6.4.11

A proposito di Simone Perotti...

Dopo la scoperta di Simone Perotti (delucidata qualche post addietro), si sono scatenate una serie di discussioni tra mariti, mogli e amici, in alcuni casi leggere e interessate e in taluni altri più accalorate (rasentando la ferocia:)

Che cosa è successo? Per quanto io abbia abbracciato la filosofia di fondo che il buon Simone spiega nei video e nelle interviste che lo riguardano, devo ammettere che qualche dubbio sulla possibilità oggettiva che chiunque possa girare pagina senza voltarsi indietro come ha fatto lui, ce l'ho avuto. In buona fede, però, ho continuato a credere fermamente nel suo messaggio. Forse proprio perchè avevo paura, probabilmente, di scoprire che invece quella stessa filosofia affondasse le radici in un terreno impervio e poco solido. E mia moglie, in questo senso, mi ha aperto gli occhi con un punto di vista diverso sulla faccenda.

Cercherò di spiegarmi meglio.

Tra le persone che conosco, molti si sono chiesti quanto il discorso di Simone potesse davvero valere per chi, diversamente da lui, avesse moglie e figli. E per chi, sempre diversamente da lui, lavorasse in catena di montaggio (per fare solo un esempio) invece di avere la possibilità e le capacità di scrivere libri e articoli abbisognando praticamente solo di una connessione internet.
Questo perchè l'autore ad un certo punto parla di uscire dalle dinamiche del lavoro, dai suoi tempi e da tutte le condizioni che di conseguenza ne derivano.

Qualcun'altro si è anche chiesto se, giustamente, dal suo punto di vista (quello di Simone), non sia un po' troppo semplicistico parlare di certi argomenti, avendo alle spalle una situazione economica solida, dopo tanti anni passati come manager di questa o quell'azienda. Ancora qualcun'altro ha ipotizzato che molte delle basi che pone Simone, possano crollare come un castello di carta, semplicemente accollandosi un mutuo per acquistare anche solo una piccola casetta da qualche parte. Ci sarebbero insomma tutti i pretesti per credere che la tanto paventata "libertà" di usi e pensieri, si assottigli come un capello di fronte a mere questioni materiali rispetto alle quali bisogna sempre e comunque fare i conti.

Così come avere la responsabilità nei confronti di eventuale prole che non potrebbe stare su a forza di lavoretti saltuari. Chiaramente ci sono quelli poveri davvero, che vivono (o hanno vissuto) con meno dei corrispettivi 800 euro di oggi e sono venuti su bene (mio nonno è venuto su a Torino dal meridione negli anni '60, senza una lira in tasca, quando fuori dalle case c'era il cartello "Casa in vendita, no meridionali"). Insomma, non so quante persone possano rimanersene tranquille e non farsi prendere da mille preoccupazioni, cercando di crescere i propri pupilli con i soldini contati nelle tasche.

Simone dice anche che tanti gli hanno scritto e hanno dato testimonianza delle proprie storie (cominciate anche prima della sua) e che, a differenza di lui, hanno appunto moglie e figli a carico. Per capire, mi piacerebbe leggerne, di queste storie. Ma per ora sul web non sono riuscito a trovare nulla di particolare.

Ricordo infine che la libertà della quale parliamo, NON consiste nell'andare a vivere in una cascina tra le montagne, ma tratta delle questioni mentali nell'atto dello slegarsi in modo perentorio e definitivo da tutte le macchinazioni e da tutte le procedure servilistiche legate al modo di vivere che la società impone (e con questo non voglio dire che siano tutte sbagliate).

E se per vivere bene non ci fosse la necessità di scappare? La questione, in definitiva, è che io continuo a credere che si possa fare, che si possa insomma "scappare", ma probabilmente non alle condizioni dettate dall'autore. E che uscire dal "giro" per entrarne in uno fatto su misura per te, non è proprio una cosa da nulla.
Non so.

P.S.: Naturalmente questa riflessione nasce spontanea e ragionata, ma sottolineo che l'ultimo libro di Simone Perotti, nemmeno l'ho letto. E conto di colmare questa falla
quanto prima.

19 commenti:

Alessandro ha detto...

Non penso che quella di Simone si possa definire fuga: io la chiamerei abbandono del gioco, quello in cui siamo tutti invischiati.
Inoltre bisogna anche considerare se tutte le obiezioni che sollevi (e solleviamo tutti) siano reali ed oggettive, o invece frutto dei nostri istintivi meccanismi di difesa. In fondo, uno che fa una tale scelta ci spaventa perche' mette in discussione tutto (o quasi) quello su cui la nostra vita poggia. Reagiamo così per molto meno, figurarsi di fronte alle parole di Simone.

LUIGI BICCO ha detto...

Infatti intendevo proprio sollevare la questione su quei meccanismi difensivi che citi tu stesso, Alessandro. Quanto c'è di vero nelle affermazioni che fanno quelli che credono che non sia affatto facile? E quanto sono vere quelle di chi seguirebbe senza fiatare l'esempio di Simone?

Ponevo dei dubbi proprio sul quanto si possa essere oggettivi nel parlare di una situazione del genere. Quelli che hanno raggiunto risultati in tal senso, troveranno semplice spiegarci come fare dal loro punto di vista oggettivo, appunto. Ma il loro punto di vista oggettivo, potrebbe non esserlo dal nostro.

?

Mi rendo conto che l'argomento non è dei più semplici :)

Alessandro ha detto...

In ogni caso i punti di vista saranno sempre soggettivi, in quanto personali. Il punto è riuscire a riconoscere i propri meccanismi di difesa e distinguerli dalle reali difficoltà, che esistono di per se stesse. Il difficile sta proprio nel capire quanto noi le aumentiamo rendendole invalicabili in seguito ai nostri meccanismi di difesa. Ci vuole lavoro su se stessi e onestà, sempre verso se stessi.

CyberLuke ha detto...

Non è semplice, ma è interessante.
Chi non è mai stato sedotto dall'idea di "mollare tutto"?
Anche a costo di fare a meno di tante comodità (molte delle quali, però, solo consuetudini travestite), anche a costo di subire il giudizio e la condanna della cosiddetta "società civile", che ci vuole inquadrati in un certo modo, in primis consumatori, poi contribuenti, poi responsabili capofamiglia eccetera eccetera.
Inutile star qui ora a sottolineare a chi e a quanti faccia comodo un'omologazione di massa come questa.
Il punto è che sfuggire alle maglie del sistema implica oltre che un grande atto di coraggio, un'indipendenza tale da non coinvolgere negli effetti negativi (alcuni, inevitabili) altre persone, quali moglie, mariti, figli e compagnia... che potrebbero anche condividere il nostro pensiero "ribelle", un po' meno il restare senza un tetto sopra la testa o la certezza di tre pasti al giorno e la settimana bianca a marzo.
E questo è perfino banale, giusto?
Ma, come noti anche tu, bisogna fare i conti anche col banale.

Poi, se si è soli, probabilmente è tutto più facile.
Chi vuole "fuggire" (nel senso buono) e non ha troppi vincoli familiari, ci faccia un pensiero, finché è nelle condizioni di farlo.
Gli altri, necessariamente, dovranno fare l'ennesimo atto di autoresponsabilizzazione.

LUIGI BICCO ha detto...

@ Alessandro:
> Il difficile sta proprio nel
> capire quanto noi le aumentiamo
> rendendole invalicabili in seguito
> ai nostri meccanismi di difesa.

Che sarebbe già un bel dire, in effetti. Ma aspetto di leggere il libro per capire come Simone si pone nei confronti delle difficoltà reali delle quali parliamo.

@ Luca:
Il mio è come un sentore leggero. Una nota stonata all'interno di un accordo. Ma non ho ancora informazioni sufficienti affinchè il sentore diventi una prova. E nel mio piccolo, spero di essere comunque smentito. In ogni caso, sono d'accordo con quanto dici. E credo anch'io che per chi è solo, o al limite vive una vita di coppia, la cosa potrebbe rivelarsi più semplice.

Fumettista Esplosivo ha detto...

Ma... di che parliamo VERAMENTE?!!

"MOLLARE TUTTO" ha più significati a seconda di come la si vuole vedere!

Christopher McCandless aveva davvero mollato tutto? A vedere la sua storia nel film pare di sì!

Altri, invece, decidono "semplicemente" di trasferirsi all'estero cambiando anche lavoro, ma molte di quelle esperienze sono comunque raccontate da persone che affermano di aver fatto i passi poco alla volta e con le spalle coperte!

Poi c'è chi "molla tutto" e ci scrive pure il libro!
Che poi, magari, visto che tanti sognano di mollare tutto, il libro vende anche tante copie e ti fa pure guadagnare tanto!

Non so... ma dalla mia breve esperienza di vita ho capito che la vera libertà sta dentro alla nostra testa.

La firma cangiante ha detto...

Intervengo anche io e vi porto il pensiero di un papà con una bimba di quasi 5 anni.

Iniziamo con il dire che il discorso è assai complicato.

Io non ho un talento particolare. I piccoli e quasi insignificanti passi in avanti che ho fatto nei vari lavori che ho svolto, li ho fatti solo grazie a impegno e serietà.
Non perchè sono un genio, non perchè sono particolarmente brillante, non perchè sono un innovatore, non perchè...

Non sono stupido, mi impegno, ci metto la serietà e do il mio contributo in lavori che probabilmente potrebbe fare qualcun altro.

Anche a me piacerebbe scrivere ad esempio ma non sono bravo abbastanza e, in caso lo fossi (e non lo sono) non avrei il tempo necessario da investire per cambiare completamente vita.
Io devo andare a lavorare. Mia moglie è disoccupata (se qualcuno ha bisogno di un grafico/impaginatore si faccia avanti) e dobbiamo pensare anche alla bimba.

Ora voglio ammettere che il blocco può essere in gran parte mentale, ma la soluzione quale sarebbe?

Si potrebbe pensare a un cambiamento sacrificando tante e tante cose che possiamo etichettare come superflue.

Ma cosa in fondo lo è? Io non faccio una vita di lusso, non riesco più ad andare al cinema (se non in rari casi), niente cene fuori, vacanze brevi, etc...

Certo nella mia vita, come in quella di tutti noi ci sono cose superflue. Ma cosa?

Certo, pago per la connessione a internet, leggo libri e fumetti, ho l'auto. Però non posso neanche pensare che la nostra vita e quella di mia figlia si debba ridurre a mangiare, dormire, avere un tetto sulla terra e un gabinetto in cui cacare.

Anche io mi affrancherei volentieri dall'umiliazione di dover lavorare nell'Italia di oggi, con la considerazione che hanno i lavoratori oggi ma (e anche io non ho letto il libro) non ho proprio capito dov'è la scappatoia.

Bel dibattito comunque, grazie Luigi :)

LUIGI BICCO ha detto...

@ Fabrizio:
Il tuo discorso non fa una piega. Come dicevo sopra, il sentirsi liberi da costrizioni e macchinazioni è soggettivo e individuale. Ma come diceva anche il buon Alessandro, resta da capire quanto le nostre paure soverchino il concetto stesso di libero pensiero.

@ Dario:
Che bel commento aperto, Dario. In poche righe hai detto la tua senza se e senza ma. Comunque un punto diverso dagli altri, in quanto hai già una bimba di 5 anni. Il male di questo tempo si cela sotto mentite spoglie e credo sia facile caderne preda perdendo di vista le cose davvero importanti. Il senso di responsabilità potrebbe e dovrebbe accrescere il "raggio visivo".

Grazie a te per il bellissimo intervento. Senza voi a commentare, il dibattito non sarebbe neanche nato.

P.S.: E un abbraccio solidale a tua moglie che tra tanti mestieri gliene è "capitato" uno che, con il tempo, non si è rivelato essere tra i migliori. Non sono un impaginatore, ma il settore è lo stesso :)

Anonimo ha detto...

Ma si che è semplice. Non c'è bisogno di mollare tutto, bastano i piccoli passi: chiedersi se valga la pena di comprare l'ennesima giacca, l'ennesimo paio di scarpe, l'ennesimo aggeggio tecnologico, l'ennesimo libro (mentre il nostro comodino collassa sotto il perso dei libri arretrati), l'ennesima cena fuori... basta razionalizzare la propria vita e rendersi conto di quante cose abbiamo bisogno e quante, invece, servono solo a sfogare le nostre ansie (fumo/alcool/shopping, anyone?). Altrimenti rimaniamo figli del nostro tempo: lavoratori precari, che si definiscono "poveri" ma vanno in vacanza due volte l'anno e tengono l'iphone in tasca. Gente che la povertà vera non sa neanche cosa sia.

La vera libertà comincia nella testa. Non c'è bisogno di andare a vivere in una casa di mattoni e fare lavoretti saltuari. Quello di Simone è un caso estremo che deve servire a farvi attivare il cervello, per dare uno sguardo alle vostre vite e capire cos'è che non funziona. Si fa presto ad adeguarsi all'adagio della "vita di merda", del "paese di merda". Il frame della povera vittima è troppo allettante. E' molto più difficile darsi da fare per cambiare le cose.
-Giulio (impiegato :P)

LUIGI BICCO ha detto...

Ciao Giulio.
Benvenuto da queste parti.

Ti do ragione su tante cose. Spesso si è finti schiavi e nemmeno ce ne si accorge. Schiavi di ammennicoli, cose e situazioni alle quali in realtà sarebbe molto facile rinunciare. Più di quanto si possa pensare. Ma sedersi e restarsene fermi è molto più comodo, no?

Io non voglio farlo e non voglio seguire l'adagio del "Paese di merda" perchè come dici tu stesso, è facile unirsi ai cori lamentosi. Ma devo ammettere che basterebbe anche poco affinchè questo Paese si rivelasse essere migliore di quel che è. Probabilmente potrebbe bastare anche solo un black out di un mese a livello nazionale per far uscire delle gran belle magagne e far capire tante belle cose. Chissà.

La firma cangiante ha detto...

Aaargh! avevo appena scritto una risposta chilometrica per Giulio e mi ha dato errore.

Aaargh!

Magari stasera.

LUIGI BICCO ha detto...

Ahia. Abbiamo il web avverso, oggi? :)

Anonimo ha detto...

Eheh, sempre salvare prima di inviare :) grazie per la risposta chilometrica, aspetto di leggerla :)
Luigi, grazie per il benvenuto. Sono capitato su questo blog tempo fa tramite conversazioni sul fumetto, e lo trovo interessante per le belle riflessioni e per le cose che segnali. Ormai sei diventato una lettura fissa :)
-Giulio

LUIGI BICCO ha detto...

Grazie per le belle parole, Giulio. E son soddisfazioni :)

La firma cangiante ha detto...

Ciao Giulio,
eccomi, ci riprovo.

Intervento molto interessante il tuo.

Sono d'accordo con te sul fatto molta gente vive al di sopra delle proprie possibilità e che si possa vivere tranquillamente senza farsi assillare da moda e vanità, senza anelare sempre l’ultimo ritrovato tecnologico (ad esempio l’I-phone non so nemmeno da che parte si guarda, in vita mia ho avuto un unico cellulare che mi ha regalato mio padre un Natale e ho ancora quello).
Certo per le cose a cui si tiene di più, come i libri nel mio caso, scoccia un po’ frenarsi. Comunque qualche regalo ben piazzato a Natale e compleanno e il “problema” si può arginare.

Noi viviamo in 3 con il mio solo stipendio e qualche entrata occasionale di mia moglie (con mutuo e tutto il resto) e riusciamo ancora a starci dentro, parliamo di uno stipendio medio/basso.

Quindi si può fare, la vita di merda è un'altra e lontana. Si può fare.

Il problema è il salto successivo, il cambio di lavoro o la significativa riduzione del tempo dedicato a esso per aumentare quello dedicato alla nostra vita, il trovare la strada che ti possa appagare davvero, il potersi mantenere con attività collaterali che non siano il narcotraffico :)

Si può fare anche questo? Forse si ma qui la vedo più dura e forse è colpa della mia mentalità, la paura per il futuro della mia bambina, di quello di mia moglie e sicuramente anche quella di non riuscire a garantire alla mia famiglia il nostro (modesto) stile di vita nel futuro.

Certo che c'è gente che non vede via d'uscita perchè ogni mese si accende un finanziamento per cose sempre più inutili. Questo anche io non riesco a capirlo.

C'è anche chi è davvero in difficoltà.

Per quel che riguarda il paese di merda non so. E’ vero che c’è chi anche nel proprio lavoro non mette un briciolo di impegno e poi si lamenta. Ma c’è anche chi ne mette molto e subisce solo ingiustizie. C’è sempre chi sta peggio, d’accordo. E facile lamentarsi sempre, è vero, però chi mette nella vita impegno, onestà e giusti principi, il minimo che possa fare è pretendere giustizia, dignità e rispetto. In questo paese troppo spesso questi concetti sono assenti.

Oggi (sono incazzato nero) ho ricevuto una "multa" di circa 600 euro per un errore burocratico che forse, non siamo ancora riusciti a capirlo, risale al 2006.
Per chi come me ha sempre avuto solo un lavoro dipendente, le tasse le ha sempre pagate (per i dipendenti è inevitabile, ti tolgono tutto dalla busta) è un brutto colpo. Ora vien fuori sta storia su dati compilati e controllata dal Caf e io devo pagarci anche gli interessi (oltre rimborso della cifra e multa) perchè l'agenzia delle entrate comunica e controlla il tutto con anni e anni di ritardo. Però io devo pagare entro e non oltre 30 giorni.
Spero di venirne a capo, ma come dobbiamo chiamarlo questo paese nel quale c'è anche gente straricca che non sa neanche le tasse cosa siano. E a nessuno importa (tranne a noi che continuiamo a pagare)?

Forse è un paese di cioccolata andata molto, molto, molto ma molto a male.

No, dai, è proprio un paese di merda :)

LUIGI BICCO ha detto...

Io non aggiungo altro, visto che so anche com'è finita la storia della multa ;)

La firma cangiante ha detto...

Si, è andata bene fortunatamente.
Ieri ero in preda all'ira funesta.

Anonimo ha detto...

Chiedo venia... mi sono scordato di rispondere al tuo post! Quello che dici è interessante. Il tuo è il caso esemplare di chi vive con poco e si fa bastare il necessario. Chiaramente ogni caso fa storia a sè. L'esperienza di Perotti è interessante proprio perchè ci fa riflettere sulla nostra condizione, ci attiva le sinapsi, poi ognuno arriva alle sue conclusioni. C'è chi dice che "tanto è impossibile", chi, come te, già fa quello che può, e chi, come il sottoscritto, medita in silenzio su come rivoluzionare la propria vita :)

Nel blog di Perotti si trovano anche storie meno estreme, per così dire. Una ragazza ha scritto di aver effettuato il downshifting soprattutto nella propria mentalità, lasciando il compagno con cui non stava più bene da tempo, andando a vivere da sola e dando meno importanza alla carriera. A volte ci perdiamo in un bicchier d'acqua, ma basta poco per avere una vita meno frenetica, e trovare il tempo per noi stessi. I problemi li abbiamo tutti, ma se ne restiamo prigionieri non potremo mai pensare di cambiare davvero le cose.

Ok ho finito con le frasi a là Cohelo :P
-Giulio

La firma cangiante ha detto...

Grazie per la risposta Giulio.

In effetti anche piccoli cambi di mentalità, cose insignificanti all'apparenza possono renderti la vita più serena. Anche solo andare più lenti.

In questi giorni ho lasciato a casa la macchina e sono andato a lavoro a piedi. 20/25 minuti ad andare, altrettanti a tornare, lettore mp3 nelle orecchie (oggi Floating State qualcuno li conosce?), niente stress da strada.

Magari ci si mette di più, a casa si fa qualcosa di meno però una bella passeggiata con tanto di musica ti rilassa, può essere un inizio.

Dipende anche da cosa si ascolta :)

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