1.12.14

Black Mask magazine


Ideato dal giornalista H. L. Mencken e dal critico George Jean Nathan, e lanciato per la prima volta nel 1920 dall'editore americano Florence Osborne, Black Mask era un pulp magazine nato prima di tutto a sostegno della prestigiosa rivista letteraria The Smart Set (che Mencken stesso curava in perdita sin dal 1917). Black Mask fu stampata con l'intento di offrire, secondo le stesse parole della redazione:
"Le migliori storie d'avventura, del mistero, gialli polizieschi e le più grandi storie d'amore e dell'occulto."
Nonostante il buon successo, nessuno avrebbe potuto immaginare però che da lì a poco Black Mask avrebbe pubblicato, sotto l'attento controllo dell'editor Joseph T. Shaw, il meglio della narrativa di genere firmato da nomi prestigiosissimi come Dashiell Hammett (che per la rivista creò Sam Spade , Il Falcone Maltese e Continental Op), Raymond Chandler, Erle Stanley Gardner, Paul Cain, Frederick Nebel, Frederick C. Davis, Raoul F. Whitfield, Theodore Tinsley, W.T. Ballard, Dwight V. Babcock e Roger Torre. Inoltre, l'autore George Harmon Coxe creò per la rivista la serie a puntate Casey, Crime Photographer, un grosso successo che divenne anche un proficuo franchise multimediale (tra romanzi, film, serie tv, adattamenti teatrali, sceneggiati radio e fumetti).


Tutte le cover di Black Mask erano solitamente affidate a illustratori come Fred Craft o J.W. Schlaikjer, mentre ad Arthur Rodman Bowker furono assegnate tutte le illustrazioni interne.



Black Mask raggiunse il picco di vendite proprio nei primi anni '30, ma subito dopo l'interesse cominciò a scemare sempre più sotto la pressione di radio, cinema e riviste rivali. Fino a quanto, nel 1936, rifiutando di tagliare i compensi agli scrittori (già poco retribuiti), Shaw si dimise seguito a ruota dagli scrittori di più alto profilo che collaboravano alla rivista. Il suo successore, Fanny Ellsworth (1936-1940), riuscì ad attirare nuovi scrittori tra cui Cornell Woolrich, Frank Gruber, Max Brand e Steve Fisher, ma dopo i suoi quattro anni di direzione la rivista tornò a vendere poche copie. Nonostante questo resistette in edicola ancora per un decennio, fino alla sua definitiva chiusura avvenuta nel 1951.


Nel 1985, la rivista fu rilanciata come The New Black Mask e caratterizzata da una terribile confezione (parere di chi scrive) ma da brillanti contributi di noti giallisti come James Ellroy, Michael Collins, Sara Paretsky e Bill Pronzini (e tra le nuove pagine vennero ristampati anche i migliori racconti di Chandler e Hammett). Nonostante i buoni propositi, però, questa nuova incarnazione ebbe vita breve durando appena un paio d'anni.


Le copie originali di Black Mask sono oggi molto apprezzate e ricercate dai collezionisti. I numeri che raccolgono le storie di Chandler e Hammett, naturalmente, sono quelle particolarmente rare ed acquistate a prezzi elevati.


4 commenti:

GiovanniMarchese ha detto...

Black Mask e Weird Tales sono da considerare come fondamenta della fiction letteraria contemporanea.

CREPASCOLO ha detto...

Un colpo micidiale alla diffusione di tutti i pulp 'zines è stato inferto da WWII: la carta pulpeggiante - ovvero un cocktail degli scarti della lavoraz della carta + pregiata - fu richiamata in servizio, diciamo così, ed impiegata x i volantini di propaganda et similia.
Peccato xchè l'estetica delle covers da sempre ( Argosy, la prima rivista pulp , secondo gli storici, è nata addirittura nel 1865 , se non ricordo male ) ed i temi dei racconti ( sci-fi, romance, spy story, detection story, fantasy , western e le combos ) sono state materiale fondante praticamente x tutti i comics che non siano roba davvero originale e leggermente crepascolare come Little Nemo o Krazy Kat.

La firma cangiante ha detto...

Le cover della prima edizione sono uno spettacolare segno di un'epoca, quelle della seconda edizione sembrano... come dire... sterco di cavallo?

LUIGI BICCO ha detto...

@ Giovanni:
Sono d'accordo, anche solo per il fatto che hanno effettivamente rappresentato, come realtà editoriali, il trampolino di lancio per centinaia di autori meritevoli in quegli anni.

@ Crepascolo:
Ricordi benissimo. Argosy Magazine è riconosciuto come il primo della lista. Anche se con gli anni siamo un po' più in là (1896).

@ Dario:
Si, c'è un abisso con quelle meravigliose cover originali (ma meravigliose DAVVERO). Ma sai come sono stati gli anni '80, no? Tante belle cose, ma anche tante sonore "cantonate" (per non usare altri termini, insomma).

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