente inesplorato e inespresso, quello della commedia a fumetti. Chissà poi perchè, ti chiedi. Anche perchè è una tematica tra le più floride e propositive. Al di sotto della commedia possono celarsi rivoli di dramma, tragedia e poesia. Puoi spaziare agilmente in altre correnti senza perdere nulla.
E infatti girando a briglia sciolta sul web, ti era arrivato sotto gli occhi questo volume, Tamara Drewe, pubblicato dalle edizioni Nottetempo, che raccoglieva le strisce (pubblicate in origine a puntate sul quotidiano inglese The Guardian) dell'autrice Posy Simmonds. Quindi hai ordinato il volume e quando è arrivato te lo sei portato a casa davvero curioso di capire.
Posy Simmonds, da noi pressoché sconosciuta, è un'autrice inglese, un'illustratrice fine e delicata che ricorda un po' la nostra Grazia Nidasio nazionale. La Simmonds spazia tra il concetto e il visuale, tra la narrativa illustrata e il romanzato, con didascalie lunghe alla bisogna. Con tanta voglia di raccontare la sua storia, con verve, disincanto, vezzi e piglio buono. La storia è quella che poi Stephen Frears ha preso così com'era e ci ha fatto un film (arrivato nelle nostre sale con il titolo Tamara Drewe - Tradimenti all'inglese). Ci si ritrova immersi nella vita della campagna inglese insieme ad un sacco di pittoreschi e fobici personaggi che di inglese hanno troppo o troppo poco. Scrittori, giardinieri, musicisti, teen ager e mucche, vedono lentamente la loro vita andare sottosopra perchè un giorno arriva Tamara, una ragazzetta impacciata e nasuta da giovane, ora aperta, accondiscente e provocante. C'è da ridere e da riflettere, se mai te lo fossi chiesto.

E la seconda cosa che non ti aspettavi, è che questo volume ti è piaciuto davvero molto, in un modo diverso che non sai come dirlo meglio. Le scene, i luoghi, i personaggi, quel modo un po' così che ha la Simmonds di far sfumare la commedia in tragedia per poi tornare indietro, quella ragazza che credi sia così ma poi non lo è ma poi potrebbe tornare ad esserlo.

Quelle soluzioni grafico narrative magari poco sofisticate,
ma dinamiche, elastiche, assolutamente ferrate.

Insomma, se proprio ci devi pensare, si è trattato di una boccata di aria fresca, in questo periodo. Che ci credi che ci abbiano fatto un film. Tamara Drewe è stato scritto e sceneggiato dalla sua autrice come se fosse un film. Ma anche un romanzo. E anche un fumetto. I linguaggi si intersecano e si scambiano in continuazione. E la storia ne trae solo beneficio. Ti senti di consigliarlo a tutti quelli che hanno voglia di leggere una storia divertente (e anche no) e soprattutto scritta come si deve.

C'è poi la questione che credendo a questa cosa della commedia a fumetti di cui sopra, la terza cosa che non ti aspetti è che certe cose te le ritrovi subito dopo in una storia di Jerry Drake. Precisamente parliamo di quella che comincia su Mister No 53 (nella ristampa delle Edizioni If) con il titolo Ombre Rosse e prosegue sul 54 con l'albo La fine della pista (stampati originariamente sui tre albi di Mister No dal 105 al 107 a partire dal febbraio 1984). Il tutto ad opera di Tiziano Sclavi e Roberto Diso.
La questione è che adesso ti ricordi perchè Sclavi è un grande autore di fumetti. In questa storia c'è molto di quello che avresti poi ritrovato in Dylan Dog. Ma, tremino le fondamenta, c'è pure qualcosa di diverso dal futuro Sclavi. Qui si parla di un'opera (un'operetta), una commedia (di nuovo) dolce e amara, un teatrino dell'assurdo che l'autore imbastisce senza mezze misure, e ti ci proietta direttamente in mezzo.

Il fatto è che Jerry rievoca una vecchia storia risalente al 1950, poco prima che approdasse definitavamente sulle sponde di Manaus, dove questa famiglia strampalata lo ospita per qualche tempo nelle proprie magioni. Il vecchio capofamiglia ha ricostruito un pezzo del vecchio west e tutti sembrano non possedere un minimo di senno nella zucca. Quindi ci sono cowboys vestiti da indiani, indiani veri, finti agguati, una morte avvenuta per disgrazia, rozzi sceriffi alla John Wayne, donne e avvocati ubriaconi, una ragazza che simula di continuo il suicidio. E ci sono anche un pozzo di petrolio e i dinosauri. Si, ci sono pure i dinosauri.
Capisci che fine possono fare questi personaggi di pezza e legno nelle mani di un grande burattinaio come già allora era Tiziano Sclavi? E poi ritrovi quel Roberto Diso che allora era un dio in terra.


Una grandiosa, ridicola, assurda epopea breve che ti diverte e ti insegna qualcosa sul mestiere di scrivere, nel caso ti interessi. E se poi ancora hai bisogno di conferme (ma quanto sei san Tommaso?) ti leggi pure la storia breve successiva, sempre scritta da Sclavi, ma spennellata da Fabio Civitelli, dove Mister No cerca di nascondersi da una sanguinosa tribù amazzonica in una capsula spaziale russa precipitata insieme al suo aitante e simpatico pilota. Quando le missioni spaziali erano ancora di là da venire, però. Così si crea il presupposto che Mister No non ci capisca una fava mentre tu, da questa parte nel futuro, ridi della situazione.
Commedia anche qui. Non ci sono sparatorie o scazzottate. C'è tanto Sclavi pensiero. Alla faccia di chi ce l'ha con il fumetto seriale, popolare o quel che si vuole.

Imparare e poi parlare, please.


Chiuso. Non ho nient'altro da aggiungere, per ora.

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