27.4.15

Ilya Kuvshinov


Non mi piace (un certo) stile giapponese. Non mi piacciono le donnine (o gli omini) con gli occhi grossi come pugni. Ma ovviamente ci sono spesso delle eccezioni, come in questo caso. Le cose di Ilya Kuvshinov vanno al di là dello stile e si fanno guardare molto volentieri per via di una particolare morbidezza del tratto e per un sapiente uso delle masse.

Classe 1990, Ilya è un illustratore e un cartoonist free lance. E' russo ma vive e lavora a Yokohama, in Giappone (e un po' si era capito) e come artista digitale collabora con diverse realtà nel settore dell'animazione e dei videogiochi. Qui trovi le sue cose su DeviantArt e qui su Tumblr.














24.4.15

Justified. E quattro. Più organizzata della terza, bella più o meno come tutte


Sono completamente innamorato perso di Justified, lo sai. Posso incaponirmi a guardare altre serie tv, anche con un certo trasporto, per carità, ma gira che ti rigira è solo con Justified che il culo non si alza più dalla sedia.

Ho carpito gli ingredienti segreti della serie. Anche se con quattro stagioni alle spalle è stata più una conferma, in realtà.
  1. Justified mette in mostra personaggi sempre memorabili.
    Anche la comparsa più misera o stupida ti rimane in testa.
  2. Justified, i dialoghi. I migliori che trovi in circolazione (e qui,
    ne avevamo già parlato, è risaputo, il merito sta nel fatto che
    tutto parte da Elmore Leonard).
  3. Justified propone intrecci e trame incesellati alla perfezione.
    Nell'80% dei casi si sfiora il classico orologio svizzero.
  4. Justified ama contraddire il tuo "pensiero facile". Quello che
    tu pensi possa accadere, semplicemente non accade. Mai.
  5. Justified, come già noto, può contare su caratteristi e interpreti meravigliosi. Su tutti, naturalmente, un Timothy Olyphant e
    un Walton Goggins in stato di grazia e sempre più calati nella parte.

Nella quarta stagione ci trovi più o meno le stesse cose delle precedenti, solo più cariche di rancore. Tutte le facce sono più contrite e rugose in una smorfia insofferente. C'è Raylan Givens, naturalmente, e potrebbe già bastare. Ma c'è anche la banda di Boyd Crowder che prende sempre più corpo, la dixie mafia di Miami, i redneck, altra gente spaventosa e c'è il Kentucky (che senza quello si andava poco lontano).



Solo che ora tutto ruota intorno ad un solo nome. Chi è Drew Thompson? Sembra fosse un losco figuro affaccendato con storie di droga. E non importa se è morto da più di trent'anni, ora tutti lo cercano. E solo pronunciarne il nome, sembra cosa assai pericolosa. Ci sono morti a go-go. Parecchi personaggi, anche di primo piano, raggiungeranno i verdi pascoli del cielo. Colpi di scena come se piovesse. E un episodio finale epico, intitolato "Ghosts", che corre sul filo del rasoio e che si chiude sulle note malinconiche della bellissima You'll never leave Harlan Alive di Darrell Scott.

Se non è un grandioso western questo...

Ci sono picchi altissimi, in questa quarta stagione (come in tutte le altre). Tra tutti, il rapporto tra Raylan e suo padre Arlo, la pericolosa marcia di Boyd verso il potere, il placido passaggio di Ava verso il lato oscuro. Figure nuove prendono sostanza e si aggiungono al teatrino, come Colton Rhodes, vecchio commilitone di Boyd ai tempi della guerra e oggi suo nuovo braccio destro affetto da qualche problemuccio con le droghe, oppure il goffo e impacciato ausiliare di polizia Bob Sweeney.

Altri personaggi, invece, si rafforzano. Il collega di Raylan, Tim Gutterson, ex militare e tiratore scelto reduce dalle recenti guerre (è un personaggio che probabilmente reggerebbe da solo una serie tv), la principessa di Boyd, Ava Crowder, con il suo pericoloso incedere di cui ti dicevo più sopra, o lo scheriffo Shelby Parlow, destinato qui a divenire un pilastro fondamentale.


Inutile che mi dilunghi oltre. Justified è come una donna che io potrei amare tantissimo ma che a te potrebbe non dire molto. Sappi solo che ti stai perdendo un grande spettacolo assai gustoso.

Adesso però ho paura. Mi sto inesorabilmente avvicinando alla sesta stagione. L'ultima. In America è appena terminata tra gli applausi di pubblico e critica. Come faccio a convincermi che c'è davvero una fine a questa cosa?
Ho paura di non ritrovare più quelle ore di svago. E che guardando altre serie tv, il culo non riesca più a stare seduto al suo posto. Che tristezza.





23.4.15

Disturbante, si


C'è questa scena, nel quarto episodio di Daredevil, che mi ha parecchio disturbato. Intendiamoci, non sono un debole di stomaco, anzi. Sono avvezzo alla violenza televisiva e cinematografica. Lo siamo tutti, senza troppi problemi. Solo che di quella scena lì, così com'è, mi sono chiesto quanto fosse gratuita o meno. E' un po' come quella di Martin Riggs che si libera dalle catene e risale sul molto dopo aver scoperto che Patsy Kensit è morta, hai presente? Solo che quella di Daredevil ha per protagonista Wilson Fisk e si spinge molto, molto, molto più in là.

Di sicuro ti sto parlando di un episodio di Daredevil quasi memorabile e che ha il pregio di presentare il cattivone della storia, Kingpin, come non è mai stato fatto prima (merito anche di un Vincent D'Onofrio assolutamente calato nella parte), timido e impacciato, sulla strada che lo porterà alla sua amata Vanessa, e degno rappresentante del male assoluto un attimo dopo.


Ti lascia turbato e con una riflessione. Se in passato leggendo il fumetto hai pensato (come tutti hanno fatto) che Matthew Murdock è un povero sfigato a cui succedono solo cose terribili, guardando questo episodio capisci quanto la sua storia, che si regge appunto su una lentissima e orribile escalation, sia davvero parecchio più tragica e buia di quanto tu avessi pensato. Più di tutti gli eroi in calzamaglia. Un vero e proprio accanimento terapeutico che è iniziato con Frank Miller all'inizio degli anni '80 e che non è (quasi) mai finito. E quindi non potrà mai venirne niente di buono, dalla sua vita. Soprattutto in questa serie tv. Non a caso è sempre buio a Hell's Kitchen.

Ma ne riparleremo poi con calma a cose già viste.

22.4.15

I (misteriosi e mai annunciati) Capolavori del Western della Gazzetta

Apprendo solo per caso, spulciando un silenzioso anfratto del sito della Gazzetta dello Sport, che la collana Capolavori del Western (quella che fino ad ora ha ospitato la saga di Blueberry e di Comanche) ha un programma bello ricco praticamente da qui alla fine di questo decennio.



Incuriosito dalla serie Mac Coy di Gourmelen e Palacio (in edicola proprio da ieri), e dal fatto che Los Gringos di Charlier, Vidal e De La Fuente sembra invece misteriosamente svanito nel nulla, diversamente da quanto annunciato inizialmente, mi sono imbattuto in questa bella paginetta che dice, se è vero quel che c'è scritto, che dovrebbero poi seguire a ruota (in ordine sparso) il Cartland di Harlé e Blanc-Dumont (già pubblicato dalla Cosmo), il Jerry Spring del maestro Jijé (attualmente in corso di pubblicazione con Nona Arte), il Trent di Rodolphe e Leo (ristampato appena l'anno scorso dalle Edizioni RW), Buddy Longway (attualmente in edicola, sempre per la RW) e il Ray Ringo di William Vance (questo, forse, visto l'ultima volta sui Classici Audacia della Mondadori ai tempi che furono, ma potrei anche sbagliarmi).


Detto questo ti aspetti di sicuro che io mi chieda che senso abbia insistere e ristampare le stesse cose che sono già in fumetteria e in edicola o che ci sono passate recentemente. E invece no. Non me lo chiedo più. Evidentemente quelli dei lettori da "collaterale" e quelli dell'appassionato puro e semplice sono segmenti tanto diversi da far dormire a Gazzetta (o chi per essa) sonni più che tranquilli.

Vien da chiedermi però se è il caso di continuare a leggere Buddy Longway nell'edizione in bianco e nero se tra un po' si potrà leggere in grande formato e a colori. Tanto per dire, eh.

20.4.15

JBetcom's Music

Una veloce ma interessante segnalazione (che il lunedì sembra che si debba sempre chiedere ammenda e correre ai ripari per i propri peccati, tipo essersi rilassati un attimo nel fine settimana).
Juan Betancourt si diverte ad animare note copertine musicali e il risultato è parecchio divertente. Qui sotto te ne piazzo un terzetto di quelle notevoli assai. Tutte le altre le trovi sul suo tumblr: JBetcom's Music.



15.4.15

BéDé-bédé, pappààà paràpa...

E' da tre o quattro anni circa che chi è appassionato di bande dessinée ha solo l'imbarazzo della scelta (disponibilità economica permettendo). E' da un po' infatti che nuove edizioni e ristampe di capolavori (ma anche no) del fumetto d'oltralpe hanno trovato comoda collocazione anche nelle nostre edicole e fumetterie, come mai prima di oggi. Qualche formato e qualche prezzo potranno anche non piacerti, ma il dato di fatto rimane.

Gazzetta, Mondadori Comics, Cosmo, Editoriale AureaRW Lineachiara, Nona Arte e Alessandro Editore sono solo alcuni degli editori che hanno ingranato la marcia sul fumetto franco-belga.
Una collana non fa in tempo a concludere il proprio percorso che altre due sono già pronte a cominciare (un po' come il credo dell'Hydra, hai presente? "T
aglia una testa e altre due prenderanno il suo posto!").


Personalmente è da diverso tempo che adocchio con amore un paio di integrali in libreria che mi solluccherano il palato. Il primo è il Barbarossa di Jean-Michel Charlier e Victor Hubinon (ma sono scoraggiato dalla lunghezza dell'opera che prevederebbe almeno sette o otto volumi integrali). Il secondo è Tanguy e Laverdure, ai testi sempre Charlier e ai disegni Albert Uderzo (ma qui sto prendendo tempo perché sospetto fortemente che possa essere il prossimo titolo pubblicato a fascicoli dalla Gazzetta al posto di Ric Roland).
Poi ti dico, se avessi tanti soldi da spendere "ad minchiam", prenderei anche l'integrale di Umpah-Pah di Goscinny e Uderzo (quanti ricordi!), de Le Giacche Blu di Cauvin e Salverius e del Jerry Spring del Maestro Jijé. Tutto saporitissimo materiale edito da Nona Arte, vuole il caso.
Ma tanto quei soldi da spendere "ad minchiam" non ce li ho, quindi pace.


Poi in giro attualmente trovi anche gli integrali dell'etichetta Lineachiara delle Edizioni RW (Jeremiah di Hermann e Spirou e Fantasio di Franquin), i monografici di Alessandro Editore (tipo Blake e Mortimer, per citarne uno) o gli AureaComix dell'Aurea (che sarebbe già un bel risultato vederne qualcuno più spesso, in giro per le edicole) dove proprio questo mese parte la nuova serie di Leo, Sopravvissuti.


Se rimaniamo invece sull'economico classico, sappi che un altro paio di nuove iniziative sono pronte a partire in edicola. La prima ha fatto il suo esordio proprio ieri grazie allo sforzo combinato di Gazzetta e Panini Comics.
Si tratta di Ai Confini della Storia, "Le più avvincenti saghe a fumetti ad ambientazione storica in un'edizione da collezione".


30 volumi a cadenza settimanale a 11 euro l'uno (si si, ok, dieci euro e novantanove, si). Tra i primi dieci volumi c'è roba interessante, altra meno. Tra quelle che si: Murena di Dufaux e Delaby (che se non erro, come altre a seguire, è ancora in corso di pubblicazione e quindi non so che senso abbia), Lo Scorpione di Desberg e Marini, Le Aquile di Roma del solo Marini come autore completo e la bellissima saga de I Maestri dell'Orzo di Van Hamme e Vallès (ma qui ricordati che la RW sta già pubblicando gli integrali).
A parte piccole eccezioni, il tutto a me interessa proprio pochino. A te forse di più. In fondo, anche se è tutta roba già vista altrove, prendendo questi al posto di quelli, qualcosina dovresti risparmiare.

La seconda invece riguarda la Mondadori. Ormai orfana di Ken Parker, che ha visto il tanto agognato finale proprio in questi giorni con il 50° volume, il 5 maggio l'editore lancia in edicola la ristampa di uno dei classici intramontabili della bédé più belli di sempre, il XIII di Van Hamme e Vance.


Una collana a periodicità mensile (e meno male, dico io) che prevede "16 volumi cartonati di grande formato (21x28cm) da 100 pagine o più a colori, caratterizzati da carta ad alta grammatura, elevata qualità di stampa e da una confezione editoriale pregiatissima". Ma cosa importante, scrive l'editore sul sito ufficiale, "il piano dell’opera propone gli episodi della serie principale intrecciati con le trame dei volumi della collana “XIII Mystery" che per la prima volta quindi si potranno leggere in parallelo".
Se ti interessa, il piano dell'opera completo lo trovi qui.


E tu dirai, "eh, regà, ma quante volte hanno già ristampato XIII?". Tante, te lo confermo. Negli ultimissimi tempi ci sono stati gli integrali della Panini (oggi già introvabili, credo) e la ristampa in bianco e nero dell'Aurea. Io però che non ho preso nessuna delle due e questa nuova edizione mi alletta per la periodicità mensile, per il prezzo (1,90 euro il primo, 8 euro gli altri) e per la possibilità di leggere ("rileggere", in realtà) tutta la serie stampata come si deve e con tutte le varie miniserie annesse.

Fai tu, che hai soldi e tempo (haha!). Io non saprei cos'altro aggiungere.

13.4.15

Christopher Stevens


Christopher Stevens è un altro cartoonist e illustratore degnissimo di nota. Com'è naturale che sia, anche lui spesso si confronta con le icone del fumetto a stelle e striscie, ma la sua tecnica "pittorica" e la sua abilità nello scolpire le masse, aggiunge parecchio gusto alle sue composizioni.

Qui trovi la sua bellissima e ricca galleria su DeviantArt.






















LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...