Visualizzazione post con etichetta Minirecensioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Minirecensioni. Mostra tutti i post

13.12.11

Qualcosa da dire (se c'è) leggendo Morrison


A proposito dello scrittore scozzese, ho già detto qui quanto io prediliga la sua produzione al di fuori del circuito mainstream, soprattutto slegata dal mondo degli uomini in calzamaglia ed affini (con qualche lussuosa eccezione come Animal Man, Batman: Arkham Asylum e All Star Superman).

Che sia un grande scrittore non ci piove. Ma le sue cose più note sono fuori dalle mie corde e non gli ho mai dato troppo peso. Se invece vogliamo parlare di Invisibles, The Filth, Seaguy, Flex Mentallo, We3 o robe del genere, facciamolo pure. Ma non ora. Ora voglio parlare di Joe the Barbarian.

Dato alle stampe dalla Planeta DeAgostini Comics poco prima (fortunatamente) di esalare gli ultimi rantoli, Joe the Barbarian è una miniserie Vertigo raccolta in un lussuoso volume cartonato, scritto appunto da Grant Morrison e illustrato da Sean Gordon Murphy, giovane disegnatore americano del New Hampshire, pressoché sconosciuto dalle nostre parti se non per qualche sporadica apparizione tra le serie Wildstorm di Jim Lee. A sentirne solo il nome, non avrei scommesso troppo sulle sue doti. Ma dopo questo lavoro, personalmente, lo faccio salire direttamente nell'olimpo dei grandi, facendogli fare i gradini a due a due.


Joe the Barbarian parla di un ragazzino difficile come tanti. Suo padre era un eroe di guerra, ma è morto. E sua madre non basta a compensare la perdita, sembra, perchè Joe disegna un mondo a propria immagine e somiglianza, come la maggior parte degli adolescenti. Ma la cosa si fermerebbe lì, se non fosse che soffre di diabete e che per un improvviso e violento attacco ipoglicemico si ritrova letteralmente catapultato in quel mondo (ma sarà poi vero?). Questa è solo la premessa che scaturisce sin dalle prime pagine. Niente di particolarmente brillante o originale, ci terrà a dire qualcuno di voi. Ma è tutto il resto che fa di Joe the Barbarian uno dei migliori volumi a fumetti degli ultimi anni.




Sono stanco. Stanco di constatare quanto siano state inutili in passato le incursioni di Morrison su serie come Justice League e di quanto tempo abbia sprecato dietro di esse invece di scrivere le cose che hanno fatto di lui il genio assoluto che è. Sono stanco di cercare di capire perchè sia un genio lui, e in che modo, e perchè non lo siano altri come lui. Le sue dinamiche narrative, la sua capacità di tenerti incollato alle pagine.

E' che Morrison è un fenomeno fatto e finito, non un Mark Millar qualsiasi. Morrison non richiede i più grandi disegnatori sulla piazza per mettere un buco agli imbarazzanti buchi delle sue storie. Morrison ti prende uno sconosciuto, bravo, per carità, ma sempre sconosciuto, e gli affida la sua storia. E la storia è grande e il disegnatore sembra essere stato scelto su misura per essa. Punto.


Sean Gordon Murphy è un altro piccolo genio. Niente di troppo roboante in stile Bryan "guardami bene in primo piano con un braccio alzato e l'altro con il pugno chiuso sul fianco e il tutto mentre strillo a squarciagola" Hitch o troppo potente alla Frank Quitely (che è un grande, ci tengo a sottolinearlo), ma solo tanta tecnica, tanta perizia e tanto passione per il linguaggio. Un ottima padronanza dei neri e un grande equilibrio dei tratteggi.


Potrei parlavi ancora della storia. Ma questa, come al solito, non è una recensione. E' un invito. Se vi capita dategli un'occhiata, vi prego. Che di storie d'avventura del genere ne escono una all'anno. Due, se è una buona annata.

9.12.11

Di Audaci Tombe Macanude e Gatti Mondadory

MACANUDO #4
Sono sinceramente dispiaciuto per chi non riesce ad apprezzare la verve e la poesia di Liniers. E per chi non ha ancora capito la grandezza della sua opera, per ora racchiusa in italiano nei quattro volumi stampati dalla Double Shot. Il quarto volume l'ho comprato e letto mentre ancora tornavo a casa. In auto. Non riesco a ricordare nessun altro creatore di strip attualmente vivente che riesca a rapirmi come il simpatico autore argentino. A Z-25 robot sensibile, a Enriqueta e il suo gatto Fellini, alle Vere Storie di Liniers, ai pinguini e ai folletti con i cappelli a punta, adesso si aggiungono anche le storie di Picasso. Impareggiabile. Lirismo e risate come se piovessero.

L'AUDACE BONELLI
Un libro pressoché fondamentale per gli appassionati del genere. Aneddoti storici, curiosità e divertiti cotillon. Testi e immagini che ripercorrono la storia della più grande casa editrice di fumetti italiana di tutti i tempi (ma non solo) e dell'uomo (il Sergione editore e il Sergione sceneggiatore) al quale è stata dedicata questa ristampa da edicola. Mi sono divertito e per niente annoiato. Una lettura illuminante, soprattutto per quel che riguarda i cenni storici e biografici di autori ed editori che hanno appunto fatto la storia del fumetto italiano, checché se ne possa dire. Nove euro e qualche frattaglia spesi bene.

LA TOMBA DI DRACULA (#1, anche se non c'è scritto)
Pensavo fosse amore, invece era un paletto (di frassino). Se tra voi c'è qualche appassionato con qualche etto, qualche etto e mezzo di anni in più sulle spalle, ricorderà le vecchie incarnazioni italiane di questa serie. Oggi viene riproposta dalla Panini in edizione lussuosa (ma solo nel prezzo, che la confezione è uguale a tutti gli altri 100%) e perdersela sarebbe un vero attentato. I fan dell'horror, del fumetto d'annata e dei grandi autori di comics (Gene Colan su tutti) sono avvisati. Se non siete tra questi, allora risparmiatevi questi 18 euro sonanti per le 224 pagine fastidiosamente lucide. Che poi questa storia, prima o poi, dovrà finire. 18 euro per 224 pagine? E va bene che sono ristampe di materiale d'annata, ma ha fatto di meglio anche la Planeta e ho detto tutto). Comunque, a dirla tutta, solo Colan e gente come Marv Wolfman, Gerry Conway e Archie Goodwin erano capaci di creare storie di un Dracula con la faccia da tolla, i baffetti da sparviero e una mantella metà rossa e metà nera senza farsi ridere dietro. E poi c'è la prima apparizione di Blade l'ammazza vampiri. Quello vero con i coltelli di legno e il pastrano verde qui di fianco, intendo, non quel tamarro con gli occhiali scuri e i tatuaggi del cinema che ci voleva la mano di Dio, per sopportarlo. Poi dice che non devi fare il nostalgico. Se, se.

GATTO MONDADORY E IL TELEFONINO FATATO
Mi spiace molto anche per chi non riesce a divertirsi con opere come quelle del famigerato Dr Pira. Questa è la sua prima storia lunga raccolta in volume dalla mai troppo osannata GRRRzetic Editrice. Probabilmente, per via delle tante pagine, la storia ne risente un pelucchio rispetto ai brillanti racconti brevi più dinamici apparsi in passato su XL di Repubblica, Vice Magazine, Hobby Comics o sul suo sito (I Fumetti della Gleba). Ma non si sfugge comunque alla supersagacia del Dr Pira che, in questo caso, imbastisce una trama articolata e per nulla scontata, dove il Gatto Mondadory parte per un viaggio che lo condurrà molto lontano, in terre sconosciute e misteriose, per cercare di salvare la vita dello smartphone del Re (non chiedete altro, provate a dargli una letta e basta). Per bocca dello stesso autore: Gatto Mondadory è un romanzo di formazione. C’è la tensione tra individuo e società che viene risolta in un conflitto e c’è una forte tensione antiborghese che viene raccontata attraverso draghi, telefonia mobile, magia e megaliti. Mi sono ispirato al classico romanzo ottocentesco e da qui anche la grafica da fine 800 inizio 900, preso da un viaggio in mare in Norvegia… Niente altro da aggiungere, per quanto mi riguarda, se non che Dr Pira è uno di quei pochi che mi fanno davvero ridere e Gatto Mondadory, si, è mooolto divertente.

Poi vi parlo anche di Joe The Barbarian di Grant Morrison e Sean Murphy. Ma in separata sede, che l'argomento merita un po' di attenzione.

4.11.11

Cose da leggere che non ti aspettavi

C'è che continui a fare pacchi e pacchettini (che vai avanti per ore e la libreria si svuota solo di un paio di scaffali alla volta, come se ne era già parlato qui), parli con due o tre ditte di trasloco, l'elettricista, i pittori e un piastrellista, vai in giro a scegliere piastrelle per una decina di metri quadri da piazzare dietro la cucina e torni all'ikea a capire cosa poter prendere e cosa no. Torni a casa e fai saltellare in padella tuo figlio per cercare di farlo ridere il più possibile (perchè il sorriso è il sale della vita e perchè per piangere c'è sempre tempo) e cerchi di restituire anche le dovute attenzioni a tua moglie che si è fatta il mazzo tutto il giorno dietro di lui a vestirlo, cambiarlo, farlo mangiare e cercare di farlo addormentare. Sempre sorridendo, anche lei.

Nonostante tutto questo, nell'ultimo mese hai anche trovato, chissà dove, il tempo per fare un paio di capatine dal tuo spacciatore di fumetti (anche perchè è il tuo spacciatore ufficiale di scatole, che senza di lui non avresti saputo dove prendere cosa. Grazie, Danito:).
La prima volta te ne sei uscito con
Il Libro della Genesi illustrato da Robert Crumb, Il Mago Wiz di Johnny Hart e Brant Parker, il quarto e ultimo volume dei classici Marvel dedicati ai Fantastici Quattro di Lee e Kirby e qualcos'altro che adesso proprio non ricordi.

La seconda, invece, con il primo dei classici Marvel dedicati al Conan di John Buscema, il Marvel gold con la ristampa del primo ciclo de La Tomba di Dracula di Gene Colan e il volume Tamara Drewe di Posy Simmonds.


Poi, non soddisfatto, passi pure in edicola e prendi i nuovi albi della GP Publishing con la ristampa in formato bonelliano e in bianco e nero di alcune celebri serie francesi, come il Wisher di Giulio De Vita e Il Cacciatore di Yves Swolfs. E pure l'ultimo Mister No (il numero 54) delle Edizioni If che c'era una storia di Tiziano Sclavi che cominciava dal numero precedente (il 53) e che hai lasciato lì perchè volevi leggere nella sua interezza (sai come vanno queste cose, no?).


Quindi, quando tutti sono presi dalla febbre di Lucca e dalle prossime novità, tu te ne sbatti e ti dedichi alla pila sul tuo comodino. E cominci proprio con Il Mago Wiz volume 1 di Hart e Parker, dove si narrano le vicende strampalate degli abitanti di Id. Te lo leggi e ti piace. E si rafforza la voglia di leggere certe cose. E' che in questo periodo ti è presa proprio la scimmia per le strisce americane e che a parte alcune sporadiche edizioni, l'unica boccata di ossigeno, in Italia, te la dà Linus. Che ancora non ti spieghi come si faccia a non raccogliere in volume il Get Fuzzy di Darby Conley, il Monty di Jim Meddick, il Perle ai Porci di Stephen Pastis, il Cul de Sac di Richard Thompson, il Doonesbury di Garry Trudeau (che dopo quel primo volume della Black Velvet, non se n'è saputo più nulla) o il Dilbert di Scott Adams (che a parte una manciata di vecchi volumi editi da Garzanti e Comix, anche qui non se n'è saputo più nulla). Allora ti aggiri famelico tra gli scaffali della tua fumetteria di fiducia alla ricerca di uno spiraglio. Adocchi e sbavi sulla Mafalda di Quino nella versione in otto volumi racchiusi in una scatola di latta dei Magazzini Salani, sugli ultimi volumi dei Peanuts di Panini Comics o su quei due o tre di Calvin and Hobbes che ti mancano (ma che non vuoi prendere perchè speri sempre che anche in Italia si decidano a pubblicare la benedetta complete version americana in tre volumi).

Davvero correresti il rischio di non divertirti, leggendo meravigliose parentesi
come questa qui sopra tratta dal Get Fuzzy di Jim Meddick?


Però qui vuoi parlare di un percorso di lettura strano e variegato, composto da un trittico inusitato e rocambolesco:

Il Libro della Genesi / Tamara Drew / Mister No

Si, perchè del Libro della Genesi ne hai sentito parlare parecchio. E poi vuoi mettere? Robert Crumb è sempre Robert Crumb. E infatti quello che viene fuori da questo volume, è soprattutto un lavoro grafico (impatto visuale vero e proprio) allestito dall'autore in parecchi anni che non ti ricordi più nemmeno quanti. Ce ne avrà messi si, di anni. Il Maestro in questione sfiora davvero la perfezione e la bellezza del tratto è ruvida e palpabile. Per certi versi lontano anni luce dalle sue cose precedenti. Un lavoro di una grandezza spaventosa che denota una maestria, una devozione e un amore viscerali e una genuinità quasi primordiale.

Cose maniacali tipo questa qui sopra, dici.

La prima cosa che che non ti aspettavi, però, è che ti abbandoni alla lettura e dopo quaranta pagine non è ancora scattato nulla. Il libro della Genesi, quello vero, non lo hai mai letto. Forse ti manca un pezzo. Ma il libro di Crumb e talmente fedele da risultare quasi stucchevole negli intenti. Ma bada bene. E' molto probabile (anzi, quasi sicuro) che sei tu che non ci arrivi. La lettura risulta pesante e pedante. Nomi e fatti fagocitati, futili lettere e parole che fanno capolino dalle rispettive didascalie, che si perdono nella bellezza dei paesaggi e dei volti rugosi dipinti da Crumb. Non ce la fai a proseguire. Ma pensi: possibile che tra tutte le cose che caparbiamente hai portato avanti, adesso devi abbandonare proprio un volume di Crumb? Allora lo riponi sullo scaffale e pensi che forse non hai la testa in questo momento, che sai, tra il trasloco e tutto il resto, non dev'essere facile facile. Però ci credi. Aspetta, Crumb, che poi torniamo, eh. E non si scherza.

E passi avanti.

C'è un'altra cosa della quale sei convinto in questo periodo. E cioè che tra tutti i filoni e le correnti narrative a fumetti, quella della commedia manchi in modo quasi vergognoso. Che oggi va di massima l'autobiografismo (autolesionismo) se ti rivolgi al fumetto di un certo tipo, all'avventura con la pistola e gli investigatori se ti rivolgi al fumetto di un altro tipo. Che poi di roba ce n'è quanta ne vuoi. E' che la commedia e le sfumature che ne derivano sono completamente assenti dagli scaffali. Non era Gianfranco Manfredi che diceva di volersi cimentare, prima o poi, con la commedia a fumetti? E allora gli dici, a Gianfranco Manfredi: Gianfranco Manfredi, fallo. Ma fallo adesso.
Un mondo completamente inesplorato e inespresso, quello della commedia a fumetti. Chissà poi perchè, ti chiedi. Anche perchè è una tematica tra le più floride e propositive. Al di sotto della commedia possono celarsi rivoli di dramma, tragedia e poesia. Puoi spaziare agilmente in altre correnti senza perdere nulla.
E infatti girando a briglia sciolta sul web, ti era arrivato sotto gli occhi questo volume, Tamara Drewe, pubblicato dalle edizioni Nottetempo, che raccoglieva le strisce (pubblicate in origine a puntate sul quotidiano inglese The Guardian) dell'autrice Posy Simmonds. Quindi hai ordinato il volume e quando è arrivato te lo sei portato a casa davvero curioso di capire.
Posy Simmonds, da noi pressoché sconosciuta, è un'autrice inglese, un'illustratrice fine e delicata che ricorda un po' la nostra Grazia Nidasio nazionale. La Simmonds spazia tra il concetto e il visuale, tra la narrativa illustrata e il romanzato, con didascalie lunghe alla bisogna. Con tanta voglia di raccontare la sua storia, con verve, disincanto, vezzi e piglio buono. La storia è quella che poi Stephen Frears ha preso così com'era e ci ha fatto un film (arrivato nelle nostre sale con il titolo Tamara Drewe - Tradimenti all'inglese). Ci si ritrova immersi nella vita della campagna inglese insieme ad un sacco di pittoreschi e fobici personaggi che di inglese hanno troppo o troppo poco. Scrittori, giardinieri, musicisti, teen ager e mucche, vedono lentamente la loro vita andare sottosopra perchè un giorno arriva Tamara, una ragazzetta impacciata e nasuta da giovane, ora aperta, accondiscente e provocante. C'è da ridere e da riflettere, se mai te lo fossi chiesto.

E la seconda cosa che non ti aspettavi, è che questo volume ti è piaciuto davvero molto, in un modo diverso che non sai come dirlo meglio. Le scene, i luoghi, i personaggi, quel modo un po' così che ha la Simmonds di far sfumare la commedia in tragedia per poi tornare indietro, quella ragazza che credi sia così ma poi non lo è ma poi potrebbe tornare ad esserlo.

Quelle soluzioni grafico narrative magari poco sofisticate,
ma dinamiche, elastiche, assolutamente ferrate.

Insomma, se proprio ci devi pensare, si è trattato di una boccata di aria fresca, in questo periodo. Che ci credi che ci abbiano fatto un film. Tamara Drewe è stato scritto e sceneggiato dalla sua autrice come se fosse un film. Ma anche un romanzo. E anche un fumetto. I linguaggi si intersecano e si scambiano in continuazione. E la storia ne trae solo beneficio. Ti senti di consigliarlo a tutti quelli che hanno voglia di leggere una storia divertente (e anche no) e soprattutto scritta come si deve.

C'è poi la questione che credendo a questa cosa della commedia a fumetti di cui sopra, la terza cosa che non ti aspetti è che certe cose te le ritrovi subito dopo in una storia di Jerry Drake. Precisamente parliamo di quella che comincia su Mister No 53 (nella ristampa delle Edizioni If) con il titolo Ombre Rosse e prosegue sul 54 con l'albo La fine della pista (stampati originariamente sui tre albi di Mister No dal 105 al 107 a partire dal febbraio 1984). Il tutto ad opera di Tiziano Sclavi e Roberto Diso.
La questione è che adesso ti ricordi perchè Sclavi è un grande autore di fumetti. In questa storia c'è molto di quello che avresti poi ritrovato in Dylan Dog. Ma, tremino le fondamenta, c'è pure qualcosa di diverso dal futuro Sclavi. Qui si parla di un'opera (un'operetta), una commedia (di nuovo) dolce e amara, un teatrino dell'assurdo che l'autore imbastisce senza mezze misure, e ti ci proietta direttamente in mezzo.

Il fatto è che Jerry rievoca una vecchia storia risalente al 1950, poco prima che approdasse definitavamente sulle sponde di Manaus, dove questa famiglia strampalata lo ospita per qualche tempo nelle proprie magioni. Il vecchio capofamiglia ha ricostruito un pezzo del vecchio west e tutti sembrano non possedere un minimo di senno nella zucca. Quindi ci sono cowboys vestiti da indiani, indiani veri, finti agguati, una morte avvenuta per disgrazia, rozzi sceriffi alla John Wayne, donne e avvocati ubriaconi, una ragazza che simula di continuo il suicidio. E ci sono anche un pozzo di petrolio e i dinosauri. Si, ci sono pure i dinosauri.
Capisci che fine possono fare questi personaggi di pezza e legno nelle mani di un grande burattinaio come già allora era Tiziano Sclavi? E poi ritrovi quel Roberto Diso che allora era un dio in terra.


Una grandiosa, ridicola, assurda epopea breve che ti diverte e ti insegna qualcosa sul mestiere di scrivere, nel caso ti interessi. E se poi ancora hai bisogno di conferme (ma quanto sei san Tommaso?) ti leggi pure la storia breve successiva, sempre scritta da Sclavi, ma spennellata da Fabio Civitelli, dove Mister No cerca di nascondersi da una sanguinosa tribù amazzonica in una capsula spaziale russa precipitata insieme al suo aitante e simpatico pilota. Quando le missioni spaziali erano ancora di là da venire, però. Così si crea il presupposto che Mister No non ci capisca una fava mentre tu, da questa parte nel futuro, ridi della situazione.
Commedia anche qui. Non ci sono sparatorie o scazzottate. C'è tanto Sclavi pensiero. Alla faccia di chi ce l'ha con il fumetto seriale, popolare o quel che si vuole.

Imparare e poi parlare, please.


Chiuso. Non ho nient'altro da aggiungere, per ora.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...