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15.2.13

Fake Publisher #12: Post Singular


Questa volta mi sono preso un po' in giro, eh. Una cover semplice semplice dedicata al matematico americano Rudy Rucker, uno dei padri della fantascienza scientifica, autore del Ciclo di Ware, saga in quattro libri durata praticamente vent'anni. Parlo di presa in giro perché questo 12° titolo della mia casa editrice virtuale, la Fake Publisher, nasce dal caso.

Avevo questo polipo che avevo realizzato tempo fa. Ce l'avevo lì nel cassetto e non l'ho mai tirato fuori, ma il risultato finale mi piaceva parecchio. Allora l'ho ripreso e l'ho appiccicato al primo libro che mi è venuto in mente e che avesse qualche attinenza con il soggetto. E la scelta non è stata facile.


E' nata così la cover per il romanzo Post Singular di Rucker, dove lo scrittore americano torna al filone tanto caro del cyberpunk e dove si chiede cosa potrebbe succedere dopo una singolarità tecnologica, ovvero dopo che i computer abbiano ottenuto capacità cognitive superiori a quelle del cervello umano e dopo che le nanotecnologie abbiano raggiunto livelli di sofisticazione tali da renderle indistinguibili dalla magia.
Se vi state chiedendo cosa ci azzecchi il polipo con il romanzo, vi dico che ci azzecca eccome e vi rimando qui alla visione della cover originale americana.

Una cover molto semplice, la mia, dove a spiccare è appunto quel polipo immerso nelle acque chete della notte, illuminato da sotto da una misteriosa, fantomatica luce.



16.11.12

Fake Publisher #11: The Long Good-Bye


Era da un po' che non mettevo mano alla mia fantastica realtà editoriale virtuale. La Fake Publisher si arricchisce questa volta con un titolone di tutto rispetto, Il Lungo Addio di Raymond Chandler. Un noir d'epoca che ha fatto la storia del genere, scritto e pubblicato nel 1953, sesto romanzo dello scrittore americano che vede protagonista il suo noto detective Philip Marlowe (che esordì nel '39 con Il Grande Sonno). Se non lo avete mai letto, fatelo. Se volete sapere di cosa parla, leggete qui.


Dal punto di vista grafico ho recuperato una mia vecchia illustrazione che avevo realizzato per diletto e che riproponeva proprio tematiche e cliché del noir, ma con colori vivaci. Una bandella bianca sul fronte ospita nome dell'autore e titolo dell'opera, scritti utilizzando un Abraham Lincoln Regular. 
Sulla costa nera si ripetono titolo e autore con lo stesso rapporto di grandezza e la foto di Chandler (espediente che avevo già utilizzato per Sulla Strada di Kerouac). L'illustrazione continua anche sulla 4a di copertina, dov'è presente anche un bel bollone bianco con una fase estratta dal romanzo.
Nient'altro da aggiungere, se non che questa, probabilmente, è la veste che preferisco tra quelle che ho realizzato fino ad ora.



19.9.12

Fake Publisher #10: Jazz Instruments - Drums


Sono rimasto un po' indietro, ma da giugno ad oggi di cose da fare ne ho avute. La Fake Publisher, quindi, riprende lentamente il suo cammino (e io con lei) con il decimo titolo. Questa volta lasciamo per un attimo da parte la narrativa classica e passiamo alla saggistica. Mi sono inventato una collana nuova di pacca, Jazz by the Instruments, che in cinque volumi dovrebbe raccogliere le biografie dei più grandi musicisti jazz di sempre. E poi alla fine ci dovrebbe essere un bel cofanetto lussuoso che li tiene insieme tutti e cinque. E mi sa che alla fine lo disegno davvero, anche se in tasca non me ne torna niente.
La collana è appunto stata pensata tematicamente. Ogni volume prevede cinque biografie legate ad uno strumento in particolare: #1 batteria,
#2 sassofono, #3 tromba, #4 contrabbasso, #5 chitarra. E si parte appunto con le percussioni.


Le cinque biografie di questo volume, come potete notare anche dalla copertina, riguardano cinque mostri sacri delle bacchette: Art Blakey, Billy Cobham, Elvin Jones, Bob Moses e Tony Williams (e scusate se è poco, eh).
Graficamente ho realizzato un motivo geometrico che tornerà anche per i successivi volumi, mentre le cromie, foto dello strumento e fotina in quarta cambieranno. I cinque protagonisti sono tali già dalla copertina. L'elemento meno ordinato, l'unico, è la disposizione dei nomi sulla costa pensati in questo modo per creare toni più irregolari e vivaci una volta vicini agli altri 4 volumi.

Nient'altro da aggiungere, per ora. Alternerò i titoli di questa collana con altre cose già in preparazione. Quanto ci piace giocare a fare quelli senza un padrone, eh?



21.6.12

Fake Publisher #9: On the Road


Ecco un altro bel classico che dovevo assolutamente reinterpretare. Ho letto Sulla Strada di Jack Kerouac all'età di 14 o forse 15 anni. Del romanzo ricordo davvero poco e quanto prima coglierò occasione anche per rileggerlo. Mi è tornato in mente di recente perchè ho scoperto che stanno girando un adattamento cinematografico previsto per l'ottobre di quest'anno, per la regia di Walter Salles e con Kristen Stewart, Amy Adams, Kirsten Dunst, Viggo Mortensen e Steve Buscemi. Si spera si possa trattare di qualcosa di buono.


Sul fronte grafico, questa volta, ho poco da dire. Ho lasciato ampio spazio al titolo e ho giocato graficamente solo con uno degli elementi più rappresentativi del romanzo, un bus della Greyhound, leggendaria linea di trasporti texana fondata nel 1914 da Carl Wickman. Font utilizzato: Futura, futura, nient'altro che futura (non c'è bisogno che vi parli di questo font creato da Paul Renner, vero?). Ah, ça va sans dire: naturalmente l'ho utilizzato solo ed esclusivamente in maiuscolo. Questa volta ho aggiunto anche una foto del re della beat generation sulla costa, un rapido dialogo in tre battute sulla quarta al posto della solita sinossi breve e un elemento grafico, la coroncina, che rappresenta tutta la regalità della prosa dello scrittore del Massachusetts, della quale troppo spesso ci si dimentica.




Che altro dire? Solo che questa veste potrebbe rappresentare una collana ombrello più ampia. La struttura e il layout grafico lo permetterebbero. Vedremo.

15.6.12

Fake Publisher #8: Le Cosmicomiche


Ottava cover realizzata per la Fake Publisher, la mia casa editrice immaginaria preferita. Questa volta parliamo di Italo Calvino, uno scrittore che mi sta particolarmente a cuore. Uno dei precursori letterari più grandi di sempre, uno degli ultimi veri grandi scrittori della storia della letteratua italiana. Un uomo capace di fare del mestiere di scrivere un'arte inarrivabile. E Le Cosmicomiche è una raccolta di 12 racconti scritti tra il 1963 e il 1964, degni rappresentati della sua sterminata e straripante immaginazione. Spiegare di cosa parlano questi racconti a chi non li ha mai letti è impresa quasi impossibile. A chi interessa, però, wikipedia riesce nell'impresa (qui).


Come nelle ultime copertine, mi sono sbizzarrito con una composizione fotografica. Le fonti sono sempre le stesse (foto gallery vintage e immagini libere da diritti). La raffigurazione rappresenta in modo abbastanza "telefonato" quello che è l'inizio effettivo del libro. Ma anche qui mi sono arrogato il diritto di una piccola licenza poetica (chi ha letto il libro sa di cosa parlo).

Per quanto riguarda il font, stavolta ne ho utilizzato uno solo. Si tratta del Mailart Rubberstamp, realizzato e di proprietà dello studio K-Type.



7.6.12

Fake Publisher #7: Wait Until Spring, Bandini


Avanti un'altra. Un altro classico della letteratura americana, stavolta firmato niente meno che da mister John Fante. Lo sfortunato scrittore di origini italiane, figlio di un immigrato di Torricella Peligna in provincia di Chieti, è divenuto noto in Italia solo a partire dal 1992. Aspetta Primavera, Bandini (1938) è il secondo romanzo della saga dell'aspirante scrittore Arturo Bandini, personaggio nato nel precedente romanzo, La Strada per Los Angeles, e destinato a vedere conclusa la propria storia nei successivi due, Chiedi alla Polvere (dal quale è stato tratto anche un film nel 2006, passato purtroppo abbastanza inosservato, per la regia di Robert Towne e con protagonisti Colin Farrell e Salma Hayek) e Sogni di Bunker Hill.

Se non avete mai letto nulla di Fante, metteteci una pezza.


Anche stavolta ho optato per una composizione fotografica, spulciando tra le immagini di una galleria vintage che raccoglie vecchie foto dagli anni '10 a seguire. Il risultato finale comprende la foto di uno scorcio newyorkese sullo sfondo e una con l'auto d'epoca e il suo conducente. Le ho messe insieme e ho lavorato ad un effetto acquerello antichizzato, leggermente rovinato in alcuni punti.

Poco da aggiungere alla questione font. Ci vedevo qualcosa di molto classico ma appena graziato. E l'Imperator creato da Paul Robert Lloyd mi è sembrato abbastanza azzeccato. Sia nel grigino carico al 70% per il nome dell'autore e per la frasina dell'Evening Standard sulla quarta, sia nel rosso pieno 100/100 per il titolo.



31.5.12

Fake Publisher #6: The Great Gatsby


"Fare" libri ed esplorarne la natura attraverso le mie illustrazioni, a volte, mi viene facile. Se non fosse ancora chiaro, il mio intento, quindi, non è solo quello di illustrare personalmente le cover dei libri, ma organizzarli e realizzarli, farli, tracciandone la strada più adatta e costruendone l'identità. Un compito più da art direction, insomma.

Ad esempio. Se dovessi occuparmi di costruire un'immagine intorno ad un libro così importante come Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, non avrei ombra di dubbio. Il destino vuole che ai classici di questo grande scrittore americano del secolo scorso, venga spesso affibbiato il lavoro di uno dei più grandi illustratori di sempre, Joseph Christian Leyendecker. E' già successo in passato e personalmente continuerei sulla stessa strada.


Ho scelto questa particolare illustrazione senza nome che, sembra, sia stata una delle ultime realizzate dall'illustratore tedesco prima di morire a New Rochelle, a New York, all'età di settantasette anni.


A parte la scelta e il trattamento dell'immagine, mi sono limitato alla realizzazione del titolo del libro trattandolo come un logo con elementi tipici dell'art nouveau, rielaborando per piccoli aspetti il font Pincoyablack di proprietà del type designer cileno Daniel Hernandez (e ispirato all'arte tipografica di Francisco Galvez). Mentre per il nome dell'autore e per la sinossi in 4a di copertina, ho utilizzato il Belwe, un font creato nel 1926 dal tipografo berlinese George Belwe.



21.5.12

Fake Publisher #5: L'Ultima Estate di Klingsor


Come promesso tempo fa, eccoci ad una piccola svolta. La Fake Publisher mette momentaneamente da parte la collana dei classici della science fiction e passa ad altro. Si resta sempre sui classici, ma questa volta della letteratura a tutto tondo, di quelli che hanno fatto la storia. E si parte da un romanzo breve: L'Ultima Estate di Klingsor di quell'Hermann Hesse che tanti sommovimenti (eccitazione e turbamenti) ha provocato nella gioventù giovane, con poesia e riflessione interiore (te lo ricordi? Io si).


Questione visual. Come si può notare, il vettoriale è stato momentaneamente messo da parte. Il visual è fotografico, un collage di mia creazione, venuto fuori mettendo insieme diversi elementi provenienti da fonti diverse. Per lo più si tratta di gallerie fotografiche di inizio secolo scorso che ho ritoccato e assemblato. Presi singolarmente: il pittore seduto con la tavolozza, la sedia accanto a lui, il cavalletto con la tela (ricostruita da zero), il primo campo con i girasoli, la collina in secondo piano e quella in campo lungo sulla sinistra. Le montagne a destra le ho prese da un mio vecchio scatto e il cielo è una ricostruzione che ho fatto sfumando un'altra mia foto estiva. Il tutto cercando di donare all'intera composizione una forte predominante colore nettamente incentrata sui temi estivi.


Questione font: Sono due sul fronte e gli stessi due si ripetono anche sulla costa. Quello con il quale ho scritto il nome dell'autore è lo Sverige Script Demo (copyright di Mans Greback), mentre quello utilizzato per il titolo del romanzo è un Andes (licenza font sconosciuta).

Altro da dire? No, non credo.


9.5.12

Fake Publisher #4: Player Piano


Ecco un altro classico della letteratura di fantascienza. Ecco un altro grande della letteratura americana. Kurt Vonnegut ha scritto Player Piano nel 1952, romanzo che, a onor del vero, può essere considerato il suo esordio assoluto come scrittore. Tradotto in italiano prima come La Società della Camicia Stregata (?!?), poi come Distruggete le Macchine e infine, semplicemente, come Piano Meccanico, in questo romanzo la fantascienza è solo (quasi) pretesto. Vonnegut costruisce un mondo sull'orlo del burrone (molto simile a quello attuale) per denunciare in realtà una società tecnologica, soprattutto quella americana, che cerca ad ogni costo di cancellare ogni traccia di individualità nell'uomo.



E con questo si chiude, per il momento, la mia re-interpretazione di alcuni romanzi chiave della fantascienza (in realtà ne manca uno di Greg Egan sul quale però non riesco a trovare la quadratura del cerchio). Diciamo che l'angolo sci-fi della Fake Publishing si prende una pausa. Dal prossimo aggiornamento passo ai classici della letteratura. A quelli che ho potuto leggere e apprezzare nel corso degli anni.


2.5.12

Fake Publisher #3: Time Out of Joint


E siamo alla terza uscita. Avanti un altro. E questa volta tocca a un pezzo da 90 e ad uno dei suoi romanzi meno conosciuti (rispetto ai suoi classici). Sto parlando del grande Philip Kindred Dick e del suo Time Out of Joint, tradotto in italiano con titoli diversi (Il tempo si è spezzato, L'uomo dei giochi a premio e Tempo fuori luogo), l'ultimo dei quali (ad opera della Fanucci) è Tempo fuor di Sesto che meglio degli altri rende il giusto spirito all'opera e che riporta letteralmente alla citazione di William Shakespeare voluta dall'autore.



Tempo Fuor di Sesto è uno dei romanzi dello scrittore americano che ho più apprezzato. Un romanzo dove, più che in altri, viene fuori l'estro e l'immaginario onirico di Dick. A chi interessa trova la sinossi sulla 4a di copertina (vedi sotto) o su wikipedia qui.

Sul fronte "tecnico" nulla da aggiungere, per ora, a quanto già detto per le cover precedenti. Per questa collana dei classici della fantascienza sono previste altre due personali "uscite". Poi si passa ai classici della letteratura.

Piccola postilla: è proprio vero. Non ti divertirai mai come quando lavori su un progetto personale, senza scadenze e senza paletti. Mai.


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