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31.8.17

Parte l'IVA e chi l'ha partita sono io

Di riffa e di raffa, mi rendo conto che sono quasi tre mesi che non metto mano al blog. E visto che non sono morto, non mi sono preso delle lunghissime vacanze e non ho vinto una cospicua somma di denaro che mi consentisse di cambiare stile di vita, il motivo vero e proprio è da ritenersi uno soltanto (molto classico, tra l'altro): mancanza di tempo.

Dopo un lungo periodo di "stasi" è dallo scorso maggio, infatti, che l'Agenzia delle Entrate mi ha stampigliato una serie di numerini sulla schiena e mi ha ributtato per strada con un calcio nel sedere, così come la tradizione cinematografica western tratta gli ubriaconi molesti e senza soldi nei saloon.
Ho un numerino tutto mio che comincia con degli "1" e dei "6" e che mette al corrente il mondo (e me, prima di tutto) del fatto che ora sono, a tutti gli effetti, un libero professionista. Una piccola azienda. 


E ho aspettato fin troppo. In un mondo giusto (un mondo dove mi sarebbe piaciuto essere più scaltro e intraprendente), questo passo avrei dovuto farlo almeno una decina di anni fa. Ma mi rendo conto che ci sono state delle cose, di mezzo, che hanno minato la mia lucidità.

Nuovo amichetto di cui non si poteva proprio fare a meno.

Sia ben chiaro. Non parto da dieci. Nemmeno da zero, per carità. Diciamo che parto da quattro, ecco. Per me, come per quasi chiunque, è un autentico salto nel buio. Rischioso e macchinoso. Un po' spaventoso. Alle prese con un aspetto, quello di trattare direttamente con scartoffie e persone, del quale non mi ero quasi mai dovuto preoccupare e che in parte, nelle mie precedenti esperienze lavorative, mi era stato precluso solo Dio sa perché.

La pubblicità e la grafica continueranno a tenere banco e a darmi da mangiare ancora per parecchio, immagino (se tutto va bene). Ma ho anche un nuovo obiettivo: quello di cominciare finalmente a fare quello che più mi piace. Sai quella domanda, un po' così, che ti viene fatta sin da bambino?

"COSA VUOI FARE DA GRANDE?"

Dopo l'astronauta, il pilota di formula uno e il disegnatore di fumetti, sono entrato nella fase adulta e problematica e ho cominciato a lavorare da subito (avevo vent'anni) non trovando più il tempo di rispondere davvero a quella domanda. La grafica e l'illustrazione sono sempre state una grandissima passione, ma mi sarebbe sempre piaciuto spingermi oltre e provare soddisfazione in quello che facevo.

Adesso ho capito che a quella domanda non posso rispondere in modo inequivocabile. Perché mi piacerebbe fare tante cose, tutte diverse. Stili, generi, colori, composizioni. Creatività per la pubblicità, progettazione grafica per l'editoria, illustrazione vettoriale, disegni per bambini e ragazzi, character design. Saltare da uno all'altro quando ne ho più voglia.
Non sono mai stato monotematico. Fino a ieri la consideravo la mia croce, perché questa cosa non mi permetteva di prendere una strada ben precisa. Oggi ho deciso che forse è la mia ancora per la salvezza. Perché rimanere seduto su una sola sedia, mi annoierebbe a morte.


In generale, insomma, per ora non vedo bianco, davanti, ma nemmeno nero. Vedo grigio? Diciamo che vedo grigio.

Ma sai una cosa? Va bene così, per ora.
La macchina è in rodaggio e si sono già fatte sentire delle spaventose fasi alterne com'è normale che sia: ho passato giorni a passeggiare per i viali con mio figlio o a contattare aziende ed agenzie e altri segregato invece in casa dalla mattina alla sera, domeniche comprese. E la cosa mi spaventa su entrambi i fronti. Ma nonostante la situazione economica non sia ancora per nulla stabile, devo ammettere che gestire i propri tempi e muoversi per casa propria senza avere cartellini da timbrare al mattino, è una libertà che non ha prezzo. MAI.

Spero di avere presto il tempo di farmi risentire qui, ogni tanto.
Ho nostalgia di certi giorni d'autunno.

Un abbraccio.
Stammi bene.

22.11.16

HAPPYish


Happyish è una serie tv in dieci episodi. Ogni episodio dura circa 25 minuti. Luca l'ha recensita a settembre scorso, ritenendola giustamente degna di una visione. Io ho felicemente accolto la sua segnalazione e dopo aver visto tutta la stagione, credo proprio di dovergli dare ragione.

Cinica, sboccata, a tratti blasfema, HAPPYish è una piccola epopea umana che narra le vicende di Thom Payne (magnificamente interpretato dall'attore inglese Steve Coogan). Uomo di mezza età depresso e disincantato come ne è pieno il mondo, Thom lavora in un'agenzia di pubblicità (la MGT) in cui deve confrontarsi con nuovi boss molto più giovani di lui che trovano nei social tutte le risposte al proprio lavoro. 


Thom, come tutti, insegue la felicità senza sapere che aspetto abbia davvero e cerca di proteggere a tutti i costi quello che ha. Tra le mura domestiche, divide la vita con la sanguigna moglie Lee (interpretata dalla brava Kathryn Hahn), artista ebrea compulsiva che lotta con rabbia sanguigna sulle proprie responsabilità di donna e di mamma, e con il figlio Julius, cinquenne molto dolce nonostante la sua apparente anaffettività. 


Le cose più belle della serie sono le interazioni dei personaggi con le proprie fantasie (memorabile l'episodio dove Lee parla con lo scatolone di Amazon che le ha spedito la madre), la voglia di rivalsa di Thom sulle cazzate che sparano i "giovani creativi", ma soprattutto è la capacità di intervallare dei meravigliosi tempi comici con improvvisi momenti di riflessione molto più profondi di quanto tu ti possa aspettare da una serie del genere. Riflessioni che appartengono ad ogni comune mortale: l'amore, la famiglia, il lavoro, la realizzazione, la società, la vita e la morte.

E se come me hai una famiglia (ah, la famiglia), dovrai mandare giù tanta amarezza quando sentirai dire "non devi buttarti in quel buco per me, se non vuoi". Ma ti sentirai poi orgoglioso quando anche Thom, in quel buco, ci si getterà senza pensarci due volte. E con il sorriso sulle labbra.


HAPPYish è la cosa più "vera" e intelligente che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. Non ti dico di più. Sono sicuro che tu possa riuscire a vedere, se lo vuoi, tutti gli episodi messi in fila in un paio di serate (il tutto dura poco più di quattro ore).
Purtroppo la triste novella è che Showtime, il canale che ha prodotto la serie, visti gli ascolti non all'altezza delle sue grosse produzioni, non ha ritenuto opportuno rinnovare HAPPYish per una seconda stagione.
Sconcerto e rammarico su di me, catastrofe su Showtime.

P.S.: E mi mancano già, questi personaggi. Nel solo Thom mi ci sono rivisto più volte, una vera e propria simbiosi come nel caso della storia del lassativo su twitter, della creazione della "stanza delle idee", ma soprattutto della sua richiesta di asilo agli alieni. Quante risate.










9.11.16

Trump l'oeil

«Chi è armato fermi Hillary Clinton.»

«Fintanto che avete con voi una giovane e splendida gnocca,
non ha importanza quello che scriveranno i media.»

«Le donne vanno trattate di merda.»

«Lady D mi inviò la più bella e calorosa lettera mai ricevuta,
dopo che le feci un favore, e io le inviai dei fiori.
Penso che sì, avrei potuto possederla.»

«Arianna Huffington è una cagna poco attraente
sia dentro che fuori, capisco perché l'ex marito
abbia deciso di lasciarla per un uomo.»

«Gli immigrati messicani sono criminali,
trafficanti di droga e stupratori.»

«Sui prodotti cinesi, ascoltatemi teste di cazzo,
vi tasseremo al 25%!»

«Io ve lo dico, sarò il più grande presidente per la creazione
di posti di lavoro che Dio abbia mai creato.»

«Dobbiamo trovare il  modo di chiudere internet
per aggirare il terrorismo.»

«Dicono che ho gli elettori più fedeli. Potrei stare fermo
in mezzo alla Fifth Avenue e sparare a qualcuno
e non perderei alcun elettore.»

«Se vedete qualcuno pronto a lanciarmi un pomodoro, colpitelo.
Lo fareste? Seriamente. Okay? Colpitelo... Ve lo prometto,
pagherò per voi le spese legali.»

«Assolutamente approverò il waterboarding, va benissimo,
ma dovremmo fare qualcosa di molto più forte.
Amici, credetemi, la tortura funziona.»

​«Prometto meno tasse per tutti.»

«Creerò 25 milioni di posti di lavoro.» 

«Non morite prima di avermi votato. Non mi importa quanto
sei malato. Non mi importa se sei appena tornato dal medico
e lui ti ha dato la peggiore diagnosi possibile, che è finita.
Non importa. Reggete fino all’8 novembre. Uscite e votate.
Vi vogliamo bene, ci ricorderemo sempre di quello che avete fatto.»

«La pigrizia è un tratto dei neri. I neri che contano i miei soldi...
non lo sopporto! Gli unici che possono contare i miei soldi sono
gli uomini piccoli e bassi che indossano ogni giorno la kippah.»

«Mettendo uomini e donne nello stesso posto
che cosa potrebbe accadere se non aggressioni e violenze?»

«I Rolling Stones sono un gruppo di poveri cretini
e Paul McCartney è un povero bastardo.»

«Se dittatori come Saddam Hussein e Muhammar Gheddafi
fossero ancora al potere il mondo sarebbe migliore.»

«Non è curioso che la tragedia a Parigi abbia avuto luogo in uno dei Paesi
con il più rigido controllo sul possesso di armi al mondo?»

«Se sarò eletto presidente non farò pressioni sulla Turchia
o su altri alleati autoritari che conducono purghe
sui loro avversari politici o riducono le libertà civili.
Io do grande credito a Erdogan per essere in grado di cambiare
le cose. Lo ammiro per come ha reagito al colpo di Stato.»

«Guardate queste mani, vi sembrano piccole?
Se fossero piccole lo sarebbe anche qualcos’altro...»

«Non è stato facile per me. Ho cominciato a Brooklyn.
Mio padre mi ha fatto un piccolo prestito di un milione di dollari.»

«La mia bellezza è che sono davvero ricco.»

«In realtà penso di essere umile. Penso di essere
più umile di quanto voi siate in grado di capire.»

«Sono un profondo pensatore.»



Detto questo, alla metà degli americani faccio un grosso in bocca al lupo per tutto. Nei prossimi anni avranno bisogno di molta fortuna. All'altra metà non auguro nulla. Sarebbe come sparare sulla croce rossa. Come potrei? Si sono scelti da soli il proprio castigo.
Purtroppo, però, credo che i problemi veri che causerà questo personaggio, usciranno dai confini USA per approdare nel resto del pianeta.
L'unica speranza, a questo punto, è che esista davvero un potere oscuro e più forte che trama all'ombra delle cariche pubbliche che riesca a tarpargli le ali e a renderlo docile. Così come forse è già stato fatto, in passato, con chi invece voleva davvero costruire qualcosa.
Augurarsi il peggio, per non vedere la fine. Interessante.

8.7.16

25.11.15

Adenoids & Tonsil, final cut

Più o meno undici mesi fa, ti dicevo di come ero dovuto correre in ospedale a farmi tagliuzzare la gola per liberarmi dalle tonsille, dopo tre anni di sfiancanti e dolorosi alti e bassi.

In questi giorni, a distanza di quasi un anno, è toccato a Teo.

Teo non ha mai (MAI) respirato normalmente per via delle sue adenoidi, evidentemente grosse come palline da tennis. La cosa, ovviamente, è sempre stata fonte di preoccupazione per i suoi santi genitori. Quando finalmente i medici si sono decisi (difficile che operino prima dei quattro anni), ci hanno detto che quando togli le adenoidi e corri il rischio di un'operazione chirurgica, tanto vale che togli pure le tonsille. Va da sé che anche le tonsille erano belle grosse, come quelle di suo papà.


E quindi ualà, zack e zack, via il dente via il dolore.

E' un intervento di routine, sia chiaro. Ma sai come funzionano i genitori, no? Si preoccupano a cazzo per qualsiasi cosa. E comunque non fa mai piacere vedere tuo figlio rincoglionito dal lexotan (o una roba del genere) mentre sale in sala operatoria in braccio a tua moglie.
Ma niente, dai. Alla fin fine mi sono comportato bene e sono rimasto teso ma abbastanza freddo. Anche perché l'ospedale era lo stesso dove mi sono operato io, il Maria Vittoria di Torino. Il reparto orotinolaringoiatra sembra una casa di riposo, tutto lindo e pulito, tutti gentili che ti vien voglia di rispondergli male per metterli alla prova, provocarli e fare a botte.

E' stato operato lunedì mattina. Quando si è svegliato piangeva ed era dolorante, naturalmente. Ma già nella serata si è calmato e ha cominciato a parlare con una vocina sottile che non gli avevo mai sentito usare. Voleva addirittura alzarsi per andare a fare un giro.
Tzé, un bimbo di quell'età, dopo una giornata scarsa sembra già avere altre preoccupazioni, mentre io mi sono operato un anno fa e oggi non sono ancora a posto, accusando pure le giornate più umide quando la gola tira come una vecchia ferita di guerra, sentendomi a volte incompreso come giuggéi.


A parte tutto, da ieri mattina siamo a casa. Teo è  accasciato sul divano, ancora un po' lagnoso per carità, ma ampiamente distratto dai cartoni (e dai regalini di zie e nonne). Ma alla fine si è comportato parecchio bene anche lui, và, niente da dire.

Sono cose piccoline, ma sai cosa? Colgo al volo e faccio mia una vecchia, celebre massima di Kurt Vonnegut che saggiamente recita:
"Quando siete felici, fateci caso"
Lavoro? Soldi? Spese? Io e mia moglie torneremo a pensarci, ma non ora. Ora abbiamo un peso in meno sullo stomaco e quindi ci godiamo con lui le serate a giocare e le nottate finalmente silenziose (russava come una segheria).

Tutto il resto è brugola. Arriva dopo. Chissenefotte.

4.9.15

Di mass market e letture d'intrattenimento

E' "mass market" il largo gruppo di consumatori al quale è destinato uno specifico prodotto.
Il target, la "massa" in oggetto, spesso è costituito da una ricca varietà di individui con gusti, desideri, età e ceto sociale differenti. Ecco perché a molti, il termine in questione tendenzialmente suona come una bestemmia.
La massa è una bestia generica dalle zanne insanguinate che non puoi censire come si deve e quindi fa paura anche all'uomo della strada che non sa di farne parte. Ecco perché un libro (o un altro oggetto) viene acquistato da tizio, senza che nemmeno sappia di far parte di quella larga cerchia o, al contrario, snobbata da caio proprio perché prodotto destinato alle masse.


Il mass market esiste e funziona come target studiato dal marketing, ma nessuno in realtà può spiegarti fino in fondo un fenomeno di tale portata che, ad uno studio un po' più approfondito, risulta reggersi anche su basi inconsistenti, in alcuni casi addirittura controproducenti (in larga parte si tratta comunque di una scommessa, dove vengono alla ribalta i grandi successi di vendita ma quasi mai i grossi buchi nell'acqua).

Si tratta di un fenomeno che si sviluppa per lo più in ambito distributivo, studiando un pezzo di popolo, i suoi gusti medi e il suo posizionamento e di conseguenza dislocando il prodotto in precisi luoghi.
Un po' come funzionano i meta-dati sul web, hai presente? Compri una volta una lampada a forma di orsetto del cuore su Amazon e da quel momento cominceranno ad apparirti ovunque lampade dalle forme più disparate.
Qualcuno, ben nascosto dietro lo schermo del tuo pc/mac, ha visto che prediligi quel preciso prodotto e tanto basta per far di te il target per prodotti della stessa tipologia.
Una bestemmia, insomma, ma il giochetto sembra dare i suoi frutti e per questo è inattaccabile.

Ecco perché spesso accade che tra i tanti abituati a pensare con la propria testa, c'è l'usanza di credere che un prodotto dettato e spinto dal mercato e per il mercato, è roba di poco conto, buono solo per la casalinga di Voghera.
I primi cinque libri più letti nelle classifiche nazionali, tranne rare eccezioni, puzzano a prescindere, no? Ma se in quella classifica per una volta appare il tuo scrittore preferito e il suo nuovo libro che hai già letto e trovato grandioso, allora per te c'è una differenza. Ma ormai è già troppo tardi. Sei entrato nel fatato mondo del mass market senza nemmeno volerlo.
Non te ne sei accorto o non te ne sei voluto accorgere, ma cazzo, ormai è fatta. Hai contratto questa brutta malattia.

Esiste una cura per evitare che la cosa peggiori?

Si. Non guardare più le etichette. Non CREDERE più nelle etichette.


Non aiuta il fatto che genericamente il lettore colto tende a credere che mentre lui va in libreria per acquistare un titolo preciso, quello medio (acerrimo nemico suo e dell'intero popolo diligente) si lasci ispirare invece da uno a caso tra quelli che trova sullo scaffale.
Sbagliato anche questo, naturalmente. Ma non devo certo dirtelo io.

P.S.: Bada benissimo. Non ti sto dicendo che non esistono lettori cattivi, anzi. Le strade ne sono piene. E' solo che spesso misuriamo la cosa con gli strumenti sbagliati.

Ma ora parliamo un attimo della "letteratura d'intrattenimento", altra etichetta che a molti suona più o meno come sacrilega, proprio perché si associa il concetto a quei libri con quelle storie un po' così dentro, destinate appunto al mass market.
Altra grossolana abitudine sbagliata, questa, di credere che le due cose siano direttamente collegate o, per questo, sminuire senza cipiglio la letteratura d'intrattenimento. Lo fa anche Carmela Soprano nel secondo episodio della quarta stagione quando rimprovera la figlia perché a bordo piscina non legge cose serie ma quei "romanzi d'avventura" (quindi non letteratura, ma altra roba). Eppure Carmela è la casalinga di Voghera per eccellenza delle serie tv a stelle e strisce. E' un cane che si morde la coda. Com'è possibile?


E' naturale che l'argomento generi confusione. Per dire, se fai una capatina su Wikipedia, alla voce "intrattenimento" c'è scritto:
"L'intrattenimento è un'azione, un evento, un'attività, un prodotto letterario, che ha come scopo quello di divertire e interessare un pubblico (il "pubblico" può essere composto anche solo da una persona)."
Si, alla voce menzionata trovi "azioni", "eventi" e "attività". E poi si esce dal generico per fare un riferimento preciso proprio al "prodotto letterario". Le sei o sette righe su Wikipedia non rendono giustizia alla questione e non aiutano chi vuole capire l'inghippo, perché poi a seguire si legge che:
"La lettura non viene considerata generalmente intrattenimento, ma piuttosto come riposo poiché l'intrattenimento generalmente richiede che il fornitore dello spettacolo sia visibile allo spettatore."
Se ne deduce quindi che un prodotto letterario può essere d'intrattenimento, ma la lettura (l'atto di leggere) no.
Però da queste parole viene fuori un'idea interessante, una suggestione di una certa importanza. E te la butto lì, sperando di non attirare su di me l'ira funesta dei puristi delle etichette. Sei pronto?

TUTTA la letteratura è intrattenimento.


Ci sei rimasto male? Quanto? Ti senti svilito e svuotato? Senti che questa affermazione possa in qualche modo cancellare anni e anni di letture colte? Fattene una ragione.

Io credo che quando molti scrittori (o sceneggiatori di fumetti, film e serie tv) prenderanno davvero coscienza di produrre intrattenimento (termine che al suo interno racchiude parecchie altre cosette), smettendo invece di prendere distanza da esso, le cose cominceranno a funzionare meglio.

Tutto questo per spiegarti come a volte anche tipi come me e te, che le etichette le guardano ma solo di sbieco, riescono ad essere sorpresi da un prodotto che non avremmo mai pensato potesse farlo. E quando accade, la sensazione è talmente meravigliosa che tendi a nasconderti come se si dovesse provare vergogna. Senti uno scintillìo dentro di te e per questo sei costretto a rimettere in discussione quelle etichette di cui parlavamo.
A me, per dire, è successo a quindici o sedici anni. Arrivavo da Hermann Hesse e Schopenhauer (non ero un ragazzo prodigio, eh, semplicemente ho dovuto costruirmi un percorso di lettura da solo, com'è successo a molti) e poi sono arrivati dal nulla il Dracula di Stoker e il Moby Dick di Melville.
Hesse e Schopenhauer sono rimasti lì. Ma presto, accanto a loro, sono poi arrivati altri "intrattenitori".

E meno male. Altrimenti mi diventavo un altro di quegli ottusi radical chic che se ne vanno in giro a dire quanto sia buono il pane, senza averci mai ficcato dentro due fettine di salame.

Grazie per l'attenzione.

P.S.: Questo post è stato realizzato cercando di suggerire riflessioni e suggestioni sull'argomento trattato, ma rimane prevalentemente uno scritto d'intrattenimento.

1.9.15

Na-na-na-na-nàààààà, tràn-tràn, tràn-tràn

Riprende il solito tràn tràn, appunto. E' finito un anno "scolastico" e ne comincia subito uno nuovo, appesantito dal fardello di un sacchetto ricolmo di progetti e speranze. Tanta voglia di iniziare con il piede giusto e di trovare una via d'uscita. Forza, tenacia e coraggio, digrignare i denti, mostrare i muscoli. Cambiare registro, insomma, sperando che le cose possano rimanere anche le stesse (in senso lato, ovviamente, perché di cambiamenti veri ce n'è davvero bisogno).
Staccare per un po' è servito anche se non nego di aver avuto sempre la testa a questa nuova ripartenza. Ma non voglio parlarne qui, che questi sono argomenti da salotto e psicanalisi. Ho voglia solo di parlare di cazzate.

E come ti dicevo nel post precedente, ne ho approfittato per rimettermi in carreggiata con letture e visioni rimaste in sospeso.

HO LETTO QUALCHE BUON ROMANZO SAPORITO:

Posizione di Tiro di Jean Patrick Manchette. Romanzo non troppo lungo del re del noir francese (del quale ti avevo parlicchiato già qui) da cui è stato recentemente tratto il film The Gunman con Sean Penn. Una buona storia con un protagonista, il granitico e imprevedibile killer Martin Terrier, in fuga dalla stessa organizzazione per la quale ha lavorato per anni. Risvolti inaspettati, a tratti assurdi (nel senso buono del termine), e un finale triste e fatiscente che dà ragione a chi asserisce che il crimine non paga. Manchette fa sua la lezione dei grandi scrittori americani che hanno fatto dell'hard boiled un genere di successo, riuscendo però a metterci del suo con sagaci guizzi molto personali.

Ferro e Fuoco di Omar Di Monopoli. Secondo capitolo di una ideale trilogia (ogni romanzo è slegato dagli altri) definita a più riprese come "western pugliese" (un southern tutto italiano, insomma). Con Ferro e Fuoco, opera prediletta dello scrittore manduriano per sua stessa ammissione, il Di Monopoli dona ai suoi lettori un romanzo breve e tagliente, forse non riccamente intessuto e "tramato" come quello del suo esordio (Uomini e Cani), ma altrettanto forte e intenso. La storia, semplice come un'unica scheggia impazzita, segue le vicende del povero Andrej, schiavo in una piantagione di pomodori al servizio del boss noto come il "Pellicano", la sorte della povera Mariehla e la fuga di Kazim verso il nord. Musi brutti e realmente spaventosi che raccontano una Puglia garganica tanto assurda e surreale quanto vera. Il tutto condito a dovere dalla solita, ricca prosa e dai dialoghi riportati nel dialetto locale che non fanno che aggiungere un'ombra di tragico pathos a tutta la vicenda.

Zona Pericolosa di Lee Child. Io di Child non ne sapevo niente. Associavo il suo nome ai best seller da edicola Superpocket. Avevo anche rimosso il fatto che fosse lui il creatore di Jack Reacher, nonostante avessi già visto il film con Tom Cruise. Poi ne ha parlato Omar sul suo blog (maledetto!) e ho recuperato questo primo romanzo. E' stato un mezzo fulmine a ciel sereno. Una robina che non mi aspettavo di certo, ma non ti dico altro. Voglio parlarne con calma in un post a parte, sottolineando la relazione tra le cosiddette letture da mass market e quelle "d'intrattenimento" che spesso si tende a considerare erroneamente come la stessa roba.

HO LETTO POCHISSIMI FUMETTI CON RITMO ASSONNATO:


L'immancabile Martin Mystère Speciale estivo intitolato "Misteri a Blandings", divertente come al solito e dedicato questa volta ai personaggi dello scrittore inglese P. G. Wodehouse. Come da tradizione degli ultimi anni, inoltre, l'albo si presenta come un "flip book". Dall'altra parte una serie di sfiziosi e divertenti racconti dedicati al mondo del fast e slow food, scritti dallo stesso Castelli e disegnati da autori vari.

Il Color Tex di quest'anno ("La Strada per Serenity") segna il debutto ai testi di Recchioni su una storia lunga del ranger giallocamiciato. Storia buonina ma della quale poco rimane impresso, se non una scena iniziale sborona (sempre nel senso buono del termine) che ha il pregio di risolvere un'impasse mica da ridere. I disegno di Del Vecchio sono lucidi e privi di fronzoli, ideali per una colorazione ricca di sfumature che invece non c'è.


Il Nathan Never Magazine 2015 si è rivelato un simpatico tuffo nel passato con la ristampa a colori di tre vecchie storie brevi (pubblicate originariamente sui volumi monografici della Mondadori dedicati al personaggio) firmate da Medda e Vigna ai testi e Bonazzi e Mari ai disegni. Inoltre è presente una storia inedita di una cinquantina di pagine (intitolata "Lone Star") firmata da Gualdoni e Bastianoni. Interessanti i contenuti sull'annata sci-fi, anche se su film e serie tv mi sarebbe piaciuto leggere più di un paio di paginette.

Il volume Ogni Maledetto Lunedì su Due di Zerocalcare, tenuto in stand by per parecchio tempo perché in parte già letto all'epoca sul suo blog. Di questo prodigio del fumetto si parla tanto e da tanti viene osannano, mentre qualcuno ne parla male e si lamenta dell'ironia facile e "per tutti" (come se fosse davvero un male, tra l'altro). Io a 'sto ragazzo gli devo tante grasse risate (indimenticabile, su tutte, la storia degli anziani alle prese con internet) e qualche seria riflessione tra le righe. Vale sempre la pena posare un occhio sopra le sue cose.

Il primo volume di Lucky Luke Gold Edition. Ho già la collezione completa della Gazzetta, si, ma quando si parla di Lucky Luke proprio non riesco a resistere (complice anche il pezzente prezzo stracciato in copertina di un euro). In realtà volevo saggiare la qualità degli approfondimenti in appendice a questa nuova edizione. La cosa mi tenta assai, ma non continuerò perché 1, basta spendere soldi e 2, la collezione non è per puristi perché prevede solo le storie scritte da Goscinny.

Poi ho visto, rivisto o finito di vedere film e serie tv rimasti ordinatamente in fila da qualche parte per mesi mentre imploravano un filo d'attenzione.

HO VISTO GIOIOSAMENTE:

I Guardiani della Galassia. I film dei super eroi mi interessano sempre meno, ma questo bisognava guardarlo per forza. La Marvel continua a sfornare questi filmoni intrisi di ironia e di occhiolini agli spettatori. Rispetto agli altri cinecomics panettoni, I Guardiani coglie nel segno. Fa ridere e diverte parecchio. E ben girato e curato e sfoggia una colonna sonora meravigliosa proprio perché non poteva essere più distante dai temi trattati (ci avresti creduto nel connubio anni '80/sci-fi?). Carino il trattamento sui personaggi, Peter Quill e Rocket Raccoon su tutti (legnosi il giusto gli altri), buono l'impianto scenografico da fantascienza quasi seria. Mi ha fatto piacere vederlo, insomma, anche se poteva durare qualcosina in meno. Se ti interessa, comunque, ti rimando ad un post di Dario che te ne parla in modo lucido e preciso (e che personalmente sottoscrivo quasi riga per riga).

HO RIVISTO, IMMERSO NEL TORPORE:


In pieno raptus da spy/action story (vai a capire), mi sono riguardato l'intera trilogia di Jason Bourne (astengasi il Legacy spin-off, per piacere). Ogni tanto s'ha da fare. Questo trittico cinematografico si esprime al meglio ed è senza dubbio tra i più affascinanti del genere. Il primo in particolare (The Bourne Identity), a distanza di ormai una tredicina di anni, rimane espressivo e potente come pochi. Sembra che Matt Damon abbia messo in cantiere un nuovo film e la volontà di interpretare nuovamente il buon Jason, a patto che alla regia torni Paul Greengrass. Aspettiamo con ansia.

Jack Reacher - La Prova Decisiva. L'ho rivisto per curiosità proprio dopo aver letto il libro di cui ti ho parlato sopra. Il film però è tratto dal nono romanzo (One Shot, in originale) che Child ha dedicato al personaggio. Film buonino e divertente dove l'ex militare vagabondo Jack Reacher (interpretato da un Tom Cruise legnosetto e con un taglio di capelli che sembra intagliato nel cemento) dovrà investigare su un ex cecchino che sembra improvvisamente aver sbroccato. Cose belle: il sorrisino sornione che ti viene fuori quando qualcuno vuol fare il culo a Reacher, non sapendo che verrà invece fatto a pezzi. L'interpretazione di un invecchiato ma sempre caparbio e capace Robert Duvall e di un loschissimo e truculento Werner Herzog, qui nelle vesti del cattivone di turno. Cose bellissime: l'attrice Rosamund Pike in stato di grazia con le sue mille faccette giggioneggianti (ma non solo). Novità degli ultimi giorni: per il 2016 è previsto il seguito, Jack Reacher 2, ispirato al 18° romanzo della serie ("Never Go Back", ancora inedito da noi) e che vede Cruise affiancato dalla bella Cobie Smulders.

HO FINITO DI VEDERE CON SOMMO GAUDIO:


La terza stagione dei Soprano. Colpi di scena come se piovessero. Riflessioni sagaci e ironia amarissima da "chetelodicoaffà". Ma è inutile che te ne parli ora. Magari lo faccio quando ho finito di rivedere l'intera serie, perché sarebbe proprio il caso di scrivere un saggio lungo decinaia e decinaia di pagine.

Daredevil. Finalmente. Era ora. Ci ho messo un po' perché ogni volta dovevo chiudere gli occhietti a fessura. Buio costante, voci bassissime, tanti dialoghi, tantissima sofferenza. Nonostante questo (o grazie a questo), la serie si è rivelata bella e interessante, sopra ogni aspettativa. La tipica cosa che poi ti viene da pensare: "Oh! E ci voleva tanto a fare una serie tv sui super eroi come Dio comanda?". Unico neo (ma vistoso): gli ultimi venti minuti dell'ultimo episodio (un costumaccio mal assortito e un salto in chiusura in autentico stile tartarughe ninja sono quasi riusciti a raffreddare i costanti bollori dovuti alla tensione fino a quel momento). Naturalmente scherzo (ma un po' anche no) e pure di Daredevil ti parlerò a parte, che merita.

Last Man on Earth. Te ne avevo già parlato qui. Ringrazio ufficialmente l'attore comico Will Forte per aver regalato a me e mia moglie dei momenti di risate fracassone e per aver interpretato il protagonista della serie, Phil Miller, l'ultimo uomo sulla terra, ma anche l'uomo più idiota, bugiardo, gigione e sfigato che abbia mai calcato le strade del nostro pianeta. Nemmeno Homer Simpson, credimi. E ringrazio pure la Fox che in America manderà in onda a giorni la seconda stagione. Grazie per tutto il buon umore.

Ho visto e letto tutte queste cose nell'arco dell'ultimo mesetto, insomma. Quando di tempo da perdere ne ho avuto parecchio. Soprattutto in quella decina di giorni in cui, privato di moglie e figlio (spediti al mare in una valigia di cartone, per essere impiastricciati ben bene in uovo e farina e poi panati sotto il sole rovente), mi sono ritrovato improvvisamente fustigato e demoralizzato dalla totale assenza di impegni, vagabondando per casa come una vacca sottratta al suo pascolo e con gli occhi vitrei fissati su un orizzonte basso, piatto e lontanissimo. E quindi non mi restava che dedicarmi a tutte le cose qui sopra.

Certe cose posso succedere una volta ogni tot anni.
E solo ad agosto.

Pausa finita, andiamo in pace.

12.6.15

Delle misteriose operazioni commerciali della Marvel (che capisce solo lei)


Ci casco sempre. Sono un cretino. Passando in edicola ho preso il "tutto nuovo all new" (quello che volete) Capitan America #1. L'ho preso perché Rick Remender è rimasto ai testi e perché ai disegni c'è quell'asso del disegno di Stuart Immonen. E infatti sembra carino, a parte il fatto che questi fascicoletti da 48 pagine fanno proprio passare la voglia di leggere e che in appendice alla storia principale ci trovi sembre cose che chissenefrega (in questo caso si tratta del primo numero degli Invasori che tutto sembra, fuorché una ripartenza).


Ora. Come ben saprai, dal mese scorso è appunto ripresa la solita tiritera dei rilanci e quindi in edicola ora ci trovi i nuovi starting point di varie serie. Quello che capisco io è che la Marvel ha dovuto adattarsi alle varie trasposizioni filmiche. Giustamente, aggiungerei, perché se hai intenzione di fare soldini non deve essere certo il cinema ad inseguire l'ormai sparuto gruppetto di lettori di fumetti ma, al contrario, è la Marvel a dover inseguire la vasta massa degli spettatori dei vari film. Non mi è mai piaciuto ragionare a livello commerciale, ma capisco che la cosa abbia una sua logica. E quindi eccoti spiegato perché da mesi nei fumetti ci trovi il Nick Fury nero, l'agente Coulson con le fattezze dell'attore Clark Gregg e via discorrendo (voglio dire, tra un mesetto la Panini mette in edicola anche questo, pensa).


Quello che invece non capisco è perché proprio in un periodo cruciale al cinema (l'uscita del solo Avengers 2 potrebbe bastare), la Marvel decide però di mettere a soqquadro i propri personaggi. Ecco quindi che Thor diventa una donna, Iron Man veste una nuova armatura bianca e nera che sembra uscita da Tron e uno Steve Rogers invecchiato lascia il posto all'amico Sam Wilson (Falcon) in una bizzarra versione alata di Capitan America.
Tutto questo mentre cinema, serie animate e merchandising continuano a spingere l'acceleratore sui personaggi classici.



Non credo di essere un genio del marketing, ma ci va anche poco per capire che la cosa suona profondamente sbagliata. E' evidente che 'sti fumetti non li vuoi proprio vendere.

P.S.: Fortunatamente ciò non esclude il fatto che leggendo qualcuno di questi nuovi titoli, tu possa trovarci qualcosa di gradevole, qui e lì.

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