29.9.16

Tesoro, mi si è ristretto il blogroll


Ti ho raccontato brevemente di come non avessi più tanta voglia e tempo di postare cose su questo blog. Un post a settimana, però, evidentemente è ancora troppo. La stessa piattaforma blogger, infatti, ha cercato di farmi passare completamente la voglia sottraendo furtivamente, e senza ritegno alcuno, gli elementi che arricchivano la mia colonnina di destra. Così. Da un giorno all'altro e senza una ragione apparente.
Link raccolti negli anni che portavano a meravigliose pagine a tema fumetto, illustrazione, book design, graphic design e compagnia cantante.
E con quelli, addirittura il blogroll con i blog (amici e non) da seguire.

Ovviamente non ci penso proprio a ricostruire il tutto. Ho solo cercato di mettere insieme il blogroll. Prima c'erano una ventina di link, ora appena una manciata. Questo perché non ricordo quali fossero gli altri. Se qualcuno si è sempre visto tra quelle righe e ora magicamente è scomparso, porti pazienza e si faccia sentire in modo che io possa provvedere a reinserirlo.

E che ti prenda un accidente, cara piattaforma blogger che tanti servizi mi hai offerto gratuitamente in questi anni ma che ogni tanto te ne esci con delle cose da schiaffoni destra/sinistra a braccia tese. Capisco che siamo in tempi di crisi, ma tagliare pure sui blogroll. Poi dice che uno passa a wordpress.

P.S.: Per dispetto, guarda, e solo per dispetto, questa settimana posterò qualcos'altro. Non so ancora cosa, ma posterò.

23.9.16

Super Mario Alberti


Qualche tempo fa, la Industrial Light & Magic, assieme a Wacom e ArtStation, ha organizzato un contest molto particolare (supervisionato dall'ILM Art Department) dando l'opportunità a cartoonist e illustratori in giro per il mondo di provare l'emozione di lavorare come concept artist su uno dei brand fanta-cinematografici più noti di sempre.
Il contest ha infatti raccolto le sfide di migliaia di partecipanti (quasi 4000, trai quali molti professionisti già affermati) che avevano il compito di visualizzare momenti chiave, nuovi modelli di veicoli, personaggi, design tecnologici e battaglie epiche dell'universo di Star Wars.

E chi ha vinto, ti chiederai?
Ebbene, l'italianissimo Mario Alberti (firma ormai prestigiosa del fumetto italiano, americano e franco-belga) è riuscito a piazzarsi primo con una serie di illustrazioni (sketch dal tratto più rapido rispetto alle sue solite cose) che riprendono a meraviglia l'atmosfera tipica della saga di Lucas.

Qui sotto ti piazzo le cose più belle (clicca per ingrandire), mentre QUI trovi la gallery completa con tutte le sue illustrazioni.












20.9.16

Esatto, una postfazione


Dopo aver segnalato il bellissimo web comic Esatto di Lorenzo Palloni a maggio scorso, il titolo in questione ha trovato la sua giusta collocazione trasformandosi, come mi ero augurato, in uno splendido cigno di carta. Un importante volume quadrato da 192 pagine in bianco e nero, in formato 20x20 centimetri, che raccoglie l'intera serie (pubblicata originariamente, ti ricordo, sul sito del collettivo Mammaiuto). Il tutto all'appetibilissimo prezzo di 15 euro, non uno in più, non uno in meno.


Il fato vuole che Lorenzo, dopo aver letto quelle quattro righe che gli avevo dedicato, abbia chiesto proprio a me di scrivere la postfazione in calce al volume. Ovviamente ho accettato ed è stato effettivamente un gran piacere collaborare a quest'opera, anche solo per un frammento.

La mia postfazione comincia così: 


Puoi comprare il volume direttamente QUI. Di mio posso solo aggiungere che se ti interessa il genere, di sicuro non ti pentirai dell'acquisto.

Infine, colgo occasione per ringraziare Lorenzo che mi ha anche fatto dono (apprezzatissimo) del prezioso volume con tanto di disegno e dedica.

 

15.9.16

Martin Mystère a colori


Un post veloce veloce solo per segnalarti che da oggi, in edicola, ci trovi il primo numero della Collezione Storica a Colori dedicata a Martin Mystère.
Dopo Tex, Dylan Dog e Zagor, Repubblica e L'Espresso arricchiscono ulteriormente il connubio con la Bonelli riproponendo le avventure a colori del Detective dell'Impossibile in 20 uscite settimanali (tante ne sono previste, per ora) che andranno a coprire i primi 51 albi originali.
Occasione tanto più ghiotta se si pensa che l'ultima ristampa di queste storie risale al TuttoMystère che cessò di essere pubblicato nell'ottobre 1992.

A Martin Mystère sono legati tanti ricordi (ed è una delle poche serie regolari che acquisto ancora oggi) e ho sempre pensato che, al suo esordio in edicola nel lontano aprile 1982, abbia cambiato in parte le sorti del fumetto nostrano abituato, sino a quel momento, a non spingere mai troppo sull'acceleratore della fantasia (a parte qualche rapida sortita).
Un personaggio fondamentale, insomma, contraddistinto prima di tutto dalla meravigliosa verve del suo stesso autore, Alfredo Castelli.


P.S.: Il prezzo questa volta è lievemente più alto (7,90 euro a volume) e il primo non è nemmeno offerto al prezzo lancio di 1 euro com'è sempre accaduto precedentemente. Ma per chi non ha mai letto queste storie, val proprio la pena farci un pensierino. Soldi permettendo.

9.9.16

Di tutto un po', nel mentre di questa calda estate che non accenna a terminare

Per tornare, sono tornato. E già da parecchio. Ma non è che abbia tutta questa voglia di dire, fare, baciare. Ho passato una parentesi in meditazione (con la testa sempre altrove, proiettata al domani), costellata da qualche momento di lettura e di visione.
Sto teneramente riflettendo anche sull'esistenza stessa di questo blog. Non tanto perché ormai è un fuggi fuggi da questo modo di "fare" il web, quanto perché ormai sempre più impegni mi tengono lontano dalla rete.
Probabilmente qualche post apparirà ancora, ma di sicuro con una periodicità più dilatata. Probabilmente, ad un certo punto, smetterò del tutto perché "così è, se vi pare". 

Intanto, però, se solo avessi voglia potrei dirti che in questa pausa estiva, dei libri visti nella foto del post precedente, ho letto quasi tutto.


Mi sono gustato Destinazione Inferno di Lee Child, il secondo capitolo delle gesta di Jack Reacher, forse un pelo meno coinvolgente del primo libro, ma comunque interessante in quanto a spunti e tematiche. E 92 Giorni di Larry Brown, un piccolo grande gioiello, secondo molti, ma che io ho apprezzato poco, cavalcando, come fa, certi temi tanto cari a Bukowski o John Fante. Di sicuro sarebbe interessante capire quanto della propria vita Brown abbia riversato in questo scritto.
Sto finendo di leggere anche Sul Mare. Racconti di sole e di vento, una raccolta messa a punto dalla torinese Lindau, con chicche davvero degne di nota come il racconto L'uomo che amava le isole di David Herbert Lawrence e altre assolutamente trascurabili come Il Cane, breve scritto firmato da Grazia Deledda che col mare ci appizza davvero poco. E infine, il Meridiano di Sangue di Cormac McCarthy, epico romanzo western che se da un lato ha il merito di immergerti in certi scenari come poche altre cose scritte, dall'altro risulta molto più lento e appassionante di altre cose dello scrittore cresciuto in Tennessee.

Se avessi voglia, poi, ti direi che anche di fumetti ho letto qualcosa.


Lo Speciale Martin Mystére (il 33°) intitolato Troppi Super-Eroi! è il terzo ambientato nel mondo alternativo degli anni '30 (Castelli e Alessandrini sono sempre una sicurezza e se vicino ci metti pure le 50 sagaci pagine che festeggiano i trent'anni del world wide web, a conti fatti questo speciale annuale è ormai uno degli appuntamenti estivi a fumetti più interessanti in circolazione). 
E il Nathan Never Magazine 2016, come l'anno scorso, ristampa storie lunghe e brevi dei bei tempi che furono. Avevo letto già tutto, ma è stato bello rivivere certe sensazione legate ai primi anni '90. Il Numero 100, tutto a colori, è stato propinato a chi fa rientrare le più belle storie dell'Agente Alfa solo nella prima ventina di uscite. Ma la sorpresa è stata il divertente Guerra alla Yakuza, breve storia che fu pubblicata in un fascicoletto allegato al videogame Nathan Never - The Arcade Game, distribuito dalla Genias nel 1992 e che fu una delle rare cose dedicate al personaggio che, all'epoca, non riuscii a recuperare. 


Il terzetto di albi di Nathan Never #301/303 raccoglie invece la fine della saga di Omega, opera scritta da Michele Serra (che annuncia il suo abbandono definitivo alle storie della serie) e disegnata da Sergio Giardo. Sarà che mi mancano dei pezzi recenti della vicenda o il fatto che non ho mai ritenuto Omega un cattivo troppo spaventoso, ma la storia, per quanto godibile e costellata da spunti interessanti, non mi ha particolarmente convinto. Va detto però che ha generato davvero tante chiacchiere e ipotesi sulla reale o fittizia morte di molti protagonisti e molti appassionati l'hanno definita come la Crisis on Infinite Earth in casa Bonelli (qualcuno addirittura ipotizza che Nathan Never Anno Zero, attualmente in corso di pubblicazione, racconti la realtà di questo Nathan Never alternativo).
Ho sempre visto il mondo di Nathan Never più simile a quello di Blade Runner che non a quello dei mega eventi Marvel o DC Comics. Quindi mi siedo e aspetto di capire se la cosa possa davvero avere un'evoluzione.


Gli ultimi tre albi del ranger e compagnia (Tex #668/670) presentano invece una storia unica, scritta da Boselli, che ci porta nel conflitto tra la cofederazione Kiowas sul piede di guerra, guidata da Lone Wolf e dallo sciamano Maman-Ti, e le truppe del celebre colonnello Ranald Mackenzie, meglio noto con il nomignolo "Mano cattiva".
La storia ha un respiro ampio ed è ben strutturata, come spesso accade quando a occuparsi dei testi è Boselli. Probabilmente, però, il tutto sarebbe entrato comodo anche in soli due albi (questa volta ci sono veramente troppe, troppe, troppe parole. Anche meno, Mauro).
Da elogiare il lavoro del bravissimo Stefano Biglia, qui alla sua prima prova lunga dopo l'esordio con la bella storia breve comparsa sul Color Tex che omaggiava l'Hotel Azzurro di Stephen Crane.


Ammetto che conoscevo poco o nulla di Luc Orient (pubblicato sulla "Collana Avventura" della Gazzetta dopo la fine di Bernard Prince). In casi come questo mi sono sempre affidato ai pareri degli appassionati della bédé molto più esperti di me che da sempre tessono le lodi della serie scritta da Greg e disegnata da Eddy Paape definendola uno dei grandi classici di fantascienza del fumetto franco belga.
Invece devo dire che dopo aver letto i primi tre albi (che raccolgono per intero il ciclo di Terango), nonostante le buone intenzioni e una lettura comunque scorrevole, la serie non sembra andare oltre i cliché dell'epoca, con tempi narrativi davvero troppo dilatati.
Lo spirito dei classici c'è tutto, ma già nella costruzione dei personaggi si sfiora candidamente il plagio (il terzetto di scienziati composto dal professor Hugo Kala, Luc Orient e Lora Hansen, ricordano davvero troppo da vicino il dottor Zarkov, Flash Gordon e la bella Dale Arden, per tacere dell'assonanza tra i nomi dei pianeti protagonisti dei rispettivi primi cicli, "Mongo" e "Terango"). Più che di una vera e propria delusione, in realtà, sto parlando di un bel po' di noia. Curioso ora di leggere anche il secondo ciclo, anche se poco fiducioso.

Infine, sempre avendo voglia, avrei potuto raccontarti di come, approfittando della momentanea assenza di moglie e figlio, mi sia rimesso in carreggiata con il genere action cinematografico, vedendo film vecchi e nuovi che da tempo pregavano per una visione.


Il primo Mission: Impossible, quello firmato da Brian de Palma, all'epoca di piacque davvero parecchio. Il secondo, invece, mi nauseò quasi subito (un gigantesco, odioso spot commerciale per automobili, capi d'abbigliamento e orologi). Il terzo di J. J. Abrams (e i suoi dannati lens flare) credo di non averlo nemmeno visto tutto. Ho sempre sperato però che la serie potesse risollevarsi scrollandosi quall'aurea pacchiana e polverosa di dosso. E la cosa sembra essere successa proprio con gli ultimi due capitoli.
In M:I IV - Protocollo Fantasma, Ethan Hunt e soci devono rintracciare un pericoloso terrorista dal nome in codice "Cobalt" che è entrato in possesso dei codici di lancio di missili nucleari russi. Il film funziona parecchio bene (anche più di quello successivo) forse anche grazie alla sapiente regia di mister Brad Bird (che di certe cose se ne intende).
In M:I V - Rogue Nation, il regista Christopher McQuarrie (che aveva già diretto TomTom Cruise in Jack Reacher - La Prova Decisiva) metterà gli agenti della IMF sotto torchio, sulle tracce di un'attività criminale che agisce nell'ombra, e a livello internazionale, nota come Il Sindacato.
Godibilissimi entrambi ma, ripeto, il quinto capitolo un pelo meno del quarto (impreziosito anche, e non poco, dalla presenta della bella Paula Patton).


Die Hard - Un buon giorno per morire. Ma il sottotitolo giusto sarebbe stato "un buon giorno per tenere il televisore spento". Già il quarto film (Vivere o Morire) si era rivelato un mezzo disastro. Questo è addirittura riuscito a fare peggio. Un filmetto insignificante che mal gestisce il peso della trilogia originale e che presenta un Bruce Willis vecchio, rugoso e privo di battute mitiche (una mezza bestemmia, insomma) alle prese con un figlio un po' ottuso a cui volentieri elargiresti una cinquina in faccia ogni due per tre ("porta rispetto a tuo padre, imbecille"). Automobili che saltano, elicotteri che sparano e nient'altro. Con l'aggravante che la regia (di John Moore) e il cast (Willis a parte, che non si tocca MAI), non dicono granché. Una disfatta.

The Equalizer, invece, è stata una bella sorpresa. Antoine Fuqua (volenteroso regista di Training Day, Attacco al Potere o del prossimo remake de I Magnifici 7) porta in scena un attempato ma sempre meraviglioso Denzel Washington nei panni di Robert McCall, impegato presso l'home mart di Boston. Le cose cambiano quanto Robert conosce Teri, una giovane prostituta russa che finisce immancabilmente nei guai.
Trama sottilissima (praticamente è quasi tutta qui), ma la sorpresa sta nell'essere spettatori del cambiamento repentino di Robert che dimostra di essere stato ben altro, prima del classico uomo qualunque, affabile e generoso.
The Equalizer è quel genere di film che dà soddisfazione a chi guarda, dove il protagonista è il classico raddrizzatorti che vince sempre e comunque, senza mai vacillare. Il cattivo di turno sembra un cattivo, ma al suo cospetto perde ogni fascino. E come si fa, ti chiederai tu, ad apprezzare una roba del genere? Si fa, si fa. Provare per credere.

Ecco. Se avessi voglia, potrei raccontarti tutte queste cose, ma non ce l'ho. Allora mi limito a salutarti come si confà con un vecchio amico di viaggio, sperando che si possa condividere di nuovo quei post(i) sul treno. Ma che se così non fosse, significherebbe solo che ho trovato di meglio da fare.

1.8.16

Western Stories


Una collana regolare di romanzi wester in edicola non si vedeva da parecchio (a parte il tentativo della Cosmo di qualche anno fa, durato appena una manciata di uscite). Mi sembra evidente che tra cinema, fumetti, televisione e letteratura, il genere stia vivendo, da qualche anno, una nuova giovinezza (ma senza esagerare). La Gazzetta quindi ne approfitta e da domani, 2 agosto, piazza in edicola questo nuovo collaterale, Western Stories:
"Una collezione di storie indimenticabili, dedicata a tutti gli amanti del mitico e selvaggio west. Grandi romanzi, per immergersi in un’atmosfera unica, tra indiani, pionieri, sceriffi e sparatorie all’ultimo sangue. Pubblicazioni uniche e introvabili, capolavori della letteratura western degli anni ’70, rivedranno la luce, per catapultare vecchi e nuovi appassionati nella frontiera più ostile e selvaggia. Carica la tua rivoltella e preparati al duello di Western Stories".

La collana è composta da 30 volumi (ognuno dei quali costerà 5,90 euro) e tra le prime dieci uscite ci trovi quegli scrittori che hanno elevato il western a genere letterario nelle decadi passate, da Zane Gray a Ernest Haycox, da Louis L'Amour a Gordon D. Shirreffs, da Lewis Byford Patten a Hunter Ingram.

L'esperimento, insomma, mi sembra interessante. Anche se personalmente non gradisco il richiamo forzato del primo volume (che urla al lettore di Tex) e quel tipo di illustrazioni un po' sempliciotte e dai colori fosforescenti (ed è un peccato, perché la grafica invece è abbastanza adeguata).

Se ti interessa, qui trovi il sito dedicato alla collana con alcune informazioni (ma sempre meno di quante te ne ho date io).

29.7.16

Trailerùme

L'ultima San Diego Comic-Con deve essere stata tutta un tripudio di miccette e colori per gli aficionados delle nuvolette parlanti, visto che proprio lì hanno trasmesso in anteprima un pacco di trailer nuovi di zecca dedicati, ovviamente, alle produzioni legate al mondo dei comics.

Da una parte i due più recenti e prossimi cinefumettoni DC Comics/Warner Bros: il primo trailer ufficiale della Justice League, con un Bruce Wayne davvero simpa (che dio ce ne scampi) che se ne va in giro a reclutare gli amichetti di sbronza (l'unica cosa degna di nota sembra la natura selvaggia di Aquaman) e il primo di Wonder Woman che in quanto ad ambientazioni e scene d'azione potrebbe anche risultare interessante (ma non ci metterei la mano sul fuoco).




Dall'altra, le solite super produzioni Marvel, questa volta con un briciolo di ironia in meno (o almeno sembra). Parliamo del secondo trailer del Doctor Strange (io incrocio le dita perché dalle scene che si vedono qui, a parte quelle "ispirate" ad Inception, sembra ci abbiano lavorato parecchio di fantasia) e di quelli delle serie tv targate Netflix, The Defenders (poco più di un teaser), Luke Cage (anche qui sembra esserci qualcosina di interessante) e Iron Fist (troppa poca roba per farsi anche solo un'opinione iniziale).




E di tutta questa roba, poco o nulla mi interessa (a parte Strange). Le news che sto seguendo con più interesse sono quelle legate alla serie tv della FX Productions dedicata a Legion (alias David Haller, figlio del professor Xavier afflitto da qualche "disturbo" mentale), tratta da un bel ciclo a fumetti di qualche anno fa (X-Men: Legacy, scritto da Simon Spurrier e disegnato da Tan Eng Huat, di cui ti avevo parlato brevemente qui).

Perché mi interessa? Per un terzetto di motivi buoni.
Motivo buono numero 1: guarda il trailer e dimmi se non sembra la roba più succulenta di questa intera infornata (a me sembra meraviglioso).
Motivo buono numero 2: non devono esserci per forza (e infatti NON ci sono) persone che indossano mutandoni e mantelli.
Motivo buono numero 3: sceneggiatore e produttore della serie è Noah Hawley, il genio dietro la serie tv Fargo. E tanto dovrebbe bastare.


28.7.16

Due alla vota, come se uno non bastasse

Tra ieri e oggi il mondo del fumetto piange la dipartita di due grandi Maestri.


Il primo è Jack Davis, immenso talento grafico noto soprattutto per i suoi lavori su MAD Magazine e sulle serie della EC Comics (Tales from the Crypt su tutte). Se non sia chi sia, inutile che ti stia a citare pezzi della sua sterminata carriera o quanto sia diventato negli anni un punto di riferimento per tanti cartoonist. Basta farti un giro su google immagini e hai risolto.
Fortunatamente per lui, si è spento seneramente (sembra) all'eta di 92 anni.


Il secondo è il grandissimo Richard Thompson che, notizie di poche ore fa rilasciate direttamente dal suo blog, sembra se ne sia dovuto andare all'età di 58 anni per complicazioni legate al Morbo di Parkinson che gli fu diagnosticato già nel 2009. Oltre ad essere un fine illustratore per il New Yorker e per il National Geographic, Thompson era noto soprattutto per la sua bellissima striscia, Cul de Sac, fino a qualche tempo fa periodicamente pubblicata anche in italia sulle pagine di Linus.

Tanta pace a loro.

27.7.16

Klon

Per il terzo speciale a colori della collana Le Storie, due parole vale proprio la pena spenderle. Klon, questo il titolo, è una storia di fantascienza che vede come autore unico il grande Corrado Mastantuono, che solo soletto se lo è scritto, disegnato e colorato.

Che peccato, viene subito da pensare, che un lavorone del genere (chissà tra tutte le fasi di realizzazione quanto ci ha lavorato effettivamente Mastantuono) sia destinato a finire il proprio cerchio vitale in un mesetto o poco più.
Lo impone ovviamente la ferrea legge dell'edicola, ok, però è davvero difficile non pensare a quanto lavoro ci sia voluto.
Magari in Francia avrebbe goduto di maggiore attenzione (e non parlo di numeri), meritandosi forse anche una cover firmata dal suo stesso autore. Non me ne voglia il grande Maestro Aldo Di Gennaro, ma non ho mai capito questa cosa di dover far firmare tutte le cover ad un unico copertinista, quando per sua stessa natura la collana Le Storie ospita appunto autori diversi per ogni numero (in realtà un motivo c'è e ovviamente lo conosci anche tu: si fa per dare un senso di continuità alla collana, in modo da appagare il collezionista testa di legname che proprio non riesce ad uscire da certi meccanismi).


Poi magari sbaglio io e la Bonelli, che grazie a Dio ormai è avvezza a certi ragionamenti, lo ristamperà in un bel cartonato destinato a fumetterie e librerie di varia. E tutto questo per dire che Klon merita di essere letto per l'impegno profuso, insomma, ma non solo per quello.

Ambientata a Roma in un prossimo futuro freddo e tecnocratico, la storia narra le vicende di Rocco Basile, programmatore interfacciale che, come tanti altri, ha problemi a stare in riga e tenere a bada i primi segni di una schizofrenia incipiente. La vita di Rocco cambia repentinamente quando diventa testimone di un sanguinoso omicidio dal quale scampa per miracolo. Da qui si ritroverà al centro di una grossa e pericolosa cospirazione globale in cui è in gioco il futuro di milioni di persone.


Sui disegni è superfluo discutere. Mastantuono è un autore, un Maestro, di caratura internazionale. Sui colori, forse, avrebbe giovato un trattamento più accurato e ricco (per quanto piatto, però, il lavoro sulla scelta delle palette è molto buono).
Insomma, se in casa hai degli scaffali su cui ci tieni tanti bei fumetti, Klon dovrebbe essere lì da qualche parte.


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...