26.7.14

Pausa (che si fa presto a dire "pausa", ma poi...)


Caro mio,
io ti saluto per qualche giorno. Il blog va in pausa com'è consuetudine per tutti in questo periodo dell'anno. Vabbé che da 'ste parti sembra quasi ottobre, ma questo tempo, onestamente, me lo faccio andare bene (che come sai il caldo non lo si sopporta troppo volentieri).
L'anno scorso credevi di essere arrivato ad agosto per il rotto della cuffia. E invece quest'anno pure peggio. Sono stanco, ma posso farcela. Anzi, guarda, qualcosa deve cambiare alla radice e io devo tornare a sorridere senza tarli nella testa. E mio figlio e mia moglie devono tornare a ridere senza tarli nella testa pure loro, insieme a me. Che se non si ride, te lo dico con il cuore in mano, tutto il resto non conta un cazzo.

Il blog, ti dicevo, va in pausa. Ma mica perché uno parte per le Tremiti o per uno di quei posti lì che ti mostra Earth Pics su twitter. C'è da lavorare e io ho poco tempo. Ma in ogni caso, staccare un po' dalla rete non fa mai male, anzi. Se tu vai in vacanza, quindi, ti auguro di divertirti e rilassarti. Se non ci vai, ti auguro le stesse cose, che ti puoi rilassare comunque.


P.S.: Nel caso ti dovesse saltare per la testa di commentare questo post o qualcuno di quelli più vecchi, sappi solo che ho inserito i cacchio di captcha. Non l'ho fatto perché ti voglio male, ma perché è circa un mesetto o giù di lì che son cominciati ad arrivare giornalmente un centinaio di commenti spam che poi devo cancellare uno a uno dalla casella mail. Poi li tolgo, eh.

25.7.14

Edgar Allan Batman


Le Edizioni RW lo danno in uscita questa settimana. E in effetti sarebbe proprio da prendere. Si tratta di Batman: Never More, miniserie di 5 numeri scritta da Len Wein, disegnata da quel genio di Guy Davis e con le copertine di quell'altro genio di "Big" Bernie Wrightson.
"Il Cavaliere Oscuro incontra… Edgar Allan Poe!
In un elsewords inedito, la Baltimora di fine '800
è sconvolta da una serie di omicidi nell’alta società. L’unico indizio che collega tutte le morti è un enorme corvo visto aggirarsi sulle scene del crimine. Riusciranno il più grande detective del mondo e il
più grande scrittore americano a risolvere il mistero?"
Volume unico formato 16,8×25,6 centimetri, 120 pagine a colori a sedici euro meno 5 inutili centesimi. Che non è che stai a prendere tutte le robe di Batman, eh, però certe cose sembrano valere molto più di certe altre. E quindi un salto in fumetteria, magari lo si fa, poi.

24.7.14

Doctor Who, la vecchia nuova serie, la stagione 1 (si, dai, quella del 2005 con Eccleston)


Il mio rapporto con il Dottor Who è sempre stato molto particolare e dettato dalle rigide regole della casualità. Dopo essermi lasciato a volte deliziare e a volte annoiare con alcuni episodi delle vecchissime serie, ho seguito solo marginalmente la reincarnazione del nuovo Dottore che è partita nel 2005. Avevo visto solo alcuni episodi di passaggio senza mai approfondire troppo e, spesso, non arrivando nemmeno a capire una beneamata mazza (provaci tu a vedere un episodio di mezzo e fammi sapere).

Ora. Dopo vari incitamenti e lasciandomi ammaliare dalla passione che Dario (alias Firma Cangiante) nutre per il personaggio, alla fine mi sono convinto e ho visto di fila (o quasi) i 13 episodi del nuovo start up che vede come protagonista la nona incarnazione del Dottore interpretato (solo per questa stagione) dall'attore Christopher Eccleston.

Il nono Dottore: Zlatan Ibrahimo... Christopher Eccleston.

Di nuovo mi sono lasciato affascinare da temi e idee ricorrenti della serie, di nuovo ho sorriso alla povertà dei mezzi con i quali la BBC inglese ha costretto a lavorare la produzione (scoprire che un invasore alieno ha le fattezze di un maiale che cammina su due zampe mette alla prova anche il più assiduo adepto della Santissima Chiesa della Sospensione dell'Incredulità, salvo poi scoprire che quel maiale è solo uno specchietto per le allodole e quindi - sospirone di sollievo - c'è una spiegazione). Ma esattamente come nella serie originale di Star Trek, quando le idee sono buone, lo spettatore va (cerca di andare) oltre i pupazzi di gomma piuma o di una deprimente CGI che sembra arrivata direttamente dagli anni '90. Anzi, ci ridi pure, per carità, ma poi resti incollato a capire come finisce la storia. E questo è il miglior risultato che possa sperare di ricevere una serie televisiva da me.

Il maiale di ti parlavo, apparso in Alieni a Londra - Parte I (s01xe04),
che poi non è un alieno, ma un maiale terrestre vero che però
cammina su due zampe e che... vabbé, hai capito.

Nel caso tu non lo sapessi (mi chiedo però dove tu sia stato fino a questo momento), il Dottor Who è una "entità" extraterrestre ed è l'ultimo di una razza aliena estinta e soprattutto l'ultimo (o così ci fanno credere) dei Time Lord, capace di viaggiare attraverso lo spazio e il tempo (nel cosiddetto vortice temporale) a bordo della propria nave spaziale, il Tardis, che in questo caso ha le sembianze di una vecchia cabina blu della polizia inglese degli anni '60 (che se ti devo mostrare il Tardis, allora hai davvero vissuto altrove).

Vabbé, và, ecco il Tardis.

In questa prima stagione del nuovo corso (cronologicamente si tratta in realtà della 27a), il buon Dottore si lascia accompagnare dalla giovane Rose Tyler (interpretata dall'attrice carinetta dagli occhioni scintillanti Billie Piper), una commessa di un negozio di abbigliamento di Londra conosciuta proprio nel primo episodio (Rose era minacciata dalla plastica senziente con la quale erano fatti i manichini del negozio, un po' come mi sento io quando passo sotto i portici di via Roma in centro a Torino, insomma).

E a parte questo primo round che serve per farci conoscere il Dottore e la sua futura compagna di viaggio, quelli successivi vedono: la fine del mondo nell'anno 5 miliardi e fischia (bellissimo omaggio al Ristorante al Termine dell'Universo di Douglas Adams); una capatina nella Cardiff del 1869 in compagnia di Charles Dickens, tra corpi estranei e gassosi che bramano la libertà; un'invasione aliena che parte dal Primo Ministro Inglese (feroce critica alla politica anglosassone), un episodio incentrato sulla storica figura degli alieni meccanici Dalek e di un bizzarro collezionista di reperti alieni; una stazione spaziale televisiva che nell'anno 200.000 trasmette programmi per tutto l'impero terrestre (anche qui feroce critica, ma al mondo dei media e del loro cagionevole modo di fare informazione); uno stupendo doppio episodio dove in una Londra distopica un virus alieno crede di aiutare le persone uccidendole (e dove viene introdotto un importante co-protagonista in chiave futura, Jack Harkness) e, in chiusura di stagione, il buon Dottore prigioniero di un reality show (feroce critica al mondo dei reality) e alle soglie della "rigenerazione" che lo porterà a cambiare aspetto.




Posso fare lo spiritosone quanto voglio, eh, ma in realtà la questione è che questa prima stagione del nuovo Dottor Who non mi è affatto dispiaciuta, anzi. Il suo sapore gustosamente casereccio mi ha divertito e rilassato. E se, come mi dicono, le successive (quelle con il decimo Dottore interpretato da David Tennat) riescono a creare meglio una certa atmosfera, non faticherò poi troppo nel continuare la visione.

Ora. Per chiudere.

COSE CATTIVE:


- Il primo episodio, per quanto abbia lo scopo di introdurre il Dottore e la sua compagna di scorribande Rose Tyler, purtroppo è il meno adatto per iniziare a guardare la serie. Perché si può passare su tutto, eh, però qui, nella parte centrale, ci sono un paio di cose che proprio non si possono guardare (tipo il ragazzo di Rose rapito dal cassonetto e il Dottore che litiga con il braccio del manichino).

- Uno degli sceneggiatori, Russell T. Davies, ogni tanto si addormenta senza preavviso e si risveglia convinto che stia scrivendo un film dei Muppets (sua l'invenzione dei "prodigiosi" Slitheen). Qualcuno poi lo riporta alla realtà ma sembra che certe righe le abbia già scritte con l'inchiostro indelebile (e per fortuna che da un certo punto in poi arriva Steven Moffat). Bizzarro che poi mi dicano che abbia scritto e curato, e anche bene, la serie tv spin-off Torchwood (anagramma di Doctor Who, appunto).

- Al punto qui sopra è dovuta anche una certa "strartrekkitudine" nelle soluzioni di ripiego e negli effetti speciali. Solo che la serie originale di Star Trek era del '64 mentre nel 2005 ti aspetti effettivamente qualcosina di più.

COSE BUONE:


- Christopher Eccleston mi è parecchio simpatico anche nella sua versione più guascona. E per quanto qui sia bravo, in seguito ha dimostrato di saper recitare anche meglio (guardalo nella recente serie tv Leftovers).

- Billie Piper è praticamente la nuova Kelly di Beverly Hills 90210, ma un filetto più intrigante (e tu dirai: "ci andava anche poco").

- Gli incipit alla base di certi episodi sono davvero interessanti e in due o tre casi si sfiora il semi-genio.

- Non puoi davvero non apprezzare una serie tv dove il protagonista è un tizio, ultimo discendente dei Signori del Tempo, che se ne va a zonzo nel tempo a mettere una pezza alle situazioni davvero disperate.

- Il Dottor Who, in ogni caso, rimane un'istituzione. Ricordatelo.

P.S.: A proposito, una delle cose veramente belle nel seguire le serie tv con tanto ritardo è che trovi i cofanetti su Amazon a un prezzo ridicolo, tipo questo in 4 dvd a 12 euro e 86 spocchiosi centesimi.

23.7.14

Adam Lupton


L'artista canadese Adam Lupton mette sotto i riflettori le lotte psicologiche e sociologiche della società moderna. Attraverso la sua pittura ad olio, sfuma le linee tra realismo ed espressionismo ed esplora un tipo di narrazione "multi-direzionale" dove piani temporali diversi coesistono su una singola superficie e mettono in discussione il processo di libero arbitrio e i concetti di spazio, tempo e "destino". O almeno, con queste parole viene presentato Lupton sul suo sito ufficiale e sul suo blog. Per quanto mi riguarda, invece, le sue opere sono semplicemente parecchio interessanti.











22.7.14

Babylon A.D., che uno pensa "figurati se mi guardo 'sta roba" e poi invece non ti dispiace nemmeno


Qualche sera fa, mi è capitato sotto gli occhi Babylon AD. Vedere il granitico Vin Dieselone cimentarsi in quello che sembrava l'ennesimo filmaccio d'azione mi ha fatto ridere. Poi sono rimasto a guardare e sai cosa? Non mi è nemmeno dispiaciuto. All'epoca dell'uscita al cinema, la critica fu davvero inclemente affibbiandogli voti a dir poco disastrosi. Per un film che, te lo sussurro nell'orecchio, è almeno una cinquina di volte meglio di uno qualsiasi dei Fast&Cosi.

Quello che non sapevo io è che questa pellicola del 2008 è francese, che la regia è firmata da Mathieu Kassovitz (dev'essere un tipo ben strano, Mathieu), che è ispirato allo sconosciuto romanzo Babylon Babies dello sconosciuto scrittore francese Maurice Dantec e che oltre a Vin Diesel, nel film ci sono anche Michelle "La Tigre e il Dragone" Yeoh, la bellissima Mélanie Thierry (prossima co-protagonista con Christophe Waltz nel nuovo film di Terry Gilliam, The Zero Theorem), la sempre bravissima Charlotte Rampling in un ruolo cattivissimo che gli si addice non poco e c'è pure Gerard Depardieu che in realtà si vede poco ed è completamente ricoperto da uno spesso strato di trucco e lattice.


Te la faccio brevissima: in un futuro non troppo lontano il mercenario Toorop è incaricato di trasportare in sei giorni Aurora, una giovanissima suora, dalla Mongolia a New York dove lui non può più entrare perché considerato un terrorista. Toorop e il magnate Gorsky si accordano per mezzo milione, oltre ad una nuova identità e ad una nuova vita in America per il mercenario. Il tutto si trasformerà presto in una fuga disperata che ci mostrerà una società disastrata e schiacciata dalla povertà e dalla rassegnazione.


A parte una scena iniziale in perfetto "sboron style" alla Vin Diesel, il film non è malaccio. Le scene d'azione sono abbastanza inquadrate (e in effetti qui si vede tutta la "francesità" della pellicola) e anche se il soggetto sa di già visto, l'oretta e mezza del film scorre via bene. A me, tanto per dire, ha ricordato parecchio I Figli degli Uomini di Alfonso Cuaròn (ma da lontano, eh, che il film di Cuaròn è di tutt'altro spessore) e, sul finire (ma proprio sul finire finire), anche un po' il Minority Report di Spielberg.

21.7.14

Un paio di consigli per le letture estive (ma anche no), tra mille storie incredibili di saiens fìc-sciòn

A te che sei in procinto di partire per le vacanze, ma anche a te che te ne resti tranquillo a casa, volevo solo segnalare che se hai voglia di leggere qualcosa di bello, in edicola, da ora e fino a fine agosto, ci trovi un paio di cose "saiens fìc-sciòn" niente male.

Cosa "saiens fìc-sciòn" niente male davvero number one:


Il numero speciale estivo di Wired. Stiamo parlando di una rivista molto particolare, si. Tanto per dirne una, da un punto di vista squisitamente grafico, Wired è praticamente una delle migliori proposte in circolazione.
I temi trattati sono spesso interessanti e trattati con una certa cura (per la maggior parte delle volte, insomma, e sicuramente di più di quelli che trovi sul sito).

Questo meraviglioso numero speciale, intitolato appunto Storie Incredibili, omaggia quella straordinaria sci-fi dell'epoca d'oro che ha visto testimoni di tanta grandezza i cosiddetti pulp magazines come Weird Tales, Amazing, Astonishing Stories, Analog e mille altri.
E lo fa raccogliendo una dozzina di racconti di fantascienza scritti da gente come Alan Altieri, George R.R. Martin ("con un racconto inedito della celebre saga"), Bruce Sterling, Valerio Evangelisti e Tullio Avoledo e altri come Licia Troisi, Nicoletta Vallorani, Marco Malvaldi e via discorrendo. E c'è spazio anche per il fumetto con la storia del supereroe Mister Wearable scritta da Andrea Curiat e disegnata dal grande Sergio Ponchione e quella de La Macchina dell'A-Realtà di Giacomo Gambineri e Francesco Muzzi.


Giusto per la cronaca: tutti i racconti sono corredati in modo meraviglioso da illustrazioni firmate da Mick Brownfield, Killian Eng, Rich Kelly, Patrick Leger, Marko Manev, Dan McPharlin (autore della bella illustrazione grande qui sopra), Marco "Goran" Romano, Señor Salme e Daniel Strange.

Infine, menzione d'onore alla bellissima cover firmata dallo studio inglese The Red Dredd che omaggia quella storica del numero di Amazing Stories del dicembre 1946 (nota anche come "The Observatory" e opera dell'illustratore Bob Hilbreth).


Cosa "saiens fìc-sciòn" niente male davvero number two:


Ne abbiamo parlato qualche post fa e ora finalmente la ristampa integrale mensile della Mondadori Comics ha finalmente esordito in edicola. Il primo volume di Hammer in uno sfolgorante formato 18x23cm che dona alla pagina ampio respiro e una'ottima leggibilità.

C'è una nuova cover dipinta, opera a sei mani firmata da Olivares, Majo e Simeoni, c'è un'introduzione che ripercorre brevemente i vecchi tempi e c'è un epilogo con gli studi dei personaggi e delle tecnologie. Ma soprattutto ci sono le storie. Nel numero zero l'hacker organica Helena Svensson si ritrova "incastrata" dal suo compagno e un processo la condannerà a vent'anni da scontare sul mega carcere orbitale di Lazareth.


E sul primo numero vediamo appunto il suo arrivo tra la vastissima comunità carceraria e assistiamo alle rigide e mortali regole del posto dettate dai droni di guardia, all'approccio farfallone dell'ex pilota Swan Barese, alle strane macchinazioni dello spietato John Colter e ad un disperato piano che prevede la fuga da Lazareth.


C'è tutto questo e ci sono anche i magnifici disegni dei Maestri indiscussi Majo e Olivares (che hanno contribuito anche ai testi). E sai cosa? Con sommo stupore (ma un po' me l'aspettavo, via), storia, sceneggiatura e dialoghi non hanno minimamente risentito del ventennio che è passato. Sono ancora freschi, meravigliosi e potenti. Non ci sono storture, non ci sono imperfezioni. Personaggi memorabili caratterizzati come raramente è accaduto.

Unica nota: i disegni di Majo sembrano ispessiti dalla nuova stampa, ma probabilmente è uno scherzetto ottico dovuto al fatto di vedere le sue tavole improvvisamente ingrandite, anche se di poco (le tavole del primo numero le ho talmente squadrate con gli occhi, all'epoca, da ricordarle a memoria).


Hammer è un mensile. Adesso puoi leggerlo, nel caso tu non l'avessi mai fatto. O, come nel mio caso, rileggerlo e riscoprire nuovamente una grande fantascienza. Stiamo parlando di una delle migliori serie a fumetti italiane di sempre, non so se è chiaro. E' chiaro?

P.S.: Ho scoperto per caso che Olivares ha segnalato sulla sua pagina facebook il mio precendente post e mi ha ringraziato per la cosa. Io colgo occasione per ringraziarlo a mia volta ma qui, che una pagina facebook non ce l'ho (e così il cerchio dell'arruffianamento si chiude).

18.7.14

Il Fuoco non ha Amici


Con colpevole, colpevolissimo ritardo, sono finalmente riuscito a leggere Il Fuoco non ha Amici del quale autore unico, Davide Garota, ti ho già parlato svariate volte. Una di quelle fu in occasione dell'uscita del suo primo lavoro "ufficiale", quell'Invito al Massacro (scritto però da Giovanni Marchese) la quale lettura mi entusiasmò parecchio. Ora Davide si è rimboccato le maniche (cosa che è abituato a fare da sempre, da quel che ho capito) e si è scritto e disegnato il suo bel libro.


Il Fuoco non ha Amici è il risultato di quelle fatiche. E' una storia di provincia, ma non una delle solite (che ormai si fa presto a dire "storie di provincia"). La storia di Davide racconta DAVVERO la provincia, narrata senza fronzoli e senza quel sentore da favola moderna al quale il lettore di fumetti smaliziato è già abituato. Il Fuoco non ha Amici è brutale e terribilmente realistico. Abbiamo un'ambientazione tra le colline marchigiane (le stesse dove Davide vive) e abbiamo un protagonista, Diego Vardata detto il Varda, un disadattato zoppo che vive uno strano approccio con la realtà. Varda fa il giardiniere ed è saguigno e imprevedibile. Varda vuole fuggire, ma più scappa dalla realtà più sembra avere qualcosa da dire.

Nella storia c'è tanto, tantissimo verde. Il giardinaggio, l'odore dei fiori, l'erba (quella "buona" del vicino, intendo), ma ci sono parecchie altre cose, si, l'incoscienza, la crescita, le relazioni, l'amore, i pugni, i "diversamente abili" (cit.: "che poi che cazzo vuol dire diversamente abile?"). E come se le cose non andassero già di merda per conto loro, ci si mettono anche i "tipi di città" che arrivano lì, in quel paesino consumato dal silenzio e dalla noia, e rompono quel delicato meccanismo ad orologeria. E a chiudere il cerchio, anche gli eventi e il fato. Due mani che si stringono sanguinanti in un'auto diretta in ospedale, le "luci colorate", un incidente e il risveglio.
Ti aspetterresti che il tutto sfoci in tragedia e invece c'è un messaggio.



E poi ci sono le tavole di Davide. Lo stile è il suo, personalissimo, che non sembra avere debiti con nessuno. Davide intervalla colori caldi e piatti a meravigliosi acquerelli dalle tinte accese. Ci sono delle tavole notturne dove le vignette perdono forma, il segno si fa più abbozzato e ai "cattivi" crescono le orecchie come ai topi e altre dove il tratto diventa quasi caricaturale e gli occhi si fanno grandi, soprattutto quelli della protagonista femminile il cui volto assume caratteristiche di una delicatezza palpabile, consistente. Ci sono tavole dove il verde è sempre predominante nelle sue infinite sfumature. E ci sono generi e stili diversi, nei disegni di Davide. Ed è proprio quello il bello.


Non so esattamente cosa aggiungere. Potevo fare una recensione seria del volume, ma non l'ho fatto per un paio di motivi buoni: 1 - non scrivo MAI recensioni dei fumetti, te ne sarai accorto. Per una precisa scelta, al massimo te ne parlo. E 2 - Il Fuoco non ha Amici si legge in mezz'ora e dopo quella meravigliosa fine costellata da una placidissima speranza e da un messaggio d'amore, non mi è sembrata un'opera sulla quale fare una "recensione". Ne avrei solo abbruttito gli intenti.

17.7.14

L'Uomo Mascherato torna in edicola


Era un po' che girava la voce e ora finalmente c'è l'ufficialità. Dal 4 settembre La Mondadori Comics distribuirà in edicola e fumetteria un corposo volume ("pregiato formato cartonato 14x21 cm di 640 pagine in bianco e nero,  al prezzo di 14,99") con le prime otto storie in ordine cronologico del Phantom, di Lee Falk e Ray Moore.
Qualcosa era trapelato dai recenti redazionali di Max Bunker su Alan Ford, visto che lui stesso si è occupato di curare e tradurre il volume in questione. A sentire lui, anzi, sembra che la stessa sorte debba toccare, da settembre a seguire, anche alle prime storie di Mandrake e dell'Agente Segreto X-9, ci crederesti?

Ho sempre nutrito una grande passione per le storie di Lee Falk (ti ricordi con quanto amore te ne avevo parlato in questo post?) e ora finalmente si potrà dare una degna e definitiva pubblicazione a quelle storie. L'ultima volta che queste storie in particolare sono comparse in edicola, lo hanno fatto su quei memorabili albi monografici della Comic Art e in piccolissima parte, una decina di anni fa almeno, sul numero 15 della collana I Classici del Fumetto di Repubblica dove dividevano lo spazio con quelle di Mandrake. Per quanto riguarda il personaggio in sé, invece, in anni più recenti era sta l'Aurea Editoriale a riportarlo in edicola con uno spillato mensile (durò solo sei uscite ma fu apprezzatissimo dal sottoscritto) che ristampava però le storie inedite pubblicate dalla scandinava Egmont Publishing a partire dal 2000.


Per quanto riguarda quelle di Falk, quelle insomma che troveranno spazio in questo primo, gigantesco volume (speriamo solo il primo di altri), sono storie stupende e incantevoli che, senza lasciarsi trasportare troppo dalla nostalgia, hanno scritto e riscritto un tempo e un modo di fare fumetto pienissimo di stimoli e tanta avventura. Storie sulle quali non vedo l'ora di rimettere mani ed occhi per rileggerle l'ennesima volta, a distanza di tanti anni (anche se già imperversano in rete le critiche legate alle strisce originali che, visto il formato di questo volume, saranno per forza di cose rimontante).

"Nato nel 1936 da Lee Falk & Ray Moore “Phantom” è stato il primo eroe in calzamaglia e l’ispiratore di una lunga serie di eroi e supereroi da allora fino ai giorni nostri. Un personaggio che ha affascinato generazioni di lettori e che ancora oggi riscuote successo senza sembrare datato."

P.S.: Ieri, per via del 300 di Miller passato in edicola a 20 euro, ci sarebbe stato da marciare sugli uffici della Mondadori Comics con le fiaccole e i forconi, vestiti da buzzurri e dando la colpa alle streghe. Oggi, con un certo piacere, devo ammettere che una quindicina di euro per 640 pagine a botta, sono un prezzo mai visto prima.

15.7.14

Aurora Comic Scenes: Captain America


La cover e le 4 "paginette" di fumetto qui sotto, sono una piccola rarità. Si  tratta di un mini albetto a tiratura limitata inserito in un libretto di istruzioni allegato ad un kit in plastica prodotto dalla Aurora Plastics (kit numero #192), raffigurante il prode Capitan America così come lo vedi qui sotto, ritratto in una posizione da attacco imminente (purtroppo, come noterai, si tratta di una di quelle statuette in plastica "terribiline" irrimediabilmente kitsch, ma prova a chiedere a me se non la vorrei su una delle mie mensole...).


Stiamo parlando del 1973 e il breve fumetto in questione fu scritto da Len Wein e disegnato nientemeno che da mister John Romita Sr. in persona. Quelle che trovi qui sotto sono le scansioni delle tavole originali comparse in rete qualche tempo fa (originariamente le tavole stampate nell'albo furono colorate da Glynis Wein).
Si parla di rarità perché nonostante i nomi coinvolti, da quel lontano '73 (son passati 40 anni!) questa storia intitolata semplicemente Aurora Comic Scenes: Captain America non è mai più stata ristampata (l'albetto oggi è un pezzo da collezione venduto a 200 dollari). Ci trovi il buon Capitano alle prese, naturalmente, con l'ennesima macchinazione del Teschio Rosso che vuole radere al suolo gli Stati Americani, ma solo quelli della costa ovest(!).






P.S.: Questo di Capitan America era solo uno dei model kit che la Aurora distribuì. Vennero infatti realizzati anche quelli di Superman, Superboy, Batman e Robin lato DC e Spider-Man e Hulk lato Marvel (ma anche Tarzan, Lone Ranger e il suo fido compagno indiano Tonto). E anche di questi model kit sono disponibili in rete alcune foto che trovi in questo post, mentre i rispettivi albetti allegati li trovi più o meno tutti qui.

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