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23.1.17

JustSomeMotion

Recentemente mi è capitato di vedere l'ultimo spot della Tim. Quello della gente che balla ovunque, per piazze e negozi. E' uno spot dell'agenzia Havas di Milano. Ovviamente non è nulla di particolarmente originale (di cose del genere se ne sono già viste a pacchi), ma mi ha incuriosito lo stesso perché credo che in quanto ad appeal, si tratti di uno degli spot migliori, e più mirati, che la Tim abbia mai tirato fuori nella sua intera storia aziendale.
Sto parlando di questo, nel caso tu non l'avessi visto:


Vero è che molto lo fa All Night, l'orecchiabilissimo pezzo del disc jockey e musicista austriaco Parov Stelar (tratto dal suo album The Princess, che se non conosci ti consiglio caldamente di ascoltare) che fa da colonna sonora al tutto. E per quanto non presente in tutte le scene, il protagonista con il cappello ha il carisma giusto per attirare l'attenzione di chi guarda.

Ma dopo qualche ricerca ho scoperto che il giovane ballerino in questione, che si fa chiamare semplicemente JustSomeMotion, in Germania (e non solo) è un'autentica star della danza electro swing.


Oltre a girare il mondo facendo quello che gli riesce meglio, racimola anche fior di click su youtube (qui ad esempio cerca di insegnarti l'hop walk, ma non provarci nemmeno per scherzo se, come me, hai stropicciato da tempo sotto i piedi la beata gioventù) ed è già stato protagonista indiscusso di altri spot televisivi del genere, come quello della Deka Investments di due anni fa:



Questo per solo dire solo che non importa quindi chi si occupa dell'uno o l'altro spot, quando hai semplicemente un abito da tagliare su misura su una personalità del genere, che ha saputo fare di una danza così caratteristica il proprio stile di vita.

17.6.16

Mad Men, le prime quattro stagioni (non la pizza), una via l'altra (come le ciliegie)

Di Mad Men avevo visto un po' di episodi sparsi ai tempi della prima messa in onda. L'avevo fatto anche per "dovere", perché all'epoca in ufficio non si parlava d'altro. Chi faceva quel mestiere (non importava che tu fossi l'ultimo scalcagnato degli art director, un grafico, un copy o un account), rielaborò la serie quasi come una rivalsa personale, sbandierando in faccia alla realtà (scioccamente, devo dire) un mondo che non esisteva nemmeno più.

Chi accese quella scintilla fu prima di tutto il protagonista, Don Draper, art director e poi socio dell'agenzia pubblicitaria di New York Sterling Cooper e guru della pubblicità anni '60.
Un figo impomatato, elegantemente vestito, pacato ma deciso, sempre con la sigaretta in bocca o un bicchiere pieno tra le mani, prodigo di lampi di genio ma con qualche scheletro di troppo nell'armadio.
Fascino, mistero e nostalgia, insomma, in un personaggio carismatico, macchiato da qualche decisione davvero discutibile e da una lunga serie di irrisolti che riguardano prima di tutto il suo rapporto con le donne, e che deve il proprio spessore all'interpretazione del bravissimo Jon Hamm.

Per chi ha vissuto gli ultimi dieci anni passeggiando per le fogne
e mangiando pizza come le tartarughe ninja, Don Draper è il tizio qui sopra.

Ora che ho rivisto come si deve le prime quattro stagioni mi appare lampante il motivo per il quale Mad Men sia diventata una delle serie culto dello scorso decennio (e oltre) e tra le più seguite e premiate degli ultimi anni. Di pubblicità si parla e anche tanto, riproponendo dinamiche lavorative ancora oggi attualissime, citando marchi noti e meno noti o i nomi delle grosse agenzie che erano già tali in quegli anni (McCann Erickson, Leo Burnett, DDB, Young & Rubicam, Ogilvy & Mather).

Ma c'è anche da tenere in considerazione che si parte agli inizi degli anni '60, dove in pubblicità tutto o quasi era concesso.
Fa ridere in tal senso la riunione con la dirigenza della Lucky Strike dove viene approvata con entusiasmo la head (che sarebbe lo "slogan") "E' tostato!". Anche se in inglese suona in un altro modo ("Lucky Strike! It's Toasted"), immagino che oggi l'autore di una roba così sciagurata possa venir preso a calci nel sedere fino a dargli la morte per sfinimento. E bada bene che ti sto dicendo che quella campagna è stata davvero una di quelle storiche dell'azienda in questione, tanto da divenire negli anni quasi un payoff sotto il loro nome (e tutto questo mentre i Dottori sembravano preferire le Camel).


In altri casi meglio studiati, viene fuori invece il vero genio creativo di Draper e il venditore che è in lui, come quando ragiona in silenzio sulla campagna storica della Volkswagen ("Think Small") o come nell'ultimo episodio della prima stagione dove tirerà fuori una presentazione da urlo e applausi per il primo proiettore di diapositive a ruota meccanica della Kodak.

Ma per quanto divertente, la forza di Mad Men non sta nel background pubblicitario (e mi rendo conto che per chi non ha mai sfiorato il settore, poco sarebbe cambiato se si fosse parlato di banchieri). Anche se nel corso delle prime stagioni qualcuno potrebbe infatti innamorarsi di questo mestiere, successivamente questo mondo ovattato si sgretola a pezzi riportandoti spesso con i piedi per terra e mostrandoti gli aspetti più cinici e disincantati di chi è abituato a ragionare a certi livelli.


In generale, quindi, la serie parla di tutt'altro: soldi, carriera, potere, amore, sesso, donne, tradimento, passione, guerra, fuga e famiglia.
Tanti vizi e pochissimi virtù, insomma, che tendono a raccontare con estro e disinvoltura i grandi cambiamenti della società americana. Queste prime quattro stagioni, per dire, lo fanno attraverso la "guerra" elettorale tra Nixon e Kennedy, la guerra fredda con la minaccia missilistica di cuba, i primi anni di subbuglio del femminismo americano con la donna alla ricerca della propria identità ed emancipazione o l'assassinio dello stesso Kennedy. Ma anche di persone che, deridendo i mali che provocavano davvero certi vizi, abusavano non poco di tabacco e alcool come se fossero tra le poche cose per cui valesse davvero la pena vivere (non passano 30 secondi senza che qualcuno si accenda una sigaretta o che beva un Canadian Club o un Old Fashioned).

Nella parte iniziale l'attenzione è tutta per Donald Francis Draper con le numerosissime ombre che costellano la sua vita. Reduce della seconda guerra mondiale, poi venditore d'auto e di pellicce, Don è riuscito subito dopo a diventare una delle figure di spicco del mondo della pubblicità senza fare troppa gavetta. Oggi è un uomo affermato, marito di una ex modella e padre di due bambini.
Ma chi è davvero Draper? Perché la sua storia recente non sembra corrispondere con quella della sua adolescenza? Figlio di una giovane prostituta morta dandolo alla luce e cresciuto con un padre zoticone e una madre non sua che non l'ha mai accettato, qualcuno, oggi, sembra conoscerlo come una persona del tutto diversa dall'uomo forte e sicuro che appare tra le mura di casa sua o tra quelle del suo ufficio.


In ogni caso, la buona riuscita di Mad Men va cercata proprio nella cura nel trattare i personaggi e negli avvenimenti che colgono quasi sempre impreparato lo spettatore, dopo averlo fatto distendere con una sfera del quotidiano che, soldi e donne esclusi, potrebbe appartenere a chiunque: Mad Men, insomma, non è certo un semplice drama e il merito, a mio modo di vedere, è soprattutto di Matthew Weiner, creatore e produttore della serie che anni prima ha ricoperto gli stessi ruoli anche per la serie dei Soprano (e la cosa si nota parecchio, visto che le due serie sembrano condividere lo stesso trattamento delle parentesi affettive e sessuali, come pure lo sguardo cinico e disincatato sulla vita dei protagonisti).


Grande merito infine ai vari attori che sono riusciti a calarsi a meraviglia nei rispettivi ruoli. Di Jon Hamm ho già detto, ma tra gli altri ci sono da citare soprattutto la bravissima Elisabeth Moss che interpreta Peggy Olson, personaggio ricco di sfumature nel ruolo di segretaria e poi copy in continua ascesa, il bravo Vincent Kartheiser in quella dell'account Pete Campbell, la sensuale Christina Hendricks nel ruolo della segretaria tuttofare Joan Holloway e il caratterista John Slattery in quella di Roger Sterling, uno dei proprietari dell'agenzia. Ma di personaggi ce ne sono parecchi. La bella moglie di Don, Betty Draper (January Jones) il direttore finanziario Lane Pryce (Jared Harris), il responsabile delle vendite Ken Cosgrove (Aaron Staton), il copy Paul Kinsey (Michael Gladis), l'art director grafico Salvatore Romano (Bryan Batt) e decine di altri ancora.

Tanta roba davvero. Provare per credere.


P.S.: Se ti interessa, esiste un documentatissimo sito dedicato a questa serie, in rigorosa lingua italiana: MadMenia.
P.P.S.: E non ho nemmeno sfiorato l'argomento musica. Qui sotto ti piazzo una bella playlist che ti faccia capire come i pezzi utilizzati nella serie riescano immediatamente a costruire una meravigliosa atmosfera d'epoca (a parte la prima che è la sigla iniziale firmata dal beatmaker RJD2).

 

29.9.14

Chris Labrooy


Chris Labrooy è un creativo a tutto tondo. O meglio, è un art, un fotografo e un digital artist che lavora tanto con la testa. Non mi far stilare la solita lista di clienti. Chris lavora un po' per chi vuole. Ti dico solo che, come potrai notare da solo, gli piace lavorare con le parole e giocare con le forme. E che trovi il suo sito ufficiale qui: www.chrislabrooy.com















17.1.14

#CoglioneNo. O forse si?


Ormai li avrai visti ovunque. I video virali firmati con l'hashtag #CoglioneNo (in coda ne trovi uno, qui trovi gli altri due) hanno fatto il giro del web in lungo e in largo. Nel mio piccolo, a tutte le discussioni che stanno nascendo sull'argomento, aggiungo solo che non c'è soluzione e non c'è speranza. Anzi, consiglio ai capi d'azienda di destinare sempre meno alla comunicazione, consiglio alle agenzie e ai creativi freelance di cambiare mestiere e consiglio ai giovani che intendono intraprendere questo mestiere di cambiare in corsa le proprie aspirazioni. Così le aziende venderanno meno e saranno costrette a tagliare ulteriormente i loro già risicati budget e le agenzie e i freelance chiuderanno i battenti. E così andremo tutti a puttane. Ci ritroveremo tutti lì.

E' un discorso morto e sepolto. I furbetti esistono ovunque. Sta a te non farti prendere per il culo. E se hai paura di non riuscire a pagare la bolletta, allora mettiti d'impegno e studia per diventare dentista. O anche meccanico. Che anche in tempi di crisi come questi, se ti si spaccano i denti o il semiasse dell'auto, devi metterli a posto per forza.
(P.S.: Quest'ultima frase è dettata dal fastidio dell'essere consapevoli che le cose non possono cambiare. Non sto consigliandoti di metterti davvero a fare il meccanico, perché dovrei consigliarlo prima a me stesso. Hai capito, no?)

A chiusura dell'argomento sottopongo alla tua attenzione l'articolo Perché le aziende non pagano volentieri i creativi, scritto da Enrico Sola per Il Post. Illuminante. Così come uno dei commenti che ti riporto qui sotto.


Il che è verissimo, caro amico. Pura legge, quasi. Ma ciò non toglie che la questione pone le basi sempre su UNA sola verità insindacabile, è cioè che è dai tempi del baratto che se TU chiedi un servizio a ME, di qualsiasi servizio si tratti, devi poi ripagarmi in qualche modo. Altrimenti non venirmi a chiedere un cazzo. Tu te ne stai tranquillo a casetta tua e io mi spendo qualche serata in più a quattro di bastoni sul divano senza sentirmi colpevole. Punto.

12.9.12

MacGyver and the New Citan


Non ho molto altro da aggiungere a quanto sotto riportato da un post di Ninja Marketing. Solo che mi ha fatto tanto ridere di gusto. Come se fosse tornato un vecchio amico direttamente dagli anni '80.

Nato come protagonista dell’omonima serie televisiva, andata in onda in America dal 1985 al 1992, [MacGyver] è divenuto celebre proprio per la sua innata capacità di districarsi in circostanze di ogni tipo, ricorrendo solo il suo ingegno, le sue conoscenze in campo chimico, fisico e tecnologico, un coltellino svizzero, del nastro adesivo e oggetti trovati qua e là.

Questa sua caratteristica lo ha reso il testimonial ideale per la nuova Mercedes Benz Citan. Per promuovere la sua nuova vettura, Mercedes ha realizzato il trailer di MacGyver and the New Citan, una serie di episodi il cui protagonista è l’ingegnoso MacGyver, interpretato dall’attore Richard Dean Anderson.

Lo spot si concentra essenzialmente sulla trama e sul protagonista, invecchiato ma pur sempre uomo d’azione, mostrando la nuova Citan come mezzo ideale anche per le situazioni più critiche. È un trailer ad alta tensione, che lascia lo spettatore con un cliffhanger che si risolverà nei prossimi tre episodi, che saranno rilasciati per il lancio internazionale della Citan.


Bentornato, Mac. O anche Jack O'Neill, eh. Come vi pare.

26.6.12

henry hargreaves


Henry Hargreaves è un fotografo della Nuova Zelanda. Dal suo studio a Brooklyn si occupa principalmente di still life, moda e arte, dopo aver abbandonato, come facilmente si evince dalla foto sopra, una promettente carriera da modello durata diversi anni. Oggi è soprattutto noto per i suoi progetti personali fatti di memorabili immagini creative e provocatorie.
Uno dei suoi ultimi progetti? 3DD, un libro fotografico per il quale bisogna piazzarsi sul naso i classici occhialetti 3D per gustare nelle 3 dimensioni i migliori seni da lui fotografati. Seni, si. Tette. Torvate tutto qui.


Tra i suoi clienti figurano anche Ralph Lauren, Stefan Sagmeister, Boucheron, il New York Magazine. I suoi lavori uniscono una mentalità inquieta e curiosa al fascino per l'insolito e l'eccentrico.

Riporto direttamente dal sito alcune delle sue memorabili serie fotografiche. Una delle ultime è Deep Fried Gadgets. Tecnologia superflua?





Local Identity, dove si ricostruisce appunto le identità di alcuni Stati Americani mettendo in scena oggetti e personaggi tipici di quel luogo.




Food of the Raimbow. Ogni parola è superflua.




Il Sagmeister Poster Exhibition. Capite? LUI ha realizzato il poster per una mostra di Stefan Sagmeister. Sapete chi è Sagmeister, vero?



Stars in Their Eyes, dove ricostruisce invece le identità di celebri star dello spettacolo, semplicemente attraverso i loro occhiali.




Sul suo sito ce ne sono tantissime altre, di gallerie. Roba come Bacon Alphabet, Toasted Icons, Shattered o la meno emblematica Dick on a Stick.

Divertitevi.

4.6.12

Ogilvy & Mother per Benzac

Ogilvy & Mother Bogotà ha sfornato questa campagna adv per la crema anti acne Benzac. A me è sembrata geniale da subito.

Clicca per ingrandire.




Advertising Agency: Ogilvy & Mather, Bogota, Colombia
Chief Creative Officer: John Raúl Forero
Head of Art: Juan Pablo Alvarez
Creative Directors: Mauricio Guerrero, Diego Cárdenas
Copywriter: Julián Gutiérrez
Art Directors: Diego Cárdenas, Daniel Mora, Andrés López, Jhon Chacón
Illustrator: Daniel Mora, Diego Cárdenas

6.4.12

Nike Fresh Air by Doubleday & Cartwright


Get Fresh Air è un videoclip che ha raccolto oltre 1 milioni e mezzo di contatti nei suoi primi dieci giorni on line, diventando il viral Foot Locker più visto di sempre.Il progetto è firmato da Doubleday & Cartwright, una "media & design agency" di Brooklyn di proprietà del creativo svizzero Kimou Meyer (aka Grotesk). Alla D&C è stato commissionata la creazione di un universo illustrato per la nuova collezione Nike/Foot Locker Primavera 2011.






Ecco il risultato. Un viral caratterizzato da un brano originale del nuovo duo hip-hop di Detroit e Chicago, i The Cool Kids. Brano che è entrato poi a far parte, l'anno scorso, del loro album di esordio When Fish Ride Bicycles.

Ah, per chi non li riconoscesse, i protagonisti del video sono Amar'e Stoudemire e Chris Bosh (campioni NBA, rispettivamente centro dei New York Knicks e ala grande dei Miami Heat) e Ken Griffey Jr. (centrale esterno di Baseball dei Seattle Mariners oggi in "pensione").


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