1.9.14

Quelle vecchie serie tv che stai lì a riguardare, mentre tutti guardano quelle nuove


Tra voi c'è chi è prodigo di consigli e mi ha suggerito cose da vedere che sono ancora lì da vedere ma che, presto o tardi, dovrò vedere per forza. Parlo di Utopia, Penny Dreadful, House of Cards, The LeftoversRay Donovan, Rectify e via discorrendo. Di roba da guardare ce ne sarebbe parecchia, ma se conto le ore che dovrei stare fermo davanti alla tv, o al monitor del pc, mi piglia la paura e il mal di testa e lascio perdere.

Spaventato da certe serie moderne (demoralizzato, per lo più, da un certo tipo di fotografia e da una narrazione spesso maculata da scempiaggini gratuite) e morso invece da una vorace nostalgia per le cose migliori, ho passato qualche serata a rivedere cose sulla quale bontà ero già sicuro. E cos'ho rivisto, ti chiederai, a parte il finale della terza stagione di Justified?


I Soprano, oltre ad essere una delle serie meglio scritte e più affascinanti in assoluto (almeno per gli amanti del genere), vanta anche uno dei pilot più interessanti di sempre. Lo avrai visto anche tu, presumo. E' quello che comincia con il boss della mala del New Jersey, Tony Soprano (interpretato dal compianto James Gandolfini, scomparso proprio nel giugno dello scorso anno, te lo rammento), che va dalla psicologa per via delle sue crisi di panico, iniziate quando uno stormo di anatre selvatiche, che coccolava nella piscina della sua villa, partono improvvisamente per migrare altrove.
Tutto merito del regista e sceneggiatore italoamericano David DeCesare, in arte David Chase, che imbastisce un inizio memorabile, ottimo preludio a tutte le cose che verranno. Il resto non te lo racconto, che tanto lo conosci. E se non lo conosci, trovi tutto il primo episodio in questa tracklist su Youtube.


Ho poi rivisto i primi quattro episodi della prima stagione di The Shield con la volontà, per nulla velata, di rivederla tutta e poi proseguire oltre. The Shield è un'altra di quelle serie "migliori di sempre" che merita tutte le attenzioni possibili (sempre da parte degli appassionati del genere).
All'epoca non sono mai riuscito a seguirla per intero e mi mancavano dei pezzi che meritavano invece di prendere il proprio posto. The Shield narra le vicende di Vic Mackey, detective di polizia di Los Angeles. Vic è corrotto, bugiardo e spietato. Cerca di fare il bello e il cattivo tempo e allo stesso tempo di contenere la violenza che dilaga tra le "sue" strade. Duro con i traditori, gli spacciatori e con chi cerca di fargli le scarpe e generoso e accomodante con i poveracci veri.


La serie è costellata di grandi personaggi che ruotano intorno al protagonista: il suo braccio destro Shane Vendrell (interpretato dal quel grande caratterista che è Walton Goggins), dagli altri uomini della sua squadra d'assalto, Curtis "Lem" Lemansky e Ronnie Gardocki, ma anche dagli agenti investigativi Wyms e Wagenbach e dagli agenti della stradale Sofer e Lowe. Inutile stare a dirti che Vic è interpretato da un grande Michael Chiklis che sembrava nato per quella parte. E infatti nel 2002 vinse pure un Emmy Award (non riusciva a parlare, te lo ricordi?). Nei primi quattro episodi, oltre a seguire il "caso del giorno", si mettono subito le cose in chiaro e assistiamo soprattutto alle ostilità con Aceveda, il capitano del distretto di Farmington, che nutre forti dubbi sulla moralità di Vic. Serie grande grande, anche questa.


Il pilot di Boardwalk Empire (S1xE01 - L'Impero del Crimine) è un'altra di quelle cose importanti che dovevo rivedere. Per tre motivi, in particolare: 1, è diretto da Martin Scorsese; 2, è scritto da Terence Winter (4 Emmy proprio per alcuni episodi dei Soprano) e 3, la presenza di Steve Buscemi, Michael Shannon e Michael Pitt.
Questo episodio pilota (una settantina di minuti circa) segue le vicende e le macchinazioni del criminale (e politico) Enoch "Nucky" Thompson ad Atlantic City nel 1920, proprio all'inizio del proibizionismo. Tra un accanito traffico di alcolici e personaggi secondari che alzano la testa, di questo pilot sono da premiare l'impianto storico, le scenografie e l'atmosfera. Purtroppo risente anche di alcuni "peccatucci", come i tempi un po' troppo dilatati, uno Scorsese che non riesce mai davvero ad uscire da una regia strettamente televisiva e un'interpretazione, quella di Buscemi, non ancora all'altezza degli episodi successivi (sono sempre stato convinto che se lui e Shannon, che qui interpreta l'agente del Proibizionismo Van Alden, si fossero scambiati i ruoli, sarebbe stata una serie due o tre volte più grande). Ma non vorrei nemmeno essere troppo critico su una serie che invece, con il passare del tempo, diventa una roba di cui non si può fare a meno.



Detto questo, cercherò prossimamente (giuro!) di alternare alle visioni si queste vecchie, gloriose cose, quelle nuove e scintillanti di cui tanto si va cianciando in giro in questo periodo.

29.8.14

"Gli ufi, ci venisse un colpo! Davvero gli ufi c'erano" o di come aspettarti l'inferno da Omar Di Monopoli


Ti ho parlato di Aspettati l'Inferno qui, qualche tempo fa, facendo spudorata promozione ad un libro che non avevo ancora letto. O meglio al suo autore, Omar Di Monopoli, che come sai mi piace parecchio. Caso vuole (ma mica tanto il caso, visto che non vedevo l'ora di leggerlo) che quel libro sia finito dritto tra le letture che mi concedo nei periodi di pausa come quello appena trascorso.

A guardare gli stralci dei vari articoli che Omar stesso ha riportato sul suo blog, sembra che questa sua ultima fatica abbia goduto di una buona promozione e in tanti ne hanno parlato parecchio bene. Molti hanno accostato la sua scrittura a Faulkner e a Tarantino. Per quel poco che ho letto di Faulkner, sono d'accordo (anche perché so che è una delle muse dello scrittore salentino), ma del secondo ho trovato poco o nulla e, anzi, credo che in un certo qual modo il paragone svilisca il lavoro del Di Monopoli (perché uno fa il regista e lo sceneggiatore e l'altro lo scrittore).
Ma te la faccio breve e ti dico subito che Aspettati l'Inferno è una bellissima raccolta di racconti che va premiata prima di tutto per la coerenza (laddòve non senti troppo distacco tra un racconto e l'altro, nonostante siano magari ambientati in epoche e luoghi diversi) e poi per uno stile prezioso e mutevole. Il solito, insomma, quello di Di Monopoli, capace come pochi di lasciarti a bocca aperta. Un misto tra un meraviglioso dialetto salentino, che ammetto in parte di conoscere ed apprezzare, e un italiano ricco e forbito, ma in nessun caso stucchevole. Mai. E sta proprio qui, il bello della sua scrittura.


10 racconti intimi e diversi ma accomunati dalla disperazione e da una terra piena di bellezza, ma anche di idiosincrasie per le regole, per le leggi, per i mostri e anche per la normalità (e parlo delle terre protagoniste di questi racconti, non di quelle vere alle quali sono ispirate). 10 racconti colmi di rancore, violenza e devastazione, come di amore e speranza. Tutti ricchi di citazioni che si rifanno ad una certa letteratura di genere, alle credenze popolari (come nel caso del bellissimo Nostro Signore L'Uomo Purpu), alle paure primigenie (Sputazza From Outer Space) e anche a quella cultura cinematografica pop (come nel divertente Rave Party, omaggio spassionato e sincero al film Tremors) che ha segnato la generazione dell'autore come anche quella di chi scrive, tanto per capirci.

Per quanto mi riguarda, tra tutti spiccano come classici di altri tempi i racconti Figli della Palude, Aspettati l'Inferno (dove con mio grande piacere torna Pietro Lu Sorgi, rancoroso e imprevedibile personaggio già comparso nel romanzo d'esordio dello scrittore) e Maledetta Maciàra, una novella che mette in scena una caccia alle streghe d'altri tempi e dove la protagonista in realtà è la paura dell'uomo e la sua solita, primitiva incapacità di essere coerente.

Un gioiello di libro grande grande.

ISBN Edizioni
168 pagine | 16 euro

28.8.14

I Grandi Capolavori della Fantascienza


Ecco qua. Ti distrai un attimo e anche un colosso come Mondadori te la fa sotto il naso con cose che non ti aspetti. A partire da giugno, infatti, l'editore milanese ha distribuito in libreria questa nuova collana, I Grandi Capolavori della Fantascienza, rivolta naturalmente agli appassionati della sci-fi letteraria (ma dedicata in particolare a chi è a digiuno di certi classici).

Non ho ancora capito quanti titoli ogni mese finiranno sugli scaffali, ma di sicuro c'è la programmazione delle prime sei uscite, che i titoli si rifaranno appunto alla sci-fi più classica, che tutte le cover saranno realizzate da Franco Brambilla (firma decennale di Urania) e che avranno, come si legge in un articolo sul Corriere della Fantascienza:
"una coraggiosa dicitura ostentata sin dalla copertina - I Grandi Capolavori della Fantascienza - che non si fa scrupolo di occhieggiare agli appassionati della science fiction".
I tomi di varia foliazione (nessuno al di sotto delle 200 pagine) costano 10 euro (8,50 euro su Amazon) e di tutti sarà subito disponibile la versione in ebook. I primi titoli? Come puoi vedere dall'immagine in testa si tratta di: Destinazione stelle di Alfred Bester, Le sabbie di Marte di Arthur C. Clarke (storico romanzo che varò la collana Urania nel 1952), Universo di Robert A. Heinlein, I reietti dell’altro pianeta di Ursula Le Guin, Viaggio allucinante di Isaac Asimov e Il giorno dei Trifidi di John Wyndham. Uomo avvisato...

27.8.14

"Udisci, udisci" e togli quelle mani dalle tasche

Mi spieghi come fa un editore di fumetti italiano (la Cosmo, sempre lei) ad uscire con tanta buona roba nel giro di due, tre mesi? Stanno esagerando. Io non voglio spendere tutti quei soldi. Tra qualcuno che è già uscito ma che io non ho ancora trovato in giro (il Leo Roa di Juan Gimenez), qualcuno che ufficialmente dovrebbe uscire solo oggi ma che qualcuno ha già letto (Wyoming Doll di Franz), qualcuno che dovrebbe uscire tra qualche giorno (Fabian Gray di Barbiere e Mooneyham, Empire di Pecau e Igor Kordey e 3 Leggende di Paolo Martinello) e l'annuncio di un paio di classici del fumetto, ma di classici classici, di quelli giganti (Rio di Doug Wildey e, "udisci udisci", ma "udisci" bene, il Winter World di Chuck Dixon e Jorge Zaffino), io non so proprio dove mettere le mani e dove toglierle. E tu?







26.8.14

Agatha Christie, si, ma per le cover


Te ne parlo non tanto per Agatha Christie, per la quale, devo ammetterlo, non nutro un particolare interesse, ma per la veste e per la confezione. Dopo la collana dedicata alla Highsmith e quella dedicata a Scerbanenco, lo studio grafico milanese the World of Dot di Francesca Leoneschi e Iacopo Bruno lavora di nuovo con il Corriere della Sera e dona lustro e pregio a ben 20 volumi dedicati appunto alla giallista inglese, creatrice di quei certi personaggi lì (che conosci anche tu, che fino a questo momento hai vissuto nelle caverne), come Hercule Poirot o Miss Marple.

Tutto questo per dire che quando a occuparsene è quello studio lì, ti verrebbe voglia di comprare pure capre morte e cavoli bolliti. Le cover per questo nuovo collaterale da edicola, sono di una bellezza e di una delicatezza disarmante. Bravi (e beati) loro.









Se ti interessa la collana per via della Christie, invece, trovi tutto qui.

25.8.14

Su Fumettologica


Non ho potuto "pubblicizzare" la cosa a dovere perché all'epoca ero già con la testa altrove. In pratica a fine luglio è nata la mia prima collaborazione con Fumettologica (che se hai bisogno che ti spieghi cos'è, vuol dire che sei capitato da queste parti proprio per caso). Si tratta di un articolo, una riflessione, sulla serie a fumetti Saguaro.

Le cose sono andate più o meno in questo modo: tempo fa avevo già scritto qualcosa sull'argomento, chiedendomi perché nessuno parlasse appunto della serie Bonelli firmata da Bruno Enna. Quel vecchio post finisce anche sotto gli occhi di Matteo Stefanelli. Conosco Matteo (solo virtualmente, purtroppo) sin dagli esordi del suo vecchio Fumettologicamente. C'è il fatto insomma che a Matteo quel post piace e che è d'accordo con me su un paio di punti. Quindi ci sentiamo al telefono e mi chiede di implementare il discorso per farne un vero e proprio articolo per Fumettologica e (ruota di pavone) mi apre le porte al sito chiedendomi anche la disponibilità per una collaborazione più continuativa (e, a Dio piacendo, magari un giorno potrei davvero riuscirci).



Matteo al telefono sembra una persona colta, cordiale e parecchio disponibile. A me è sempre piaciuto quello che scrive e come lo scrive. Partono quindi una serie di mail tra me e lui dove disquisiamo su una mia prima bozza d'articolo e lui applica allo scritto un lavoro di editing spaventosamente professionale e implementa a sua volta un paio di punti. Ne è venuto fuori appunto questo articolo (il titolo lo ha scelto lui):


A rileggerlo adesso, a tratti potrebbe sembrare un tantinello pretenzioso, mi rendo conto. Ma forse anche no. Se lo leggi tutto, fammi sapere.

22.8.14

Blueberry, ma non solo (anche di Comanche, Los Gringos e una curiosità)


Lo sanno anche i muri, ormai, ma l'occasione è ghiotta e mi preme ricordarti il perché. Tempo fa mi chiedevo chi avrebbe preso il posto di Michel Vaillant (che non ho mai preso) e la risposta, come sai, fu appunto Ric Roland (e non ho mai preso nemmeno questo). Rimaneva però da riempire il buco, quasi incolmabile, lasciato dal cowboy solitario Lucky Luke. E l'annuncio è arrivato un paio di settimane fa. In edicola dal 26 agosto, infatti, in allegato alla Gazzetta dello Sport, trovi il primo volume del Blueberry di Jean-Michel Charlier e Jean "Moebius" Giraud.

La questione è interessante per almeno un paio di punti. Il primo è che in 26 volumi totali avrai la possibilità di avere la serie originale completa più le successive Mister Blueberry e Marshall Blueberry firmate da altri grandi autori della bédé quali François CorteggianiColin WilsonMichel Blanc-Dumont, William Vance e Michel Rouge.


Il secondo è che alla fine dei 26 volumi seguirà a ruota la pubblicazione della bellissima Comanche (8 volumi), serie di scritta da Greg e disegnata da Hermann (già stampata qualche anno fa dalla GP Publishing e proseguita dall'Editoriale Cosmo in formato Bonelli in bianco e nero) e di Los Gringos (3 volumi) anche questa firmata ai testi da Jean-Michel Charlier, insieme a Guy Vidal, e disegnata da Victor De La Fuente (e anche questa pubblicata dalla Cosmo e tuttora in edicola).

 

La curiosità alla quale faccio riferimento nel titolo del post, invece, è una roba tutta mia, mi rendo conto. Ma tu forse ne sai qualcosa in più e puoi darmi una risposta. Tenendo conto che anche la serie originale di Blueberry è ancora in corso di pubblicazione per l'Aurea (l'ultimo numero dovrebbe essere uscito proprio questo mese), mi chiedo perché, tra tante, tantissime proposte possibili (migliaia?) disponibili sul mercato francese, si sia scelto di pubblicare tre serie su tre già pubblicate in Italia o, appunto, ancora in corso di pubblicazione. Va bene, formato e prezzo sono diversi. Quelli sono in bianco e nero e questi sono a colori. Ma cosa c'è di mezzo? Questione di diritti? Di collaborazioni non menzionate? Di dispettucci di un grande editore ad un piccolo editore?

Non sto accusando, sto chiedendo, perché questa cosa è già successa un po' di volte e io sono un tipo curioso.

20.8.14

Due film che stai tranquillo che stanno arrivando


Il primo è Mad Max: Fury Road. Ne sto parlando da quando il progetto ha preso piede e lo attendo da ancora prima. A guardare questo spettacolare primo trailer, però, si capisce poco e sembra quasi che la protagonista sia Charlize Theron, vista la massiccia presenza in scena, e non il buon Tom Hardy nel ruolo di Max Rockatansky. Mooolto interessante, comunque. Anche solo per via del ritorno di George Miller alla cinematografia "seria" dopo anni di frivole quisquilie.



Il secondo è Interstellar. Qui abbiamo il primo trailer, in italiano, dopo il misterioso teaser rilasciato qualche tempo fa. Sembra che Christopher Nolan voglia tornare a certe storie intimiste esplorando spazio ed esistenza (e lo fa con alcuni dei suoi attori feticcio, più Méttiu MecConaghi).
Nonostante il fatto che dare addosso a Nolan sembra sia diventato lo sport nazionale, io continuo a ritenerlo potenzialmente uno dei più interessanti e potenti in circolazione. E la scoperta di se stessi tramite lo spazio è un mio pallino fisso (ricordi Contact dove anche lì, guarda caso, c'era proprio il nostro buon MecConaghi quando era solo un attorucolo texano smunto, magrino e dalla faccia da commedietta?). E quindi...


Mr. Leonard, un anno dopo il grande salto


Elmore Leonard se n'è andato un anno fa esatto. Il prossimo 11 ottobre avrebbe compiuto novant'anni tondi tondi. Il grande scrittore di New Orleans è stato capace di arrivare a quell'età e continuare a scrivere con la stessa freschezza di un tempo (e anzi dimostrando di sapersi rinnovare e stare al passo con i tempi), sfornando cose come quel suo ultimo libro lì, Raylan, del quale ti parlerò presto. Qui sotto una piccola gallery in suo ricordo.













18.8.14

"Papà guarda, Baaasss"

La pausa è finita, andate in pace. E' brutto dirlo, visti i tempi che corrono, ma quest'anno è stato ancora più duro del precedente. E speravo (desideravo fortemente) che questa pausa potesse durare di più. E invece niente. Ce la facciamo bastare perché c'è chi non l'ha fatta per niente.

Sono rimasto ben lontano dal web e la cosa, come al solito, non mi è affatto dispiaciuta. Anzi, ancora adesso fatico a riprendere: twitter e tumblr mi nauseano, leggere le solite notizie sui sui soliti siti mi disturba. Faccio fatica a stare davanti ad un monitor per più di mezz'ora e la cosa non è un bene, visto che ho già ripreso a lavorare. Morale della favola: cercherò di rimanere lontano il più possibile dalla rete. Anche se di scrivere ho voglia, si.


Mi sono riposato per quel poco possibile. Ho preso un po' di sole, sono andato a 70 all'ora in 500 (quella vecchia) su strade costellate da uliveti, ho capito che anche quel posto lì, che fino a dieci anni fa sembravo conoscere solo io, ora è troppo pieno di gente. Ho letto Aspettati l'Inferno di Omar Di Monopoli (poi te ne parlo) e Raylan di Elmore Leonard (poi ti parlo anche di questo). Non ho letto fumetti. E stranamente non mi sono mancati granché, devo dire (ho letto solo lo speciale di Martin Mystére con una bellissima "appendice" di Alfredo Castelli dedicata a Little Nemo).


Non ho visto per niente tv, a parte Rai Yoyo e Cartoonito (e se ti meravigli è perché non hai un bimbo di tre anni), escudendo una notte in cui mia moglie aveva mal di stomaco e ci siamo fatti un paio di risate con Brancaleone alle crociate alle tre del mattino. Poco prima e subito dopo la pausa, però, ne ho approfittato per rimettermi in carreggiata con certe serie tv: la prima metà della terza stagione di Justified, il pilot della nuova serie dedicata a Flash (poi ti dico) e qualche puntata che mi mancava della prima stagione di Arrow. Forse ho voglia di riguardarmi per intero tutta la prima serie dei Sopranos. Poi devo guardare Utopia, una robetta parecchio interessante suggeritami da Cyberluke in una sua recente visita a Torino, e la seconda serie del Doctor Who (haha, che ridere, non vedrò MAI tutta questa roba!). Ieri sera, intanto, ho approfittato anche di un'insolita e generosa serata televisiva e ho rivisto di fila A Serious Man e L'Uomo che non c'era (niente, quando si parla dei Coen si rimane attaccati al divano e basta).


Sono stato senza moglie e figlio per un paio di settimane a luglio e mi sono mancati da morire. Le cose più belle per me e mia moglie quando ci siamo rivisti? Riguardano soprattutto nostro figlio, naturalmente, perché ogni giorno è dedicato ad una nuova scoperta. Senti un po' qua:


- Il primo giorno di mare mia moglie fa un sorrisino, mette i braccioli a Teo (che te lo ripeto, ha solo tre anni) e lo butta letteralmente in acqua. Io sbianco dalla paura, ma lo vedo subito nuotare come se fosse stato capace da sempre e sto lì a fissarlo per ore.
- Sta lasciando i pannolini per un corretto uso del vasino. Ci mostra fiero ogni volta il suo prodotto interno lordo cercando di affibbiargli una forma. E' un bel gioco creativo: "Mamma guarda, una carota", "Nonna guarda, una pistola", "Papà guarda, Baaasss" (n.d.r.: intendendo Buzz Lightyear).
- A volte parla con il suo dito indice (che chiama "chìchì"). Si, esattamente come il bambino di Shining. La cosa dovrebbe spaventarci e invece ogni volta ci sganasciamo dal ridere.
- Può guardare il cartone che vuole, ma se giri canale e c'è Miyazaki, si guarda Miyazaki e tutto il resto passa in secondo piano (quanta fierezza in questa cosa, pensando che a breve lo svezzerò anche con Tim Burton).
- Tira fuori frasi dallo spiccato e fascinoso nonsense tipo: "Posso grattarmi almeno il sabato e la domenica?". Vai a capire.

Sempre più gente ci dice che Teo è bellissimo. All'inizio cercavo di essere abbastanza pratico sulla questione dicendomi che tutti i bambini sono belli (cosa che in realtà non ho mai pensato davvero). Poi ho cominciato a guardarlo meglio e ho pensato che si, d'accordo, tutti i bambini sono belli, ma lui è proprio bello forte. E allora, anche se sono sempre stato contrario nel postare foto personali sulla rete, te ne piazzo una durante una siesta pomeridiana sotto una pineta. Poi magari crescendo si imbruttisce e gli vengono il naso grosso e le gambe storte, che so. Ma adesso è di una bellezza disarmante. E questo mi fa venire in mente che il tempo passa, ragazzo. Cristo, se passa.


Oh, nei prossimi giorni torno a postare le solite cazzate, giuro.

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