4.11.11

Cose da leggere che non ti aspettavi

C'è che continui a fare pacchi e pacchettini (che vai avanti per ore e la libreria si svuota solo di un paio di scaffali alla volta, come se ne era già parlato qui), parli con due o tre ditte di trasloco, l'elettricista, i pittori e un piastrellista, vai in giro a scegliere piastrelle per una decina di metri quadri da piazzare dietro la cucina e torni all'ikea a capire cosa poter prendere e cosa no. Torni a casa e fai saltellare in padella tuo figlio per cercare di farlo ridere il più possibile (perchè il sorriso è il sale della vita e perchè per piangere c'è sempre tempo) e cerchi di restituire anche le dovute attenzioni a tua moglie che si è fatta il mazzo tutto il giorno dietro di lui a vestirlo, cambiarlo, farlo mangiare e cercare di farlo addormentare. Sempre sorridendo, anche lei.

Nonostante tutto questo, nell'ultimo mese hai anche trovato, chissà dove, il tempo per fare un paio di capatine dal tuo spacciatore di fumetti (anche perchè è il tuo spacciatore ufficiale di scatole, che senza di lui non avresti saputo dove prendere cosa. Grazie, Danito:).
La prima volta te ne sei uscito con
Il Libro della Genesi illustrato da Robert Crumb, Il Mago Wiz di Johnny Hart e Brant Parker, il quarto e ultimo volume dei classici Marvel dedicati ai Fantastici Quattro di Lee e Kirby e qualcos'altro che adesso proprio non ricordi.

La seconda, invece, con il primo dei classici Marvel dedicati al Conan di John Buscema, il Marvel gold con la ristampa del primo ciclo de La Tomba di Dracula di Gene Colan e il volume Tamara Drewe di Posy Simmonds.


Poi, non soddisfatto, passi pure in edicola e prendi i nuovi albi della GP Publishing con la ristampa in formato bonelliano e in bianco e nero di alcune celebri serie francesi, come il Wisher di Giulio De Vita e Il Cacciatore di Yves Swolfs. E pure l'ultimo Mister No (il numero 54) delle Edizioni If che c'era una storia di Tiziano Sclavi che cominciava dal numero precedente (il 53) e che hai lasciato lì perchè volevi leggere nella sua interezza (sai come vanno queste cose, no?).


Quindi, quando tutti sono presi dalla febbre di Lucca e dalle prossime novità, tu te ne sbatti e ti dedichi alla pila sul tuo comodino. E cominci proprio con Il Mago Wiz volume 1 di Hart e Parker, dove si narrano le vicende strampalate degli abitanti di Id. Te lo leggi e ti piace. E si rafforza la voglia di leggere certe cose. E' che in questo periodo ti è presa proprio la scimmia per le strisce americane e che a parte alcune sporadiche edizioni, l'unica boccata di ossigeno, in Italia, te la dà Linus. Che ancora non ti spieghi come si faccia a non raccogliere in volume il Get Fuzzy di Darby Conley, il Monty di Jim Meddick, il Perle ai Porci di Stephen Pastis, il Cul de Sac di Richard Thompson, il Doonesbury di Garry Trudeau (che dopo quel primo volume della Black Velvet, non se n'è saputo più nulla) o il Dilbert di Scott Adams (che a parte una manciata di vecchi volumi editi da Garzanti e Comix, anche qui non se n'è saputo più nulla). Allora ti aggiri famelico tra gli scaffali della tua fumetteria di fiducia alla ricerca di uno spiraglio. Adocchi e sbavi sulla Mafalda di Quino nella versione in otto volumi racchiusi in una scatola di latta dei Magazzini Salani, sugli ultimi volumi dei Peanuts di Panini Comics o su quei due o tre di Calvin and Hobbes che ti mancano (ma che non vuoi prendere perchè speri sempre che anche in Italia si decidano a pubblicare la benedetta complete version americana in tre volumi).

Davvero correresti il rischio di non divertirti, leggendo meravigliose parentesi
come questa qui sopra tratta dal Get Fuzzy di Jim Meddick?


Però qui vuoi parlare di un percorso di lettura strano e variegato, composto da un trittico inusitato e rocambolesco:

Il Libro della Genesi / Tamara Drew / Mister No

Si, perchè del Libro della Genesi ne hai sentito parlare parecchio. E poi vuoi mettere? Robert Crumb è sempre Robert Crumb. E infatti quello che viene fuori da questo volume, è soprattutto un lavoro grafico (impatto visuale vero e proprio) allestito dall'autore in parecchi anni che non ti ricordi più nemmeno quanti. Ce ne avrà messi si, di anni. Il Maestro in questione sfiora davvero la perfezione e la bellezza del tratto è ruvida e palpabile. Per certi versi lontano anni luce dalle sue cose precedenti. Un lavoro di una grandezza spaventosa che denota una maestria, una devozione e un amore viscerali e una genuinità quasi primordiale.

Cose maniacali tipo questa qui sopra, dici.

La prima cosa che che non ti aspettavi, però, è che ti abbandoni alla lettura e dopo quaranta pagine non è ancora scattato nulla. Il libro della Genesi, quello vero, non lo hai mai letto. Forse ti manca un pezzo. Ma il libro di Crumb e talmente fedele da risultare quasi stucchevole negli intenti. Ma bada bene. E' molto probabile (anzi, quasi sicuro) che sei tu che non ci arrivi. La lettura risulta pesante e pedante. Nomi e fatti fagocitati, futili lettere e parole che fanno capolino dalle rispettive didascalie, che si perdono nella bellezza dei paesaggi e dei volti rugosi dipinti da Crumb. Non ce la fai a proseguire. Ma pensi: possibile che tra tutte le cose che caparbiamente hai portato avanti, adesso devi abbandonare proprio un volume di Crumb? Allora lo riponi sullo scaffale e pensi che forse non hai la testa in questo momento, che sai, tra il trasloco e tutto il resto, non dev'essere facile facile. Però ci credi. Aspetta, Crumb, che poi torniamo, eh. E non si scherza.

E passi avanti.

C'è un'altra cosa della quale sei convinto in questo periodo. E cioè che tra tutti i filoni e le correnti narrative a fumetti, quella della commedia manchi in modo quasi vergognoso. Che oggi va di massima l'autobiografismo (autolesionismo) se ti rivolgi al fumetto di un certo tipo, all'avventura con la pistola e gli investigatori se ti rivolgi al fumetto di un altro tipo. Che poi di roba ce n'è quanta ne vuoi. E' che la commedia e le sfumature che ne derivano sono completamente assenti dagli scaffali. Non era Gianfranco Manfredi che diceva di volersi cimentare, prima o poi, con la commedia a fumetti? E allora gli dici, a Gianfranco Manfredi: Gianfranco Manfredi, fallo. Ma fallo adesso.
Un mondo completamente inesplorato e inespresso, quello della commedia a fumetti. Chissà poi perchè, ti chiedi. Anche perchè è una tematica tra le più floride e propositive. Al di sotto della commedia possono celarsi rivoli di dramma, tragedia e poesia. Puoi spaziare agilmente in altre correnti senza perdere nulla.
E infatti girando a briglia sciolta sul web, ti era arrivato sotto gli occhi questo volume, Tamara Drewe, pubblicato dalle edizioni Nottetempo, che raccoglieva le strisce (pubblicate in origine a puntate sul quotidiano inglese The Guardian) dell'autrice Posy Simmonds. Quindi hai ordinato il volume e quando è arrivato te lo sei portato a casa davvero curioso di capire.
Posy Simmonds, da noi pressoché sconosciuta, è un'autrice inglese, un'illustratrice fine e delicata che ricorda un po' la nostra Grazia Nidasio nazionale. La Simmonds spazia tra il concetto e il visuale, tra la narrativa illustrata e il romanzato, con didascalie lunghe alla bisogna. Con tanta voglia di raccontare la sua storia, con verve, disincanto, vezzi e piglio buono. La storia è quella che poi Stephen Frears ha preso così com'era e ci ha fatto un film (arrivato nelle nostre sale con il titolo Tamara Drewe - Tradimenti all'inglese). Ci si ritrova immersi nella vita della campagna inglese insieme ad un sacco di pittoreschi e fobici personaggi che di inglese hanno troppo o troppo poco. Scrittori, giardinieri, musicisti, teen ager e mucche, vedono lentamente la loro vita andare sottosopra perchè un giorno arriva Tamara, una ragazzetta impacciata e nasuta da giovane, ora aperta, accondiscente e provocante. C'è da ridere e da riflettere, se mai te lo fossi chiesto.

E la seconda cosa che non ti aspettavi, è che questo volume ti è piaciuto davvero molto, in un modo diverso che non sai come dirlo meglio. Le scene, i luoghi, i personaggi, quel modo un po' così che ha la Simmonds di far sfumare la commedia in tragedia per poi tornare indietro, quella ragazza che credi sia così ma poi non lo è ma poi potrebbe tornare ad esserlo.

Quelle soluzioni grafico narrative magari poco sofisticate,
ma dinamiche, elastiche, assolutamente ferrate.

Insomma, se proprio ci devi pensare, si è trattato di una boccata di aria fresca, in questo periodo. Che ci credi che ci abbiano fatto un film. Tamara Drewe è stato scritto e sceneggiato dalla sua autrice come se fosse un film. Ma anche un romanzo. E anche un fumetto. I linguaggi si intersecano e si scambiano in continuazione. E la storia ne trae solo beneficio. Ti senti di consigliarlo a tutti quelli che hanno voglia di leggere una storia divertente (e anche no) e soprattutto scritta come si deve.

C'è poi la questione che credendo a questa cosa della commedia a fumetti di cui sopra, la terza cosa che non ti aspetti è che certe cose te le ritrovi subito dopo in una storia di Jerry Drake. Precisamente parliamo di quella che comincia su Mister No 53 (nella ristampa delle Edizioni If) con il titolo Ombre Rosse e prosegue sul 54 con l'albo La fine della pista (stampati originariamente sui tre albi di Mister No dal 105 al 107 a partire dal febbraio 1984). Il tutto ad opera di Tiziano Sclavi e Roberto Diso.
La questione è che adesso ti ricordi perchè Sclavi è un grande autore di fumetti. In questa storia c'è molto di quello che avresti poi ritrovato in Dylan Dog. Ma, tremino le fondamenta, c'è pure qualcosa di diverso dal futuro Sclavi. Qui si parla di un'opera (un'operetta), una commedia (di nuovo) dolce e amara, un teatrino dell'assurdo che l'autore imbastisce senza mezze misure, e ti ci proietta direttamente in mezzo.

Il fatto è che Jerry rievoca una vecchia storia risalente al 1950, poco prima che approdasse definitavamente sulle sponde di Manaus, dove questa famiglia strampalata lo ospita per qualche tempo nelle proprie magioni. Il vecchio capofamiglia ha ricostruito un pezzo del vecchio west e tutti sembrano non possedere un minimo di senno nella zucca. Quindi ci sono cowboys vestiti da indiani, indiani veri, finti agguati, una morte avvenuta per disgrazia, rozzi sceriffi alla John Wayne, donne e avvocati ubriaconi, una ragazza che simula di continuo il suicidio. E ci sono anche un pozzo di petrolio e i dinosauri. Si, ci sono pure i dinosauri.
Capisci che fine possono fare questi personaggi di pezza e legno nelle mani di un grande burattinaio come già allora era Tiziano Sclavi? E poi ritrovi quel Roberto Diso che allora era un dio in terra.


Una grandiosa, ridicola, assurda epopea breve che ti diverte e ti insegna qualcosa sul mestiere di scrivere, nel caso ti interessi. E se poi ancora hai bisogno di conferme (ma quanto sei san Tommaso?) ti leggi pure la storia breve successiva, sempre scritta da Sclavi, ma spennellata da Fabio Civitelli, dove Mister No cerca di nascondersi da una sanguinosa tribù amazzonica in una capsula spaziale russa precipitata insieme al suo aitante e simpatico pilota. Quando le missioni spaziali erano ancora di là da venire, però. Così si crea il presupposto che Mister No non ci capisca una fava mentre tu, da questa parte nel futuro, ridi della situazione.
Commedia anche qui. Non ci sono sparatorie o scazzottate. C'è tanto Sclavi pensiero. Alla faccia di chi ce l'ha con il fumetto seriale, popolare o quel che si vuole.

Imparare e poi parlare, please.


Chiuso. Non ho nient'altro da aggiungere, per ora.

14 commenti:

CyberLuke ha detto...

Tre cose molto diverse che, ti confesso, anche se mi fossero passate sotto il naso in fumetteria non avrei comprato (va detto anche che esco sempre più spesso dalle fumetterie a mani vuote, saranno i miei gusti che stanno facendosi sempre più difficili...).
Comunque, a Lucca avrò comprato un dieci euro di fumetti, avrei voluto esaminare tutto con calma e magari senza pubblico, ma non è possibile, mi fanno sapere... ;)

Neliel ha detto...

ganzo Tamara Drewe!!! e bello che leggi un sacco di fumetti, anche se pure io questi non li conoscevo (beh no, mister No so chi è ma mai letto ne' comperato.....)

Flavio ha detto...

Interessante il post. :)

Anche se...

E poi vuoi mettere? Richard Crumb è sempre Richard Crumb.

Sarà pur sempre Richard Crumb, ma quello che conosco io si chiama Robert. :P

Ti segnalo una bella intervista apparsa su Paris Review (in generale la loro sezione interviste è molto interessante), in cui Crumb parla della Genesi e di un bel po' di altre cose. In un piccolo passaggio lui stesso ribadisce di aver semplicemente illustrato il libro, come suggerisce del resto il titolo. L'editore avrebbe preferito una Genesi "secondo R. Crumb" ma lui ha scelto di rimanere fedele alla fonte.

Eccola:

http://www.theparisreview.org/interviews/6017/the-art-of-comics-no-1-r-crumb

Io il libro ancora non l'ho letto, anche perchè nutro i tuoi stessi dubbi su di una simile impostazione. Però è vero che, almeno dal punto di vista grafico, ci si trova di fronte ad un lavoro immenso.

Ciao

LUIGI BICCO ha detto...

@ Luca:
Probabilmente non sarebbe passato per la testa nemmeno a me. A parte quello di Crumb che, destino beffardo, è proprio quello che per ora ho messo via. Se ti danno la Lucca deserta fammi un fischio, ti prego. Sarebbe un sogno :)

@ Neliel:
Vedo che Tamara Drewe non è piaciuto solo a me, quindi. Me lo chiedevo perchè non ne ha parlato praticamente nessuno. Leggo tanti fumetti? Si fa quel che si può, senza impazzire :)

@ Flavio:
Ha ha! Richard? Lapsus freudiano? Mah, intanto grazie per la segnalazione, ho messo già a posto il refuso (ora che ci penso, nei giorni scorsi stavo rileggendo l'Alien di Richard Corben, sarà per quello?).
Interessante il link. In realtà, sulle intenzioni originali di Crumb, c'è anche una interssante prefazione che spiega la genesi del libro della Genesi (scusa il gioco di parole). La questione è che il testo presente nell'opera NON è (e non sarebbe potuto essere) quello integrale, quindi dove comincia e dove finisce la bontà di un'operazione del genere? Sapevo a cosa andavo incontro, ma pensavo si fosse ricercato un equilibrio tra il linguaggio del libro della Genesi e quello del fumetto.
Ma saprò meglio quando riuscirò a leggerlo tutto.
Contento che tu sia passato da questa parti, Flavio.

Maura ha detto...

Non leggo troppi fumetti, ma ai tempi rimasi entusiasta di Sandman, una serie firmata Neil Gayman, (coraline, Stardust ecc..)... la conosci?

ari ha detto...

Grazie per il riconoscimento.
La mamma-moglie che si fa il mazzo sorridente.

ps. il tempo per il nutrimento del tuo mondo immaginifico è sacro e devi coltivarlo sempre. E tra poco dovrai trovarne un po' anche per Teo.

LUIGI BICCO ha detto...

@ Maura:
Ciao Maura. In effetti il Sandman di Gaiman è abbastanza noto a tutti gli appassionati di fumetti. Credo sia una delle poche opere a fumetti ad aver fatto man bassa di premi destinati alla letteratura. Naturalmente, il nerd che è in me mi impone di sottolineare che ho letto tutta la serie :)

@ Ari:
Il mondo immaginifico deve crescere sempre e comunque per chiunque. Continuerà sempre a crescere il mio, il tuo e quello di Teo :)

conversazionisulfumetto ha detto...

:)

Alessandro ha detto...

Ho visto il film di Tamara Drewe e non sapevo che provenisse da un fumetto, pure bello... Me lo procurerò...
D'accordissimo sulla chiosa riguardo al fumetto popolare... i seguaci snob dei graphic novel dovrebbero sciacquarsi la bocca prima di proferire verbo...

La firma cangiante ha detto...

Ehi, io voglio i commenti anche sul resto!

Dracula merita? mi intriga assai. E le riduzioni dei francesi da parte della GP Publishing?

Io sto leggendo Monster Allergy con Laura, davvero carino.

LUIGI BICCO ha detto...

@ Andrea:
Ciao Andrea, un sorriso anche da parte mia :)

@ Alessandro:
Ah, ecco. Il film io non l'ho ancora visto, anche se ormai sono abbastanza curioso. Il fumetto popolare ha molto da insegnare all'ALTRO fumetto (che sempre di fumetto, si tratta), ma a volte è vero anche il contrario, fortunatamente.
Se ti capita tra le mani il volume della Simmonds dagli uno sguardo serio. Merita attenzione.

@ Dario:
Ha ha! Allora... Dracula sto finendo di leggerlo proprio in queste sere. Se ti piace l'horror e il fumetto d'annata, non stare nemmeno a pensarci. Prendilo e basta. Un pezzo di storia. Albi GP: su Wisher non so ancora dirti, ma i grandiosi disegni di De Vita arrivano davvero da un altro pianeta. De Il Cacciatore di Swolfs parlano tutti benissimo e pure io. Merita.
Di Monster Allergy avevo preso i primi due numeri della prima incarnazione anni fa ed era divertente, si.

Patrizia Mandanici ha detto...

Io aspetto da tempo le raccolte di Monty e di Perle ai porci, le mie preferite.
Non ho visto da nessuna parte le raccolte della BP Publishing, sono curiosa almeno di sfogliarle.
D'accordo su Tamara Drew, il film è godibile ma il fumetto rende meglio le complessità della storia, il sottile humor; la Simmonds poi ha un segno davvero molto bello.
Di quelle storie di Sclavi avevo parlato anche io nel blog, raddoppio il consiglio di lettura!

Gripa ha detto...

Neanche il fumetto è escluso
dalle rigide e superficiali classificazioni ( mode)
dei suoi lettori.

Suddividere, classificare, definire,
sono soprattutto attività che vengono applicate
per necessità di mercato.
Ereditate e sempre più diffuse, tali attività
rischiano di creare compartimenti stagni e impenetrabili,
dividendo implacabilmente le preferenze dei lettori.

“Vivere trasversalmente è la vera rivoluzione.”
(...lessi da qualche parte molti anni fa. )

Consapevole della sovraesposizione alla quale
sono quotidianamente esposto, cerco di ricordare e applicare
questo concetto nutrendo la mia immaginazione nel modo
più puro e autentico.

La commedia purtroppo, è un genere molto maltrattato anche dal cinema.
Uno stile narrativo che viene spesso affrontato con banalità e ovvietà.
Nel fumetto gli esempi scarseggiano è vero, ma quando ne ho
emotivamente bisogno, vado rileggermi qualcosa di Calvin & Hobbes.
...e con il lungo elenco appena letto nel tuo post, non mancano altri
ottimi esempi.

Un cordiale saluto a tutte le compagne di vita che comprendono
e condividono questa nostra passione letteraria.

Bel post Luigi.
A presto.
Gripa.

LUIGI BICCO ha detto...

@ Patrizia:
Si, ricordo il tuo post del Mister No di Sclavi. Lì l'autore ha fatto una gavetta tutta particolare (come su Zagorr) ma ha dimostrato ben presto di avere una personalità fuori dal comune. Monty è anche una delle mie strisce preferite e di perle ai porci rido come un cretino anche solo quando sono in scena i coccodrilli con il loro slang est europeo :)

@ Gripa:
Sono d'accordo anch'io sulla questione del genere commedia bistrattato anche al cinema. La commedia viva e vera si trova tra gli scaffali con i nostri vhs. A parte qualche dovuta eccellente eccezione odierna come ad esempio il recente "Carnage".
Grazie per il solito bell'intervento, Gripa :)

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