25.5.15

Prophet #1-4


Prophet è una serie a fumetti d'oltralpe in quattro albi che la Cosmo ha finito di pubblicare proprio il mese scorso. L'autore è il cartoonist francese Mathieu Lauffray, ma i primi due episodi hanno visto ai testi il veterano Xavier Dorison (Il Terzo Testamento, W.E.S.T., XIII Mystery).
Dorison ha poi abbandonato la barca in seguito ad altri impegni, ma le mani sopra ce le ha volute mettere, un po' per dare evidentemente un'avviata a tutta la vicenda, un po' perché in coppia con Lauffray aveva già lavorato alla bellissima serie Long John Silver. 

La storia è quella del ricercatore Jack Stanton che accompagna il suo mentore in un'importante spedizione alla ricerca di un misterioso manufatto. In due righe: Jack mette le mani su qualcosa, una stele appartenente ad una civiltà scomparsa, che era meglio non scoprire affatto. E al suo ritorno a New York, a braccetto con la notorietà dovuta alla sua scoperta, si ritrova preda di bizzarre visioni ed esiliato improvvisamente in un mondo parallelo (o almeno sembra un mondo parallelo) che prende vita al di là del ponte di Brooklyn. E qui uno sparuto gruppetto di sopravvissuti lo scambia per "il profeta".


Non voglio tediarti troppo. Prophet è un titolo scritto e disegnato bene. A me è piaciuto particolarmente e rientra di sicuro tra le cose migliori pubblicate dalla Cosmo. L'impressione, infatti, è stata quella che la serie si distaccasse dal bagaglio forte dell'editore emiliano per piazzarsi uno zinzinello più in là, tra le cose (finalmente) un po' diverse.

Ricorderai che qualche tempo fa l'avevo definito un "gioiellino". Le premesse del primo episodio sono fondamentali e creano tanta attesa, mentre tra il secondo e terzo albo, costellato da inquietanti rivelazioni e cupe atmosfere, la vicenda tende a ridimensionarsi permettendo a chi legge di seguire la trama con serenità, anche se in direzione di un panorama sempre più sconfortante. Ma è nel quarto e conclusivo episodio che il pezzo di carbone viene epurato dalle scorie in eccesso e lavorato di fino come una pietra preziosa. L'ultima parte della storia è infatti magistralmente trattata su un piano onirico destinato a portarci alla fine della strada (forse letteralmente).


Ci sono dei colpi di scena ben piazzati, dialoghi equilibrati, situazioni tese il giusto e un ottimo trattamento tra lo stato allucinatorio in cui versa il protagonista e i flashback che rivelano i vari pezzi del rompicapo. Se non ti è chiaro, insomma, sto dicendo che il soggetto e la sceneggiatura sono davvero buoni, anche se certi aspetti avrebbero meritato un certo approfondimento.


Sul versante disegni, nulla da aggiungere a quanto ti possano già suggerire gli occhi che hai poco sotto la fronte. Il segno di Lauffray è morbido e potente allo stesso tempo. Narrative e suggestive soprattutto negli ambienti, le sue tavole vantano uno squisito equilibrio e certe sue atmosfere bucano la pagina per avvicinarsi in modo prepotente alla perfezione (sempre in rapporto al tipo di opera). Come nel caso dei grattacieli in rovina circondati dal fumo e dalla polvere (che in verità mi hanno tanto ricordato quelli di Katsuhiro Otomo) o come la palpitante scena della nave alla deriva e della sua disastrosa entrata in città nel quarto episodio.



Insomma, volendo tirare due somme, pur non essendo un capolavoro Prophet si è rivelata una lettura parecchio interessante da più punti di vista. Di sicuro, visto il panorama attuale in edicola, da lettore mi piacerebbe leggere più cose fatte in un certo modo. E Prophet è fatto proprio in quel certo modo lì.

22.5.15

Philipp Meyer, Il Figlio

Ho dovuto aspettare che l'entusiasmo per questo libro scemasse lentamente. Quando i pareri entusiastici si accalcano attorno ad un romanzo, mi viene d'istinto sentire puzza di carogna. Spesso mi sono dato ragione da solo con tanto di pacca sulla spalla (anche se, in realtà, comunque di una sconfitta si tratta). Ma fortunatamente non è questo il caso.

Quando l'anno scorso sugli scaffali delle librerie arrivò Il Figlio, in tanti ne parlarono bene osannando il suo autore, il quarantenne Philipp Meyer.
Meyer era già celebre per la sua opera prima, Ruggine Americana, che in Patria gli valse l'approvazione della critica tutta, gli sperticati e profetici elogi di eminenti colleghi e la nomina a Miglior Libro del 2009 secondo il New York Times. Ma come cantava anche Caparezza, "il secondo album è sempre il più difficile". E invece l'autore di Baltimora se ne esce con questo grandioso romanzo. Qualcuno con una competenza ben più pertinente della mia, lo ha semplicemente definito "Un.Fottuto.Signor.Libro". E aveva ragione.

Il Figlio è un'epopea familiare ricca di epica e di storia che attraversa quattro generazioni, dalla metà dell'800 ai giorni nostri. Quella dei McCullough è una ricca famiglia di petrolieri texani le cui radici affondano in un destino di sangue e miseria che non riuscirà mai ad essere davvero riscattato. Padri, figli e nipoti. Da Eli a PeterJeanne Anne, tre voci diverse come indole (e tre narratori di razza grazie a Meyer), ma simili in quanto personaggi costretti, ora da ignominiosi avvenimenti, ora dall'ossessiva ricerca di redenzione, a condurre e rivedere le proprie vite in modo diverso da come avrebbero voluto. Vite rubate da cose più grandi di loro, insomma. Mai come in questo caso, come si suol dire, i soldi non fanno la felicità.


Meyer è uno scrittore asciutto e crudo e un regista sublime che costruisce pedine di carne e sangue. Finirai per amare chi lui vuole che tu ami, ti farà odiare chi dovrai odiare, mentre cresci con i suoi figli di carta fino a renderti conto, a un certo punto, di essere presente in prima fila tra quelle pagine non solo come lettore, ma da vero e proprio spettatore.
"Dalle grandi praterie annerite da immense mandrie di bisonti, agli smisurati ranch di proprietà di un pugno di allevatori che regnavano come monarchi assoluti su schiere di vaqueros, al paesaggio arido e desolato punteggiato dalle torri dei campi petroliferi, la storia del Texas occidentale è la storia di un susseguirsi di massacri, la storia di una terra strappata di mano piú e piú volte nel corso delle generazioni. E inevitabilmente è anche la storia dei McCullough."
E proprio il Texas è uno dei veri protagonisti del romanzo. Uno Stato quieto e assolato di suo ma costretto, com'è noto, a vedersi calpestato dallo scorrere della Storia (quella con la "S" maiuscola) e da migliaia di altre storie diverse e dolorose (quelle personali e più intime, ma sempre comunque grandi). Tra queste pagine, di quei luoghi riuscirai a sentirne il profumo, a saggiarne la terra in un palmo di mano e a sentirne il sole cocente sulla pelle. E tanto basta per sancire la riuscita bellezza di uno dei romanzi più belli e solidi dell'ultimo decennio. E forse oltre.

Il Figlio è un romanzo superbo, insomma. Come il suo autore.

20.5.15

Gravitant by Cinta Vidal


Sul suo sito, Cinta Vidal dice che disegna da quando era una ragazzina. Che ha studiato alla scuola Massana di Barcellona e che quando aveva 16 anni ha cominciato a lavorare come apprendista scenografa. Che non ha mai smesso di sperimentare attraverso l'illustrazione e la pittura e che attualmente alcune delle sue opere sono in vendita presso un negozio di giocattoli o esposte in alcuni bar di Barcellona.
Sottopongo alla tua attenzione soprattutto quei meravigliosi dipinti che Cinta ha realizzato su tavole in legno per le serie Gravitant, ai quali ha lavorato negli ultimi due anni.

Per tutto il resto: cintapinta.com
















19.5.15

Blake e Mortimer, dice lui


Sembra ormai cosa certa. Da parecchio giravano voci di corridoio e spesso anche il sottoscritto ha sperato che certe scelte potessero andare in una certa direzione. E alla fine tòh, beccati questa:
Dal tweet di Fabio Licari, curatore dei collaterali a fumetti della Gazzetta dello Sport, si evince quindi che dal prossimo inverno il posto lasciato vacante da Ric Roland (che in realtà chiude il proprio ciclo proprio in questo periodo) sarà occupato dal classico bédé Blake e Mortimer di Edgar Pierre Jacobs (fino ad oggi regolarmente pubblicato da Alessandro Editore).

P.S.: Ci sarebbe da spendere due paroline su quel "e poi..." alla fine del tweet di Licari, che lascia intendere anche ben altro.

18.5.15

Letture varie: un recupero, una chicca in tre parti, qualche "bof!" e tanti "mah!"

LINUS #599
di AA.VV. | Baldini & Castoldi Editore
16x26 cm | 122 pp a colori | 5,50 euro

Qui si festeggiano i 50 anni di vita della rivista e sembra sia piaciuto a tutti. A me no.
Principalmente perché tenendo conto del traguardo prestigioso del mezzo secolo, questo numero non ha invece nessun sapore celebrativo. Mi chiedo ancora oggi chi legga davvero il tipo di articoli che la rivista propone, ma questo è un problema mio, mi rendo conto. Le cose da salvare sono la meravigliosa copertina firmata da Sergio Ponchione e la chiamata alle armi di gente come Tuono Pettinato, Maicol e Mirco, Dottor Pira e Ratigher che non si risparmiano di certo in quanto a sperimentazione, tirando in ballo personaggi come Corto Maltese, Snoopy, Braccio di Ferro e Dick Tracy.



A latere l'editore sta festeggiando con due libri: Cinquant'anni di Linus: Tutte le Copertine (cartonatone da 600 pagine a 50 "eurini" che semplicemente ripropone tutte le copertine della rivista) e l'indubbiamente più interessante Linus: Storia di una rivoluzione nata per gioco, scritto da Paolo Interdonato e introdotto da Umberto Eco.
Diciamo però che anche su questo numero 599 ci si sarebbe potuti spremere un po' di più le meningi (qualche articolo commemorativo anche lì no?), mentre, fortuna dell'editore, il piatto forte continua ad essere rappresentato dalle strip di Perle ai Porci, Monty, Peanuts, Dilbert e pochissimi altri.



COMANCHE: LE STORIE PERDUTE
di Hermann | Editoriale Cosmo
19x27 cm | 52 pp a colori | 3,90 euro


Con un tempismo pressoché perfetto, la Cosmo manda in edicola questo albo a colori che raccoglie le storie brevi del Comanche di Hermann che non hanno trovato spazio tra le pagine della collana allegata alla Gazzetta. Confermo però trattarsi di tutti i corto appena pubblicati su Lanciostory dall'Aurea tra gennaio e marzo di quest'anno.
Insomma, l'albo è dedicato proprio a chi voleva completare integralmente la serie o a chi nutre una passione particolare per Red "
scalpo di Fuoco" Dust.


Visti i tempi di lettura bassi e i legami con altri personaggi comparsi nella serie originale, sarebbe forse da sconsigliare a tutti gli altri (anche se, personalmente, qui in mezzo un paio di piccole chicche, a suo tempo io ce le ho viste). Se ti interessa, Luca Lorenzon ne ha parlato meglio di me qui.



WYOMING DOLL
di Franz | Editoriale Cosmo
19x27 cm | 64 pp a colori | 4,60 euro


Recuperato solo ora dopo averlo trovato per caso nell'edicola della stazione di Pescara. Niente da dire sul fronte grafico, dove Franz Drappier, cartoonist belga di fama indiscussa, porta a termine un ottimo lavoro di cui cura anche la colorazione. Le sue tavole sono zeppe di vignette e i suoi personaggi ben caratterizzati. Dal punto di vista narrativo, però, mi spiace dirlo, non andiamo proprio da nessuna parte. La storia è quella del giovane Llogan Juball Junior, in giro nel Wyoming alla ricerca di due sorelline rapite dalla tribù dei Corvi. Parallela alla sua, la storia di Salmone Salterino, un indiano che deluso da un amore non consentito, prende a bighellonare meditabondo senza una meta.
E in generale è quello che fa anche la trama, che ho trovato sconclusionata e a tratti addirittura irritante. Tutto quel che accade, accade per caso o senza nessun movente adeguato. Sembra un flusso di coscienza aperto e libero dagli orpelli di una narrazione ordinata. Un po' a cazzo di cane, diciamo. Così come un finale inaspettato, non perché astuto colpo di scena, ma perché assolutamente privo di una qualsiasi motivazione.


Non so se la cosa possa dipendere anche dalla traduzione italiana o se già in origine la storia paventava questo tedioso incedere. Fatto sta che, le belle tavole di Franz a parte, l'albo poteva tranquillamente restarsene a Pescara.



HELLDORADO #1-3
di J.D. Morvan & Ignacio Noé | Lancio Comix
21x28 cm | 48 pp a colori | 10 euro cad.


Nata con l'intento di pubblicare il fumetto erotico del grande Horacio Altuna, LancioComix era una prelibata collana sotto il cui ombrello, da un certo punto in avanti, hanno cominciato a trovare rifugio anche altre tematiche, corredate da firme parecchio note come quelle di Juan Zanotto, Solano Lopez, Arturo del Castillo e Alfonso Font.
Per fartela breve ho beccato i tre albi di Helldorado in un angolo buio di una fumetteria e me li sono portati tutti via ad un prezzo che irrisorio è dire poco. Solo in seguito mi sono ricordato che è stato ristampato di recente anche dalla Mondadori sul decimo numero della collana Fantastica (ma io ho comunque speso meno).


Ideata dallo sceneggiatore francese Jean-David Morvan e dal talentuosissimo disegnatore argentino Ignacio Noé (famoso per le sue tavole erotiche ma inspiegabilmente poco noto presso il grande pubblico nonostante sia un cartoonist capace di firmare cose di una bellezza rara e appagante per gli occhi) Helldorado si è rivelata una lettura come poche altre, spietata e infernale, pregna di disperazione e scene di massacro, abbastanza forti da prendere allo stomaco (e non dal punto di vista visivo, intendo).
Ti direi altro, ma credo che dedicherò un post all'opera e in particolare proprio alle meravigliose, sconvolgenti tavole di Noé.



STAR WARS #1
di Jason Aaron & John Cassaday | Panini Comics
17x26 cm | 48 pp a colori | 2,90 euro


Eccolo qui, l'evento dell'anno. La serie a fumetti che ha venduto di più negli ultimi vent'anni in America, racimolando centinaia di migliaia di copie come non accadeva dall'inizio degli anni '90.
La storia parte dove finisce il primo capitolo della vecchia trilogia (SW IV: Una Nuova Speranza) e ritroviamo tutti quei vecchi, cari personaggi. Luke, Han, Leia e Chewy vogliono assestare un duro colpo all'Impero cercando di sabotare una grossa fabbrica bellica. Qualche mazzata, via con le pistole laser (tzuin, tzuiiin), "attenti arriva Darth Vader, c'ha la spada". Ma prima di tirare un fendente all'ignaro figliolo, la storia finisce, andate in pace.
Ecco. A me piace Star Wars. A me sono piaciute anche molte cose scritte da Jason Aaron e quasi tutte quelle disegnata da John Cassaday. Ma qui è davvero troppo presto per pronunciarsi. Di buonissimo ci sono i disegni, ripeto. Di "bah!" c'è che l'albo confezionato (e giustamente urlato ai quattro venti) dalla Panini, sembra un depliant che promuove quello che puoi aspettarti dalle varie serie. A parte la storia principale più lunga delle canoniche 22 pagine, sul resto ci trovi pubblicità e preview di quella dedicata alla principessa Leia firmata da Waid e Dodson (che vedremo su questa testata tra due mesi) e di quella dedicata a Darth Vader di Gillen e Larroca (in edicola da giugno su un nuovo numero 1).
Un casino, insomma. Tutto strillato, tutto molto patinato, tutto molto sottile (nel senso che dal punto di vista cartotecnico, cover e pagine interne si presentano di una leggerezza disarmante che quasi ti viene da soffiarci sopra per vedere se partono i petali).


C'è tanta e pochissima roba allo stesso tempo. E mi sa che con questo primo episodio si chiude la mia bella, breve esperienza con le nuove serie di Star Wars. Seguirle in questo modo non ha davvero senso. E quindi mi sa che aspetterò la raccolta in volume (che facciamo prima, tanto tra sei mesi son lì tutte pronte).

17.5.15

David Lynch come back!


Pericolo scampato, sembra. David Lynch conferma il suo ritorno sul nuovo Twin Peaks in seguito a nuovi accordi con il canale via cavo Showtime (dopo il disaccordo iniziale sulle retribuzioni e il budget).

Sembra inoltre che David Nevins, presidente del network, abbia annunciato che Lynch dirigerà tutti gli episodi che saranno addirittura più dei 9 inizialmente programmati e che la preproduzione ha già avuto inizio.

Visto? A volte le cose tornano a posto come uno spera.
Anzi, oltre a questa notizia, c'è un'altra buona nuova per gli amanti della serie originale. David Nevins, presidente del network, ha annunciato che Lynch dirigerà tutti gli episodi di questo nuovo progetto che saranno addirittura più dei 9 originariamente ordinati e che la preproduzione ha già avuto inizio. - See more at: http://www.comicus.it/index.php/mainmenu-screen/item/59757-lynch-twin-peaks#sthash.BJ68cMQw.dpuf
David Lynch ha di recente confermato sul suo account Twitter che il revival della serie cult Twin Peaks si farà, sempre sul network via cavo Showtime, con cui il regista è riuscito a ottenere un accordo che soddisfacesse entrambe le parti dopo l'abbandono del progetto di qualche mese fa a seguito di un disaccordo sulla retribuzione per la scrittura della sceneggiatura. - See more at: http://www.comicus.it/index.php/mainmenu-screen/item/59757-lynch-twin-peaks#sthash.BJ68cMQw.dpuf

15.5.15

Sotto il sole di mezzanotte


Da un paio di giorni, sul sito dell'editore francese Casterman si legge:
Esattamente 20 anni dopo la morte di Hugo Pratt, il famoso navigatore solitario torna in servizio. Due spagnoli sono incaricati di far rivivere gli eroi del maestro italiano: Juan Díaz Canales, sceneggiatore di Blacksad, e Ruben Pellejerofiammeggiante maestro del bianco e nero, disegnatore della serie Dieter Lumpen. Casterman svela la copertina del nuovo Corto Maltese intitolato "Sous le Soleil de Minuit" ["Sotto il sole di mezzanotte", n.d.r.] che uscirà il 30 settembre 2015.
Sulla propria pagina facebook, Rizzoli Lizard coglie la palla al balzo, posta la cover in versione italiana e annuncia che pubblicheranno l'albo il prossimo 1° ottobre. Trapela inoltre che questa nuova avventura, cronologicamente la 30a, sembra voler recuperare alcuni momenti della gioventù di Corto che lo vedrà in compagnia di Rasputin tra eschimesi ed inuit dell'estremo nord.


Su Fumettologica invece si legge:
«Tutto quello che posso dirvi» ha spiegato Benoît Mouchart, direttore editoriale di Casterman, «è che si svolge nel 1915, al freddo…» Il fumetto sarà a colori, con una variazione in bianco e nero. Il biografo di Pratt, Dominique Petitfaux, ha aggiunto: «Ho avuto la possibilità di vedere le prime otto tavole. Sono splendide. Molto classiche. Da quello che ho visto, scopriamo il giovane Corto Maltese con Rasputin, nel Nord… Mi ha ricordato un po’ l’atmosfera di albi come Jesuit Joe. Devo dire che Pratt era molto affascinato dagli eschimesi e dagli Inuit.»
Ora. Con tutto il bene che posso volere agli autori, e tenendo conto che non sono assolutamente contrario ad operazioni di questo tipo (anzi, non vedo l'ora di metterci le mani sopra), ma una cover un pochetto più aggraziata e strutturata non si poteva proprio avere? Un piano americano completamente in ombra con alle spalle una serie di figurini identici tra loro, la fanno sembrare una di quelle immagini teaser un po' così che fai circolare sul web. Non per fare il sofisticato, eh, che per tutto il resto, ripeto, non si vede l'ora.

14.5.15

Due tristi partenze


La prima riguarda Bruno Marraffa, storico disegnatore romano classe 1935 che il prossimo giugno avrebbe compiuto ottant'anni. Se n'è andato il 22 aprile, anche se la notizia è stata diffusa solo la settimana scorsa dalla stessa Bonelli. A partire dagli anni '60, mentre lavora anche per il mercato inglese, Marraffa collabora con le edizioni Bucintoro dei fratelli Missaglia, con la Edifumetto di Renzo Barbieri e con la Bianconi, per poi approdare infine su Ken Parker e Mister No. Dal 1985, come si legge sul sito della Bonelli, Marraffa torna a lavorare per l'editore Barbieri, dedicandosi allo stesso tempo, come illustratore, all'editoria scolastica e alla narrativa per ragazzi.



Il secondo a lasciarci in questi giorni (l'11 maggio) è stato il talentuoso illustratore americano Glen Orbik che tristemente era molto più giovane (51 anni). Oltre ad aver collaborato con Marvel e DC alla realizzazione di diverse cover (tra le più note quelle per Superman: Lex 2000, Batman: Shadow of the Bat, The Life Story of the Flash), Orbik è famoso per le copertine che hanno impreziosito romanzi firmati da grossi calibri come Ray Bradbury, Joe Lansdale e Stephen King. Meravigliose, in questo senso, le sue cover per la Hard Case Crime (che trovi in parte qui sul suo sito) e doveroso, da parte mia, dedicare quanto prima un post ai suoi meravigliosi lavori.

12.5.15

Un pugno di copertine e una sola vignetta

Forse te l'ho già detto. Tendenzialmente non mi considero un nostalgico, ma ci sono in effetti certe cose sulla quale bontà anche io non posso fare a meno di disquisire con quella tipica voce stridula, strozzata dal ricordo dei bei tempi che furono. Tanto per dire, in una recente retata in edicola, mi è capitato sotto gli occhi la ristampa del Mister No delle Edizioni IF. La cover in questione (te la piazzo proprio qui sotto) mi ha letteralmente scaraventato a calci nel tunnel dei ricordi fino alla fine degli anni '80, quando Jerry Drake, a sua volta, fu spedito a forza da qualche altra parte.


Preoccupato dall'aria stantia che si respirava a Manaus dopo decine e decine di storie, Sergio Bonelli stesso decise di far cambiare aria al pilota amazzonico facendogli compiere il grande salto.
Partendo da Belém, e attraversando tutto l'oceano Atlantico, lo spedì in una delle location più interessanti del pianeta, il misterioso continente nero (che l'autore stesso aveva realmente girato un po' di volte).


Tutto cominciò quindi con l'albo numero 167 intitolato appunto "Africa!", datato aprile 1989. La storia, firmata ai testi dallo stesso Bonelli e ai disegni da Luca Dell'Uomo, era più o meno questa:
Un candidato alla carica di governatore dà fastidio a tre amiche di Jerry. Jerry dà fastidio al candidato governatore (leggi: "lo percuote rudemente"). Le guardie del corpo del candidato governatore a loro volta vogliono lisciare il pelo e Jerry e quest'ultimo, per evitare una pioggia di mazzate, si nasconde su un cargo che parte, a sua insaputa, con destinazione Africa!
All'epoca avevo già letto parecchie storie di Mister No, ma quella inaspettata trasferta accesse in me la più ardita passione per un personaggio sbevazzone, attaccabrighe e qualche volta molesto, ma sempre e comunque contro farabutti e prepotenti (proprio come piace a noi, insomma).
Qui sotto puoi vedere alcune delle bellissime e variopinte copertine di quel ciclo, durato in tutto 29 albi e terminato con il numero 196 ("Africa Addio!"). Sono molto legato a queste copertine perché, più di mille altre, mi riportano con violenza a quell'età da giovinezza spensierata e potente di cui dicevamo (nel caso tu sia stato così fortunato da poterne vivere una). 


Ma non è solo una questione di ricordi. Il ciclo africano di Mister No coincide, a mio modo di vedere, con uno dei picchi più alti dell'intera serie. Di sicuro dal punto di vista narrativo, dove Sergio Bonelli dà fondo a tutto il suo amore per quei luoghi, partorendo storie d'avventura che (te lo dico senza starti a spiegare il perché o il per come) erano M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-E.

In quei ventinove albi il vecchio Jerry si ritrovò ad avere a che fare con ricchi e dispotici americani alla ricerca di trofei, con la terribile tribù dei Fang in Camerun, con i pirati guineani a Douala, con il deserto del Kalahari, in Kenya, a Nairobi, nel parco del Serengeti, nel mezzo della rivolta dei Masai e della guerriglia tra le truppe coloniali inglesi e i fieri Mau-Mau, con la fanatica setta di El Azif in Sudan, con l'intricato labirinto del faraone Ekhnaton, in compagnia dei Tuareg nel deserto del Sahara e contro la legione straniera sull'altopiano del Tassili, per poi ricongiungersi infine in Egitto con l'amico Esse-Esse e lanciarsi sulle orme del tesoro di Tobruk. Insomma, di carne al fuoco ce n'era davvero parecchia. Ed era tutta carne buona, te lo assicuro.


In tutto il vorticoso bailamme di avvenimenti sopra citati, però, c'è proprio un albo in particolare che all'epoca della prima lettura mi colpì parecchio. Si tratta del numero 188 intitolato "Sulle Piste del Sahara" dove Roberto Diso (anche lui al suo picco di massimo splendore, in quel periodo) tratteggiò a meraviglia un deserto infernale e i suoi assurdi "abitanti".
E tra tutte, non chiedermi il perché, c'è una vignetta di quell'albo che mi si piazzò in testa e da allora non è mai più andata via. Ritraeva Mister No ad Agadés, nel Niger, rilassato e munito del solito bicchiere di [inserisci nome di bevanda alcolica a caso] sulla terrazza dell'hotel De l'Air, impegnato a rimirare lo storico minareto che ha di fronte.

All'inizio dei '90, quella vignetta me la sono squadrata, guardata e riguardata. L'ho ridisegnata così com'era o in versione invernale o notturna o ne ho reinterpretato il soggetto principale e la location. Ricordo a memoria ogni suo particolare, ogni trattino e sberleffo d'inchiostro tirati da Diso per realizzarla.

Qualcosa vorrà pur dire. 


P.S.: Una piccola riflessione a margine. I finti antieroi come Mister No, tipi come lui dediti al fumo, all'alcool e alla rissa facile, uno che non ha mai lesinato nel dare o prendere mazzate, ma allo stesso tempo altruista e dallo spiccato senso morale, dalle parti del fumetto popolare ("seriale") italiano non c'è ancora mai passato. E un po' si sente, forse.

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