17.6.16

Mad Men, le prime quattro stagioni (non la pizza), una via l'altra (come le ciliegie)

Di Mad Men avevo visto un po' di episodi sparsi ai tempi della prima messa in onda. L'avevo fatto anche per "dovere", perché all'epoca in ufficio non si parlava d'altro. Chi faceva quel mestiere (non importava che tu fossi l'ultimo scalcagnato degli art director, un grafico, un copy o un account), rielaborò la serie quasi come una rivalsa personale, sbandierando in faccia alla realtà (scioccamente, devo dire) un mondo che non esisteva nemmeno più.

Chi accese quella scintilla fu prima di tutto il protagonista, Don Draper, art director e poi socio dell'agenzia pubblicitaria di New York Sterling Cooper e guru della pubblicità anni '60.
Un figo impomatato, elegantemente vestito, pacato ma deciso, sempre con la sigaretta in bocca o un bicchiere pieno tra le mani, prodigo di lampi di genio ma con qualche scheletro di troppo nell'armadio.
Fascino, mistero e nostalgia, insomma, in un personaggio carismatico, macchiato da qualche decisione davvero discutibile e da una lunga serie di irrisolti che riguardano prima di tutto il suo rapporto con le donne, e che deve il proprio spessore all'interpretazione del bravissimo Jon Hamm.

Per chi ha vissuto gli ultimi dieci anni passeggiando per le fogne
e mangiando pizza come le tartarughe ninja, Don Draper è il tizio qui sopra.

Ora che ho rivisto come si deve le prime quattro stagioni mi appare lampante il motivo per il quale Mad Men sia diventata una delle serie culto dello scorso decennio (e oltre) e tra le più seguite e premiate degli ultimi anni. Di pubblicità si parla e anche tanto, riproponendo dinamiche lavorative ancora oggi attualissime, citando marchi noti e meno noti o i nomi delle grosse agenzie che erano già tali in quegli anni (McCann Erickson, Leo Burnett, DDB, Young & Rubicam, Ogilvy & Mather).

Ma c'è anche da tenere in considerazione che si parte agli inizi degli anni '60, dove in pubblicità tutto o quasi era concesso.
Fa ridere in tal senso la riunione con la dirigenza della Lucky Strike dove viene approvata con entusiasmo la head (che sarebbe lo "slogan") "E' tostato!". Anche se in inglese suona in un altro modo ("Lucky Strike! It's Toasted"), immagino che oggi l'autore di una roba così sciagurata possa venir preso a calci nel sedere fino a dargli la morte per sfinimento. E bada bene che ti sto dicendo che quella campagna è stata davvero una di quelle storiche dell'azienda in questione, tanto da divenire negli anni quasi un payoff sotto il loro nome (e tutto questo mentre i Dottori sembravano preferire le Camel).


In altri casi meglio studiati, viene fuori invece il vero genio creativo di Draper e il venditore che è in lui, come quando ragiona in silenzio sulla campagna storica della Volkswagen ("Think Small") o come nell'ultimo episodio della prima stagione dove tirerà fuori una presentazione da urlo e applausi per il primo proiettore di diapositive a ruota meccanica della Kodak.

Ma per quanto divertente, la forza di Mad Men non sta nel background pubblicitario (e mi rendo conto che per chi non ha mai sfiorato il settore, poco sarebbe cambiato se si fosse parlato di banchieri). Anche se nel corso delle prime stagioni qualcuno potrebbe infatti innamorarsi di questo mestiere, successivamente questo mondo ovattato si sgretola a pezzi riportandoti spesso con i piedi per terra e mostrandoti gli aspetti più cinici e disincantati di chi è abituato a ragionare a certi livelli.


In generale, quindi, la serie parla di tutt'altro: soldi, carriera, potere, amore, sesso, donne, tradimento, passione, guerra, fuga e famiglia.
Tanti vizi e pochissimi virtù, insomma, che tendono a raccontare con estro e disinvoltura i grandi cambiamenti della società americana. Queste prime quattro stagioni, per dire, lo fanno attraverso la "guerra" elettorale tra Nixon e Kennedy, la guerra fredda con la minaccia missilistica di cuba, i primi anni di subbuglio del femminismo americano con la donna alla ricerca della propria identità ed emancipazione o l'assassinio dello stesso Kennedy. Ma anche di persone che, deridendo i mali che provocavano davvero certi vizi, abusavano non poco di tabacco e alcool come se fossero tra le poche cose per cui valesse davvero la pena vivere (non passano 30 secondi senza che qualcuno si accenda una sigaretta o che beva un Canadian Club o un Old Fashioned).

Nella parte iniziale l'attenzione è tutta per Donald Francis Draper con le numerosissime ombre che costellano la sua vita. Reduce della seconda guerra mondiale, poi venditore d'auto e di pellicce, Don è riuscito subito dopo a diventare una delle figure di spicco del mondo della pubblicità senza fare troppa gavetta. Oggi è un uomo affermato, marito di una ex modella e padre di due bambini.
Ma chi è davvero Draper? Perché la sua storia recente non sembra corrispondere con quella della sua adolescenza? Figlio di una giovane prostituta morta dandolo alla luce e cresciuto con un padre zoticone e una madre non sua che non l'ha mai accettato, qualcuno, oggi, sembra conoscerlo come una persona del tutto diversa dall'uomo forte e sicuro che appare tra le mura di casa sua o tra quelle del suo ufficio.


In ogni caso, la buona riuscita di Mad Men va cercata proprio nella cura nel trattare i personaggi e negli avvenimenti che colgono quasi sempre impreparato lo spettatore, dopo averlo fatto distendere con una sfera del quotidiano che, soldi e donne esclusi, potrebbe appartenere a chiunque: Mad Men, insomma, non è certo un semplice drama e il merito, a mio modo di vedere, è soprattutto di Matthew Weiner, creatore e produttore della serie che anni prima ha ricoperto gli stessi ruoli anche per la serie dei Soprano (e la cosa si nota parecchio, visto che le due serie sembrano condividere lo stesso trattamento delle parentesi affettive e sessuali, come pure lo sguardo cinico e disincatato sulla vita dei protagonisti).


Grande merito infine ai vari attori che sono riusciti a calarsi a meraviglia nei rispettivi ruoli. Di Jon Hamm ho già detto, ma tra gli altri ci sono da citare soprattutto la bravissima Elisabeth Moss che interpreta Peggy Olson, personaggio ricco di sfumature nel ruolo di segretaria e poi copy in continua ascesa, il bravo Vincent Kartheiser in quella dell'account Pete Campbell, la sensuale Christina Hendricks nel ruolo della segretaria tuttofare Joan Holloway e il caratterista John Slattery in quella di Roger Sterling, uno dei proprietari dell'agenzia. Ma di personaggi ce ne sono parecchi. La bella moglie di Don, Betty Draper (January Jones) il direttore finanziario Lane Pryce (Jared Harris), il responsabile delle vendite Ken Cosgrove (Aaron Staton), il copy Paul Kinsey (Michael Gladis), l'art director grafico Salvatore Romano (Bryan Batt) e decine di altri ancora.

Tanta roba davvero. Provare per credere.


P.S.: Se ti interessa, esiste un documentatissimo sito dedicato a questa serie, in rigorosa lingua italiana: MadMenia.
P.P.S.: E non ho nemmeno sfiorato l'argomento musica. Qui sotto ti piazzo una bella playlist che ti faccia capire come i pezzi utilizzati nella serie riescano immediatamente a costruire una meravigliosa atmosfera d'epoca (a parte la prima che è la sigla iniziale firmata dal beatmaker RJD2).

 

4 commenti:

La firma cangiante ha detto...

Vidi anni fa la prima serie che mi piacque parecchio (nonostante vi trovai qualche lentezza di troppo), ricordo mi piacevano molto anche il tema musicale e i titoli di testa. Sicuramente lo spaccato d'epoca era tra le cose più interessanti. Poi, va a capire, col tempo mi sono dedicato ad altro (anche a cose che confronto a questa sono un po' delle puttanate) e Madmen me lo sono un po' perso per strada.

LUIGI BICCO ha detto...

Allora hai un'altra cosa da poter recuperare, nel caso ti mancassero cose da vedere. Mad Men merita parecchio, soprattutto a chi piace una buona caratterizzazione psicologica dei personaggi.

CyberLuke ha detto...

Sono certo che hai ragione.
Tuttavia, quando affrontai la prima stagione armato delle migliori intenzioni, non mi prese affatto.
Ricordo che la mollai dopo cinque o sei puntate.
Confermando la mia convinzione che le serie TV sono come le cravatte e i profumi: non puoi sceglierli per qualcun altro.
Ho indirizzato amici e conoscenti verso serie per me imperdibili, ricevendo feedback tiepidissimi.
Siamo complicati. ;)

LUIGI BICCO ha detto...

E meno male che siamo tutti diversi. Solo in questo modo l'offerta può aumentare e possiamo avere centinaia di serie televisive tra cui scegliere :) Altrimenti sai che noia...

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