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16.12.11

Dark KnighTeo

Era anche arrivato il momento, no? Un giorno, probabilmente, mio figlio mi ringrazierà per non averlo vestito come Superman, come fanno migliaia di nerd con i propri figli (le foto sul web si sprecano). Ma Batman non si poteva proprio saltare, Teo. Mi spiace. E quindi beccati sta felpa cavaliera oscura :)


Il signorino in questione, un paio di mattine fa, ha pensato bene di svegliarsi alle sei (di solito non si sveglia prima delle sette e mezza). Forse aveva male alle gengive, forse altre cose. Sapete come vanno queste cose, no? Allora lo abbiamo fatto mangiare prima del dovuto. Poi mi sono ritrovato di fronte ad una spettacolare alba blu violetta. E credete che me ne sia tornato a letto come tutte le persone normali? Eh, no.

18.11.11

Fotografia e arte morta

Prendetevi cinque minuti che il discorso è lungo.

Mi perdonino i puristi e i semplici appassionati di questo straordinario mezzo di comunicazione. Cercherò di spiegare, dal mio piccolo punto di vista, perché la fotografia è arte morta e sepolta e perché non valga la pena avere pretese dal proprio estro fotografico se non per pura passione. O a meno che voi non lavoriate materialmente all'immagine.

Allora.

Tempo fa mi ritrovai con un amico a disquisire di foto. Mi raccontò di aver letto un articolo (non si ricordava dove) di una fotografa americana che aveva tirato su un progetto di ricerca atto a dimostrare quanto fosse inutile fotografare un tramonto. La cosa funzionava più o meno così: Per quanto sfumature di colore e soggetti nelle immediate vicinanze possano cambiare, in realtà faresti prima ad andare su Flickr e scaricare un tramonto qualsiasi tra quelli che ti vanno più a genio. E per dimostrarlo aveva scaricato e stampato tutte le foto di tramonti caricati da migliaia di utenti con un profilo su Flickr che avevano fotografato, appunto, un tramonto. E li aveva montati su una gigantesca colonna girevole. Alla fine, da una certa distanza le differenze sparivano.

Non so quanto essere d'accordo su questa tesi o quanta ragione avesse quella fotografa. Fatto sta che l'impressione che ci fosse una base veritiera su quanto volesse dimostrare, l'ho avuta pressoché immediatamente.

La fotografia è un'arte morta perché è una delle più ascrivibili al meccanismo della relatività e l'arte stessa tra le meno oggettive tra le discipline visive esistenti. Per quanto tu possa essere un buon fotografo o riconosciuto tale, chi è padrone e giudice del tuo lavoro, è l'occhio esterno di chi guarda. Ammesso che tu debba confrontarti con esso naturalmente. Il lavoro del tuo occhio è concettuale e quando non si limita a scattare semplicemente quello che gli si para dinanzi, ha già fatto un gran bel lavoro. Entriamo quindi in quelle dinamiche parossistiche che mettono in campo la concezione del bello e del gusto personale. Discorsi dai quali rimanere sempre ben lontani, per quanto mi riguarda.

E' vero, insomma, che il sentire personale fa metà dell'opera.

Scondo la mia personalissima visione, la fotografia è costruita intorno a due elementi insindacabili: Uno è lo spazio (il soggetto e i campi visivi) e l'altro è il tempo (l'attimo, la frazione infinitesimale e l'atmosfera nei quali il soggetto stesso vive e si muove).
Realizzando uno scatto fotografico, ci si può muovere quindi più verso una direzione o più nell'altra. E raramente si può sfiorarle entrambe.

Esempio.

Ecco una foto che, naturalmente, predilige lo spazio, il soggetto.



E' una foto del grande Elliott Erwitt che ritrae la Monroe. Insomma, senza Marilyn lo scatto non avrebbe avuto la stessa carica espressiva, certo. Con una donna qualsiasi al suo posto avrebbe funzionato davvero molto, molto meno. Viceversa, il tempo è meno protagonista se non nelle piccole sfumature (l'espressione, il sorriso, il momento della lettura, una scenografia indefinita).

Ecco invece una foto che, al contrario, predilige il tempo.


Questo è uno tra gli scatti più noti di George Tice (e tra i miei preferiti in assoluto), fotografo americano classe 1938 che ha visto riconosciuto il lavoro dietro questa foto solo molti anni dopo, grazie anche all'utilizzo che ne ha fatto Bill Frisell per il suo album Blues Dream.
Il fatto che siano presenti in campo una cisterna, una pompa di benzina e un'automobile, non dà loro il diritto di arrogarsi il ruolo di interpreti principali. Qui il protagonista è il tempo. L'attimo di attesa nel quale tutto è sospeso. Un momento nella notte in(de)finito. In fondo se questa foto fosse stata scattata di giorno, avrebbe avuto molto meno senso (e fascino).

Ecco invece una foto che si muove tra lo spazio e il tempo.


Una foto tra le più celebri in assoluto, sempre ad opera di Elliott Erwitt. Una giovane, felice coppia chiusa in auto di fronte al mare. Chi è qui il protagonista? La coppia. Perché senza di loro si sarebbe trattato solo di un'automobile di quinta di fronte al mare. Ma anche il tempo è protagonista. Quello che racchiude l'attimo nel quale l'occhio registra una coppia all'interno di uno specchietto di un'automobile. Cosa sarebbe successo se quella coppia non fosse stata ripresa in quello specchietto ma semplicemente, metti caso, dal finestrino laterale? Sarebbe divenuta ugualmente così celebre? Non credo.

Nonostante tutto, nonostante queste tre foto siano state riconosciute dalla maggior parte di voi, nonostante il fatto di essere state rese celebri dal tempo, nonostante siano stati riconosciuti onori e glorie ai loro creatori, tra noi (me compreso) c'è chi apprezzerà una foto su tutte. A qualcun altro potrebbe non piacere una di esse o addirittura potrebbero non piacergli tutte e tre.

Il gusto personale esula a prescindere da qualsiasi classificazione e mostra la realtà in modo soggettivo e non oggettivo. Quindi, in ognuno di noi si scateneranno meccanismi diversi atti ad attribuire qualità univoche ad una rappresentazione della realtà, piuttosto che a un'altra. Sempre e comunque complementari al proprio bagaglio culturale e di gusto.


Tutti gli appassionati conoscono Helmut Newton, Robert Capa, Ansel Adams, Henri Cartier-Bresson, Làszlò Moholy-Nagy o mille altri. Personalmente apprezzo il realismo di Capa, i nudi di Newton, le geometrie di Franco Fontana. Mentre invece a qualcuno che ama Erwitt, Fontana potrebbe dire poco o nulla. Da dove partono le emozioni che scaturiscono dall'osservazione, anche sommaria, di uno scatto fotografico? E da cosa vengono scaturite?

Mi sono fatto una mia idea. E' successo quando, facendo un rapido giro su Flickr, mi sono imbattuto in questo scatto fotografico:



Il nome della foto è Snow walking on Brunswick Avenue (Toronto) e appartiene ad un utente che risponde al nick Ardenstreet.

Che cos'ha di strano o degno di attenzione questa foto? Quale elemento ha fatto si che io prendessi a fissarla per un paio di minuti? Cosa ho cercato in quei due minuti in questa foto? Cosa ho visto al suo interno? Pensandoci a freddo, ecco a quali conclusioni sono arrivato:

1 - Il nome della foto. Per quanto si tratti di un paesaggio invernale con tanto di neve, Camminando sulla neve su Brunswick Avenue a Toronto, mi è parso subito molto esotico. Da Wikipedia:
L'esotismo è un fenomeno culturale che tende ad esaltare ed imitare, specie nell'arte, forme e suggestioni di paesi lontani.
Insomma avete presente quella febbre che prende quando si scopre un posto, geograficamente e culturalmente, lontano da casa tua? Mettiamoci il fatto che il Canada è tra le mie mete più agognate e il gioco è fatto.

2 - La neve.
Che basta da sola a rendere un'atmosfera (tempo, quindi, non spazio) ovattata e impalpabile, sospendendo la percezione stessa dell'attimo.


3 - L'atmosfera nebbiosa.
Che va a sommarsi al punto 2 e che rende diafani, quasi impercettibili, i particolari in campo lungo. Andando a rafforzare comunque il luogo comune che il giochetto del vedo/non vedo restituisce all'insieme.


4 - I due ragazzi di spalle. Che si allontanano da chi guarda rivelando un senso di abbandono della scena. Come una sorta di chiusura del sipario.

Tutti elementi che, personalmente, prediligo in modo particolare, insomma.

Dietro questa foto ho praticamente letto una storia. Che non sarà mai quella vera, per carità, ma il fatto stesso che ne abbia scaturita una, basta e avanza. Ho volutamente omesso le considerazione tecniche sulla fattura e l'impostazione di questa immagine perché non sono il tema portante e perché non avrebbe senso, visto che, in generale, non è un granché. Probabilmente è stata scattata con una digitale da pochissime centinaia di euro (dollari canadesi, in questo caso) e senza stare a guardare troppo il capello.

Considerazione a parte merita invece chi, oggi, si occupa della costruzione e implementa la scena costruendo lo scatto prima di mettere l'occhio dietro l'obiettivo. Così come chi lo post produce esaltando aspetti altrimenti poco incisivi con risultati che raramente sono da prendere davvero in considerazione.

Degli esempi, buoni, di quest'ultima tipologia, sono le foto di Thomas Zimmer.
Eccone una:


Come per quella precedente, a qualcuno di voi questa foto non dirà molto, ma a me dice parecchio. Naturalmente si tratta di materiale posticcio. Elaborato ad hoc in base al risultato che si voleva ottenere. Sulla bontà della foto pura non disquisisco perchè non è il motivo principale per il quale è nata questa lunga dissertazione e perchè NON sono un fotografo professionista (né mi interessa diventarlo). Ma il fatto stesso che difficilmente un risultato del genere si sarebbe potuto ottenere naturalmente, fa di questo scatto un oggetto particolare, bello o brutto che sia. Che offre chiavi di lettura e sensazioni diverse a seconda di chi guarda.

Dopo tutto, alla fine, perché la fotografia è morta? Perché, come tutte le arti sensibili al cambiamento e alla contesa, non ha più ragion d'essere se non nell'individualità. Così come tutte le altre forme d'arte che stanno seguendo a rotta di collo verso il precipizio (è solo questione di tempo). Perché non ci sono più spazi e tempi disponibili. Così come oggi Helmut Newton non sarebbe più celebrato come ieri. Così come un Caravaggio di oggi probabilmente patirebbe ancora la fame come ieri (probabilmente qualcosina di meno), con la differenza che non sarebbe celebrato comunque domani, com'è invece capitato a quello vero dopo la sua scomparsa.

Perché se sei un aspirante fotografo e vuoi diventare un professionista, dovresti smettere di fotografare le cose che ti si parano dinanzi belle e pronte, ma cominciare davvero a guardare con un occhio diverso.
E se sei un semplice appassionato, allora continua pure a fotografare tramonti, fiori e palazzi, che tanto nessuno avrà il diritto di stare a sindacare le tue opere.


A proposito. Questo qui sotto, invece, è uno scatto realizzato da me.

Potete osservarla qui un po' più in grande e qui nella sua
versione orizzontale,
scattata cinque minuti dopo.

Che è in bilico tra spazio e tempo. Che è un tramonto e, probabilmente, avrei potuto anche lasciarlo perdere lì dov'era. Che non ha nulla di particolarmente appetibile ma che valeva la pena postare solo perché, strano a dirsi, ho costruito la scena prima di scattare. Ho aspettato che le fioche lucine del parco giochi si accendessero. Ho aspettato che la scia dell'aereo in alto a sinistra fosse esattamente dov'è. Ho lasciato che il vento pettinasse le nuvole in quel modo. Ho aspettato un anno prima di scattare ad agosto, durante le vacanze in Salento nel 2006. Ho aspettato tutte queste cose prima di essere pronto a premere il grilletto della mia piccola, semplice, vecchia Canon PowerShot A570. E per quanto agli altri possa sembrare uno scatto come un altro, a me sembra un gran bello scatto, realizzato con poco e che mi racconta più di una storia. E questo, ai miei occhi, lo rende un oggetto da tenere ampiamente in considerazione.

Le sensazioni che offre agli altri, non le posso conoscere. Ma visto che, come dicevo poco sopra, non miro a diventare un professionista, bellamente posso anche non interessarmene. E tornare a fotografare palazzi e tramonti.

Grazie per l'attenzione.

17.11.11

E poi fu la volta di Flickr

Giuro che non l'ho fatto apposta. Il fatto è che elargire a destra e manca il mio profilo è una cosa che mi disturba già di mio. Ma una galleria su Flickr mi serviva proprio. Anche solo per caricare materiale da linkare direttamente qui sul blog.

E quindi, alla fine, ho allestito un paio di set. Uno con parte delle mie illustrazioni (che sono poi quelle che potete vedere anche nella piccola slideshow qui a sinistra) e una con alcuni scatti fotografici che era da un po' che raccoglievo e mettevo da parte. Ho messo lì solo quelli che trovo più interessanti.

Tipo questi:








O il mio unico autoritratto fotografico in circolazione. E no, con la mano sinistra non sto facendo il dito medio. Mamma mia che spocchia.


E poi ancora altro.

Ma ne riparliamo domani. Aspettatevi un post lunghetto
(che sto preparando da un po') dove la fotografia è proprio al centro del discorso. Del perchè sia un'arte morta. E visto che il discorso è vasto, lo lascio lì a stagnare proprio in occasione del fine settimana. Cosicché, se qualcuno volesse intervenire a modo e maniera, ha tutto il tempo utile per farlo.

Intanto io sono agli sgoccioli e questo week end sarà il primo di sudore e fatica alla casa nuova. Quante mazzate mi aspettano, lo so solo io.

3.11.10

Oui, je suis ici

Carina la Francia. Nulla da eccepire. Alla fine ce ne siamo rimasti lontano dalle grosse città. A parte il primo pomeriggio ad Annecy di cui poco o nulla posso dire. Le facce che girano per le strade di Annecy sono come quelle italiane. Se per un attimo distogliete lo sguardo dai cartelli stradali o dalle insegne dei negozi (cosa assai difficile, in ogni caso) sembra di essere in una cittadina italiana qualsiasi. In una bella cittadiana italiana qualsiasi. Le differenze stanno nel fatto che i francesi dell'Alta Savoia, al fine settimana, non guardano il calcio ma il rugby su Canal +, che anche se ti chiedono se l'espresso lo vuoi lungo o corto, te lo fanno sempre alla stessa maniera, che girano davvero con la baguette sotto l'ascella e che qualcuno fa davvero finta di non saper parlare in inglese. E che la cucina non è un granché, tranne quando ci si impegnano. Quando si sono impegnati davvero, abbiamo mangiato in modo disgustosamente buono.

Siamo stati in un bed & breakfast a 15 km da Annecy, a Thusy. Il proprietario è Mike, un perfetto cittadino inglese sessantenne di Windsor che ha seguito sua figlia in Francia per motivi di lavoro (eh, questi figli che migrano altrove). E quando ha visto le zone verdi e paciose della periferia francese, se n'è innamorato. O così ci ha detto. Nel bed & Brekfast vive con sua moglie e George Clooney, il loro gatto certosino chiamato così per via del colore "brizzolato". Esternamente il loro cottage comprende una piscina, un frutteto abbastanza grande e un meraviglioso salice piangente. Internamente, uno spettacolo. Un salotto da 45 o 50 metri quadri con tante poltrone, tanti punti luce e un camino che prendeva una parete intera. Una scala di legno massiccio che saliva alle camere del piano superiore e una folta libreria piena di titoli old british e non solo. Tra questi c'era (mannaggia a me che me ne sono accorto solo all'ultimo giorno) un bel librone massiccio che ristampava tutte le vignette satiriche del New York Times. Insomma, se Mike ce lo avesse chiesto, saremmo rimasti lì a lavorare per lui. A fare qualcosa che non so ancora bene cosa. Ma probabilmente saremmo rimasti.

E' stata una vacanza a metà tra l'Inghilterra e la Francia, quindi. Ce ne siamo andati a spasso tra i paesini e i quartierini lungo il lago di Annecy, con posti dalla vista mozzafiato. Ma quello che ricorderemo saranno i colori di un autunno incredibile che andavano dal verde fosforescente al rosso carminio, dall'arancione vissuto al giallo sereno. Ricorderemo dei nostri tentativi di mettere insieme un francese stentato (oui, oui, yes ok) e ricorderemo anche quando, di passaggio a Chambery, ho premuto un pulsante rosso nei pressi del parcheggio del castello. E ricorderemo una voce pacata e cordiale che ci ha risposto: "Oui? Bonjour" e come ho preso a fissare quel tasto come fosse un qualcosa di ultra terreno e la mia successiva chiusura in un mutismo assoluto. Non sapendo cosa dire, dopo una ventina di secondi ho fatto retromarcia e ce ne siamo andati lasciando in attesa quel signore gentile. Spero non sia ancora lì ad aspettare. Scusa, signore gentile.

Lascio ad altri il compito di mostrarvi le foto più propriamente turistiche della propria visita sul suolo d'oltralpe. Io vi mostro, alla mia solita maniera, un piccolo reportage fotografico realizzato dal mio personale punto di vista.

E quindi ecco cosa ho visto ad Annecy:





Cos'è che mi è rimasto di Col de la Forclaz e dei suoi colori:








Quello che mi è passato sotto gli occhi a Veyrier:








E al bed & Breakfast di Mike:




La stanza dove abbiamo avuto il piacere di dormire:



Calcifer, il caloroso spirito della casa:


E non poteva certo mancare qualche minuto di ispirazione tra un piatto di foie gras e deux œufs et salade:

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