Sembrano
esserci un paio di idee davvero davvero interessanti. Per quanto mi
riguarda, questo rimane il film più atteso degli ultimi trentacinque
anni. Non so se mi spiego. Speriamo. Ma speriamo bene.
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9.5.17
27.3.17
Il teatro secondo Tarantino
In colpevolissimo e lieve ritardo (appena un annetto, via), ho finalmente visto The Hateful Eight, l'ultima fatica di Quentin Tarantino, arricchita da una pletora di caratteristi di un certo spessore. Ma...
E' un film di Tarantino e si vede. La questione, vengo subito al nocciolo, è che The Hateful Eight è il primissimo film in assoluto del regista ad aver solleticato più di qualche dubbio (anche se già con Django Unchained si è intravista una linea piatta, appena dietro la storia).
The Hateful Eight essenzialmente NON è un western, NON è un thriller, NON è una commedia nera. A
volte dire di un prodotto cinematografico che "sfugge alle etichette" è
voler rimarcare che si tratta di cinema purissimo, senza orpelli.
Purtroppo, come in questo caso, non è sempre vero.
Non è un film d'azione come qualcuno poteva sperare e non è nemmeno così tanto un film intimista come qualcun altro sperava o come altri hanno detto. Un film girato su due location in tutto (in carrozza per mezz'ora e in un emporio per altre due ore e dieci) è un'idea selvatica e molto affascinante che ha affrontato solo uno stuolo di coraggiosi registi (tra questi indubbiamente lo stesso Tarantino, così come Roman Polanski o Tommy Lee Jones).
Immagino che Tarantino abbia letto l'Hotel Azzurro di Stephen Crane, tra l'altro, o che sappia quanto meno della sua esistenza, visto che la storia, ambientata qualche anno dopo la Guerra Civile Americana, è quella di un gruppo di personaggi (gli "odiosi otto" quelli principali, ma più di una dozzina quelli reali) che per ripararsi da una brutta tempesta di neve in Wyoming, si chiude al riparo in un emporio.
Samuel Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Tim Roth, Michael Madsen e Bruce Dern, tutti bravissimi, dal primo all'ultimo, basterebbero da soli a reggere le sorti di un film di ben due ore e quaranta. E in effetti è esattamente quello che accade, senza andare troppo più in là.
E una storia talmente esile da essere quasi inesistente, si pone in secondo piano per dare spazio al confronto tra gli attori in scena.
E una storia talmente esile da essere quasi inesistente, si pone in secondo piano per dare spazio al confronto tra gli attori in scena.
Si chiama teatro. E infatti credo sia stato portato anche lì.
The Hateful Eight non è altro che una scrittura sacra, un'autentica esegesi del cinema secondo Tarantino. Tanti dialoghi taglienti, davvero lunghi, qualche scena grandguignolesca (un paio sempre di troppo), lo humor nerissimo, la divisione in capitoli, i personaggi. Un cinema che ama alla follia i vezzi del proprio autore e un autore che ama alla follia il cinema.
Il regista americano, insomma, ma questo lo sapevamo da tempo, ama la propria visione del cinema fino all'autocitazionismo plateale, senza prendere mai in considerazione l'idea che potrebbe trattarsi di un cane che cerca di mordersi la coda restando impantanato sempre nella stessa pozzanghera.
La cosa curiosa è che proprio perché conosco Tarantino, questo film mi ha lasciato qualche dubbio. Se The Hateful Eight fosse stato il suo primo film, probabilmente mi sarei innamorato del regista più di quanto non accadde all'epoca guardando Le Iene. Ed è forse questo il motivo per il quale, nonostante tutte le critiche di cui sopra, se tali possono essere considerate, alla fin fine mi sono goduto tutto il film per tre ore filate, senza mai avere voglia di alzare il culo dal divano. Esattamente come il Generale Smithers.
19.12.16
Due note
Se non fosse per quelle due note di Vangelis, verrebbe seriamente da chiedersi "embé, dovrei emozionarmi per due passettini nel deserto, per il faccino pulito di Ryan Gosling o per un Harrison Ford vecchio e bolso (che ormai ti ritrovi dappertutto) che esce quatto quatto dall'ombra"?
Ovviamente si continua ad incrociare le dita, ma so già fin da ora che questo Blade Runner 2049 non intaccherà minimamente quello originale, né in positivo né in negativo. Se questo di Denis Villeneuve si dovesse infatti rivelare un cattivo film, o semplicemente un film inutile, basterà aspettare cinque minuti per avere la sensazione che non sia mai esistito. Se si dovesse invece rivelare anche solo un buon film, tanto meglio per tutti. Sarò il primo a godermelo.
2.11.16
The Scariest Movie and Animation of All Time (o meglio: di visioni edificanti per lo spirito, in questi giorni di macabro scherzùme)
Un paio di anni fa mi sono divertito a stilare una macabra classifichina dei libri ideali da leggere durante Halloween. L'anno scorso questa cosa è saltata (avevo ben altri pensieri), ma ora eccoci di nuovo qui (anche se un pelino in ritardo, abbi pazienza). Non di libri si parla, però, bensì di cinema nell'accezione più ampia del termine. Cercherò di abbracciare infatti, fino a stritolarti, l'ampio parco filmico e di produzioni animate che secondo me meriterebbero una visione proprio in questi giorni. Il tutto diviso più o meno per fasce d'età. Che tu sia provvisto o sprovvisto di prole, insomma, qui in mezzo dovresto trovarci un po' tutto, a seconda dei gusti.
Per i bambini in età tenera (e per i loro genitori che, volenti o nolenti, devono sottoporsi ad una serie di visioni a tema):
Si comincia con le cosine più leggere (e in questo caso anche brevi) come Paperino e la Notte di Halloween, corto animato da otto minuti (lo trovi QUI su Youtube) prodotto dalla banda Disney nel 1952.
Si passa poi per gli immortali Peanuts con È il Grande Cocomero, Charlie Brown, terzo speciale animato dedicato alle creature di Charles Schulz, mandato in onda per la prima volta nel 1966.
Da qui il salto è breve e passiamo al corto di 25 minuti Mostri contro Alieni - Zucche Mutanti Venute dallo Spazio (2009), speciale a tema della durata di 22 minuti (e che fino a prova contraria puoi vedere QUI su dailymotion), al divertente Hotel Transylvania (2012) del geniale Genndy Tartakovsky (un film animato con tutti i mostri classici in scena? Cosa può desiderare di più un bambino?) fino al meraviglioso Il Libro della Vita (2014), di Jorge Guitierrez e prodotto da Guillermo del Toro, che festeggia con mille colori, e non solo, il giorno dei morti nella tradizione messicana.
Và che il character design de il Libro della Vita è proprio caruccio.
Si passa poi alle visioni leggermente più goliardiche e "mature". Se parli di Halloween devi per forza di cose tirare in ballo Tim Burton. Non me ne volere, ma l'estetica gotico horror del regista americano è pressoché perfetta per certi temi e va a braccetto con grandi e piccini. Quindi a parte il Nightmare Before Christmas (del 1993 di Henry Selick, che Burton ha solo prodotto e che provocatoriamente è ambientato per metà nel paese di halloween e per metà nella terra di babbo natale, e che quindi va furbescamente bene sia per l'una che per l'altra festività), nella lista va messo obbligatoriamente anche il meraviglioso La Sposa Cadavere (2005) per il quale rimasi estasiato quando mi accorsi che nel DVD c'era la possibilità di seguire il film senza le parole, accompagnato solo dalla colonna sonora).
Menzione d'onore per Harry Potter e la Pietra Filosofale (il primo film dell'eptalogia, insomma, del 2001) la cui visione viene consigliata ovunque a partire dai sette anni. Mio figlio però l'ha visto per la prima volta a quattro e mezzo e non ha fatto una piega nemmeno quando il professor Quirinus Raptor ha mostrato come condivideva la testa con quella di Lord Voldemort.
Menzione d'onore per Harry Potter e la Pietra Filosofale (il primo film dell'eptalogia, insomma, del 2001) la cui visione viene consigliata ovunque a partire dai sette anni. Mio figlio però l'ha visto per la prima volta a quattro e mezzo e non ha fatto una piega nemmeno quando il professor Quirinus Raptor ha mostrato come condivideva la testa con quella di Lord Voldemort.
Per i bambini un po' più ragazzetti:
Via il dente, via il dolore. Tim Burton ha messo a segno un paio di buonissimi colpi anche per i "ragazzini". Con il primo si va alle radici della sua filmografia, il divertente Beetlejuice, Spiritello Porcello (1988), mentre con il secondo facciamo un saltino di una decade con Il Mistero di Sleepy Hollow (1999) ispirato proprio al classico letterario di Washington Irving (consigliato a sua volta tra le letture a tema di un paio di anni fa).
Coraline e la Porta Magica (2009) è un altro film animato in passo uno firmato da Henry Selick e ispirato al romanzo per ragazzi scritto da Neil Gaiman e illustrato da Dave McKean (piazzato qui perché probabilmente un pelo più tetro della media).Mentre se vogliamo dare in pasto a queste giovani menti qualche film classico e meritevole di una visione, non possiamo non tornare ai favolosi (ma senza esagerare) anni '80 e '90 consigliando loro il primo Gremlins del 1984 (che lo so, è un film natalizio, ma veste benissimo anche per questo periodo) di Joe Dante e Chris Columbus, o La Famiglia Addams di Barry Sonnenfeld del 1991 (che andrebbe benissimo anche qualche episodio della serie tv in bianco e nero del 1964, per quanto oggi faccia ridere molto meno di ieri).
Poster della serie: "film con titoli scritti in font gotico-guascona".
Infine, per i ragazzetti un bel po' cresciutelli (ma proprio tanto, tipo a partire dalla maturità e fino a sfiorare la terza età, esclusi appunto bambini e ragazzetti in tenera età):
Per quanto mi riguarda, i nomi sono quelli soliti ma anche no. Non si può non citare Halloween - La Notte delle Streghe (1978) di John Carpenter in quanto perfettamente a tema o il Lasciami Entrare del 2008 del regista svedese Tomas Alfredson in quanto tra i pochi film diligenti e fascinosi sulla figura degli immortali vampiri. Gli invasati è invece un film del 1963 diretto da Robert Wise, immancabile tassello dedicato alle magioni possedute.
Il Gabinetto del Dottor Caligari, film muto del 1920 diretto da Robert Wiene, dona invece una "prospettiva" diversa sul thriller gotico, mentre il classico dei classici in bianco e nero del 1922 Nosferatu, di Friedrich Wilhelm Murnau, è invece praticamente immancabile in ogni buona classifica di genere che si rispetti. Due filmoni vecchio stile.
Se prediligi le trame guascone e un horror in stile anni '80, c'è Creepshow, film a episodi del 1982 diretto da George Romero e scritto da Monsignor Stephen King. E se, infine, sei invece tra quelli da atmosfere inquietanti e voglioso di oscuri protagonisti, non dimenticare uno dei più grandi classici degli anni '90, Il Corvo di Alex Proyas (1994) ambientato proprio durante il giorno dei morti o la meravigliosa e ormai già classica pellicola d'esordio (2001) del regista Richard Kelly, Donnie Darko, film che lentamente ha sancito un nuovo standard di genere.
Insomma. Ce n'è per tutti i gusti.
E quindi buona visione (anche se in ritardo).
Poster della serie che letti di fila: "Halloween, lasciami entrare gli invasati".
Il Gabinetto del Dottor Caligari, film muto del 1920 diretto da Robert Wiene, dona invece una "prospettiva" diversa sul thriller gotico, mentre il classico dei classici in bianco e nero del 1922 Nosferatu, di Friedrich Wilhelm Murnau, è invece praticamente immancabile in ogni buona classifica di genere che si rispetti. Due filmoni vecchio stile.
Quasi uguali. Uno al balcone, l'altro che insegna bob ad una donna per le prossime olimpiadi.
Se prediligi le trame guascone e un horror in stile anni '80, c'è Creepshow, film a episodi del 1982 diretto da George Romero e scritto da Monsignor Stephen King. E se, infine, sei invece tra quelli da atmosfere inquietanti e voglioso di oscuri protagonisti, non dimenticare uno dei più grandi classici degli anni '90, Il Corvo di Alex Proyas (1994) ambientato proprio durante il giorno dei morti o la meravigliosa e ormai già classica pellicola d'esordio (2001) del regista Richard Kelly, Donnie Darko, film che lentamente ha sancito un nuovo standard di genere.
Insomma. Ce n'è per tutti i gusti.
E quindi buona visione (anche se in ritardo).
20.10.16
Logan
Son tutti bravi, con il culo di Johnny Cash. Chiunque girasse un film, fosse anche con il telefonino, e in sottofondo ci piazzasse il vecchio Johnny, ne farebbe venir fuori una roba che almeno il trailer te lo devi vedere.
Detto questo, Logan, il terzo film dedicato a Wolverine, l'ultimo al quale prenderà parte Hugh Jackman, sembra una cosa buona. In gran parte sembra ispirato alla run Old Man Logan di Mark Millar, ma (grazie a Dio) senza supereroi tra le scatole. Logan (gravemente malato dopo che il suo potere rigenerante è scomparso) e il vecchio Professor Xavier (privo di poteri e morente perché malato di alzheimer, in quella che sembra un'intensa prova del buon Patrick Stewart) dovranno portare in salvo quella che si presenta come una bambina indifesa ma che in realtà è Laura Kinney (meglio nota come X-23) da una combriccola di militari tecnologicamente dotati (che sarebbero i Marauders di Claremontiana memoria).
Che altro dire? Alcune scene mi sembrano buone, ma non ho nessuna intenzione di credere che questo possa rivelarsi un buon film, visto che il regista è lo stesso James Mangold tanto accorto e dotato in passato (Cop Land, Identity) quanto smaccatamente traballante più di recente (Knight and Day, The Wolverine). Dovesse poi convincermi (e segretamente ci spero proprio un po'), sarei il primo a tirar giù il cappello. Giuro.
9.9.16
Di tutto un po', nel mentre di questa calda estate che non accenna a terminare
Per tornare, sono tornato. E già da parecchio. Ma non è che abbia tutta questa voglia di dire, fare, baciare. Ho passato una parentesi in meditazione (con la testa sempre altrove, proiettata al domani), costellata da qualche momento di lettura e di visione.
Sto teneramente riflettendo anche sull'esistenza stessa di questo blog. Non tanto perché ormai è un fuggi fuggi da questo modo di "fare" il web, quanto perché ormai sempre più impegni mi tengono lontano dalla rete.
Probabilmente qualche post apparirà ancora, ma di sicuro con una periodicità più dilatata. Probabilmente, ad un certo punto, smetterò del tutto perché "così è, se vi pare".
Sto teneramente riflettendo anche sull'esistenza stessa di questo blog. Non tanto perché ormai è un fuggi fuggi da questo modo di "fare" il web, quanto perché ormai sempre più impegni mi tengono lontano dalla rete.
Probabilmente qualche post apparirà ancora, ma di sicuro con una periodicità più dilatata. Probabilmente, ad un certo punto, smetterò del tutto perché "così è, se vi pare".
Intanto, però, se solo avessi voglia potrei dirti che in questa pausa estiva, dei libri visti nella foto del post precedente, ho letto quasi tutto.
Mi sono gustato Destinazione Inferno di Lee Child, il secondo capitolo delle gesta di Jack Reacher, forse un pelo meno coinvolgente del primo libro, ma comunque interessante in quanto a spunti e tematiche. E 92 Giorni di Larry Brown, un piccolo grande gioiello, secondo molti, ma che io ho apprezzato poco, cavalcando, come fa, certi temi tanto cari a Bukowski o John Fante. Di sicuro sarebbe interessante capire quanto della propria vita Brown abbia riversato in questo scritto.
Sto finendo di leggere anche Sul Mare. Racconti di sole e di vento, una raccolta messa a punto dalla torinese Lindau, con chicche davvero degne di nota come il racconto L'uomo che amava le isole di David Herbert Lawrence e altre assolutamente trascurabili come Il Cane, breve scritto firmato da Grazia Deledda che col mare ci appizza davvero poco. E infine, il Meridiano di Sangue di Cormac McCarthy, epico romanzo western che se da un lato ha il merito di immergerti in certi scenari come poche altre cose scritte, dall'altro risulta molto più lento e appassionante di altre cose dello scrittore cresciuto in Tennessee.
Se avessi voglia, poi, ti direi che anche di fumetti ho letto qualcosa.
Lo Speciale Martin Mystére (il 33°) intitolato Troppi Super-Eroi! è il terzo ambientato nel mondo alternativo degli anni '30 (Castelli e Alessandrini sono sempre una sicurezza e se vicino ci metti pure le 50 sagaci pagine che festeggiano i trent'anni del world wide web, a conti fatti questo speciale annuale è ormai uno degli appuntamenti estivi a fumetti più interessanti in circolazione).
E il Nathan Never Magazine 2016, come l'anno scorso, ristampa storie lunghe e brevi dei bei tempi che furono. Avevo letto già tutto, ma è stato bello rivivere certe sensazione legate ai primi anni '90. Il Numero 100, tutto a colori, è stato propinato a chi fa rientrare le più belle storie dell'Agente Alfa solo nella prima ventina di uscite. Ma la sorpresa è stata il divertente Guerra alla Yakuza, breve storia che fu pubblicata in un fascicoletto allegato al videogame Nathan Never - The Arcade Game, distribuito dalla Genias nel 1992 e che fu una delle rare cose dedicate al personaggio che, all'epoca, non riuscii a recuperare.
Il terzetto di albi di Nathan Never #301/303 raccoglie invece la fine della saga di Omega, opera scritta da Michele Serra (che annuncia il suo abbandono definitivo alle storie della serie) e disegnata da Sergio Giardo. Sarà che mi mancano dei pezzi recenti della vicenda o il fatto che non ho mai ritenuto Omega un cattivo troppo spaventoso, ma la storia, per quanto godibile e costellata da spunti interessanti, non mi ha particolarmente convinto. Va detto però che ha generato davvero tante chiacchiere e ipotesi sulla reale o fittizia morte di molti protagonisti e molti appassionati l'hanno definita come la Crisis on Infinite Earth in casa Bonelli (qualcuno addirittura ipotizza che Nathan Never Anno Zero, attualmente in corso di pubblicazione, racconti la realtà di questo Nathan Never alternativo).
Ho sempre visto il mondo di Nathan Never più simile a quello di Blade Runner che non a quello dei mega eventi Marvel o DC Comics. Quindi mi siedo e aspetto di capire se la cosa possa davvero avere un'evoluzione.
Gli ultimi tre albi del ranger e compagnia (Tex #668/670) presentano invece una storia unica, scritta da Boselli, che ci porta nel conflitto tra la cofederazione Kiowas sul piede di guerra, guidata da Lone Wolf e dallo sciamano Maman-Ti, e le truppe del celebre colonnello Ranald Mackenzie, meglio noto con il nomignolo "Mano cattiva".
La storia ha un respiro ampio ed è ben strutturata, come spesso accade quando a occuparsi dei testi è Boselli. Probabilmente, però, il tutto sarebbe entrato comodo anche in soli due albi (questa volta ci sono veramente troppe, troppe, troppe parole. Anche meno, Mauro).
Da elogiare il lavoro del bravissimo Stefano Biglia, qui alla sua prima prova lunga dopo l'esordio con la bella storia breve comparsa sul Color Tex che omaggiava l'Hotel Azzurro di Stephen Crane.
Ammetto che conoscevo poco o nulla di Luc Orient (pubblicato sulla "Collana Avventura" della Gazzetta dopo la fine di Bernard Prince). In casi come questo mi sono sempre affidato ai pareri degli appassionati della bédé molto più esperti di me che da sempre tessono le lodi della serie scritta da Greg e disegnata da Eddy Paape definendola uno dei grandi classici di fantascienza del fumetto franco belga.
Invece devo dire che dopo aver letto i primi tre albi (che raccolgono per intero il ciclo di Terango), nonostante le buone intenzioni e una lettura comunque scorrevole, la serie non sembra andare oltre i cliché dell'epoca, con tempi narrativi davvero troppo dilatati.
Lo spirito dei classici c'è tutto, ma già nella costruzione dei personaggi si sfiora candidamente il plagio (il terzetto di scienziati composto dal professor Hugo Kala, Luc Orient e Lora Hansen, ricordano davvero troppo da vicino il dottor Zarkov, Flash Gordon e la bella Dale Arden, per tacere dell'assonanza tra i nomi dei pianeti protagonisti dei rispettivi primi cicli, "Mongo" e "Terango"). Più che di una vera e propria delusione, in realtà, sto parlando di un bel po' di noia. Curioso ora di leggere anche il secondo ciclo, anche se poco fiducioso.
Infine, sempre avendo voglia, avrei potuto raccontarti di come, approfittando della momentanea assenza di moglie e figlio, mi sia rimesso in carreggiata con il genere action cinematografico, vedendo film vecchi e nuovi che da tempo pregavano per una visione.
Il primo Mission: Impossible, quello firmato da Brian de Palma, all'epoca di piacque davvero parecchio. Il secondo, invece, mi nauseò quasi subito (un gigantesco, odioso spot commerciale per automobili, capi d'abbigliamento e orologi). Il terzo di J. J. Abrams (e i suoi dannati lens flare) credo di non averlo nemmeno visto tutto. Ho sempre sperato però che la serie potesse risollevarsi scrollandosi quall'aurea pacchiana e polverosa di dosso. E la cosa sembra essere successa proprio con gli ultimi due capitoli.
In M:I IV - Protocollo Fantasma, Ethan Hunt e soci devono rintracciare un pericoloso terrorista dal nome in codice "Cobalt" che è entrato in possesso dei codici di lancio di missili nucleari russi. Il film funziona parecchio bene (anche più di quello successivo) forse anche grazie alla sapiente regia di mister Brad Bird (che di certe cose se ne intende).
In M:I V - Rogue Nation, il regista Christopher McQuarrie (che aveva già diretto TomTom Cruise in Jack Reacher - La Prova Decisiva) metterà gli agenti della IMF sotto torchio, sulle tracce di un'attività criminale che agisce nell'ombra, e a livello internazionale, nota come Il Sindacato.
Godibilissimi entrambi ma, ripeto, il quinto capitolo un pelo meno del quarto (impreziosito anche, e non poco, dalla presenta della bella Paula Patton).
Die Hard - Un buon giorno per morire. Ma il sottotitolo giusto sarebbe stato "un buon giorno per tenere il televisore spento". Già il quarto film (Vivere o Morire) si era rivelato un mezzo disastro. Questo è addirittura riuscito a fare peggio. Un filmetto insignificante che mal gestisce il peso della trilogia originale e che presenta un Bruce Willis vecchio, rugoso e privo di battute mitiche (una mezza bestemmia, insomma) alle prese con un figlio un po' ottuso a cui volentieri elargiresti una cinquina in faccia ogni due per tre ("porta rispetto a tuo padre, imbecille").
Automobili che saltano, elicotteri che sparano e nient'altro. Con l'aggravante che la regia (di John Moore) e il cast (Willis a parte, che non si tocca MAI), non dicono granché. Una disfatta.
The Equalizer, invece, è stata una bella sorpresa. Antoine Fuqua (volenteroso regista di Training Day, Attacco al Potere o del prossimo remake de I Magnifici 7) porta in scena un attempato ma sempre meraviglioso Denzel Washington nei panni di Robert McCall, impegato presso l'home mart di Boston. Le cose cambiano quanto Robert conosce Teri, una giovane prostituta russa che finisce immancabilmente nei guai.
Trama sottilissima (praticamente è quasi tutta qui), ma la sorpresa sta nell'essere spettatori del cambiamento repentino di Robert che dimostra di essere stato ben altro, prima del classico uomo qualunque, affabile e generoso.
The Equalizer è quel genere di film che dà soddisfazione a chi guarda, dove il protagonista è il classico raddrizzatorti che vince sempre e comunque, senza mai vacillare. Il cattivo di turno sembra un cattivo, ma al suo cospetto perde ogni fascino. E come si fa, ti chiederai tu, ad apprezzare una roba del genere? Si fa, si fa. Provare per credere.
Ecco. Se avessi voglia, potrei raccontarti tutte queste cose, ma non ce l'ho. Allora mi limito a salutarti come si confà con un vecchio amico di viaggio, sperando che si possa condividere di nuovo quei post(i) sul treno. Ma che se così non fosse, significherebbe solo che ho trovato di meglio da fare.
Il primo Mission: Impossible, quello firmato da Brian de Palma, all'epoca di piacque davvero parecchio. Il secondo, invece, mi nauseò quasi subito (un gigantesco, odioso spot commerciale per automobili, capi d'abbigliamento e orologi). Il terzo di J. J. Abrams (e i suoi dannati lens flare) credo di non averlo nemmeno visto tutto. Ho sempre sperato però che la serie potesse risollevarsi scrollandosi quall'aurea pacchiana e polverosa di dosso. E la cosa sembra essere successa proprio con gli ultimi due capitoli.
In M:I IV - Protocollo Fantasma, Ethan Hunt e soci devono rintracciare un pericoloso terrorista dal nome in codice "Cobalt" che è entrato in possesso dei codici di lancio di missili nucleari russi. Il film funziona parecchio bene (anche più di quello successivo) forse anche grazie alla sapiente regia di mister Brad Bird (che di certe cose se ne intende).
In M:I V - Rogue Nation, il regista Christopher McQuarrie (che aveva già diretto TomTom Cruise in Jack Reacher - La Prova Decisiva) metterà gli agenti della IMF sotto torchio, sulle tracce di un'attività criminale che agisce nell'ombra, e a livello internazionale, nota come Il Sindacato.
Godibilissimi entrambi ma, ripeto, il quinto capitolo un pelo meno del quarto (impreziosito anche, e non poco, dalla presenta della bella Paula Patton).
The Equalizer, invece, è stata una bella sorpresa. Antoine Fuqua (volenteroso regista di Training Day, Attacco al Potere o del prossimo remake de I Magnifici 7) porta in scena un attempato ma sempre meraviglioso Denzel Washington nei panni di Robert McCall, impegato presso l'home mart di Boston. Le cose cambiano quanto Robert conosce Teri, una giovane prostituta russa che finisce immancabilmente nei guai.
Trama sottilissima (praticamente è quasi tutta qui), ma la sorpresa sta nell'essere spettatori del cambiamento repentino di Robert che dimostra di essere stato ben altro, prima del classico uomo qualunque, affabile e generoso.
The Equalizer è quel genere di film che dà soddisfazione a chi guarda, dove il protagonista è il classico raddrizzatorti che vince sempre e comunque, senza mai vacillare. Il cattivo di turno sembra un cattivo, ma al suo cospetto perde ogni fascino. E come si fa, ti chiederai tu, ad apprezzare una roba del genere? Si fa, si fa. Provare per credere.
Ecco. Se avessi voglia, potrei raccontarti tutte queste cose, ma non ce l'ho. Allora mi limito a salutarti come si confà con un vecchio amico di viaggio, sperando che si possa condividere di nuovo quei post(i) sul treno. Ma che se così non fosse, significherebbe solo che ho trovato di meglio da fare.
29.7.16
Trailerùme
L'ultima San Diego Comic-Con deve essere stata tutta un tripudio di miccette e colori per gli aficionados delle nuvolette parlanti, visto che proprio lì hanno trasmesso in anteprima un pacco di trailer nuovi di zecca dedicati, ovviamente, alle produzioni legate al mondo dei comics.
Da una parte i due più recenti e prossimi cinefumettoni DC Comics/Warner Bros: il primo trailer ufficiale della Justice League, con un Bruce Wayne davvero simpa (che dio ce ne scampi) che se ne va in giro a reclutare gli amichetti di sbronza (l'unica cosa degna di nota sembra la natura selvaggia di Aquaman) e il primo di Wonder Woman che in quanto ad ambientazioni e scene d'azione potrebbe anche risultare interessante (ma non ci metterei la mano sul fuoco).
Dall'altra, le solite super produzioni Marvel, questa volta con un briciolo di ironia in meno (o almeno sembra). Parliamo del secondo trailer del Doctor Strange (io incrocio le dita perché dalle scene che si vedono qui, a parte quelle "ispirate" ad Inception, sembra ci abbiano lavorato parecchio di fantasia) e di quelli delle serie tv targate Netflix, The Defenders (poco più di un teaser), Luke Cage (anche qui sembra esserci qualcosina di interessante) e Iron Fist (troppa poca roba per farsi anche solo un'opinione iniziale).
E di tutta questa roba, poco o nulla mi interessa (a parte Strange). Le news che sto seguendo con più interesse sono quelle legate alla serie tv della FX Productions dedicata a Legion (alias David Haller, figlio del professor Xavier afflitto da qualche "disturbo" mentale), tratta da un bel ciclo a fumetti di qualche anno fa (X-Men: Legacy, scritto da Simon Spurrier e disegnato da Tan Eng Huat, di cui ti avevo parlato brevemente qui).
Perché mi interessa? Per un terzetto di motivi buoni.
Perché mi interessa? Per un terzetto di motivi buoni.
Motivo buono numero 1: guarda il trailer e dimmi se non sembra la roba più succulenta di questa intera infornata (a me sembra meraviglioso).
Motivo buono numero 2: non devono esserci per forza (e infatti NON ci sono) persone che indossano mutandoni e mantelli.
Motivo buono numero 2: non devono esserci per forza (e infatti NON ci sono) persone che indossano mutandoni e mantelli.
Motivo buono numero 3: sceneggiatore e produttore della serie è Noah Hawley, il genio dietro la serie tv Fargo. E tanto dovrebbe bastare.
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