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27.3.17

Il teatro secondo Tarantino

In colpevolissimo e lieve ritardo (appena un annetto, via), ho finalmente visto The Hateful Eight, l'ultima fatica di Quentin Tarantino, arricchita da una pletora di caratteristi di un certo spessore. Ma...


E' un film di Tarantino e si vede. La questione, vengo subito al nocciolo, è che The Hateful Eight è il primissimo film in assoluto del regista ad aver solleticato più di qualche dubbio (anche se già con Django Unchained si è intravista una linea piatta, appena dietro la storia).
The Hateful Eight essenzialmente NON è un western, NON è un thriller, NON è una commedia nera. A volte dire di un prodotto cinematografico che "sfugge alle etichette" è voler rimarcare che si tratta di cinema purissimo, senza orpelli. Purtroppo, come in questo caso, non è sempre vero.
Non è un film d'azione come qualcuno poteva sperare e non è nemmeno così tanto un film intimista come qualcun altro sperava o come altri hanno detto. Un film girato su due location in tutto (in carrozza per mezz'ora e in un emporio per altre due ore e dieci) è un'idea selvatica e molto affascinante che ha affrontato solo uno stuolo di coraggiosi registi (tra questi indubbiamente lo stesso Tarantino, così come Roman Polanski o Tommy Lee Jones).


Immagino che Tarantino abbia letto l'Hotel Azzurro di Stephen Crane, tra l'altro, o che sappia quanto meno della sua esistenza, visto che la storia, ambientata qualche anno dopo la Guerra Civile Americana, è  quella di un gruppo di personaggi (gli "odiosi otto" quelli principali, ma più di una dozzina quelli reali) che per ripararsi da una brutta tempesta di neve in Wyoming, si chiude al riparo in un emporio.
Samuel Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Tim Roth, Michael Madsen e Bruce Dern, tutti bravissimi, dal primo all'ultimo, basterebbero da soli a reggere le sorti di un film di ben due ore e quaranta. E in effetti è esattamente quello che accade, senza andare troppo più in là.
E una storia talmente esile da essere quasi inesistente, si pone in secondo piano per dare spazio al confronto tra gli attori in scena.
Si chiama teatro. E infatti credo sia stato portato anche lì.




The Hateful Eight non è altro che una scrittura sacra, un'autentica esegesi del cinema secondo Tarantino. Tanti dialoghi taglienti, davvero lunghi, qualche scena grandguignolesca (un paio sempre di troppo), lo humor nerissimo, la divisione in capitoli, i personaggi. Un cinema che ama alla follia i vezzi del proprio autore e un autore che ama alla follia il cinema.
Il regista americano, insomma, ma questo lo sapevamo da tempo, ama la propria visione del cinema fino all'autocitazionismo plateale, senza prendere mai in considerazione l'idea che potrebbe trattarsi di un cane che cerca di mordersi la coda restando impantanato sempre nella stessa pozzanghera.


La cosa curiosa è che proprio perché conosco Tarantino, questo film mi ha lasciato qualche dubbio. Se The Hateful Eight fosse stato il suo primo film, probabilmente mi sarei innamorato del regista più di quanto non accadde all'epoca guardando Le Iene. Ed è forse questo il motivo per il quale, nonostante tutte le critiche di cui sopra, se tali possono essere considerate, alla fin fine mi sono goduto tutto il film per tre ore filate, senza mai avere voglia di alzare il culo dal divano. Esattamente come il Generale Smithers.

23.3.17

Di nuovi cavalieri oscuri, sterminatori di bisonti, vecchi piegati e Dottori spillati

BATMAN #1-3
di AA.VV. | RW Lion
16,8x25,6 cm, 72 pp. a colori | euro 3,50


In occasione dell'evento Universo DC Rinascita, anche Batman ricomincia da uno e lo fa con un nuovo quindicinale che raccoglie varie serie.
In quella principale, scritta da Tom King e disegnata da David Finch, il cavaliere oscuro si ritrova ad avere a che fare con due nuovi (super) eroi in città, un uomo e una donna che volano e spaccano cose a caso, cercando di ergersi a nuovi difensori di Gotham.
In Detective Comics, Batman sa che una presenza oscura nella sua città sta organizzando le forze per togliere di mezzo lui e (kapùt) tutta la sua bat-famiglia. E così, immantinente, organizza una squadraccia di ragazzini e ragazzette: Red Robin (che prima era solo Robin), Spoiler (un velo pietoso su questo terribile nome da battaglia), Orphan (che prima era Batgirl) e Clayface (che fino a ieri era uno dei cattivi) e li fa addestrare dalla nuova agguerrita Batwoman, che poi in realtà è sua cugina il quale padre, fratello della madre di Batman, non vuole che frequenti Bruce Wayne. 
Una puntata di "Anche i Ricchi Piangono" scritta da James Tynion IV e disegnata da Eddy Barrows.


In Nightwing Rebirth assistiamo invece alla rinascita dell'eroe. Dopo aver prestato servizio in un'oscura organizzazione che non si capisce bene cosa facesse, Tim Drake si infiltra in un'altra organizzazione ("la Corte dei Gufi") che non si capisce bene cosa faccia, fingendosi alle loro dipendenze solo per estorcere certe informazioni. Tim Seeley scrive e autori vari disegnano (molto bene Yanick Paquette nel primo numero).
A parlarne così sembra tutto una vaccata, mi rendo conto, ma a dire il vero i primi tre albi si sono lasciati leggere senza fare capricci.

TEX - GLI STERMINATORI
di G. Bonelli, A. Galeppini | Sergio Bonelli
22,5x30,5 cm, 52 pp. a colori | euro 8,90

Per festeggiare i 100 anni dalla nascita del buon Aurelio Galeppini, sulla serie "alla francese" di Tex è stata inserita questa ristampa di una vecchia storia, scritta all'epoca da Gianluigi Bonelli, che fu realizzata per un albo fuori serie dove i disegni di Galep avrebbero goduto di più ampio respiro. Qualcuno ha poi pensato che il pubblico non fosse pronto (gli uomini in nero?) e fu quindi inserita all'interno di un numero della serie regolare (il 134 uscito nel 1971). Colorate per l'occasione da Oscar Celestini, le grandi tavole firmate da Galep offrono in effetti un punto di vista nuovo sulle genuine capacità di illustratore del disegnatore grossetano.


Per quanto riguarda invece la storia, non è che ci sia da dire più di tanto. E' di quelle semplici e senza fronzoli: nel territorio protetto degli Utes, un gruppo di cacciatori semina morte tra i bufali come se non ci fosse un domani e Tex, in compagnia del solo Tiger Jack, insegue i responsabili risalendo tutta la piramide dei peccatori fino ai diretti responsabili, un agente per gli affari indiani e un losco affarista, e a botta di mazzate dietro la nuca gli chiede di smetterla. E loro la smettono, scappando con le braghe in mano.
Lettura asciutta e snella senza troppe pretese, che serve a ribadire ancora una volta perché Galep l'era quel che l'era.

VECCHIO LOGAN
di M. Millar, S. McNiven | Panini/Gazzetta
Totxtot x 3 e 14 cm, 120 pp. a colori | euro 3,99

In occasione dell'uscita del film Logan, Panini e Gazzetta ne approfittano per lanciare in edicola una nuova collana Serie Oro (di cui carta superlucida e prezzo non mi sono mai piaciuti), dedicata questa volta a Wolverine. E sul primo numero ci hanno ovviamente piazzato proprio Vecchio Logan, la storia che ha ispirato (ma proprio alla lontana), la pellicola ora in tutte le sale. Buon per me che con quattro euro meno uno spocchioso centesimo (prezzo lancio, eh) sono riuscito a portarmi a casa la miniserie in questione che non avevo mai letto per intero.
Poco da dire. La storia di basa su premesse interessanti, un logan invecchiato e contadino che arranca e suda in un mondo privo di supereroi e governato dai villain classici della Marvel che non ne vuole più sapere di sfoderare gli artigli, anche se deve far fronte a problematiche che invece esigerebbero una risoluzione più "drastica". Poi a casa sua arriva Occhio di Falco, vecchio, sciancato e cieco e insieme partono per un viaggio, come la coppia di "Non Guardarmi, Non ti Sento".


I disegni di Steve McNiven c'è a chi piacciono e a chi no. A me, che li trovo sempre particolarmente legnosi, non fanno impazzire. Il problema della scrittura di Mark Millar, invece, è sempre lo stesso. Buone prospettive all'inizio, ma che puntualmente si spengono in un grossolano susseguirsi di sboronate teatrali (vedi quello grande, grosso e verde che se lo mangia e poi lui gli esce dallo stomaco, manco fosse un episodio di Johnny Bravo). Diciamo che rispetto al suo solito, almeno qui ci ha ficcato un po' di presupposti in più. Da qui a considerare Vecchio Logan come una delle migliori storie di Wolverine (come dicono), ce ne passa e pure parecchio. Ma proprio assai. 

DOCTOR WHO #1-2
di R. Morrison, D. Taylor | RW Lion
16,8x25,6 cm, 32 pp. a colori | euro 2,95

Mi sono ritrovato i primi due albetti uno sopra l'altro in libreria. E che fai? Non li prendi? Anche no, vista questa insana abitudine di fare questi spillatini da 32 pagine che sembrano i volantini dell'Auchan. Poi però ci ripenso e invece si, giusto perché sono curioso.
Scritta da Robbie Morrison, la storia in due parti (titolo: Terraformazione) che inizia e finisce (sembra) proprio in queste prime due uscite, vede il dodicesimo Dottore (quello interpretato in tv da Peter Capaldi) e la sua aiutante Clara Oswald approdare su un pianeta artificiale che secondo i calcoli doveva essere ricoperto di neve e accarezzato da tempeste. Invece il Dottore e Clara si ritrovano in una giungla artificiale costruita da un bizzarro e ricco magnate che per farlo ha dovuto scomodare un'antichissima semi divinità che adesso si è risvegliata ed è incazzata nerissima.


La storia sembra un classico episodio della serie televisiva, rispettosa dei personaggi e dei relativi modus operandi. E' anche carina, eh. Mi è piaciucchiata. E a dire il vero, anche i disegni di Dave Taylor mi sono garbati. Plastici e dinamici il giusto. Insomma, mi aspettavo molto meno da una serie della Titan Books ispirata ad una serie tv. E invece.
Intanto ho ordinato numero 0 e 3. Si potrebbe pure proseguire a leggere, dunque, così come aspettare l'edizione in volume. Chi vivrà, vedrà. 

25.1.17

La Terra Promessa

In contemporanea con la Francia, ReNoir/NonaArte ha tradotto e distribuito per i lettori italiani l'ultimo albo di Lucky Luke (ufficialmente il 117° della serie e il 7° dalla scomparsa di Morris) intitolato La Terra Promessa. La storia vede l'esordio dello sceneggiatore Jul (autore di fumetti umoristici e vincitore del Premio René Goscinny nel 2007), mentre ai disegni ritroviamo Achdé, successore ufficiale di Morris già da diversi anni.

A parte il fatto di essere stato pubblicato in Francia in occasione del 70° anniversario del personaggio, l'albo in questione appartiene prevalentemente ad uno dei filoni narrativi tanto cari allo stesso Goscinny, ossia quello delle grandi e pioneristiche "traversate" americane a bordo di carri e cavalli, dove un manipolo di uomini e donne, alla ricerca del proprio angolo di paradiso, si affideranno per l'impresa ad un cowboy di provata esperienza in grado di sparare più veloce della propria ombra.

 
Niente di nuovo sotto il sole, dunque, se non fosse che Jul ha l'ardire però di affrontare uno spaccato della storia del west che davvero in pochi sceneggiatori di fumetti hanno trattato in passato, ovvero l'immigrazione delle comunità ebraiche.
In seguito alle insistenze di uno sfortunato vacchero in cerca di redenzione, Luke scorterà una famiglia ebrea, appena sbarcata sulle coste americane, verso la cittadina di Chelm City, nel Montana. E per farlo dovrà confrontarsi appunto con lo spirito e le tradizioni di un "ebraismo" più austero, ligiamente rispettoso delle proprie radici. 


Jul ricostruisce quindi una trama che ruota soprattutto attorno alla famiglia di aschenaziti, su certe loro rigidità (ovviamente proprie di ogni credo religioso) e sulla voglia di costruire un mondo nuovo.
I siparietti comici giocano ovviamente sull'iniziale incapacità dei vari membri della comunità in questione di interfacciarsi con il mondo "esterno" e sulle difficoltà cui Lucky Luke va incontro perseguendo certe regole nel tentativo di adattarsi ai suoi nuovi compagni di viaggio.

Il problema è che per quanto questi siparietti siano ben costruiti (e ne ricordo almeno tre che fanno davvero ridere), Jul non è Goscinny. Nessuno sano di mente potrebbe pretendere una cosa del genere, ma la questione è che al di là della trama principale, poco o nulla si muove tutto intorno.
In certi passaggi Lucky Luke non sembra né a suo agio né riesce a restituire la figura del cowboy impassibile e sornione sempre sicuro di sé. Complici anche alcune vignette (forse troppe, a partire dalla copertina) dove il nostro ride in modo platealmente sguaiato (esempio: in una stessa tavola, questa, Luke sbuffa dalla fatica, si sorprende ad occhi aperti e ride, ride e ride). In passato è già successo, ma nessuno mi toglie dalla testa che, tranne rare eccezioni, Lucky Luke è Lucky Luke soprattutto per il suo modo un po' guascone di abbozzare appena un sorriso all'angolo della bocca.


Per quanto riguarda l'impianto grafico, Achdé mette a segno l'ennesima prova ben riuscita, assolutamente rispettosa alla tradizione Morrisiana. Bisogna però dire che tra queste 48 pagine il disegnatore non osa mai. Cme nelle sue prove precedenti, sono assenti guizzi particolari che possano rendere una qualsiasi vignetta spettacolare o semplicemente degna di essere ricordata. 

Nonostante questo, La Terra Promessa regala qualche sorriso e tratta un tema interessante, anche se solo in parte inedito. Diciamo che personalmente non lo metterei tra i meglio riusciti dell'epoca post Morris, anche se la lettura è risultata comunque divertente.

I festeggiamenti per il 70° anniversario non finiscono qui. Per febbraio è infatti prevista l'uscita di un nuovo volume di Lucky Luke, intitolato Jolly Jumper non mi parla più, con testi e disegni firmati dal noto autore umoristico Guillaume Bouzard la cui performance, a quanto ho capito, nonostante si ispirerà con fede alla parte più tradizionale della serie, farà parte del filone "alternativo" delle storie di Lucky Luke (al varo l'anno scorso con l'intenso L'Uomo che Uccise Lucky Luke del cartoonist francese Matthieu Bonhomme).
Va bene insomma restare nel solco della tradizione, ma spero di leggere presto anche qualcosa di un pelino più brillante.

7.12.16

Di fatiche galliche, ranger colorati, viaggi in terre desolate, stregoni, mostri, spade, cocaina, psicanalisi e avventure leggere

Le XII Fatiche di Asterix 
di R. Goscinny, A. Uderzo | Panini Comics 
21,8x28,7, 80 pp. a colori | euro 14,90

La riproposta integrale di Asterix targata Panini Comics porta in edicola anche Le XII Fatiche, uno dei pezzi tra i più rari della bibliografia di René Goscinny e Albert Uderzo.
Si tratta dell'adattamento illustrato (esiste anche quello a fumetti) che i due autori fecero seguire al celebre film di animazione omonimo del 1976.
Questo volume cartonato da 80 pagine raccoglie quindi questa gemma rara (e mai ristampata negli ultimi vent'anni), impreziosita da una nuova impaginazione, totalmente diversa rispetto all'originale, così come da nuove illustrazioni inedite di Uderzo realizzate indubbiamente con uno stile più maturo e pulito.


La storia è quella che tutti quelli della mia generazione ricorderanno per essere passata più volte in tv sui canali nazionali, soprattutto nel periodo natalizio (nostalgia, portami via). Stanco delle continue resistenze del villaggio gallico, Cesare, sicuro di sé, decide di sfidare Asterix e soci in una serie di 12 prove che sanciranno definitivamente la loro vittoria (venendo considerati alla stregua degli Dèi e diventando i nuovi padroni di Roma) o la loro sconfitta (arrendendosi infine all'Impero). Asterix e Obelix, designati dal proprio villaggio come i rappresentanti ideali per queste prove (il primo per l'arguzia, il secondo per la forza), accompagnati dal quieto Caius Pupus, dovranno quindi affrontare un corridore più veloce del vento, le sacerdotesse dell'isola del piacere, il mago egizio Iris, il cuoco dei giganti, la casa che rende folli, l'antro della bestia e tanti altri pericoli, fino alla loro prova finale a Roma, contro bestie feroci e gladiatori.


Lo spirito sagace e la feroce critica dei due autori francesi è argutamente presente anche in quest'opera e questa volta le vittime designate sono la burocrazia, la politica pecorona, il progresso sfrenato e la pubblicità.
Buone risate assicurate, insomma, e una in particolare quando durante una riunione del Senato, Cesare riprende Bruto dicendogli di non giocare con il coltello perché potrebbe far male a quacuno.
Davvero una chicca.  

Color Tex #10 
di AA. VV. | Sergio Bonelli Editore 
16x21, 160 pp. a colori | euro 6,00

Il decimo Color Tex nella sua versione autunnale (composto da racconti a fumetti brevi) mette a segno un piccolo record. Come annunciato dallo stesso Boselli nell'editoriale, infatti, l'albo raccoglie ben cinque storie complete a colori, scritte e disegnate da ben dieci autori tutti più o meno di "estrazione" Zagoriana.
Il Mescalero Senza Volto, scritto da Jacopo Rauch e disegnato da Alessandro Bocci (che al contrario alla maggior parte dei fans texiani, a me continua ad apparire abbastanza legnosetto), mette Tex e Carson sulle tracce di un cruento mescalero sfigurato che lascia vistose tracce sul terreno, proprio con l'obiettivo di farsi raggiungere dai due rangers.
Rio Quemado invece è la storia più lunga del volume (oltre 50 pagine). Scritta da Mauro Boselli e disegnata da Maurizio Dotti, in realtà fu già pubblicata un anno fa (nell'ottobre del 2015) nell'albetto in bianco e nero Tex Willer Speciale Lugano stampato in occasione della quinta edizione del festival del fumetto ticinese. Qui, però, la storia è arricchita da una quindicina di tavole inedite (che ampliano il finale originale) e ovviamente dal colore. Sarà per il numero di pagine a disposizione o per il fatto che a scriverla sia stato il veterano Boselli, ma questa storia è di sicuro tra le migliori (e meglio strutturate) dell'intero volume. 


Un Cavallo di Pezza, invece, è una vendetta breve orchestrata da Luca Barbieri che si risolve in una manciata di tavole firmate da Walter Venturi (più un riempitivo che altro, visto che le poche pagine a disposizione della coppia, non sono sufficienti nemmeno per farsi un'opinione).
Francesco Testi scrive Amici per la Morte, vicenda che sfrutta il classico canovaccio western dell'"ogni promessa è debito", dove Tex corre in soccorso di un cacciatore di taglie che gli salvò la vita molti anni prima. I disegni sono di Mauro Laurenti, del quale ricordo sempre volentieri le spesse pennellate sui suoi primi Zagor di metà anni '90. Anche se qui sembra tirare un po' via volti e anatomie.
L'ultima storia, tinta quantomeno da un po' di fantasia da Moreno Burattini, è intitolata Chupacabras! e vede i "succhiacapre" americani (sanguinarie bestie chiamate anche "i vampiri della Sierra", avvistate in Messico o nel profondo sud degli Stati Uniti) protagonisti indiretti in un sanguinoso confronto tra Tex, Tiger Jack e un gruppo di indiani. La storia si chiude con un grosso "mah", visto che devi mettere in pausa la tua incredulità per farti andare bene una situazione in cui Tex e soci lasciano a terra sanguinanti, e sotto gli occhi di tutti, bestie deformi che in realtà non esistono. Le tavole di Michele Rubini si accaparrano meritatamente il podio, impreziosite da un tratto dinamico e plastico e, bisogna dirlo, anche da una certosina colorazione (la più riuscita dell'albo), opera di Oscar Celestini.


Un buon albo tra quelli con i racconti brevi, insomma, dove Boselli detta i tempi con la sua storia, ma gli altri seguono abbastanza a ruota.
Anche se non particolarmente dinamica, una menzione va fatta alla cover firmata dal celebre cartoonist anglosassone Gary Frank (Hulk, Supreme Power, Midnight Nation, Superman), che quando fanno le cose per gli "ammerriggàni" sembrano sempre dei fenomeni, poi vengono in Italia, ci rubano il lavoro e le donne e fanno le copertine legnose stile manichino dell'Upim. Mah.

Le Storie #50 - Il Condannato
di F. Vitaliano, L. Pittaluga | Sergio Bonelli Editore
16x21, 114 pp. B/N | euro 3,80

Non compravo un albo di questa collana da qualche annetto. Ora, un po' per via di quel numero 50 tondo tondo che troneggia sul dorsetto, un po' per quell'atmosfera sette/ottocentesca che a me piace tanto, l'ho preso, pagato e portato a casa. Forse anche solo perché una collana come questa, per la sua politica anti protagonisti che ogni mese ti do una sberla e schivo i proiettili e poi il mese dopo siamo punto e daccapo, ogni tanto va sostenuta a prescindere (cosa che, anche per una questione economica e di scelte, non ho fatto e oggi mi piacebbe recuperare certi pezzi dopo i primi 20 numeri).
"Nella Londra del 1791, William Sinclair è un giovane che ama la bella vita, le bevute con gli amici e le notti spensierate. Il destino, però, ha in serbo per lui una sorpresa crudele. Coinvolto suo malgrado in un fatto di sangue, sarà condannato e deportato verso le terre vergini dell’Australia dove lo attende una lunga, straordinaria avventura, che cambierà per sempre la sua vita".


Scritta bene da Fausto Vitaliano e disegnata a modino da Luigi Pittaluga, si può tranquillamente confermare che Il Condannato è una vicenda di ampio respiro che nasce e cresce attraverso le città, il mare e i desertici territori della down under australiana ben cotti dal sole, soffermandosi sulla continua ricerca del proprio destino o del posto che si può davvero chiamare casa.

Fafhrd e il Gray Mouser - La Nube d'Odio
di AA. VV. | Editoriale Cosmo
16x21, 128 pp. a colori | euro 5,50

Una vera discesa nell'oscurità. E non parlo della storia dei due protagonisti, ma del mio prendere atto che se solo avessi saputo, avrei risparmiato tranquillamente questi cinque euro lasciando quest'albo in edicola. Fui il primo a compiacermi che la Cosmo avrebbe stampato queste prime classiche storie (risalenti al 1973) dedicate alla coppia ideata dallo scrittore Fritz Leiber. Mai però avrei pensato di dover appurare che, anche se solo agli inizi delle rispettive carriere, gente come Dennis O'Neil o Howard Chaykin erano così lontani dai loro fasti più noti. Le storie di O'Neil sono confuse, disordinate e facilone. Indubbiamente ingenue, molto più della maggior parte della produzione dell'epoca d'oro della Marvel anni '60, per dire. I disegni di Chaykin sono acerbi e sconclusionati, con anatomie raffazzonate alla meglio e tavole in generale prive di un minimo sentore di storyboarding. Ben lontano, insomma, dallo stiloso maestro che io stesso ho sempre apprezzato.

Per dire, eh. Queste sono tra quelle più riuscite.

Nell'albo è presente anche una storia disegnata da Walt Simonson dove, per quanto acerbo anche lui, si nota già la chiara impronta stilistica che lo avrebbe ispirato in futuro.
Unica nota positiva, la scelta (quasi obbligata, a questo punto) di stampare in copertina la bellissima, eterna illustrazione firmata da Michael Whelan che arricchì all'epoca la prima raccolta dei racconti di Leiber.
Inutile parlare delle storie. Non sarebbero nemmeno brutte, visto che sono appunto adattate dai racconti di Leiber, ma sono talmente buttate lì sulla pagina da avermi ricordato i "fumettini" dei Masters of the Universe che pubblicavano sul retro dei quaderni che utilizzavo alle scuole medie (con la differenza che, probabilmente, quelle erano disegnate molto meglio). Dopo aver letto i primi due o tre episodi, insomma, il mio buon cuore mi ha dato una carezza e una pacca sulla spalla, intimandomi con tenerezza di lasciar perdere e riporre l'albo su uno scaffale qualsiasi.
Se non sai proprio cosa fare del tuo tempo, recupera l'albo e leggilo. 

Sherlock Holmes: Soluzione Sette per Cento
di S. Tipton, J. Ron | Editoriale Cosmo
16x21, 96 pp. B/N | euro 3,90

A sorpresa la Cosmo piazza sulla collana Weird Tales qualcosa che non proviene dal di là delle alpi (potrei sbagliare, ma è la prima volta). Volendo ragionevolemente pubblicare tutto il pubblicabile su Sherlock Holmes, raccoglie in questo albo la miniserie in cinque numeri dell'americana IDW Publishing tratta dallo storico romanzo apocrifo di Nicholas Meyer, Sherlock Holmes: Soluzione Sette per Cento. Questo adattamento a fumetti ricalca pedissequamente il romanzo (che caso vuole ho finito di leggere proprio poco prima di acquistare questo albo), dove Holmes è messo male e i suoi problemi con la cocaina porteranno Watson a tentare una strada alternativa che porterà entrambi ad incrociare quella di un giovane medico asburgico allontanato dal mondo accademico per via delle sue idee sovversive applicate alla psicoanalisi. E stiamo ovviamente parlando di Sigmund Freud.
Dopo aver preso in cura Holmes, il medico e i due amici dovranno prima fare luce su una giovane donna ritrovata senza memoria, legata a filo doppio ad una diabolica cospirazione che potrebbe portare una sanguinosa guerra in Europa, e poi su un misterioso e terribile ricordo che cambiò per sempre la vita di Holmes in tenera età.


Come già detto, questo adattamento ricalca fin troppo l'opera originale, finendo per rendere macchinosa e didascalica una storia che in realtà di fascino ne avrebbe eccome. La sceneggiatura di Scott Tipton è fedelissima, dunque (mettiamola così), mentre i disegni di Ron Joseph sono forse troppo tondeggianti e caricaturali per illustrare al meglio una storia del genere. A sua discolpa diciamo che i grigi dell'edizione Cosmo, che sostituiscono i colori di quella originale, non aiutano di certo. Semplicemente meravigliose, invece, le cover della miniserie firmate da Kelly Jones.
Nonostante tutto, a chi non conoscesse la storia questo albo potrebbe preservare qualche piccola sorpresa o quantomeno risultare piacevole. Per tutti gli altri, si poteva forse anche evitare, ma capisco (e apprezzo parecchio) la volontà della Cosmo di voler stampare integralmente tutte le opere a fumetti derivate dedicate al personaggio.

Bob Morane #1 
di H. Vernes, G. Forton | Gazzetta
19x27, 96 pp. a colori | euro 3,99


Bruno Brazil cede il posto a Bob Morane. Come detto in precedenza, si tratta di sedici albi che raccoglieranno una selezione composta dalle migliori 32 storie del personaggio (che più o meno dovrebbero tutte riguardare il decennio che va dal '65 al '75). In questo primo volume sono pubblicate due storie firmate da Henri Vernes ai testi e Gérald Forton ai disegni.
Nella prima, La Valle dei Crotali, si sfrutta un classico canovaccio western parecchio abusato. Quello del ranchero (una donna indiana, in questo caso) che deve combattere gli abusi del suo "vicino" di casa, uno spietato proprietario terriero che vuole impossessarsi di tutti i terreni circostanti perché convinto che in quella zona vi sia l'entrata per la mitica valle dei crotali, dove sarebbe celato un ricchissimo tesoro. Ovviamente in Paese sono tutti contro l'indiana, ovviamente tutto è destinato a cambiare quando da quelle parti arrivano Bob Morane (ex ufficiale pilota della RAF e veterano della II Guerra Mondiale, se non ho capito male) e il suo amico di scorribande Bill Ballantine.
Nella seconda, Il Mistero della Zona Z (titolo davvero terribile), si passa invece dal western all'avventura/sci-fi. Un misterioso missile composto da una lega metallica sconosciuta, si schianta rovinosamente da qualche parte in sud America. Sulle sue tracce, un'organizzazione criminale vuole arrivare sul posto prima di un team di scienziati che in realtà è in zona per studiare gli orangotango. I criminali non credono ai veri intenti del ricercatore a capo dell'equipe scientifica e rapiscono sua figlia con l'intenzione di convincerlo a cedere il passo. Ovviamente, tra l'uno e l'altro, si piazzano di passaggio la coppia di amici protagonisti che cercherà di mettere una pezza alla situazione.


Anche se sfruttano quei classici tòpoi narrativi delle storie d'avventura che oggi risultano datati (dietro e davanti a queste, decenni di storie simili), devo ammettere che i due episodi si lasciano leggere volentieri, a patto di non storcere troppo il naso su certe leggerezze (il trittico di criminali ciccioni che alla fine di ogni frase piazza un "hink" o un "honk" fa davvero sorridere).
E' presto comunque per farsi un'opinione su una delle serie che, tra l'altro, più di tante altre sfugge alle etichette, saltando da un genere all'altro come una cavalletta (per dire, sul secondo albo cLa Spada del Paladino, storia già pubblicata dall'Aurea che parla di viaggi nel tempo e che, tra parentesi, a me piacque parecchio).
Vedremo. 

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