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13.6.17

I Segreti di Twin Peaks (quello vecchio), tra ricordi e terze impressioni


Quando Twin Peaks fu trasmesso per la prima volta in Italia, nel 1990, io ero in prima superiore e seguii gli avvenimenti della serie solo attraverso il discettare sommesso delle mie compagne di classe. Il continuo riferimento a intrecci amorosi e l'attaccamento morboso alla storia di un cadavere (ricordo il libro "I Segreti di Laura Palmer" abbinato ad un numero di TV Sorrisi e Canzoni), rendevano tutta la storia, ai miei occhi, banale e poco interessante. Un ibrido tra una telenovelas argentina qualsiasi, di quelle che seguiva mia nonna, e le civettuole gesta di una masnada di paesani cortesi e falsi, come nella vita di tutti i giorni.
Nulla di più, nulla di meno.

Quando però le cose cominciarono a farsi serie, verso la fine, notai un malumore generale, in classe. La storia stava prendendo un'altra piega, del tutto inaspettata. E il malcontento serpeggiava soprattutto per via di una serie di oniriche scene che in tanti non riuscivano ad interpretare.
Fu allora che il palato cominciò a solleticare e che decisi di dare un'occhiata. Ricordo di aver visto le ultime tre o quattro puntate della seconda e ultima stagione e di esserne rimasto completamente folgorato. L'ultima, in particolare, con quelle scene girate tra le diafane tende rosse di un'altra dimensione il cui accesso era celato negli anfratti bui di un bosco, mi fecero pentire di non aver sbirciato prima.


Capii poco, è vero, ma quel poco bastò a convincermi, un anno dopo, a mettere mano alle VHS di un amico che, santo subito, aveva pazientemente registrato tutti gli episodi.
Quando rividi tutta la serie nella sua interezza, ricordo che furono confermarte le impressioni avute la prima volta. Del tormentone che mezzo mondo seguì sullo schermo di una tv, quello che rispondeva alla fatidica domanda "Chi ha ucciso Laura Palmer?", a me fregava poco o nulla. Di quella parte apprezzai solo le comparsate del Gigante, le spaventose incursioni di Bob o l'inquieta interpretazione finale di Ray Wise nei panni del padre di Laura. Ma la parte più interessante era in realtà la storia di Cooper e dello sceriffo Truman alla ricerca della Loggia Nera.


Oggi, più di 25 anni dopo, mi sono riguardato tutte e due le stagioni per fare chiarezza su avvenimenti ormai dimenticati, in attesa di mettere gli occhi su quella nuova. Le nuove impressioni? Completamente stravolte. Al contrario di qualche recensore e di qualche giornalista, infatti, ho notato che queste prime due stagioni si portano sul groppone tutto il peso degli anni che sono passati nel frattempo.

Un fardello molto, molto, molto pesante. Prima di tutto perché quei tempi narrativi e alcune delle soluzioni adottate, oggi risultano antiquate e desuete. E poi perché QUEL David Lynch appare oggi quanto meno irriconoscibile. Per chi, come me, non si è lasciato sfuggire un solo passaggio della carriera del regista americano (fu proprio allora che nacque una sorta di ossequioso e immutabile amore nei confronti di Lynch), avrà avuto il piacere di notare un percorso stilistico sempre più in salita e una regia che si è fatta via via sempre più fine e meticolosa, fino a raggiungere, in particolare proprio con le ultime due pellicole (Mulholland Drive e Inland Empire), le altissime vette di un cinema espressionista e curatissimo.
Quello che mi è parso fuori contesto sono prima di tutto le scenette di intermezzo "divertenti", permeate da un'ironia grossolana e ciaciarona che nel cinema di Lynch non sarebbero mai più tornate: alcuni dei funny moment di Andy, l'aiutante dello sceriffo, oggi sono inguardabili (tipo questo), così come l'assurda scenetta fraterna tra Albert e Truman o gli assurdi momenti di David Duchovny vestito da donna.


Ma le parti che pesano di più, riguardano prima di tutto alcuni dialoghi del tutto inutili alla trama, situazioni lasciate in sospeso contro ogni logica o le sottotrame trattate come una serie parallela (quella di James Hurley che fa il meccanico per la truffatrice l'avevo proprio rimossa). Insomma, alla fine della vicenda, rimangono più domande che risposte. E il fatto che Lynch e Mark Frost fossero ormai ai ferri corti con i produttori e si stessero completamente disinteressando agli avvenimenti secondari (in risposta al network che li costrinse ad anticipare quelli principali), non giustifica di certo la questione.

Questo ovviamente non cambia, nemmeno per un momento, quello che Twin Peaks ha rappresentato per il mondo televisivo e per me.
Quel che rimane, in generale, è una serie che nonostate i suoi alti e bassi è riuscita a riscrivere i tempi narrativi della tv, traghettando lo spettatore in un nuovo secolo televisivo. Twin Peaks è stata la prima serie tv della storia dello spettacolo. Prima c'erano solo i "telefilm".
Quel che rimane è anche una serie di personaggi memorabili, a partire proprio dall'indimenticabile protagonista, Dale Cooper, interpretato in tutta naturalezza dall'attore Kyle McLachlan.


Quel che rimane è un'oscurissima atmosfera generale con la quale chiunque scrive per la tv, da allora ad oggi, deve confrontarsi. Un'atmosfera che ha ispirato a oltranza tantissimi altri prodotti, arricchita da una mirabile visione onirica che sembra avere una logica solo tra le mani del regista originario del Montana.
Quel che rimane, con il senno di poi, è la "fortuna" di non aver visto allora tante trame chiudersi, in modo di godere oggi del fatto che con la nuova stagione ci si possa finalmente mettere una pezza. Si spera, almeno.

E anche se in giro non ci fossero già state tante conferme in positivo, sarei stato pronto a scommettere tanti soldi che questa nuova serie si sarebbe rivelata come qualcosa di completamente diverso, visto anche cos'è Lynch oggi rispetto a venticinque anni fa.

23.5.17

Star Trek: Discovery


Star Trek: Discovery è ambientata 10 anni prima delle gesta di Kirk e Spock. Hanno le tutine da "meccanico" simili a quelle di ST: Enterprise. Fisicamente i Klingon sono stati stravolti. Il taglio è cinematografico e gli effetti sembrano (ovviamente) migliori di quelli visti nelle serie precedenti. La scena nel deserto a qualcuno ha ricordato l'ultimo Star Wars, mentre tecnologie e inquadrature hanno ricordato a me The Expanse. Questa prima stagione arriva in autunno. Ogni stagione sarà indipendente dalle altre e, nel progetto iniziale, l'equipaggio cambierà di volta in volta. In questa, la storia si intreccia tra due navi diverse. Speriamo.


23.3.17

Di nuovi cavalieri oscuri, sterminatori di bisonti, vecchi piegati e Dottori spillati

BATMAN #1-3
di AA.VV. | RW Lion
16,8x25,6 cm, 72 pp. a colori | euro 3,50


In occasione dell'evento Universo DC Rinascita, anche Batman ricomincia da uno e lo fa con un nuovo quindicinale che raccoglie varie serie.
In quella principale, scritta da Tom King e disegnata da David Finch, il cavaliere oscuro si ritrova ad avere a che fare con due nuovi (super) eroi in città, un uomo e una donna che volano e spaccano cose a caso, cercando di ergersi a nuovi difensori di Gotham.
In Detective Comics, Batman sa che una presenza oscura nella sua città sta organizzando le forze per togliere di mezzo lui e (kapùt) tutta la sua bat-famiglia. E così, immantinente, organizza una squadraccia di ragazzini e ragazzette: Red Robin (che prima era solo Robin), Spoiler (un velo pietoso su questo terribile nome da battaglia), Orphan (che prima era Batgirl) e Clayface (che fino a ieri era uno dei cattivi) e li fa addestrare dalla nuova agguerrita Batwoman, che poi in realtà è sua cugina il quale padre, fratello della madre di Batman, non vuole che frequenti Bruce Wayne. 
Una puntata di "Anche i Ricchi Piangono" scritta da James Tynion IV e disegnata da Eddy Barrows.


In Nightwing Rebirth assistiamo invece alla rinascita dell'eroe. Dopo aver prestato servizio in un'oscura organizzazione che non si capisce bene cosa facesse, Tim Drake si infiltra in un'altra organizzazione ("la Corte dei Gufi") che non si capisce bene cosa faccia, fingendosi alle loro dipendenze solo per estorcere certe informazioni. Tim Seeley scrive e autori vari disegnano (molto bene Yanick Paquette nel primo numero).
A parlarne così sembra tutto una vaccata, mi rendo conto, ma a dire il vero i primi tre albi si sono lasciati leggere senza fare capricci.

TEX - GLI STERMINATORI
di G. Bonelli, A. Galeppini | Sergio Bonelli
22,5x30,5 cm, 52 pp. a colori | euro 8,90

Per festeggiare i 100 anni dalla nascita del buon Aurelio Galeppini, sulla serie "alla francese" di Tex è stata inserita questa ristampa di una vecchia storia, scritta all'epoca da Gianluigi Bonelli, che fu realizzata per un albo fuori serie dove i disegni di Galep avrebbero goduto di più ampio respiro. Qualcuno ha poi pensato che il pubblico non fosse pronto (gli uomini in nero?) e fu quindi inserita all'interno di un numero della serie regolare (il 134 uscito nel 1971). Colorate per l'occasione da Oscar Celestini, le grandi tavole firmate da Galep offrono in effetti un punto di vista nuovo sulle genuine capacità di illustratore del disegnatore grossetano.


Per quanto riguarda invece la storia, non è che ci sia da dire più di tanto. E' di quelle semplici e senza fronzoli: nel territorio protetto degli Utes, un gruppo di cacciatori semina morte tra i bufali come se non ci fosse un domani e Tex, in compagnia del solo Tiger Jack, insegue i responsabili risalendo tutta la piramide dei peccatori fino ai diretti responsabili, un agente per gli affari indiani e un losco affarista, e a botta di mazzate dietro la nuca gli chiede di smetterla. E loro la smettono, scappando con le braghe in mano.
Lettura asciutta e snella senza troppe pretese, che serve a ribadire ancora una volta perché Galep l'era quel che l'era.

VECCHIO LOGAN
di M. Millar, S. McNiven | Panini/Gazzetta
Totxtot x 3 e 14 cm, 120 pp. a colori | euro 3,99

In occasione dell'uscita del film Logan, Panini e Gazzetta ne approfittano per lanciare in edicola una nuova collana Serie Oro (di cui carta superlucida e prezzo non mi sono mai piaciuti), dedicata questa volta a Wolverine. E sul primo numero ci hanno ovviamente piazzato proprio Vecchio Logan, la storia che ha ispirato (ma proprio alla lontana), la pellicola ora in tutte le sale. Buon per me che con quattro euro meno uno spocchioso centesimo (prezzo lancio, eh) sono riuscito a portarmi a casa la miniserie in questione che non avevo mai letto per intero.
Poco da dire. La storia di basa su premesse interessanti, un logan invecchiato e contadino che arranca e suda in un mondo privo di supereroi e governato dai villain classici della Marvel che non ne vuole più sapere di sfoderare gli artigli, anche se deve far fronte a problematiche che invece esigerebbero una risoluzione più "drastica". Poi a casa sua arriva Occhio di Falco, vecchio, sciancato e cieco e insieme partono per un viaggio, come la coppia di "Non Guardarmi, Non ti Sento".


I disegni di Steve McNiven c'è a chi piacciono e a chi no. A me, che li trovo sempre particolarmente legnosi, non fanno impazzire. Il problema della scrittura di Mark Millar, invece, è sempre lo stesso. Buone prospettive all'inizio, ma che puntualmente si spengono in un grossolano susseguirsi di sboronate teatrali (vedi quello grande, grosso e verde che se lo mangia e poi lui gli esce dallo stomaco, manco fosse un episodio di Johnny Bravo). Diciamo che rispetto al suo solito, almeno qui ci ha ficcato un po' di presupposti in più. Da qui a considerare Vecchio Logan come una delle migliori storie di Wolverine (come dicono), ce ne passa e pure parecchio. Ma proprio assai. 

DOCTOR WHO #1-2
di R. Morrison, D. Taylor | RW Lion
16,8x25,6 cm, 32 pp. a colori | euro 2,95

Mi sono ritrovato i primi due albetti uno sopra l'altro in libreria. E che fai? Non li prendi? Anche no, vista questa insana abitudine di fare questi spillatini da 32 pagine che sembrano i volantini dell'Auchan. Poi però ci ripenso e invece si, giusto perché sono curioso.
Scritta da Robbie Morrison, la storia in due parti (titolo: Terraformazione) che inizia e finisce (sembra) proprio in queste prime due uscite, vede il dodicesimo Dottore (quello interpretato in tv da Peter Capaldi) e la sua aiutante Clara Oswald approdare su un pianeta artificiale che secondo i calcoli doveva essere ricoperto di neve e accarezzato da tempeste. Invece il Dottore e Clara si ritrovano in una giungla artificiale costruita da un bizzarro e ricco magnate che per farlo ha dovuto scomodare un'antichissima semi divinità che adesso si è risvegliata ed è incazzata nerissima.


La storia sembra un classico episodio della serie televisiva, rispettosa dei personaggi e dei relativi modus operandi. E' anche carina, eh. Mi è piaciucchiata. E a dire il vero, anche i disegni di Dave Taylor mi sono garbati. Plastici e dinamici il giusto. Insomma, mi aspettavo molto meno da una serie della Titan Books ispirata ad una serie tv. E invece.
Intanto ho ordinato numero 0 e 3. Si potrebbe pure proseguire a leggere, dunque, così come aspettare l'edizione in volume. Chi vivrà, vedrà. 

23.2.17

Dirk Gently's Holistic Detective Agency


La serie tv Dirk Gently's Holistic Detective Agency è dedicata a chi ama le serie televisive senza troppe regole, a chi ama i paradossi temporali senza l'ausilio di soluzioni facilone e a chi ama l'avventura senza compromessi.
I primi otto episodi sono arricchiti da una scrittura quasi impeccabile (celata dietro una storyline guascona), da personaggi brillanti e da un set di attori capaci di tenere banco anche nelle scene più assurde. Su tutti ovviamente il buon Elijah Wood (nel ruolo della spalla sfigata Todd Brotzman, che tanto spalla non è), ma anche il quasi sconosciuto ma bravissimo Samuel Barnett (il protagonista, Dirk Gently), che è stato capace di donare un'interpretazione credibilissima, nonostante le strampalate premesse del personaggio, la giovane Hannah Marks (la sorella di Todd) e Jade Eshete (Farah Black).
Mentre una menzione davvero speciale va a Fiona Dourif che nel ruolo della squilibrata assassina "olistica" Bart Curlish è capace di farti ridere e tremare allo stesso tempo.



Star qui a raccontarti la trama di Dirk Gently è quasi impossibile. Quel che c'è da sapere è che si tratta di una serie tv che riesce a divertire, celando dietro la propria sardonica ironia, una storia che in realtà è costruita intorno a situazioni disturbanti che alzano l'asticella della tensione quando meno te lo aspetti (aiutata in questo senso anche da un comparto sonoro graffiante e oscuro che, madonna mia, sembra di essere tornati a Silent Hill).

Tanto per capirci, ecco cosa puoi trovarci dentro (senza spoiler): uomini d'affari sbranati in una stanza d'albergo da uno squalo martello, un cane che non è un cane e una ragazza che abbaia come un cane, un'assassina immortale alla quale l'universo indica le persone da uccidere, una malattia che causa allucinazioni dolorose percepite come reali, una banda di succhia anime nota come il Trio Chiassoso, labirinti sotterranei zeppi di trappole, gente che va e che viene dal passato e dal futuro, una organizzazione militare segreta che sembra conoscere le origini del protagonista, una setta di spiritati lacché muniti di balestre elettriche.
E questa è solo parte di tutte le cose. Giuro.




A proposito di quanto sia aderente all'omonima opera letteraria del Maestro dell'assurdo Douglas Adams, in giro si legge che in questa serie tv si ritrovano solo degli spunti. Dal canto mio, che sto rileggendo il libro proprio in questi giorni, ti posso dire che ci trovi vaghissime reminescenze, situazioni bizzarre alla Adams e poco più, anche se sono basate entrambe intorno all'idea che la vita sia regolata da una "fondamentale interconnessione tra tutte le cose".

La realtà dei fatti è che la serie televisiva è lontanissima dalle premesse del libro e che i personaggi sono assolutamente stravolti rispetto all'originale, a partire proprio dal protagonista. Ma che per quanto io ami Adams, questo stravolgimento non mi ha per niente disturbato.
Dirk Gently ha patinato di noia le altre cose che sto guardando in questo periodo. Effetto momentaneo, mi rendo conto, ma giuro che non vedo davvero l'ora di mettere gli occhi sulla seconda stagione.

Geniale. Diversa.

11.1.17

Taboo


Giuro che questa non vedo l'ora di vederla. Taboo è una miniserie televisiva britannica composta da 8 episodi ideata (e fortemente voluta) da Tom Hardy e da suo padre Chips Hardy e scritta da Steven Knight. E questi tre signori l'hanno anche prodotta, in compagnia di un certo Ridley Scott.
Il primo episodio è andato in onda su BBC One il 7 gennaio scorso lasciando entusiasti critica e pubblico. Nel cast, oltre a Tom Hardy nel ruolo del protagonista principale, ci trovi anche Oona Chaplin (la nipote di Charlie, si), David Hayman, Michael Kelly e Jonathan Pryce.

La storia è quella dell'avventuriero James Keziah Delaney che nel 1814, dopo aver passato molti anni in Africa, torna a Londra per riscuotere l'eredità del padre che non ha mai conosciuto. Ma dovrà scontrarsi con il misterioso passato del padre e con la potente Compagnia Britannica delle Indie Orientali.

Insomma, la storia di Taboo sembra essere stata ispirata (solo ispirata) dal meraviglioso Cuore di Tenebra di Joseph Conrad e voler rispondere ad un curioso e affascinante interrogativo: cosa sarebbe successo se Kurtz non fosse morto riuscendo a tornare in Inghilterra?
E se devo dirti la mia, a me aveva convinto già solo per l'ambientazione e perché c'è Tom Hardy. Tutto il resto è oro che cola.


3.1.17

The Expanse


E' passato qualche anno, tra noia e cose fatte bene solo a metà, ma alla fine eccola qui LA serie di fantascienza che vale assolutamente la pena di seguire.
Tratta dalla saga letteraria in sei volumi (ma ne sono previsti nove in totale) di James S. A. Corey, pseudonimo dietro il quale si cela la coppia di scrittori composta da Daniel Abraham e Ty Franck, The Expanse è una serie televisiva trasmessa per la prima volta un anno fa dal canale SyFy.

La storia segue due vicende diverse, solo all'apparenza, i cui protagonisti sono inevitabilmente destinati ad incontrarsi.
Nella prima siamo sulla stazione Ceres, ex colonia marziana ora autonoma, dove il detective dell'agenzia privata di sicurezza Star Helix Josephus Miller (interpretato dal buon Thomas Jane), viene incaricato di ritrovare una ragazza, Juliette Andromeda Mao (con il volto della modella Florence Faivre), unica assente ingiustificata nel team della nave spaziale Scopuli, teatro di una terribile strage che non conta sopravvissuti.


Dall'altra alcuni dei membri della Canterbury, un cargo spaccaghiaccio coloniale che lavora tra gli anelli di Saturno e la Fascia (arcipelago di asteroidi che si estende tra Marte e Giove) che proprio per raggiungere la Scopuli (usata come radiofaro per una finta chiamata di soccorso), viene distrutta da una nave spaziale che utilizza una misteriosa tecnologia stealth.
Tra i membri sopravvisuti, James Holden (interpretato da Steven Strait), la carismatica ingegnere Naomi Nagata (Dominique Tipper), il roccioso Amos Burton (Wes Chatham), il pilota Kas Anvar (Alex Kamal) e il giovane medico Shed Garvey (Paulo Costanzo).


Seguiremo quindi prima la loro cattura da parte delle forze militari di Marte (che li ritiene responsabili della distruzione della Canterbury) e poi il loro tentativo di far luce sulla verità, tra le macchinazioni dell'APE ("Alleanza dei Pianeti Esterni" che comprende le stazioni oltre la fascia di Marte) e un'atmosfera sempre più calda che porterà la Terra, Marte e la Fascia sull'orlo di una terribile guerra interplanetaria.

Insomma, in The Expanse trovi tanta buona fantascienza a partire da una classica ma ragionata space opera, ma anche giallo, hard boiled, guerra, spionaggio e tanta geopolitica.
Una trama complessa e finemente ricamata, un tot di colpi di scena serviti come si deve, una buona dose di tecnologia pulita e realistica (visivamente siamo tra Alien e 2001: Odissea nello Spazio), un buon apporto recitativo e degli effetti speciali di alto livello (per una serie televisiva), la piazzano senza dubbio sul podio delle serie sci-fi più interessanti da seguire degli ultimi anni (se non la più interessante in assoluto).




Una menzione speciale va agli attori ai quali, oltre a quelli già citati sopra, vanno aggiunti la bravissima attrice iraniana Shohreh Aghdashloo (se lo pronunci velocemente invocherai il guardiano della soglia Yog-Sothoth) nel ruolo di Chrisjen Avasarala (Assistente e Sottosegretario delle Nazioni Unite) e il machiavellico e sempre ispirato Jared Harris in quello di Anderson Dawes, "funzionario" operativo dell'APE sulla stazione di Ceres.

A parte Thomas Jane (Under Suspicion, L'Acchiappasogni, The Punisher) e lo stesso Jared Harris (Il Curioso Caso di Benjamin Button, Sherlock Holmes - Gioco di Ombre, Lincoln), il resto del cast è giovane e fresco con poche o nessuna esperienza alle spalle. Coraggiose quindi le scelte di chi ha messo insieme le teste, come nel caso della ballerina e cantautrice inglese di origini dominicane Dominique Tipper, meglio nota come Miss Tipper, che avrebbe avuto il credito di pochi (me compreso, probabilmente). E invece...


Infine abbiamo gli ultimi due episodi che ci traghettano verso un finale di stagione aperto a spunti ancora più ricchi e interessanti rispetto a quanto visto in questi primi dieci episodi (la seconda stagione arriva a febbraio 2017). Non saprei proprio cosa chiedere di più.

Oh! Sci-Finalmente.








22.11.16

HAPPYish


Happyish è una serie tv in dieci episodi. Ogni episodio dura circa 25 minuti. Luca l'ha recensita a settembre scorso, ritenendola giustamente degna di una visione. Io ho felicemente accolto la sua segnalazione e dopo aver visto tutta la stagione, credo proprio di dovergli dare ragione.

Cinica, sboccata, a tratti blasfema, HAPPYish è una piccola epopea umana che narra le vicende di Thom Payne (magnificamente interpretato dall'attore inglese Steve Coogan). Uomo di mezza età depresso e disincantato come ne è pieno il mondo, Thom lavora in un'agenzia di pubblicità (la MGT) in cui deve confrontarsi con nuovi boss molto più giovani di lui che trovano nei social tutte le risposte al proprio lavoro. 


Thom, come tutti, insegue la felicità senza sapere che aspetto abbia davvero e cerca di proteggere a tutti i costi quello che ha. Tra le mura domestiche, divide la vita con la sanguigna moglie Lee (interpretata dalla brava Kathryn Hahn), artista ebrea compulsiva che lotta con rabbia sanguigna sulle proprie responsabilità di donna e di mamma, e con il figlio Julius, cinquenne molto dolce nonostante la sua apparente anaffettività. 


Le cose più belle della serie sono le interazioni dei personaggi con le proprie fantasie (memorabile l'episodio dove Lee parla con lo scatolone di Amazon che le ha spedito la madre), la voglia di rivalsa di Thom sulle cazzate che sparano i "giovani creativi", ma soprattutto è la capacità di intervallare dei meravigliosi tempi comici con improvvisi momenti di riflessione molto più profondi di quanto tu ti possa aspettare da una serie del genere. Riflessioni che appartengono ad ogni comune mortale: l'amore, la famiglia, il lavoro, la realizzazione, la società, la vita e la morte.

E se come me hai una famiglia (ah, la famiglia), dovrai mandare giù tanta amarezza quando sentirai dire "non devi buttarti in quel buco per me, se non vuoi". Ma ti sentirai poi orgoglioso quando anche Thom, in quel buco, ci si getterà senza pensarci due volte. E con il sorriso sulle labbra.


HAPPYish è la cosa più "vera" e intelligente che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. Non ti dico di più. Sono sicuro che tu possa riuscire a vedere, se lo vuoi, tutti gli episodi messi in fila in un paio di serate (il tutto dura poco più di quattro ore).
Purtroppo la triste novella è che Showtime, il canale che ha prodotto la serie, visti gli ascolti non all'altezza delle sue grosse produzioni, non ha ritenuto opportuno rinnovare HAPPYish per una seconda stagione.
Sconcerto e rammarico su di me, catastrofe su Showtime.

P.S.: E mi mancano già, questi personaggi. Nel solo Thom mi ci sono rivisto più volte, una vera e propria simbiosi come nel caso della storia del lassativo su twitter, della creazione della "stanza delle idee", ma soprattutto della sua richiesta di asilo agli alieni. Quante risate.










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