18.12.14

Come zavorra


Forse sei tra quelli che hanno lasciato un commento qui nei giorni scorsi, forse tra quelli che si sono chiesti che diavolo di fine io avessi fatto. Venti giorni senza un post, questo blog non li ha mai visti nemmeno in pausa vacanziera.

Ora sono qui a dirti che sto bene. Che un soggiorno inaspettatamente prolungato in ospedale mi ha costretto a dieci giorni forzati di pausa e riposo. La fine, tra tripudi e miccette, ha visto un'operazione chirurgica e la relativa libertà da una piccola sofferenza durata tre anni. Ma non sto parlando di nulla di grave. Solo di tonsille. Ho dovuto portarle via d'urgenza sulla soglia dei quarant'anni. Solo che le cose non potevano giustamente filare proprio lisce lisce liesce e allora eccoti i chirurghi che prima ti costringono ad una lunga terapia e dopo l'intervento ti dicono che li hai fatti penare. E non poco.
Due giorni dopo l'operazione, oggi, ti hanno preso a calci nel culo e rispedito a casa. Il decorso post operatorio è andato meglio di quanto loro stessi pensassero e io ho un pensiero di meno in testa. Anzi, due in questo caso.

Purtroppo il periodo mi sta mettendo alla prova su più fronti. Ti basti sapere che tempo fa sono stato licenziato con un paio di mesi di preavviso. Quindi martedì scorso è stato il mio ultimo giorno di lavoro nell'agenzia di pubblicità dove ho lavorato negli ultimi quindici anni. E il giorno dopo mi sono dovuto ricoverare.
Dovrei essere molto preoccupato. Con una moglie, anche lei a spasso da qualche mese, e un figlio che vuole giustamente mangiare tutti i giorni, dovrei forse stare lì a disperarmi, si. Ma sai una cosa? Non ci sono ancora riuscito. Tra l'asportazione delle tonsille e la fine del mio vecchio incancrenito lavoro è come se mi fossi liberato di una doppia malattia. Come se le due cose fossero collegate.

Ora è solo tempo di rinascere. Non so ancora come, giuro, ma in qualche modo si deve fare. Ma è inutile mettersi a correre. Ora voglio solo passare queste feste di Natale con la mia meravigliosa famiglia. E lo farò con un filo di voce, immerso in una placida sonnolenza e attento a non buttar giù cose troppo dure.

Non so quanto avrò testa di star qui a scrivere sul blog. Vedremo.
Intanto ti auguro tante belle festicciole. Un abbraccio.

5.12.14

ROM the Spaceknight


Forse ti ho già detto che certe riviste della Comic Art, all'epoca, erano tra le mie preferite. Tra queste, naturalmente, c'era anche All American Comics. Quello che potresti non sapere, però, e forse nemmeno immaginare, è che in particolare la serie dedicata a ROM the Spaceknight era entrata a pieno diritto nelle mie grazie (e lo so, a provare simpatia per questo personaggio, in Italia saremo in tutto una decina).

Una manciata di annetti fa, qui, mi era già capitato di parlarti delle sue origini e di come fosse nato prima come un giocattolo per bambini, disegnato dal designer Bing McCoy e distribuito negli anni '70 dalla Parker Brothers, e di come si sia guadagnato poi le attenzioni della Marvel con una serie a fumetti ideata da Bill Mantlo e Sal Buscema e durata la bellezza di 75 numeri (dal dicembre 1979 al febbraio 1986), più 4 Annual e un certo numero di comparsate su altre serie (su tutte: Incredible Hulk, Marvel Two-in-One, Power Man and Iron Fist, Dottor Strange, Fantastici 4, X-Men e via discorrendo). Taccio volentieri poi sul fatto che nel 2000 la Marvel cercò di riportare in vita il mondo dei Cavalieri Spaziali in una miniserie da 5 numeri intitolata semplicemente Spaceknights (Fourth Generation).

ROM Spaceknight #1 (dicembre 1979)

In Italia, purtroppo, non siamo riusciti a leggere nemmeno la metà dell'intera serie regolare di cui sopra, lasciando del tutto inediti anche i due "prestigiosi" story arc firmati dalle matite del grande Steve Ditko (inchiostrato da Brett Breeding). ROM (lo scrivo tutto maiuscolo perché è una sigla: "Ready Only Memory") comiciò infatti la sua corsa su AAC a partire dal numero 9 e comparve sulla rivista in questione (sui numeri 9-12, 13-14, 22-23, 26-27, 31-36, 38-45, 47-51) fino alla pubblicazione del suo 33° albo originale.

Le quattro cover di All American Comics con ROM protagonista.

Originario del pianeta Galador, il Cavaliere Spaziale ROM nasce per far fronte all'invasione aliena del suo pianeta natale da parte di una violenta popolazione aliena chiamata Dire Wraiths (gli Spettri, in italiano). In realtà gli SpaceKnights sono composti da volontari che il proprio consiglio planetario ha trasformato in potentissimi cyborg e che ha fornito di una micidiale arma, il neutralizzatore, mortale per ogni forma di vita e capace di bandire gli Spettri per sempre in una dimensione alternativa chiamata Limbo. Per una serie di motivi, in seguito, la battaglia tra Rom e gli Spettri si sposterà inesorabilmente sulla Terra.

Un simpatico appartenente alla razza Dire Wraiths visto da John Byrne.

Atterrato nei pressi della cittadina immaginaria di Clairton, nel West Virginia, ROM incontrerà una ragazza, Brandy Clark, e il suo compagno Steve Jackson. I due prenderanno a cuore la sorte dell'eroe in armatura aiutandolo nella sua annosa caccia agli Spettri e nascondendolo allo stesso tempo agli occhi indiscreti dei propri compaesani (che avranno poi tutto il tempo di rendersi conto di quanto eroiche siano invece le gesta di ROM, cercando di mettere a tacere a loro volta le voci sulla sua esistenza che cominciano a circolare nel resto degli Stati Uniti).

Il bello della serie, a mio modo di vedere, stava nella missione del protagonista e del suo cristallino modo di porsi attraverso ideali profondamente umani e circondato da un'aurea tragicamente innocente e poetica (molto simile a quella di Silver Surfer). Nel rapporto con i suoi amici terrestri Brandy e Steve e nelle dinamiche amorose che ne nasceranno (i due sono in procinto di sposarsi, ma Brandy avrà tempo di coltivare sentimenti al di là dell'amicizia nei confronti di ROM).

Il volto di Brandy Clark ricorda a ROM quello del suo vecchio amore galadoriano, Ray-Na.

Ma anche nell'eterna battaglia del Cavaliere Spaziale contro gli Spettri e nelle infide macchinazioni di questi ultimi, a volte anche in combutta con i super criminali "terrestri", per cercare di impossessarsi della sua tecnologia e della sua arma e per liberarsi definitivamente della minaccia che rappresenta.
Ma soprattutto, il bello sta nella sapiente miscela (tutta opera del buon Mantlo) che vede le battaglie spaziali alternarsi con le surreali cronache paesane di Clairton e con gli intrecci sentimentali in pieno stile "romance comics" di fine anni '60.

La cover del numero 15, dove ROM sembra assassinare il suo amico Steve sull'altare.

A oggi, a parte gli albi della serie regolare e gli annual, in America non esiste (e non esisterà mai, purtroppo) un'edizione in trade paperback di ROM. I diritti per lo sfruttamento del personaggio sono infatti caduti nel limbo e nessuno si darà pena e tirerà fuori soldi per ripescarli (ad esempio, pensa che il numero #72 della serie, inserito come tie-in di Secret Wars II, fu definitivamente omesso nelle successive ristampe della saga, così come le sue altre "comparsate"). Questo significa che men che meno in Italia vedremo mai ristampata questa serie (non che ci sperassi, in generale) e che l'unico modo che hai per recuperare quei 33 numeri tradotti, è quello di girare su eBay o per bancarelle alla ricerca degli albi di All American Comics (e farti prendere talmente bene dalla cosa, da farteli rilegare da qualcuno e metterti a disegnare da solo le copertine, come in America ha fatto più di un fan).

Una meravigliosa statua che costa denaro a iosa ma che mi piacerebbe tanto avere.

Qui trovi tutte le cover delle serie regolare e degli speciali, ma ci tengo a ricordarti infine che oltre ad un vecchio, bellissimo blog che raccoglieva i tributi al personaggio da parte di vari disegnatori (SpaceKnight2, purtroppo fermo da anni), il web pullula di omaggi meravigliosi, a testimoniare che anche se in Italia saremo appunto una decina, nel resto del mondo c'è tanta altra gente che è cresciuta leggendo anche ROM.

I più belli, naturalmente, te li riporto qui sotto. Buona visione.

Brandon Graham

P. Craig Russell

Farel Dalrymple

Gabriel Hardman

Jeff Slemons

Jeffrey Brown

John Douglas

Kelsey

Paul Hostetler

Bill Sienkiewicz

Walter Simonson

Veronique Meignaud

Toni Infante

Zack Soto

3.12.14

#Riletture: Dixie Road


Succede spesso che te ne resti in piedi davanti alla tua libreria con l'insano intento di scavare con le unghie tra le cose vecchie in cerca di qualcosa di preciso e poi ti siedi invece in un cantuccio nei paraggi (con le mani irruvidite dalla polvere di carta) rimirando la copertina di un altro albo, sempre pescato a caso, che avevi completamente dimenticato di avere.

E così che ho ripescato un vecchio cartonato Euramaster Tuttocolore, il 49, il primo che l'Eura dedicò a Dixie Road, serie di 4 albi in totale scritta dal veterano Jean Dufaux (Djinn, Jessica Blandy, Murena, Rapaci) e disegnata da Hugues Labiano (Black-Op, Les Quatre Coins du Monde).


Per tutti è Dixie Road. Perché vive nel profondo sud degli States e perché ama la strada e tutto ciò che sulla strada vive. Una ragazzina nell'America della grande depressione, un'adolescenza vissuta su quelle strade. Con quei genitori così innamorati eppure così diversi. E tutto intorno, la violenza di una società troppo spesso ingiusta dove vige la legge del più forte.


La bella Nadine, sua madre, è operaia e abilissimo meccanico, ma non riuscirà a nascondere a lungo le sue nobili origini né riuscirà a tenere a distanza le ripugnanti attenzioni del figlio del suo capo. Tutto si complica presto e prende una tragica piega da cui sarà molto difficile scappare. Ma inaspettato, un bel giorno, tornerà anche Jones, marito di Nadine e padre di Dixie, e tutti e tre si lanceranno in una fuga disperata cercando di rimettere a posto i pezzi delle proprie vite.
"Un grande, efficace affresco storico per un fumetto che è autentico capolavoro. Nel vigoroso testo di Dufaux e negli splendidi disegni di Labiano, l'affresco di un'epoca che gli Steinbeck, i Faulkner e i Caldwell hanno reso mitica."
Dixie Road è una buona serie a fumetti che tocca temi quali razzismo, rivalsa e vendetta. Temi che vengono trattati con toni delicati e allo stesso tempo violenti. Una lettura meritevole senza dubbio, impreziosita dalla capacità di Dufaux, bravo a tratteggiare i drammi umani e la ricerca di una normalità agognata, e dal particolare stile grafico di Labiano.

"E poi, la strada... quella strada che doveva diventare la mia sola amica, il mio unico rifugio. Quella strada che correva dritta verso dei miraggi ai quali migliaia di persone come noi cominciavano a credere. Un miraggio è come una mela d'oro che rifiuta di cadere dall'albero, mi ha detto mia madre... Io non ci credo. Io sarò sotto l'albero. E le mele cadranno..."

Dixie Road #1-4, Eura Editoriale
Euramaster Tuttolore (numeri 49 - 53 - 59 - 66)
52 pp a 9 euro cad.

1.12.14

Black Mask magazine


Ideato dal giornalista H. L. Mencken e dal critico George Jean Nathan, e lanciato per la prima volta nel 1920 dall'editore americano Florence Osborne, Black Mask era un pulp magazine nato prima di tutto a sostegno della prestigiosa rivista letteraria The Smart Set (che Mencken stesso curava in perdita sin dal 1917). Black Mask fu stampata con l'intento di offrire, secondo le stesse parole della redazione:
"Le migliori storie d'avventura, del mistero, gialli polizieschi e le più grandi storie d'amore e dell'occulto."
Nonostante il buon successo, nessuno avrebbe potuto immaginare però che da lì a poco Black Mask avrebbe pubblicato, sotto l'attento controllo dell'editor Joseph T. Shaw, il meglio della narrativa di genere firmato da nomi prestigiosissimi come Dashiell Hammett (che per la rivista creò Sam Spade , Il Falcone Maltese e Continental Op), Raymond Chandler, Erle Stanley Gardner, Paul Cain, Frederick Nebel, Frederick C. Davis, Raoul F. Whitfield, Theodore Tinsley, W.T. Ballard, Dwight V. Babcock e Roger Torre. Inoltre, l'autore George Harmon Coxe creò per la rivista la serie a puntate Casey, Crime Photographer, un grosso successo che divenne anche un proficuo franchise multimediale (tra romanzi, film, serie tv, adattamenti teatrali, sceneggiati radio e fumetti).


Tutte le cover di Black Mask erano solitamente affidate a illustratori come Fred Craft o J.W. Schlaikjer, mentre ad Arthur Rodman Bowker furono assegnate tutte le illustrazioni interne.



Black Mask raggiunse il picco di vendite proprio nei primi anni '30, ma subito dopo l'interesse cominciò a scemare sempre più sotto la pressione di radio, cinema e riviste rivali. Fino a quanto, nel 1936, rifiutando di tagliare i compensi agli scrittori (già poco retribuiti), Shaw si dimise seguito a ruota dagli scrittori di più alto profilo che collaboravano alla rivista. Il suo successore, Fanny Ellsworth (1936-1940), riuscì ad attirare nuovi scrittori tra cui Cornell Woolrich, Frank Gruber, Max Brand e Steve Fisher, ma dopo i suoi quattro anni di direzione la rivista tornò a vendere poche copie. Nonostante questo resistette in edicola ancora per un decennio, fino alla sua definitiva chiusura avvenuta nel 1951.


Nel 1985, la rivista fu rilanciata come The New Black Mask e caratterizzata da una terribile confezione (parere di chi scrive) ma da brillanti contributi di noti giallisti come James Ellroy, Michael Collins, Sara Paretsky e Bill Pronzini (e tra le nuove pagine vennero ristampati anche i migliori racconti di Chandler e Hammett). Nonostante i buoni propositi, però, questa nuova incarnazione ebbe vita breve durando appena un paio d'anni.


Le copie originali di Black Mask sono oggi molto apprezzate e ricercate dai collezionisti. I numeri che raccolgono le storie di Chandler e Hammett, naturalmente, sono quelle particolarmente rare ed acquistate a prezzi elevati.


28.11.14

Di freddo, neve, miseria e di quel meraviglioso artista che era Jeorge Zaffino


Alla fine l'ha fatto davvero. L'Editoriale Cosmo ha mandato in edicola quel volume lì da 144 pagine firmato da Chuck Dixon e Jorge Zaffino. Winter World raccoglie la miniserie omonima pubblicata alla fine degli anni '80 in tre numeri dalla Eclipse, ma anche il suo seguito, Winter Sea.

Ti dico subito che, a prescindere dall'opera, l'albo è da acquistare per le tavole di Zaffino, quel Maestro del fumetto che mai (MAI) può essere messo in discussione. Questo lo sapeva bene anche Dixon, che in una lettera riportata nell'albo (e originariamente pubblicata sull'ultimo numero della prima miniserie, nel 1988), racconta com'era venuto a conoscenza dell'estro grafico del disegnatore argentino. All'epoca Dixon aveva già collaborato con Ricardo Villagran ad altri progetti. Quando gli chiese di mostrargli le tavole degli altri disegnatori del suo studio, lo scrittore americano si ritrovò sotto gli occhi anche le tavole di un altro Villagran, Enrique (Nippur), ma soprattutto quelle di Zaffino.
In quella lettera ai lettori, Dixon ammette di essere rimasto letteralmente folgorato dal lavoro di quel disegnatore (definendolo Maestro di "spaventosi ceffi" e "facce cattive" e riconoscendogli uno stile debitore al miglior Joe Kubert), tanto da volere assolutamente collaborare con lui.
Fu così che nacque appunto quella prima miniserie di Winter World, che Zaffino accettò immediatamente di disegnare e che trovò subito collocazione presso i tipi della Eclipse.


Winter World narra di un desolatissimo mondo dove i ghiacci e una perenne stagione invernale hanno preso il sopravvento. I pochi sopravvissuti sono costretti a combattere con morte e patimenti e sono alla continua ricerca di cibo e merci da scambiare. Scully è un commerciante che a bordo del suo cingolato, e in compagnia del suo famelico tasso Rahrah, gira gli Stati Uniti d'America alla ricerca di affari e di un pasto caldo.
Di tutto il resto, a lui poco interessa. Ma la sua prospettiva delle cose dovrà cambiare quando sarà tratto in salvo da Wynn, una ragazza tenuta prigioniera da una banda di disperati che la teneva prigioniera. Da quel momento sarà Scully, naturalmente, a farsi carico della ragazza.


Inutile che io stia a snocciolarti altro della storia in questione, ti basta sapere che nel seguito, Winter Sea, il canovaccio è quello della scoperta di un eden che tanto eden poi non è.
In ogni caso, ai soggetti forse non originalissimi* fa da contraltare un impianto grafico di uno spessore a tratti indescrivibile, con delle tavole in bianco e nero (fortunatamente, aggiungo io, che dei colori americani anni '80 non è che si senta troppo la mancanza) che mettono Zaffino sotto la luce dei riflettori poco prima della sua definitiva consacrazione con altri lavori (tra l'88 e il '90 gli furono commissionati dalla Marvel gli indimenticabili graphic novel dedicati al Punitore, Assassin's Guilde e Kingdom Gone).

* Attenzione, che detta così sembra che io non apprezzi lo sceneggiatore americano, quando invece personalmente sono cresciuto a pane e Chuck Dixon per una fettina buona delle mie letture giovanili. E poi c'è bisogno che io ti ricordi che questi soggetti, ridendo e scherzando, sono stati comunque scritti più di un quarto di secolo fa.


Giuro che mi piange il cuore leggendo, sempre in quella lettera di Dixon, che l'autore si augurava un seguito a quella collaborazione (che poi appunto si concretizzò con Winter Sea) e di poter vedere in futuro ancora tantissime cose del disegnatore argentino. Ma purtroppo, come tutti sanno, Zaffino "volò" via da Buenos Aires a 43 anni appena in seguito ad un attacco di cuore, lasciando i suoi fan (e tutti quei professionisti della matita che ancora oggi gli sono debitori) con un pugno di suoi lavori. Troppo pochi in ogni caso: a parte i suoi inizi con le historietas di Nippur di Lagash e i graphic novel del Punitore di cui sopra, tra le sue cose più celebri sono da ricordare la sua collaborazione sulla serie regolare Punisher: War Zone, l'indimenticabile The Savage Sword of Conan: The Horned God e, proprio a fine carriera, il suo episodio di Batman: Black & White entrato a pieno diritto nella leggenda).


Un cofano pieno di complimenti va alla Cosmo, naturalmente, che ancora una volta è stata in grado di mettere a segno un colpo davvero niente male.

P.S.: E ormai sembrano consolidate le loro collaborazioni con la IDW Publishing, casa editrice americana che detiene attualmente i diritti di Winter World (a cui ha recentemente dedicato anche una nuova miniserie, sempre scritta da Dixon, ma disegnata questa volta da Butch Guice), ma anche del Rio di Doug Wildey. Chissà che in futuro io non possa sperare di vedere pubblicati anche altri titoli interessanti (e quelli in particolare che potrebbero piacere solo a me, tipo le serie Trek).

P.P.S.: Questa qui sotto è un'illustrazione che compare a metà albo, opera di Gerardo Zaffino (talentuoso cartoonist anche lui) e realizzata in memoria di suo padre Jeorge.

27.11.14

"Super Flemish" di Sacha Goldberger


Ormai li avrete visti a destra e sinistra. Nel caso che no, ve li propongo io. Si tratta della rivisitazione in chiave storico fotografica di eroi e supereroi operata dal fotografo Sacha Goldberger. "E se Superman fosse nato nel sedicesimo secolo?", "E se Hulk fosse stato un Duca?". Goldberger cerca di rispondere a domande del genere (con tutta l'ironia possibile, naturalmente). Ciò non toglie che il lavoro di ricostruzione è davvero notevole.

E in ogni caso, sappi che Goldberger, a prescindere da questo divertente progetto nominato Super Flemish, rimane un gran bel fotografo. Prova il suo sito per credere: sachabada.com/portfolio















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