3.3.15

Miyazaki e quelle quindici tavole di Hikōtei Jidai


Hikōtei Jidai (The Age of Flying Boat) è un manga in quindici pagine scritto, disegnato e acquerellato da Hayao Miyazaki. Pubblicato in tre parti all'inizio degli anni '90 sul mensile Model Graphix, rivista per appassionati di modellismo, questa storia racconta tutto l'amore che il regista nutre ancora oggi per i vecchi aerei (che ha disegnato qui modificando alcuni noti modelli del 1920). Questa è la storia, se ancora non è chiaro, che ispirerà il film di animazione Porco Rosso (Kurenai no Buta).
In occasione dell'uscita del film nelle sale nel 1992, quelle quindici tavole furono ristampate in un volume da 60 pagine che comprendeva anche diversi disegni di aerei, foto di model kit in resina e dei veri idrovolanti che apparivano nel film e alcuni estratti da interviste con Miyazaki riguardanti il modellismo aereo.

Miyazaki è ormai il noto regista che tutti conoscono ma, se posso dirti la mia, le sue tavole a fumetti sono sempre state letteralmente pregne di una carica emotiva straordinaria.















28.2.15

Col senno Nimoy...


Giuro su dio, Leonard. Della mia generazione non c'è stato bambino che guardasse Star Trek che non ti abbia voluto bene e che non abbia visto in Spock un fratello molto più grande dal quale farsi proteggere, magari con una presa vulcaniana, e con in quale ridere alle sue buffe faccette in risposta all'incoerenza degli umani. 
Lunga, lunghissima vita e tanta, tantissima prosperità, Leonard.





27.2.15

Perché il Tex di Serpieri è davvero importante (o potrebbe esserlo), al di là di storia e disegni


Letto con tanta curiosità, e digerito con qualche riflessione, il Tex di Paolo Eleuteri Serpieri (L'Eroe e la Leggenda) è di sicuro un lavoro importante e prestigioso. Le sue tavole sono ricche, ricchissime, come tutti si sarebbero aspettati, la sua storia (un frammento, pochi attimi, a parere di chi scrive), non brilla particolarmente in quanto a trama, ma una trentina di pagine sono poche, mi rendo conto. In ogni caso ha il merito di sfoggiare una visione personalissima di un'intoccabile icona dell'italiano fumetto.
Un'opera di riscrittura che, a quanto ricordo, ha un solo precedente nel Texone di Joe Kubert (Claudio Nizzi scrisse infatti una sceneggiatura ad hoc per il cartoonist americano senza personaggi principali tranne Tex e che per struttura e impianto si adattasse al mercato statunitense).

E' nata, come dicevo, una serie di piccole riflessioni sul come e sul perché questo albo potrebbe essere davvero importante. Riflessioni che prescindono e vanno al di là del valore stesso dell'opera di mastro Serpieri.

Tra queste, in ordine sparso:

A - IL FORMATO. E' dai tempi del primo Texone che non si sperimentava un formato diverso da quello classico, ma è presto diventato esso stesso uno standard di riferimento anche per le altre serie di casa Bonelli. E da lì non si è più usciti. L'Eroe e la Leggenda si presenta in un formato nuovo e più grande, avvolto in un'elegante veste cartonata, coronato da un colore dato a mano e disegnato da una guest star d'eccezione. Il tutto ad un prezzo che rimane comunque popolare. E' il miglior tentativo da parecchi anni a questa parte di uscire dagli schemi e viene facile guardare come esempio alla Francia e a quello che i cartoonist d'oltralpe hanno fatto con questo formato.


B - LE VIGNETTE. Per quanto a livello grafico in casa Bonelli c'è sempre stato chi ha sperimentato soluzioni diverse, è sempre rimasta in sottofondo una regola che imponesse un ordine preciso e una disciplina rigorosa sull'economia della pagina nella sua interezza. Serpieri rompe (ripeto, come altri hanno anche già fatto) e travalica quella ferrea regola permettendosi vignette senza bordi o paesaggi che sbordano altrove. Chiaramente il codice del linguaggio è davvero troppo forte da scalfire e quindi rimane coerente. Ma in ogni caso rimane tale anche nel resto del mondo, eh, tranne forse in America dove però spesso fanno solo casino e basta. Sarebbe anche ingiusto chiedere di più al fumetto "popolare" (se ho voglia di gente che fa cose estreme sulla struttura, mi vado a leggere Chris Ware, Richard McGuire, Shintaro Kago e tutti gli altri nomi che conosci anche tu).

C - IL TENTATIVO. L'unico limite che riconosco alla produzione Bonelli è proprio quello che riguarda i formati e gli standard, spesso dettati dallo stesso mercato al quale si propone. Questo tipo di sperimentazione è cosa grossa, soprattutto in un momento come quello attuale dove la casa editrice milanese sta già provando (da un po' di anni, a dire il vero) ad intaccare in tal senso il cuore del lettore con cose nuove: albi mensili interamente a colori, miniserie a stagioni, collane senza protagonisti fissi, piccoli rilanci (a te sembrerà poco, ma se torni a una quindicina di anni fa ti renderai conto che in Bonelli non c'era nessuna di queste cose). Una tacca in più sul calcio del loro fucile.


D - LE SCUSE. Nell'editoriale dell'albo Ferruccio Giromini si sente in dovere di mettere in guardia il lettore tradizionalista. In modo stringato suona più o meno così: "Scusa o lettore tradizionalista se quello che troverai tra queste pagine non sarà il Tex al quale sei abituato. Lo troverai più giovane e con meno scrupoli, quasi bramoso di far strage di colpevoli, e capace di gesti estremi che fino a ieri non avresti mai immaginato potesse compiere".


Mi rendo conto che il monito sia giustificato da parte di un'azienda che basa da decenni il proprio fatturato anche e soprattutto su Tex, ma io non posso fare a meno di chiedermi se quel lettore super tradizionalista (al quale ci si riferisce con rispetto) esista ancora. Forse si, dirai tu addetto ai lavori. E sento già l'eco delle tue parole tirate via con aria rassegnata. "Tu non puoi averne un'idea, guarda", mi diresti. E avresti ragione. Ma io, scusami, sarei portato a pensare che se quel lettore chiuderà l'albo dicendo, come qualcuno ha il terrore che accada, "bello, ma non è Tex", significherebbe che quell'albo l'ha comunque comprato e letto. Quindi non so quanto vada ad inficiare sul risultato finale quel suo essere super tradizionalista. E in questo caso hai fatto un passettino per far capire a quel lettore che qualcosa di diverso si può fare.


L'albo in questione era stato inserito sul sito sotto la collana "Tex d'Autore N° 1". La cosa mi aveva fatto sperare in qualche modo che annualmente si potessero riprendere formato e confezione e presentare altre storie del personaggio con le stesse modalità. Ora quella dicitura è misteriosamente cambiata in "Tex Romanzi a Fumetti N° 1". Il che può significare che o la collana ospiterà altri personaggi della scuderia Bonelli o che, come mi auguro NON sia, questo di Serpieri era stato davvero pensato come uno one shot e tu, almeno per l'anno prossimo, di quell'albo a colori di grande formato non ne vedrai nemmeno l'ombra. Ma che visto il successo dell'iniziativa, te lo ritroverai invece in edicola tra un paio di anni. Ma attenzione: quel "successo" è legato a Tex, non al formato, non ai colori e, mi dispiace dirlo, non a Serpieri. Il discorso cambierebbe diametralmente nel mercato delle fumetterie e infatti sarebbe stato interessante capire "i numeri" smossi se fosse stato distribuito allo stesso tempo anche lì, invece che tra sei mesi.

In ogni caso, bravi. Questo è un piccolo passo per il lettore medio super tradizionalista, ma un grande passo per il fumetto italiano.

26.2.15

Ben Caldwell


Classe 1973, Ben Caldwell è un cartoonist e designer americano che progetta giocattoli, lavora a film di animazione, disegna fumetti e illustra libri per bambini. La maggior parte del suo lavoro è stato sviluppato per il produttore di giocattoli ToyBiz su marchi come Il Signore degli Anelli, Spider-Man, X-Men, World Championship Wrestling e Harry Potter. 
Ha contribuito alle cover di Justice League Unlimited, Wonder Woman e Star Wars: Clone Wars. Il suo lavoro più noto è la serie a fumetti per ragazzi Dare Detectives, nominata nel 2005 al Russ Manning Award.

Qui trovi il sul tumblr e qui il suo blog.



















24.2.15

When Worlds Collide: Star Trek secondo Paul Pope

Commissionata da Wired al grande cartoonist americano Paul Pope per il numero del maggio 2009, When Worlds Collide: Spock Confronts the Ultimate Challenge è una bella riflessione (in sei meravigliose tavole) collegata agli avvenimenti del primo Star Trek girato da J.J. Abrams.
Te ne rendo felicemente partecipe perché, per quanto mi riguarda, avere nello stesso post Star Trek e Paul Pope, basta e avanza.






LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...