1.9.15

Na-na-na-na-nàààààà, tràn-tràn, tràn-tràn

Riprende il solito tràn tràn, appunto. E' finito un anno "scolastico" e ne comincia subito uno nuovo, appesantito dal fardello di un sacchetto ricolmo di progetti e speranze. Tanta voglia di iniziare con il piede giusto e di trovare una via d'uscita. Forza, tenacia e coraggio, digrignare i denti, mostrare i muscoli. Cambiare registro, insomma, sperando che le cose possano rimanere anche le stesse (in senso lato, ovviamente, perché di cambiamenti veri ce n'è davvero bisogno).
Staccare per un po' è servito anche se non nego di aver avuto sempre la testa a questa nuova ripartenza. Ma non voglio parlarne qui, che questi sono argomenti da salotto e psicanalisi. Ho voglia solo di parlare di cazzate.

E come ti dicevo nel post precedente, ne ho approfittato per rimettermi in carreggiata con letture e visioni rimaste in sospeso.

HO LETTO QUALCHE BUON ROMANZO SAPORITO:

Posizione di Tiro di Jean Patrick Manchette. Romanzo non troppo lungo del re del noir francese (del quale ti avevo parlicchiato già qui) da cui è stato recentemente tratto il film The Gunman con Sean Penn. Una buona storia con un protagonista, il granitico e imprevedibile killer Martin Terrier, in fuga dalla stessa organizzazione per la quale ha lavorato per anni. Risvolti inaspettati, a tratti assurdi (nel senso buono del termine), e un finale triste e fatiscente che dà ragione a chi asserisce che il crimine non paga. Manchette fa sua la lezione dei grandi scrittori americani che hanno fatto dell'hard boiled un genere di successo, riuscendo però a metterci del suo con sagaci guizzi molto personali.

Ferro e Fuoco di Omar Di Monopoli. Secondo capitolo di una ideale trilogia (ogni romanzo è slegato dagli altri) definita a più riprese come "western pugliese" (un southern tutto italiano, insomma). Con Ferro e Fuoco, opera prediletta dello scrittore manduriano per sua stessa ammissione, il Di Monopoli dona ai suoi lettori un romanzo breve e tagliente, forse non riccamente intessuto e "tramato" come quello del suo esordio (Uomini e Cani), ma altrettanto forte e intenso. La storia, semplice come un'unica scheggia impazzita, segue le vicende del povero Andrej, schiavo in una piantagione di pomodori al servizio del boss noto come il "Pellicano", la sorte della povera Mariehla e la fuga di Kazim verso il nord. Musi brutti e realmente spaventosi che raccontano una Puglia garganica tanto assurda e surreale quanto vera. Il tutto condito a dovere dalla solita, ricca prosa e dai dialoghi riportati nel dialetto locale che non fanno che aggiungere un'ombra di tragico pathos a tutta la vicenda.

Zona Pericolosa di Lee Child. Io di Child non ne sapevo niente. Associavo il suo nome ai best seller da edicola Superpocket. Avevo anche rimosso il fatto che fosse lui il creatore di Jack Reacher, nonostante avessi già visto il film con Tom Cruise. Poi ne ha parlato Omar sul suo blog (maledetto!) e ho recuperato questo primo romanzo. E' stato un mezzo fulmine a ciel sereno. Una robina che non mi aspettavo di certo, ma non ti dico altro. Voglio parlarne con calma in un post a parte, sottolineando la relazione tra le cosiddette letture da mass market e quelle "d'intrattenimento" che spesso si tende a considerare erroneamente come la stessa roba.

HO LETTO POCHISSIMI FUMETTI CON RITMO ASSONNATO:


L'immancabile Martin Mystère Speciale estivo intitolato "Misteri a Blandings", divertente come al solito e dedicato questa volta ai personaggi dello scrittore inglese P. G. Wodehouse. Come da tradizione degli ultimi anni, inoltre, l'albo si presenta come un "flip book". Dall'altra parte una serie di sfiziosi e divertenti racconti dedicati al mondo del fast e slow food, scritti dallo stesso Castelli e disegnati da autori vari.

Il Color Tex di quest'anno ("La Strada per Serenity") segna il debutto ai testi di Recchioni su una storia lunga del ranger giallocamiciato. Storia buonina ma della quale poco rimane impresso, se non una scena iniziale sborona (sempre nel senso buono del termine) che ha il pregio di risolvere un'impasse mica da ridere. I disegno di Del Vecchio sono lucidi e privi di fronzoli, ideali per una colorazione ricca di sfumature che invece non c'è.


Il Nathan Never Magazine 2015 si è rivelato un simpatico tuffo nel passato con la ristampa a colori di tre vecchie storie brevi (pubblicate originariamente sui volumi monografici della Mondadori dedicati al personaggio) firmate da Medda e Vigna ai testi e Bonazzi e Mari ai disegni. Inoltre è presente una storia inedita di una cinquantina di pagine (intitolata "Lone Star") firmata da Gualdoni e Bastianoni. Interessanti i contenuti sull'annata sci-fi, anche se su film e serie tv mi sarebbe piaciuto leggere più di un paio di paginette.

Il volume Ogni Maledetto Lunedì su Due di Zerocalcare, tenuto in stand by per parecchio tempo perché in parte già letto all'epoca sul suo blog. Di questo prodigio del fumetto si parla tanto e da tanti viene osannano, mentre qualcuno ne parla male e si lamenta dell'ironia facile e "per tutti" (come se fosse davvero un male, tra l'altro). Io a 'sto ragazzo gli devo tante grasse risate (indimenticabile, su tutte, la storia degli anziani alle prese con internet) e qualche seria riflessione tra le righe. Vale sempre la pena posare un occhio sopra le sue cose.

Il primo volume di Lucky Luke Gold Edition. Ho già la collezione completa della Gazzetta, si, ma quando si parla di Lucky Luke proprio non riesco a resistere (complice anche il pezzente prezzo stracciato in copertina di un euro). In realtà volevo saggiare la qualità degli approfondimenti in appendice a questa nuova edizione. La cosa mi tenta assai, ma non continuerò perché 1, basta spendere soldi e 2, la collezione non è per puristi perché prevede solo le storie scritte da Goscinny.

Poi ho visto, rivisto o finito di vedere film e serie tv rimasti ordinatamente in fila da qualche parte per mesi mentre imploravano un filo d'attenzione.

HO VISTO GIOIOSAMENTE:

I Guardiani della Galassia. I film dei super eroi mi interessano sempre meno, ma questo bisognava guardarlo per forza. La Marvel continua a sfornare questi filmoni intrisi di ironia e di occhiolini agli spettatori. Rispetto agli altri cinecomics panettoni, I Guardiani coglie nel segno. Fa ridere e diverte parecchio. E ben girato e curato e sfoggia una colonna sonora meravigliosa proprio perché non poteva essere più distante dai temi trattati (ci avresti creduto nel connubio anni '80/sci-fi?). Carino il trattamento sui personaggi, Peter Quill e Rocket Raccoon su tutti (legnosi il giusto gli altri), buono l'impianto scenografico da fantascienza quasi seria. Mi ha fatto piacere vederlo, insomma, anche se poteva durare qualcosina in meno. Se ti interessa, comunque, ti rimando ad un post di Dario che te ne parla in modo lucido e preciso (e che personalmente sottoscrivo quasi riga per riga).

HO RIVISTO, IMMERSO NEL TORPORE:


In pieno raptus da spy/action story (vai a capire), mi sono riguardato l'intera trilogia di Jason Bourne (astengasi il Legacy spin-off, per piacere). Ogni tanto s'ha da fare. Questo trittico cinematografico si esprime al meglio ed è senza dubbio tra i più affascinanti del genere. Il primo in particolare (The Bourne Identity), a distanza di ormai una tredicina di anni, rimane espressivo e potente come pochi. Sembra che Matt Damon abbia messo in cantiere un nuovo film e la volontà di interpretare nuovamente il buon Jason, a patto che alla regia torni Paul Greengrass. Aspettiamo con ansia.

Jack Reacher - La Prova Decisiva. L'ho rivisto per curiosità proprio dopo aver letto il libro di cui ti ho parlato sopra. Il film però è tratto dal nono romanzo (One Shot, in originale) che Child ha dedicato al personaggio. Film buonino e divertente dove l'ex militare vagabondo Jack Reacher (interpretato da un Tom Cruise legnosetto e con un taglio di capelli che sembra intagliato nel cemento) dovrà investigare su un ex cecchino che sembra improvvisamente aver sbroccato. Cose belle: il sorrisino sornione che ti viene fuori quando qualcuno vuol fare il culo a Reacher, non sapendo che verrà invece fatto a pezzi. L'interpretazione di un invecchiato ma sempre caparbio e capace Robert Duvall e di un loschissimo e truculento Werner Herzog, qui nelle vesti del cattivone di turno. Cose bellissime: l'attrice Rosamund Pike in stato di grazia con le sue mille faccette giggioneggianti (ma non solo). Novità degli ultimi giorni: per il 2016 è previsto il seguito, Jack Reacher 2, ispirato al 18° romanzo della serie ("Never Go Back", ancora inedito da noi) e che vede Cruise affiancato dalla bella Cobie Smulders.

HO FINITO DI VEDERE CON SOMMO GAUDIO:


La terza stagione dei Soprano. Colpi di scena come se piovessero. Riflessioni sagaci e ironia amarissima da "chetelodicoaffà". Ma è inutile che te ne parli ora. Magari lo faccio quando ho finito di rivedere l'intera serie, perché sarebbe proprio il caso di scrivere un saggio lungo decinaia e decinaia di pagine.

Daredevil. Finalmente. Era ora. Ci ho messo un po' perché ogni volta dovevo chiudere gli occhietti a fessura. Buio costante, voci bassissime, tanti dialoghi, tantissima sofferenza. Nonostante questo (o grazie a questo), la serie si è rivelata bella e interessante, sopra ogni aspettativa. La tipica cosa che poi ti viene da pensare: "Oh! E ci voleva tanto a fare una serie tv sui super eroi come Dio comanda?". Unico neo (ma vistoso): gli ultimi venti minuti dell'ultimo episodio (un costumaccio mal assortito e un salto in chiusura in autentico stile tartarughe ninja sono quasi riusciti a raffreddare i costanti bollori dovuti alla tensione fino a quel momento). Naturalmente scherzo (ma un po' anche no) e pure di Daredevil ti parlerò a parte, che merita.

Last Man on Earth. Te ne avevo già parlato qui. Ringrazio ufficialmente l'attore comico Will Forte per aver regalato a me e mia moglie dei momenti di risate fracassone e per aver interpretato il protagonista della serie, Phil Miller, l'ultimo uomo sulla terra, ma anche l'uomo più idiota, bugiardo, gigione e sfigato che abbia mai calcato le strade del nostro pianeta. Nemmeno Homer Simpson, credimi. E ringrazio pure la Fox che in America manderà in onda a giorni la seconda stagione. Grazie per tutto il buon umore.

Ho visto e letto tutte queste cose nell'arco dell'ultimo mesetto, insomma. Quando di tempo da perdere ne ho avuto parecchio. Soprattutto in quella decina di giorni in cui, privato di moglie e figlio (spediti al mare in una valigia di cartone, per essere impiastricciati ben bene in uovo e farina e poi panati sotto il sole rovente), mi sono ritrovato improvvisamente fustigato e demoralizzato dalla totale assenza di impegni, vagabondando per casa come una vacca sottratta al suo pascolo e con gli occhi vitrei fissati su un orizzonte basso, piatto e lontanissimo. E quindi non mi restava che dedicarmi a tutte le cose qui sopra.

Certe cose posso succedere una volta ogni tot anni.
E solo ad agosto.

Pausa finita, andiamo in pace.

6.8.15

Pausa


Questo blog va in pausa. Perché per un po' di giorni ho voglia di fare altro, leggere, scrivere, disegnare, rimanendomene bel lontano dalla rete. Ho parecchie cose da leggere e diverse cose da vedere (o rivedere). Poi ci sarà la fine di agosto e tutta l'intenzione di iniziare settembre come se fosse un nuovo anno. E anno nuovo vita nuova, lo sai come funziona, no?

Rilassati, divertiti, leggi tanto e non mangiare troppe schifezze.
Ci si sente poi. 

5.8.15

Le Avventure di Sherlock Holmes


Dopo i primi due romanzi lunghi, Uno Studio in Rosso e Il Segno dei Quattro, il mio percorso di rilettura mi ha portato dritto dritto tra le pagine della raccolta di racconti Le Avventure di Sherlock Holmes. Si tratta di racconti brevi editi originariamente sullo Strand Magazine e pubblicati per la prima volta in un volume unico nel 1892.

Questa raccolta è una delle più ricche e note dai cultori del personaggio di Conan Doyle, anche e soprattutto per il racconto d'apertura, Uno Scandalo in Boemia, forse il più celebre e apprezzato dell'intero canone sherlockiano. E questo perché: 1, fa la sua comparsa, per la prima ed ultima volta, Irene Adler, donna scaltra e astuta destinata a diventare uno dei personaggi più ricordati della saga (nonostante la breve vicenda). 2, è qui per la prima volta che il detective più famoso del mondo viene gentilmente gabbato. Guarda caso proprio dalla stessa Irene Adler.


Watson introduce così il racconto in questione:
Per Sherlock Holmes ella è sempre LA donna. Raramente l'ho sentito accennare a lei in un altro modo. Ai suoi occhi, supera e annulla tutte le altre esponenti del suo sesso. [...] non esisteva per lui che un'unica donna, e quella donna era Irene Adler, di dubbia e discutibile memoria.
Inutile girarci intorno. La Adler (che si è meritata molta più attenzione sia nelle versioni cinematografiche di Guy Ritchie sia nella serie tv inglese Sherlock) è stata l'unica donna per cui Holmes abbia davvero provato un sentimento vicino all'amore, proprio perché è riuscita a raggirarlo con una certa leggiadria.

Tra gli altri racconti, dodici in tutto e quasi della stessa lunghezza, vanno almeno ricordati poi il buffo e criminoso misfatto ai danni della banca londinese ne La Lega dei Capelli Rossi, Un Caso di Identità, che vedrà Holmes risolvere il problema della giovane ereditiera Mary Sutherland restandosene comodamente seduto in poltrona, I Cinque Semi d'Arancio e L'Avventura del Pollice dell'Ingegnere, noti per essere tra i rari casi non del tutto risolti dall'investigatore e L'Avventura del Diadema di Berilli, classico giallo dalla struttura impeccabile (tenendo naturalmente conto degli anni in cui è stato scritto).


Conan Doyle, notoriamente più a suo agio con i racconti di respiro più stretto e serrato, mette insieme dodici piccole perle che hanno contribuito, più di altre cose, al mito di Sherlock Holmes. Anche se lo scrittore scozzese non è noto per la cifra "stilistica" dei suoi scritti, pure in questo volume sfoggia una narrativa di razza e l'ottima prosa di trasporto, tipica di chi riesce a tenerti incollato alla poltrona. E infatti ci riesce. A patto che siano nelle tue corde la campagna inglese o quella meravigliosa Londra vittoriana sempre (o quasi) avvolta nella nebbia.

3.8.15

Tra Henry Mancini e i Police, il meraviglioso mash-up di quell'altro episodio lì dei Soprano


Te l'avevo detto che avrei rivisto i Soprano dall'inizio, no? E mi ci sto pure divertendo un botto, parola mia. Un episodio dopo l'altro, come le ciliegie.
L'altro giorno ho cominciato a vedere la terza stagione che si apre splendidamente con un teatrino farsesco e dell'assurdo (anche questo è il bello dei Soprano). L'episodio si intitola "Mr. Ruggero Neighborhood" ("Sotto controllo", in italiano) e, tra mille altre cose, mostra gli uomini dell'FBI ingegnarsi per riuscire a ficcare una cimice in casa di Tony Soprano (un'altra, intendo, che di cimici a casa di Tony già ce ne sono). Non ti sto a dire come opera il caso e quante risate ne vengono fuori.

L'episodio è arricchito da un meraviglioso mash-up musicale che, giuro, da quando l'ho sentito, non è più andato via dalla testa. Da una parte c'è la sigla della vecchia serie tv Peter Gunn orchestrata all'epoca da Henry Mancini (e ripresa poi anche nell'imprescindibile The Blues Brothers) e dall'altra il celebre sempreverde dei Police, Every Breath You Take.

A dirla così sembra una roba improponibile, lo so. Ma ti dico che averla in testa tutto il giorno, mi sta mandando ai pazzi. Ecco un estratto.


31.7.15

Joseph Dredd (in Italia)


Judge Dredd, come sai, è un personaggio simbolo del fumetto inglese. Uno dei più noti in assoluto. Sotto quel casco, perennemente ficcato in testa a svelarne sempre e solo il grugno, sappiamo esserci un tizio duro e deciso di nome Joseph Dredd.
Nato nel 1977 da un'idea originale di Pat Mills, le storie furono in seguito orchestrate e realizzate dalla coppia John Wagner (ai testi) e Carlos Ezquerra (ai disegni) per la rivista 2000 AD.

Da sempre nelle mie grazie, Dredd è un personaggio scomodo e difficile. Ufficiale di polizia nella distopica, violenta e futuristica Mega-City One, il giudice, come tutti i suoi colleghi, gode del potere di Magistratura e Governo potendo quindi di fatto arrestare, giudicare e persino giustiziare i criminali sul posto, secondo propria discrezione.
Il bello della serie è che non si tratta, come si aspetterebbe chiunque non l'abbia mai letta, di un titolo di matrice fascista zeppo di botte da orbi, ma attraverso la voce dei propri autori cerca invece di raccontare le ingiustizie di una società sfinita, stremata e in preda al caos, molto più simile alla nostra attuale di quanto possa sembrare (e spesso sovvertendo il ruolo di "eroe protagonista" dello stesso Dredd e ponendolo traballante sul filo sottile che divide il bene e il male).


Tra alterne vicende, la serie in Italia ha goduto di un discreto seguito ma causa una pubblicazione disordinata e sommaria, non ha mai davvero attecchito presso il grande pubblico come avrebbe meritato. A me 'sta cosa è sempre stata sul gozzo e quindi cerco di fare un attimo luce sulla questione.

Se non ricordo male (potrei dire qualche baggianata e il web non mi è venuto incontro, in questo), la prima casa editrice a portare Dredd in Italia fu proprio la Play Press nel 1991 con la mini di 4 numeri Judge Dredd - Il Casellario del Crimine che raccoglie alcune storie brevi pubblicate sulla storica rivista inglese 2000 AD, scritte da autori di spicco come Alan Grant, John Wagner e Peter Milligan e disegnate da cartoonist all'epoca già noti come Brian Bolland, Bryan Talbot, Cam Kennedy e Jose Ortiz.


Nello stesso anno, il '91, la Play Press pubblico anche lo speciale Judge Dredd - Crimine Futuro (Play Special #8, 66 pagine a colori). Anche qui trovi storie brevi (cinque, per l'esattezza) firmate da autoriume vario: John Wagner e Alan Grant sempre ai testi e Brian Bolland, Ron Smith, Brett Ewins, Brendan McCarthy e Tony Riot ai disegni.
 

Nel 1992, la Rizzoli/Milano Libri pubblicò il riuscitissimo team-up tra il Giudice Dredd e Batman intitolato Giudizio su Gotham con Alan Grant e John Wagner ai testi e uno strepitoso e pittorico Simon Bisley al tavolo da disegno. La storia venne divisa in due parti e piazzata sui numeri 106 e 107 della rivista Corto Maltese.


L'anno successivo (nel 1993) la Play Press ristampò il team-up in questione in un volume unico e a seguire anche i due successivi incontri tra il guidice di Mega-City e il Cavaliere Oscuro. Il secondo (ospitato sul primo numero della collana DC Prestige nel 1994), era intitolato Vendetta a Gotham. Gli sceneggiatori erano gli stessi, mentre ai disegni c'era Cam Kennedy (ma tu lo ricorderai soprattutto per la strepitosa cover firmata da Mike Mignola).
Il terzo e ultimo team-up con Batman fu pubblicato l'anno dopo ancora, nel 1995, con il titolo L’Ultimo Enigma. Anche qui cambiarono solo i disegnatori: Carl Critchlow e Dermot Power.


Tra il '94 e il '95 arrivò in Italia anche la Egmont Publishing danese che pubblicò tre numeri di una rivistucola insignificante intitolata Judge Dredd - Il Futuro della Legge. All'interno non erano presenti i fumetti originali inglesi ma quelli autoprodotti, probabilmente proprio in nord Europa, e tutta una serie di facili rubrichette (era mirata ai lettori più giovani, insomma). Qualche tempo più tardi, cavalcando il lancio del colossal cinematografico con Sylvester Stallone, la Egmont diede alle stampe anche l'adattamento a fumetti Judge Dredd - Il Film.


La palla passò di nuovo alla Play che riprese il personaggio, ma solo due anni dopo, nel '97, con l'ironico team-up Lobo/Giudice Dredd: Motociclisti Sbrokkati contro Mutanti Infernali, pubblicato sul numero 20 della rivista Play Magazine. Sceneggiatori sempre i soliti, mentre al tavolo da disegno Val Semeiks si occupò della matite e John Dell delle chine.


Negli Ultimi anni, a partire dal 2008, per la precisione, la Magic Press ha donato più continuità alle pubblicazione dedicate a Dredd pubblicando, nel corso degli anni, ben cinque importanti volumi che raccolgono alcune tra le storie più classiche e note del personaggio.
Il primo è Judge Dredd: Dredd vs Death, 112 pagine in bianco e nero e in grande formato con una lunga storia unica sceneggiata dal solo John Wagner e disegnata da mister Brian Bolland. Dredd deve fronteggiare la sua nemesi per eccellenza, il giudice corrotto e invincibile che si fa chiamare Death e che arriva da un altro piano della realtà.

Il secondo volume è Judge Dredd: America celebrissimo story-arc scritto da John Wagner e disegnato da Colin McNeal che segue le gesta di America Jara e Bennett Beeny. Amici da sempre, i due si incontrano nuovamente dopo molti anni scoprendo di trovarsi ai lati opposti della barricata. E il loro destino subirà una brusca e irrimediabile virata, proprio dopo l'incontro con Dredd.

Il terzo, seguito ideale del precedente, è Judge Dredd: Guerra Totale. Duecento ordigni termonucleari sono stati nascosti a Mega City. La più feroce organizzazione anti-Giudici li farà detonare a proprio piacimento. Gli autori sono gli stessi, ma alla combriccola si aggiungono anche i cartoonist Henry Flint e Jason Brashill.


Il quarto volume, Judge Dredd: Heavy Metal Dredd, raccoglie alcune delle migliori e più recenti storie brevi di Dredd, scritte da John Wagner, Alan Grant e John Smith e disegnate da uno stuolo di grandi professionisti tra cui spiccano i nomi di Simon Bisley, Colin McNeal e Dean Ormston.

Infine, quinto e ultimo volume fino ad ora pubblicato dalla Magic, Predator vs. Judge Dredd, vede il giudice darsele di santa ragione con uno degli alieni cinematografici più noti di sempre. John Wagner ai testi e una guest star d'eccezione ai disegni, il noto cartoonist argentino Enrique "Quique" Alcatena.


E' infine la RW LION a rimettere di recente le mani sul personaggio. Più interessata alla "sponda" Batman, ristampa infatti tutti gli incontri/scontri tra il giuidice di Mega City One e il Cavaliere Oscuro in due volumi cartonati.

In Batman/Judge Dredd vol. 1 vengono raccolte Giudizio su Gotham e L'Ultimo Enigma (autori, come già detto, Alan Grant e John Wagner ai testi e Simon Bisley, Cam Kennedy, Carl Critchlow e Dermot Power ai disegni).


Batman/Judge Dredd vol. 2 raccoglie invece un vecchio team up, qui da noi misteriosamente rimasto nel cassetto per anni, orchestrato dai soliti Grant e Wagner e dipinto a meraviglia dal cartoonist inglese Glenn Fabry. In chiusura viene ristampato anche il divertente incontro/scontro con Lobo già pubblicato dalla Play.


Detto questo, dovrebbe esserci più o meno tutto. Potrebbe essermi sfuggito qualche pezzo o forse no. La speranza è che qualche editore di buona volontà (la Magic aveva iniziato bene) possa dare alle stampe anche le cose meno note, restituendo alle grottesche vicende di Dredd l'attenzione che meritano.

29.7.15

Fargo stagione 2, il trailer che promette molto bene, nonostante tutto


Ok. Forse ho esagerato. Quando poco tempo fa ti ho parlato della prima, meravigliosa stagione di Fargo (QUI), avevo detto che della seconda mi sarebbe fregato poco perché non ci sarebbe stato Lorne Malvo.
Ora però che la FX ha appena sguinzagliato in giro per la rete il trailer della seconda stagione, mi sento di poter dire che un occhio glielo darò più che volentieri. Anche solo per come sembrano essere riusciti a trasformare (in meglio, sembra) attori che non sono proprio nelle mie corde come Ted Danson e Kirsten Dunst.

Anche le pietre sanno che sarà ambientata sempre in Minnesota, nella città di Luverne, ma nel 1979. E che il collegamento con quanto già accaduto (ai giorni nostri) sembra essere solo l'agente di polizia Lou Solverson, padre di Molly Solverson, vice sceriffo nella prima stagione.

Lorne Malvo continua a non esserci, naturalmente, ma sembra comunque molto, molto promettente. Sperùma.

28.7.15

Ri-Trent e sarai più fortunato (ma non solo)

Niente. Non c'è gara, non c'è paragone. Parlo delle storie della Regia Guardia canadese Philippe Trent, scritte da Rodolphe e disegnate da Leo. Dell'edizione in bianco e nero formato bonelli delle Edizioni RW ti avevo ampiamente parlato qui e qui, elogiandone poesia e ritmi.


La questione è che dopo i primi due numeri presi in edicola, non ho più visto i successivi troncando esattamente a metà la mia bella collezione. Ora quindi ne sto approfittato per prendere la versione in allegato alla Gazzetta in edicola dalla settimana scorsa (a partire da oggi trovi il secondo numero, il 49° della collana I Capolavori del Western).
Con un euro in più ti becchi la stessa foliazione (due episodi per volume), ma in grande formato e soprattutto a colori.

Come dicevo all'inizio, non c'è gara. Per quanto la RW si sia rivelata impeccabile nella propria, curatissima edizione, qui la differenza la fanno le tavole che respirano a meraviglia e soprattutto dei bei colori sapientemente dosati che non risentono affatto del peso degli anni (la serie è del 1992).
E' un'occasione meravigliosa per non lasciarsi sfuggire un gran bel classico, insomma. Te lo volevo solo dire.


Poi. Dopo Blueberry, Comanche, Mac Coy, Ringo e Trent, dovrebbe toccare ai 5 albi del meraviglioso Cartland firmato da Laurence Harlé e Michel Blanc-Dumont già pubblicato da noi anni fa dalla GP (e poi terminato dalla Cosmo) e poi ancora è il turno di altri due titoli parecchio promettenti come il Chinaman di Serge Le Tendre e Olivier Taduc (5 albi) e l'Ethan Ringler di Denis-Pierre Filippi e Gilles Mezzomo (3 albi).



Da tutto ciò evinco che: 1, la collana in questione diventerà nelle prossime settimane un appuntamento praticamente imperdibile e 2, tenendo conto che a ruota dovrebbe arrivare il Buddy Longway di Derib (in 10 albi), sento di aver fatto bene a terminare (anche qui con il numero due, ma in questo caso volontariamente) la serie pubblicata sempre dalla RW e tuttora in corso di pubblicazione.


Che nessuno me ne voglia, insomma, ma di formati ristretti e in bianco e nero non è proprio più cosa. Hanno già fatto il loro (prezioso) tempo.

27.7.15

Jose Luis Ágreda


Jose Luis Ágreda è un illustratore e cartoonist spagnolo. Lavora su commissione per giornali, riviste e libri, come designer grafico per la pubblicità e come character designer per il mondo dell'animazione. Nel 2001 firma il libro a fumetti Pink Harvest per il quale nello stesso anno vince il premio come miglior fumetto spagnolo al salone di Barcellona. Dal 2008 lavora ad una quindicina di libri per bambini che hanno tutti per protagonista Carla, un personaggio di sua invenzione.

Qui sotto, "Classic Comic Characters Redesigned", una bella galleria di omaggi al mondo delle nuvolette, presentata da lui stesso con queste parole: "A series of classic comic character redesigned with a limited color palette".

Per tutto il resto: www.joseluisagreda.com


























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