3.7.15

[360] Cinematic Video VR


E' da un po' che stanno circolando in rete. Si tratta dei cinematic video che sfruttano la tecnologia VR a 360 gradi. In pratica li guardi da Youtube, ma devi farlo con Google Chrome, che gli altri browser non stanno al passo coi tempi, sembra (scherzo).
Naturalmente la tecnologia VR è progettata soprattutto per chi può disporre di uno di quei caschi virtuali tipo l'Oculus, il Project Morpheus della Sony o le HoloLens della Microsoft.


In pratica qui sotto ti piazzo alcuni di quelli più divertenti e che spiegano al meglio i prossimi utilizzi a cui questa tecnologia potrebbe essere destinata (sulla rete fioccano già le testimoninze per le varie possibilità di utilizzo: documentari, cinema e videogiochi su tutti). Prenditi dunque cinque minuti buoni e falli girare a tutto schermo. Tieni premuto il pulsante del mouse e "naviga" al loro interno a 360 gradi, appunto. Se stai già usando Chrome, non devi fare altro che premere sul tasto play. Diversamente, copia l'indirizzo sotto i rispettivi video e incollali nel browser di Google.

Se non li avevi visti prima, non ti resta che inebetire. A livello tecnologico non sarà nulla di così sconvolgente, però dai, quello degli Avengers e quello sul jet fighter, sono davvero spettacolari.


https://www.youtube.com/watch?v=Qxt7dH1SQS4


https://www.youtube.com/watch?v=SDcbc1tAneQ


https://www.youtube.com/watch?v=LdTm7Vpape0


https://www.youtube.com/watch?v=NdZ02-Qenso

2.7.15

Letture (e riletture) varie

X-MEN DELUXE PRESENTA #234
di AA.VV. | Panini Comics
17x26 cm | 128 pp colori | 4,50 euro


Comprato per caso e di fretta per affrontare un lungo viaggio in treno, si è rivelato una piccola, gustosa sorpresa. In questo numero i riflettori sono tutti puntati su Savage Wolverine (serie fin troppo sottovalutata, visto che tra storie e disegni si sono alternati fino ad ora nomi grossi come Frank Cho, Joe Madureira, Jock e Phil Jimenez). Qui ci trovi due miniserie complete.
La prima, in quattro episodi, vede come autore completo il noto colorista Richard Isanove che si diverte (e molto bene) ad ambientare la storia durante la grande depressione americana, all'inizio degli anni '30, dove James Howlett (Wolverine) tra un carico e l'altro di whiskey di contrabbando, dovrà trarre in salvo i figli di un vecchio conoscente dalle grinfie di un paio di perversi criminali.


Nella seconda, in due episodi, ritroviamo Logan in piena trincea nemica durante la Prima Guerra Mondiale affiancato da un altro bizzarro mutante capace di leggere la mente altrui. Con sintomatica leggerezza John Arcudi scrive e con certosina pulizia il cartoonist spagnolo Joe Quinones disegna. Lettura interessante, contro ogni aspettativa.




I PASSEGGERI DEL VENTO #1 - ISA
di Francois Bougeon | Lizard
30,5x23 cm | 56 pp colori | 14 euro


Una serie francese orchestrata esattamente 35 anni fa da François Bourgeon, autore bédé che non ha certo bisogno di presentazione.
I Passeggeri del Vento narra vicende ambientate nel XVIII secolo, ricche di storie e personaggi. Isa, la giovane ed energica protagonista, si nasconde su una nave francese e poi viene coinvolta nel frenetico assalto da parte degli inglesi. Lungo la sua strada, destinata a portarla da chi le ha tolto tutto, troverà un anziano ufficiale medico e Hoel, un marinaio ribelle che ha rischiato la vita a bordo proprio nel tentativo di ammirare le sue grazie. Si tratta di sicuro di una storia appassionante, ricchissima di sentimenti forti e personaggi assai risoluti.


Questo primo episodio (su 5 in totale, ai quali vanno sommati i due albi prequel intitolati La Ragazza Bois-Caiman) non è forse il migliore della serie, ma si tratta comunque di una gran bella opera imprescindibile per gli appassionati del fumetto franco belga. Di Bourgeon, i cui disegni qui appaiono forse un po' più acerbi rispetto al suo mirabile canone classico, è già meravigliosamente maturo l'amore per i particolari e un impianto storico curato nei minimi dettagli.

Di sicuro, dopo la vecchia edizione della Lizard, I passeggeri del Vento meriterebbe oggi una bella ristampa. Se ti interessa, comunque, Ned Bajalica ne ha parlato in modo approfondito sul suo blog (qui).



TEX SPECIALE #30
TEMPESTA SU GALVESTON

di Pasquale Ruju, Massimo Rotundo | SBE
19x28 cm | 240 pp b/n | 6,50 euro


Il colonnello Woodlord (omaccione di impronta budspenceriana, ma più cattivello), spadroneggia nelle proprie piantagioni.
Per recuperare denaro (c'era la crisi anche ai tempi delle coltivazioni del cotone, sembra) decide di mettersi alla ricerca di un tesoro nascosto anni prima da un famigerato giocatore d’azzardo. E l'unico modo è procurarsi la mappa astutamente tracciata sul retro di uno speciale mazzo di carte in possesso oggi della figlia del giocatore, proprietaria del più grosso saloon di Galveston. Tex e Carson arrivano e cercano di rovinare il piano e l'appetito al colonnello, mentre su Galveston si abbatte la più grande tempesta del secolo.


Buoni i personaggi, carina la storia di Pasquale Ruju ("carina"? Non si dice "carina") senza particolari colpi di scena e sfiorando appena certi temi (lo schiavismo) che avrebbero meritato forse più spazio.
Non sono mai stato invece un fan sfegatato del tratto di Massimo Rotundo (qui molto, molto classico), ma questo non mi ha impedito di trovarli quantomeno adeguati allo scenario.



SHERLOCK HOLMES
E IL NECRONOMICON

di S. Cordurié, Laci | Editoriale Cosmo
16x21 cm | 96 pp b/n | 3,20 euro


Dopo aver inaugurato la collana contro i vampiri di Londra, Sherlock Holmes torna sul sesto numero della serie Weird Tales della Cosmo. Gli autori sono sempre gli stessi, Sylvain Cordurié ai testi e Laci ai disegni. Il primo si diverte a mettere Holmes (ritiratosi a vita privatissima dopo l'ultimo scontro letterario con Moriarty) sulle tracce del fantomatico Necronomicon riportato alla luce in seguito ad una missione scientifica nell'Artico. Il secondo disegna con estro creativo, penalizzatissimo dal formato ridotto dell'edizione e, mai come in questo caso, dalla mancanza del colore (e qualcuno potrebbe anche dire, "ma per tre euro che vai trovando?").

Eh, si. A colori ci avrebbe proprio guadagnato.

Per il resto, dentro ci trovi un buon inizio, le manovre segrete inglesi, una Londra tratteggiata a modino e c'è pure Moriarty. Ma se ti aspettavi tante creature da incubo, dispiace deluderti, purtroppo ne troverai una sola. E pure alla fine. La lettura è anche piacevole ma, 1 - davvero niente di nuovo sotto il sole (tenendo conto che dovrebbe dichiaratamente essere un horror e che invece nisba) e 2 - qui alla seconda miniserie, l'Holmes di Cordurié conferma di essere un personaggio abbastanza piatto rispetto all'originale Doyliano (non che debba essere uguale, eh, oggi è di moda che ognuno ne dia la propria interpretazione, ma questo non aggiunge e non toglie nulla a nessuna versione attualmente in circolazione).



BRUCE J. HAWKER #2
AL SERVIZIO DI SUA MAESTA'

di Andrè Paul Duchàteau, William Vance | Mondadori Comics
21x28 cm | 170 pp colori | 12,99 euro


Secondo ed ultimo volume della collana Historica dedicato al Bruce J. Hawker di William Vance.
Avevamo lasciato Bruce ingiustamente disonorato per aver lasciato nelle mani degli spagnoli la propria nave e il prezioso carico che trasportava, un’arma segreta destinata a cambiare le sorti della guerra. Ora, lavorando al fianco dei servizi segreti, dovrà recuperare tutti i pezzi di quell’arma e affidarla a chi di dovere. Nella seconda avventura, di ritorno nella nebbiosa Londra, dovrà invece sventare il rapimento del futuro Re Giorgio IV orchestrato dalla terribile banda di tagliagole noti come "I Giustizieri della Notte". E di mezzo ci finisce anche il padre di Bruce. Chiude il volume un racconto breve in una manciata di tavole, dove il protagonista deve recuperare dalla scogliera una meravigliosa donzella che non si aspetta di certo un salvatore così fascinoso.


William Vance mette in mostra la propria maestria nella ricostruzione storica e l'amore per la raffigurazione delle varie imbarcazioni e delle battaglie navali del XIX secolo. Infine, come si fa giustamente notare anche nell'introduzione al volume, è da sottolineare come l'autore belga riesca a tratteggiare e caratterizzare in una breve sequenza della prima storia ("Il Puzzle") uno dei mari più belli che la storia del fumetto ricordi.

1.7.15

Tristi dipartite a coppie

Ultimamente accade spesso che si segnalino improvvise dipartite a coppie, come se non bastasse più neanche andarsene in fila, uno alla volta (poi basta, eh). Tanto per fartela breve, sappi che nella sola giornata di ieri (30 giugno) se ne sono andati due storici Maestri e artigiani del fumetto.


Il primo, come saprai, è Paolo Piffarerio. Cartoonist e animatore di provata esperienza (memorabili alcuni suoi personaggi ideati per il Carosello tra gli anni '50 e '70), Piffarerio è noto soprattutto per aver disegnato il giustiziere western Maschera Nera, ma anche Atomik, El Gringo, Alan Ford, Fouché (romanzo storico a fumetti ambientato durante la rivoluzione francese), per la sua partecipazione a La Storia d'Italia a Fumetti scritta da Enzo Biagi e per le riduzioni a fumetti di famose opere letterarie pubblicate su Il Giornalino delle Edizioni Paoline (meraviglioso il suo Napoleone).


Il secondo è il grande cartoonist Leonard Starr, autentico Maestro del segno pulito e del chiaroscuro. Indubbiamente uno dei più grandi talenti che i comics americani ricordino (ma ingiustamente meno noto di altri suoi colleghi).


Impossibile elencare qui le sue prestigiose collaborazioni, i premi vinti o tutti i lavori su cui ha messo mano in vita (tra tutti, vanno ricordati almeno quelli per EC Comics, DC Comics e King Features Syndicate) e quindi ti rimando direttamente alla pagina wikipedia a lui dedicata, con la promessa di dedicargli presto un gran bel post.


Ciao Maestri.

30.6.15

Quell'episodio lì dei Soprano


Dunque. C'è questo episodio dei Soprano, il settimo della sesta stagione, l'ultima, si intitola "Hollywood e Dintorni". L'ho beccato per caso l'altra sera (o sarebbe meglio dire notte) su Rai5 o qualcosa del genere.
E' quando Christopher, il "nipote" di Tony Soprano, è in fissa con Hollywood e vuole assolutamente mettersi a fare lo sceneggiatore e il produttore. E allora cerca di convincere emeriti personaggi dello star system a recitare nel proprio film. Come il grosso attore che becca in un ascensore in accappatoio e ciabatte. Ben Kingsley. E Kingsley interpreta se stesso, capisci?


E te la voglio fare breve, nel caso tu non te ne ricordassi. Nello stesso episodio c'è un'altra guest star. Nientemeno che Lauren Bacall (era il 2007 e lei aveva la bellezza di ottantatre anni). E pure la Bacall interpreta se stessa.
Nell'episodio, per via di una strana rapina, si becca pure una cinquina a pugno chiuso. E cadendo si spacca un braccio.


E succedono ancora un sacco di altre cose. Tony litiga con il suo amico Artie Bucco, lo chef del ristorante Nuovo Vesuvio. Gli dice che la deve piantare di andare in giro a piagnucolare, perché i suoi clienti vanno lì per mangiare, non per sentire le sue cazzate. Poi c'è il sospirato ritorno del vigore di Tony, misteriosamente "afflosciatosi" dopo il grave incidente (lo zio Junior spara a Tony alla fine della stagione precedente, te lo ricordi?). Il tutto mentre sul fondo si muovono le sottotrame del capofamiglia Soprano braccato dall'FBI, di Anthony Junior che si mette nei casini con storie di droga e cattive amicizie e di Vito Spatafore che scopre lentamente la propria omossessualità approcciando amicizia con un barista centauro.

Tutto questo in una sola puntata. Sessanta minuti. 60.

Solo per ridordare a te quanto fosse immensa la serie dei Soprano e quanto avesse ragione il New York Times a definire la serie "la più grande opera della cultura pop americana dell'ultimo quarto di secolo".
E per ricordare a me che forse è davvero tempo di rivederla piano piano tutta daccapo (e infatti, te lo dico, ho già cominciato).

29.6.15

Alex Merto

Alex Merto è designer freelance esperto e capace che vive e lavora a New York. Nel suo meraviglioso studio grafico con sede a Brooklyn, Graphiatrist, ha lavorato per Penguin Books, New York Times, Blue Rider Press, Scribner, Random House e Farrar Strauss and Giroux. Eccoti qui sotto un po' delle sue belle cover. Per tutto il resto, qui c'è il suo sito ufficiale.











26.6.15

Il ritorno dei Superpocket. O no?


Quella dei Superpocket era una collana di libri da edicola edita dal Gruppo RCS. La prima serie mensile partì nel 2001 e fu poi affiancata, a partire dal 2008, da una seconda uscita.
Una realtà meravigliosa per l'appassionato di thriller/noir/avventura perché al prezzo più o meno di una pizza ti si propinava il meglio del genere: Lee Child, James Patterson, Clive Cussler, Henning Mankell, Jeffrey Deaver, Tom Clancy, Robert Ludlum, Bernard Cornwell, Laurell Hamilton, Elizabeth George, Kathy Reichs, Ian Rankin, John Connolly. I titoli (155 per la prima serie più 30 per la seconda) li trovi tutti qui.

Personalmente, in passato, ne ho presi e letti davvero pochini, ma mi ha sempre fatto piacere che, soprattutto in tempi di magra, esistesse una collana per le tasche di tutti (così come Urania, Segretissimo o il Giallo Mondandori) che per qualche spicciolo virgola qualche altro spicciolo offrisse appunto qualche ora di sano svago.


Ma cos'è successo poi ai Superpocket? A gennaio del 2014, attraverso un repentino e inaspettato messaggio sul profilo ufficiale faccialibro, l'editore annuncia una lunga "pausa di riflessione" senza dare troppe spiegazioni e lasciando gli appassionati con un palmo di naso. Da allora, silenzio.

E' da qualche giorno, però, che "on the web" si legge che:
  1. La collana sembra essere stata acquistata dalla sola Tea Libri
  2. Sembra esserne stato programmato il ritorno in grande stile, addirittura a partire da questo stesso mese.
  3. Per il lancio si parla di quattro titoli firmati da nomi grossi, quelli che vedi qui sotto, nell'unica immagine promozionale che circola in giro, al prezzo speciale di cinque euro meno dieci centesimi.

Ora. Incuriosito dal meccanismo di acquisto e rilancio, ho voluto capire la questione come si deve. E la cosa sembra essere un tantinello confusa per una serie di motivi.
L'annuncio sembra esserci solo perché qualche blog (privato) lo riporta, ma non esiste una versione ufficiale della cosa (quella più "ufficiosa" è riportata sul sito de Il Libraio qui). Non esiste una pagina facebook (quella vecchia è ancora ferma al palo) e altri siti e social dedicati all'iniziativa non sembrano essercene. Sul sito della Tea non c'è traccia della questione, anche se, proprio a voler rimestare ulteriormente le torbide acque, tra le novità della casa editrice si legge di una nuova collana, i più Grandi Best Seller ad un prezzo straordinario, e tra questi appare anche Il Suggeritore di Donato Carrisi. Stesso titolo e stesso prezzo (più dieci centesimi) di quelli destinati al rilancio Superpocket. Ma non sono i Superpocket.

Può darsi quindi che tu li possa trovare già in edicola in questi giorni o può darsi che no. La questione assurda mi sembra che in tempi di magra, dove realtà editoriali grandi e piccole non fanno altro che tirar giù la serranda (e le storiche serie economiche da edicola già citate come Urania, Giallo e Segretissimo hanno di recente aumentato il prezzo o dimezzato le uscite), tu che hai a disposizione un prodotto mass market di un certo tipo (a lungo appetibile, come dimostrato dalle precedenti edizioni), nemmeno ti spremi le meningi per un minimo di promozione come si deve? Un annuncio stampa rilasciato su canali adeguati? Un twit? Una carezza? Un fiore? Niente?

Mah. In ogni caso, auguri.

25.6.15

Texas Rising


Texas Rising è una serie tv della History che ha debuttato negli Stati Uniti lo scorso 25 maggio, in occasione del Memorial Day. E' incentrata sulla Guerra d'Indipendenza in Texas (nota anche come "Rivoluzione Texana") e in particolare sull'ascesa della leggendaria istituzione dei Texas Ranger.


Nei 10 episodi ci trovi un buon cast di attori composto da Bill Paxton (recente protagonista di Hatfields & McCoys), Jeffrey Dean Morgan (Watchmen), Chad Michael Murray (One Tree Hill, Agent Carter), Brendan Fraser (quello de La mummia, si), Ray Liotta (che non ha bisogno certo di presentazioni), Michael Rapaport (Justified), Christopher McDonald (Boardwalk Empire), Jeremy Davies (Lost, Justified), Robert Knepper (Prison Break) e parecchi altri.

La trama sembra interessante. Fotografia ed effetti che vengon fuori dal trailer qui sotto, a ben guardare sfiorano palati fini. E che facciamo? Ce ne interessiamo? (E' domanda retorica, eh).

23.6.15

No Country for Old Men

Quando si tratta di Cormac McCarthy, è facile che tu possa beccare qualcuno a discettarne come se si parlasse di un buon vino, di quelli pregiati. Una roba tipo: ho letto "UN" McCarthy. Hai presente? E la cosa suona pure parecchio naturale.
Qui, senza ombra di dubbio, ci troviamo di fronte ad uno dei migliori romanzi dello scrittore di Providence. Pubblicato per la prima volta nel 2005, è probabile che tu conosca già Non è un paese per vecchi (No Country for old Men, in originale) o perché lo hai già letto o perché hai goduto del gustoso e pedissequo adattamento per il grande schermo orchestrato dai fratelli Coen (e chi meglio di loro?). La storia? Due righe appena:
Nel 1980, in Texas, Llewelyn Moss trova una borsa zeppa di soldi in pieno deserto, sulla scena di un regolamento di conti tra spacciatori di droga.
Sulle sue tracce Anton Chigurh, spietato assassino incaricato di recuperare quei soldi e
lo sceriffo di Terrell County, Ed Tom Bell.
Basta. Finisce lì. Perché le storie di McCarthy in realtà parlano di persone. E poesia e prosa di questo meraviglioso scrittore sono espresse appieno proprio per bocca dei suoi personaggi. E quei tre bastano e avanzano, anche se in realtà sullo sfondo se ne muovono altri, appena accennati ma comunque forti, mai messi lì a caso. Tutti con un bel perché, insomma.
McCarthy non ti parla mai del loro aspetto. Non ti dice com'è fatto lo sceriffo Bell o quanto sia alto Anton Chigurh o come veste Llewelyn Moss, se hanno le basette o i baffi, se sono belli o brutti. Eppure quando sei tra le pagine del libro, chissà perché, non hai bisogno di saperlo. Perché sai esattamente com'è fatto ognuno di loro, dalla testa ai piedi. 


Quando leggi la parola fine sull'ultima pagina di questo romanzo, quasi vieni assalito dalla paura che non ti possano mai più capitare per le mani dei personaggi così potenti. E il merito è anche di una narrativa scarna e secca come poche altre (e dove, per dire, anche virgolette o trattini che racchiudono i dialoghi sono un orpello inutile, e infatti via, non ci sono).
E in tanti passi quella narrativa diventa strettamente cinematografica, tanto che in alcune esemplari sequenze McCarthy ti descrive la scena secondo per secondo, stampandotela a fuoco sulla fronte.


E' il suo stile unico, inconfondibile, che ha fatto del suo modo di scrivere una prodezza bella e buona. E' un grandioso scrittore proprio per questo (oltre ad essere il Re degli incipit, come noterai tu stesso qui). Ecco perché probabilmente il film dei fratelli Coen (che meriterebbe un discorso a parte, certo) è uno dei loro più intimi e sentiti ma allo stesso tempo è stato anche uno dei più facili da realizzare. La sceneggiatura, opera loro, in realtà era già pronta passo dopo passo. E infatti non hanno cambiato praticamente nulla e omesso pochissimo. Andava bene così com'era.

Tanto per intenderci, qui sotto c'è il monologo che apre il film. Rispetto al libro, il succo non cambia. Sono messi insieme in modo più stringato diversi pezzi del diario dello sceriffo Bell. Le parole sono proprio le stesse, però. Così come il potere di tenerti incollati gli occhi allo schermo.



Sul retro del libro c'è scritto una cosa del tipo che questo romanzo è lo spietato ritratto degli Stati Uniti. Ecco, ormai scrivono questa cosa ovunque. Andrebbe bene anche su una scatola di cereali, per dire.
In Non è un paese per vecchi c'è uno scenario irrimediabilmente americano, di confine e polveroso, si. Ma ripeto, McCarthy parla di persone e della loro battaglia per restare da un lato o dall'altro della barricata, sempre con quel sentire inadeguato di tempi agli sgoccioli o che passano troppo in fretta. Tutto il resto, intorno, c'è perché deve esserci. Nient'altro.

Meraviglia. Un romanzo che è tanta meraviglia.

Cormac McCarthy e i fratelli Coen

22.6.15

La dura vita dei copy editor

Sul numero 1107 di Internazionale, in edicola da venerdì scorso, trovi una mia nuova illustrazioncina a corredo dell'articolo "La dura vita dei copy editor" firmato dalla giornalista statunitense Julia Holmes.
Come da titolo (
"Workers of the word unite", in orginale), l'articolo parla del complicato e discusso mestiere di editor, di quanto sia un lavoro ingnorato e sottovalutato e quando chi lo pratica torna ad essere visibile solo quando si tratta di addossare delle colpe.
Tristemente vero, aggiungo io, soprattutto quando parliamo di un mestiere che, al contrario di quanto qualcuno possa pensare, raccoglie una discreta dose di fascino. Come tutti sanno, infatti, non si tratta solo di ortografia, ma di un lavoro certosino e pianificato per rendere un testo pubblicabile, dalla forma al contenuto.
Mettere i puntini sulle "i", insomma, non è mai stato così importante.


19.6.15

Tanta Image Comics, una sola richiesta

La produzione delle ultime annate in casa Image Comics sono state a dir poco interessanti. Sai benissimo che il recente e spedito cammino dell'editore americano è costellato da grandi successi di critica e di pubblico (o di entrambi) e che la maggior parte dei frutti di tanto lavoro siamo riusciti a goderceli anche qui da noi. Cose delle quali è inutile che ti stia a parlare. Le conosci già, anche solo per sentito dire. Ma è giusto stilare una veloce lista per rendersi conto di una varietà d'offerta davvero esemplare e, di questi tempi, pure parecchio coraggiosa.

La Bao ha in catalogo Saga di Brian K. Vaughan e Fiona Staples e ha appena cominciato a pubblicare il Sex Criminals di Matt Fraction e Chip Zdarsky, il Pretty Deadly di Kelly Sue DeConnick ed Emma Rios e il Black Science di Rick Remender e Matteo Scalera.


La Panini porta avanti da un po' il Fatale di Ed Brubaker e Sean Phillips, l'East of West di Jonathan Hickman e Nick Dragotta, il Prophet di Brandon Graham e The Manhattan Project di Jonathan Hickman e Nick Pitarra. E recentemente ha annunciato anche la pubblicazione di Lazarus, serie di Greg Rucka e Michael Lark della quale ti avevo parlato a suo tempo qui.


Poi la Saldapress, tra quelle Image e quelle della sottoetichetta Skybound, oltre i già noti The Walking Dead, Invincible e Outcast firmati da Robert Kirkman, vanta a catalogo anche i recenti The Great Pacific di Joe Harris e Martin Morazzo, il Manifest Destiny di Chris Dingess, Matthew Roberts e Owen Gieni, Sheltered di Ed Brisson e Johnnie Christmas e il Ghosted di Joshua Williamson, Goran Sudzuka e Miroslaw Mrva.


Poi ci sono le serie che non sono ancora arrivate qui da noi (o che sono al vaglio presso chi di dovere): The Wicked + The Divine di Kieron Gillen e Jamie McKelvie, il Satellite Sam di Matt Fraction e Howard Chaykin (te ne parlai qui) e l'Astronauts in Trouble di Larry Young e Charlie Adlard.


L'Empty Zone di Jason Shawn Alexander, il God Hates Astronauts di Ryan Browne, il Descender di Jeff Lemire e Dustin Nguyen, il Copperhead di Jay Faerber e Scott Godlewski, il Trees di Warren Ellis e Jason Howard e decine di altre serie che andrebbero almeno citate (non scherzo, giuro, prova a guardare le uscite che sono previste solo per questo mese e dimmi se non ti viene voglia di dargli almeno un occhio).


Molto bello, si. Ma tutto questo anche per dire che tra tutte c'è una serie in particolare che mi sollucchera davvero il palato. E sulla quale sto aspettando con ansia l'annuncio da parte di qualche prode editore. Che sia la Bao, la Panini o la Saldapress a me interessa meno di zero (anche se qualcuno, tra un forum e l'altro, è pronto a giurare e spergiurare che la Panini ha già portato a casa il pacchetto). Basta che alzate il culo dalla sedia, comprate i diritti, me lo fate sapere, traducete gli episodi e li stampate in uno di quei bei volumi per i quali andate tanto fieri.

Quale serie? QUESTA:




QUESTA:




FOTTUTAMENTE QUESTA:




La serie Southern Bastards dei due Jason, Aaron e Latour.

E quanto ancora devo aspettare?

Ma ci muoviamo o no?

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