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14.5.15

Due tristi partenze


La prima riguarda Bruno Marraffa, storico disegnatore romano classe 1935 che il prossimo giugno avrebbe compiuto ottant'anni. Se n'è andato il 22 aprile, anche se la notizia è stata diffusa solo la settimana scorsa dalla stessa Bonelli. A partire dagli anni '60, mentre lavora anche per il mercato inglese, Marraffa collabora con le edizioni Bucintoro dei fratelli Missaglia, con la Edifumetto di Renzo Barbieri e con la Bianconi, per poi approdare infine su Ken Parker e Mister No. Dal 1985, come si legge sul sito della Bonelli, Marraffa torna a lavorare per l'editore Barbieri, dedicandosi allo stesso tempo, come illustratore, all'editoria scolastica e alla narrativa per ragazzi.



Il secondo a lasciarci in questi giorni (l'11 maggio) è stato il talentuoso illustratore americano Glen Orbik che tristemente era molto più giovane (51 anni). Oltre ad aver collaborato con Marvel e DC alla realizzazione di diverse cover (tra le più note quelle per Superman: Lex 2000, Batman: Shadow of the Bat, The Life Story of the Flash), Orbik è famoso per le copertine che hanno impreziosito romanzi firmati da grossi calibri come Ray Bradbury, Joe Lansdale e Stephen King. Meravigliose, in questo senso, le sue cover per la Hard Case Crime (che trovi in parte qui sul suo sito) e doveroso, da parte mia, dedicare quanto prima un post ai suoi meravigliosi lavori.

25.3.15

Wally Wood on Galaxy

Come ben sa chi mastica un minimo la storia dei comics americani, a metà anni '50 l'industria del fumetto a stelle e strisce conobbe un'epoca buia cadendo per anni in uno spaventoso periodo di magra. Nonostante tutto ci fu chi, come Wally Wood, non si fermò al palo e ne approfittò anzi per allargare i propri orizzonti. Fu così che cominciò un lungo e riuscito sodalizio con il mondo della fantascienza letteraria e, più in particolare, con la storica rivista pulp sci-fi Galaxy, per cui Wood sfornò centinaia di meravigliose illustrazioni. Eccone alcune tra le più belle.











1.12.14

Black Mask magazine


Ideato dal giornalista H. L. Mencken e dal critico George Jean Nathan, e lanciato per la prima volta nel 1920 dall'editore americano Florence Osborne, Black Mask era un pulp magazine nato prima di tutto a sostegno della prestigiosa rivista letteraria The Smart Set (che Mencken stesso curava in perdita sin dal 1917). Black Mask fu stampata con l'intento di offrire, secondo le stesse parole della redazione:
"Le migliori storie d'avventura, del mistero, gialli polizieschi e le più grandi storie d'amore e dell'occulto."
Nonostante il buon successo, nessuno avrebbe potuto immaginare però che da lì a poco Black Mask avrebbe pubblicato, sotto l'attento controllo dell'editor Joseph T. Shaw, il meglio della narrativa di genere firmato da nomi prestigiosissimi come Dashiell Hammett (che per la rivista creò Sam Spade , Il Falcone Maltese e Continental Op), Raymond Chandler, Erle Stanley Gardner, Paul Cain, Frederick Nebel, Frederick C. Davis, Raoul F. Whitfield, Theodore Tinsley, W.T. Ballard, Dwight V. Babcock e Roger Torre. Inoltre, l'autore George Harmon Coxe creò per la rivista la serie a puntate Casey, Crime Photographer, un grosso successo che divenne anche un proficuo franchise multimediale (tra romanzi, film, serie tv, adattamenti teatrali, sceneggiati radio e fumetti).


Tutte le cover di Black Mask erano solitamente affidate a illustratori come Fred Craft o J.W. Schlaikjer, mentre ad Arthur Rodman Bowker furono assegnate tutte le illustrazioni interne.



Black Mask raggiunse il picco di vendite proprio nei primi anni '30, ma subito dopo l'interesse cominciò a scemare sempre più sotto la pressione di radio, cinema e riviste rivali. Fino a quanto, nel 1936, rifiutando di tagliare i compensi agli scrittori (già poco retribuiti), Shaw si dimise seguito a ruota dagli scrittori di più alto profilo che collaboravano alla rivista. Il suo successore, Fanny Ellsworth (1936-1940), riuscì ad attirare nuovi scrittori tra cui Cornell Woolrich, Frank Gruber, Max Brand e Steve Fisher, ma dopo i suoi quattro anni di direzione la rivista tornò a vendere poche copie. Nonostante questo resistette in edicola ancora per un decennio, fino alla sua definitiva chiusura avvenuta nel 1951.


Nel 1985, la rivista fu rilanciata come The New Black Mask e caratterizzata da una terribile confezione (parere di chi scrive) ma da brillanti contributi di noti giallisti come James Ellroy, Michael Collins, Sara Paretsky e Bill Pronzini (e tra le nuove pagine vennero ristampati anche i migliori racconti di Chandler e Hammett). Nonostante i buoni propositi, però, questa nuova incarnazione ebbe vita breve durando appena un paio d'anni.


Le copie originali di Black Mask sono oggi molto apprezzate e ricercate dai collezionisti. I numeri che raccolgono le storie di Chandler e Hammett, naturalmente, sono quelle particolarmente rare ed acquistate a prezzi elevati.


21.7.14

Un paio di consigli per le letture estive (ma anche no), tra mille storie incredibili di saiens fìc-sciòn

A te che sei in procinto di partire per le vacanze, ma anche a te che te ne resti tranquillo a casa, volevo solo segnalare che se hai voglia di leggere qualcosa di bello, in edicola, da ora e fino a fine agosto, ci trovi un paio di cose "saiens fìc-sciòn" niente male.

Cosa "saiens fìc-sciòn" niente male davvero number one:


Il numero speciale estivo di Wired. Stiamo parlando di una rivista molto particolare, si. Tanto per dirne una, da un punto di vista squisitamente grafico, Wired è praticamente una delle migliori proposte in circolazione.
I temi trattati sono spesso interessanti e trattati con una certa cura (per la maggior parte delle volte, insomma, e sicuramente di più di quelli che trovi sul sito).

Questo meraviglioso numero speciale, intitolato appunto Storie Incredibili, omaggia quella straordinaria sci-fi dell'epoca d'oro che ha visto testimoni di tanta grandezza i cosiddetti pulp magazines come Weird Tales, Amazing, Astonishing Stories, Analog e mille altri.
E lo fa raccogliendo una dozzina di racconti di fantascienza scritti da gente come Alan Altieri, George R.R. Martin ("con un racconto inedito della celebre saga"), Bruce Sterling, Valerio Evangelisti e Tullio Avoledo e altri come Licia Troisi, Nicoletta Vallorani, Marco Malvaldi e via discorrendo. E c'è spazio anche per il fumetto con la storia del supereroe Mister Wearable scritta da Andrea Curiat e disegnata dal grande Sergio Ponchione e quella de La Macchina dell'A-Realtà di Giacomo Gambineri e Francesco Muzzi.


Giusto per la cronaca: tutti i racconti sono corredati in modo meraviglioso da illustrazioni firmate da Mick Brownfield, Killian Eng, Rich Kelly, Patrick Leger, Marko Manev, Dan McPharlin (autore della bella illustrazione grande qui sopra), Marco "Goran" Romano, Señor Salme e Daniel Strange.

Infine, menzione d'onore alla bellissima cover firmata dallo studio inglese The Red Dredd che omaggia quella storica del numero di Amazing Stories del dicembre 1946 (nota anche come "The Observatory" e opera dell'illustratore Bob Hilbreth).


Cosa "saiens fìc-sciòn" niente male davvero number two:


Ne abbiamo parlato qualche post fa e ora finalmente la ristampa integrale mensile della Mondadori Comics ha finalmente esordito in edicola. Il primo volume di Hammer in uno sfolgorante formato 18x23cm che dona alla pagina ampio respiro e una'ottima leggibilità.

C'è una nuova cover dipinta, opera a sei mani firmata da Olivares, Majo e Simeoni, c'è un'introduzione che ripercorre brevemente i vecchi tempi e c'è un epilogo con gli studi dei personaggi e delle tecnologie. Ma soprattutto ci sono le storie. Nel numero zero l'hacker organica Helena Svensson si ritrova "incastrata" dal suo compagno e un processo la condannerà a vent'anni da scontare sul mega carcere orbitale di Lazareth.


E sul primo numero vediamo appunto il suo arrivo tra la vastissima comunità carceraria e assistiamo alle rigide e mortali regole del posto dettate dai droni di guardia, all'approccio farfallone dell'ex pilota Swan Barese, alle strane macchinazioni dello spietato John Colter e ad un disperato piano che prevede la fuga da Lazareth.


C'è tutto questo e ci sono anche i magnifici disegni dei Maestri indiscussi Majo e Olivares (che hanno contribuito anche ai testi). E sai cosa? Con sommo stupore (ma un po' me l'aspettavo, via), storia, sceneggiatura e dialoghi non hanno minimamente risentito del ventennio che è passato. Sono ancora freschi, meravigliosi e potenti. Non ci sono storture, non ci sono imperfezioni. Personaggi memorabili caratterizzati come raramente è accaduto.

Unica nota: i disegni di Majo sembrano ispessiti dalla nuova stampa, ma probabilmente è uno scherzetto ottico dovuto al fatto di vedere le sue tavole improvvisamente ingrandite, anche se di poco (le tavole del primo numero le ho talmente squadrate con gli occhi, all'epoca, da ricordarle a memoria).


Hammer è un mensile. Adesso puoi leggerlo, nel caso tu non l'avessi mai fatto. O, come nel mio caso, rileggerlo e riscoprire nuovamente una grande fantascienza. Stiamo parlando di una delle migliori serie a fumetti italiane di sempre, non so se è chiaro. E' chiaro?

P.S.: Ho scoperto per caso che Olivares ha segnalato sulla sua pagina facebook il mio precendente post e mi ha ringraziato per la cosa. Io colgo occasione per ringraziarlo a mia volta ma qui, che una pagina facebook non ce l'ho (e così il cerchio dell'arruffianamento si chiude).

12.6.13

Ryan Heshka


Ryan Heshka è nato a Manitoba, in Canada, ed è cresciuto a Winnipeg. Ha trascorso gran parte della sua infanzia a disegnare, costruire città di cartone e fare film in Super 8. Tra le sue prime influenze, che persistono ancora oggi, ci sono i fumetti e le riviste pulp, la grafica, la musica e i film d'animazione.
Formatosi nella progettazione di interni, come illustratore è invece cresciuto autodidatta. I suoi lavori in questo campo sono stati pubblicati su Vanity Fair, Playboy, Wall Street Journal, Esquire e New York Times, finendo anche nelle selezioni della Society of Illustrators (The Museum of American Illustration) e su Communication Arts. Oltre a curare le gallerie che lo vedono esporre in tutto il Nord America e in Europa, attualmente sta lavorando ad un libro illustrato per adulti e bambini.













24.5.13

Ed Emshwiller

Edmund Alexander Emshwiller, meglio noto semplicemente come Ed Emshwiller, nasce a Lansing, nello Stato del Michigan, il 16 febbraio 1925. Artista visivo di fama internazionale, è noto soprattutto per le sue illustrazioni legate al mondo della science fiction (che di solito firmava solo come Emsh, o anche Ed Emsh, Ed. Emsler, Willer e parecchi altri) e per i suoi pioneristici film sperimentali.

Si laurea presso l'Università del Michigan nel 1947, per poi passare all'Ecole des Beaux Arts a Parigi (nel biennio '49/'50) e
all'Art Students League di New York (nel '50/'51). A Parigi conosce la moglie, la scrittrice Carol Emshwiller, celebre scrittrice di fantascienza e non solo, vincitrice del Nebula Award e del Philip K. Dick Award, e che venne definita da Ursula K. Le Guin come "una grande affabulatrice, una meravigliosa, magica realista, una delle più forti e complesse voci costantemente femministe della fiction".

Dal 1951 al 1979, Emshwiller vive a Levittown, New York, ed è qui che si concentra la sua attività di illustratore, creando cover e illustrazioni interne per decine di riviste e tascabili di fantascienza (in particolare Galaxy e The Magazine of Fantasy & Science Fiction). Nell'anno del suo debutto (dal maggio al dicembre del '51) realizza circa 50 illustrazioni e 4 copertine dipinte per Galaxy. Le sue continue sperimentazioni e la varietà di tecniche e stili, non ha mai permesso di addossargli un particolare marchio di fabbrica.







Nel 1964, una borsa di studio della Fondazione Ford gli permette di perseguire il suo interesse per il cinema. Attivo nel New American Cinema (movimento che prese piede tra gli anni '60 e '70), realizza performance multimediali e film sperimentali come il corto Relativity (1966) e come direttore della fotografia partecipa a numerosi progetti, tra i quali il documentario Painter's Painting di Emile de Antonio (1972), il film Time of the Heathen (1964) e Hallelujah the Hills (1963) del regista lituano Adolfas Mekas.

Un frame dal film Hallelujah the Hills di Mekas.

I suoi film degli anni '60 sono stati per lo più girati in 16 millimetri, a colori, e in doppia esposizione (molti di questi creati semplicemente riavvolgimento i nastri e girando una seconda volta) tanto da riconoscergli il merito di essere tra i primi video artisti della storia. Con Scape-Mates (1972), alle sue sperimentazioni, unisce animazione al computer e in live-action. Nel 1979 produce Sunstone, video innovativo di tre minuti in 3D, generato al computer e realizzato al New York Institute of Technology con Alvy Ray Smith (pioniere della grafica computerizzata e tra i fondatori della Pixar).

Alvy Ray Smith e Emshwileer al lavoro su Sunstone.
 
Dopo un periodo come dipendente alla Television Laboratory WNET/13 a New York, dove lavora sugli effetti del film The Lathe of Heaven di
David Loxton e Fred Barzyk, si trasferisce in California dove fonda il CalArts Computer Animation Lab e insegna cinema alla California Institute of Arts (ricoprendo quel ruolo dal 1979 al 1990) e diventandone, per un periodo, anche direttore (dal 1981 al 1986).

Nel 1987, realizza il cortometraggio Hunger per il Los Angeles Arts Festival in collaborazione con il compositore Morton Subotnick.
Hunger verrà ripresentato anche nel 1989 all'Ars Electronica Festival di Linz, in Austria. Questo sarà il suo ultimo lavoro completo.

Uno dei vicini di Emshwiller ai tempi in cui viveva a Levittown (a New York) era un ragazzino chiamato Bill Griffith, in seguito acclamato cartoonist e inventore della striscia
Zippy the Pinhead, al quale i propri genitori spesso proponevano le illustrazioni di Emshwiller come modello da seguire. Griffith ha più volte confermato che Emshwiller ha rappresentato per lui una forte influenza e un vero e proprio punto di riferimento.


Una striscia di Zippy del 2012 dove Griffith omaggia e ringrazia il suo mentore.

Nel 1953 vince uno dei primi Hugo Awards come miglior cover artist e altri quattro ne vincerà nel corso degli anni '60 (con la distinzione di "Professional Artist"). Il 16 giugno del 2007 è entrato nella Science Fiction Hall of Fame (insieme a Gene Roddenberry, Ridley Scott e Gene Wolfe). Tutti i suoi dipinti ritraenti personaggi alieni sono stati raccolti in una gigantesca mostra, Alien Encounters, ospitata presso lo Science Fiction Museum (sempre all'interno della Hall of Fame), dal 10 settembre 2006 al 30 ottobre 2007. La maggior parte delle sue opere sono archiviate presso il California Institute of Arts.








Carol e Ed Emshwiller hanno avuto tre figli: Eve, Susan (sceneggiatrice che ha firmato, tra gli altri, il film biografico Pollock) e Peter (sceneggiatore anche lui, ma anche attore e romanziere). Tra i membri della famiglia va ricordato il fratello di Ed, Maclellan Emshwiller, che spesso è servito da modello alle illustrazioni di Ed. La moglie Carol e la primogenita Eve sono invece comparse come modelle su una cover di Galaxy Science Fiction del gennaio 1957 (questa).

Edmund Alexander Emshwiller è morto il 27 luglio del 1990 a Valencia, in California, chiedendo di essere cremato.

Purtroppo non sembra esistano libri che raccolgano le opere illustrate di Emshwiller, a parte un volume dedicato sia a lui sia alla moglie (Emshwiller Infinity X Two: The Art and Life of Ed and Carol Emshwiller). In ogni caso, come al solito, il web sopperisce a questa grave mancanza. Ad esempio qui trovate tutte le cover di Galaxy Science Fiction (quelle della rivista e quelle dei romanzi), molte delle quali firmate appunto da lui. Qui trovate un'ampia pagina Pinterest curata da Jim McLeod e dedicata ad Ed e qui la sua pagina sul sito Pulp Artists.






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