11.4.11

Perché i fumetti non pagano?


Mi piace pensare che tra me e Andrea Queirolo (di Conversazioni sul Fumetto) stia nascendo un rapporto via mail fatto di reciproci scambi, di input e cose interessanti da leggere. E' già capitato in effetti che lui mi inviasse cose da vedere. E pochi giorni fa ho ricambiato segnalandogli un articolo comparso sul The Village Voice e che, guarda un po', parla proprio degli amati fumetti. In particolare prende in esame la domanda: Se i fumetti sono così importanti, perché non pagano?

Andrea ha preso spunto per ricamarci sopra una bella riflessione, riportando anche i fatti così come sono. La discussione è di quelle che si sono viste più volte in giro per la rete. Ma il punto sta nel fatto (secondo il mio modesto parere) che non tutti capiscono, o intenzionalmente NON vogliono capire, che se non sei bravo è anche giusto che tu non venga pagato come uno che lo è, punto e basta (ma c'è anche da specificare che un autore di fumetti non è bravo o scarso a seconda dei soldi che raccoglie, altrimenti siamo ancora ai tempi delle caverne e delle clave).
E questo non è certo il caso dei nomi che si fanno nell'articolo. Lì addirittura viene fuori che celebri cartoonist come Tony Millionaire o Jessica Abel non riescano a vivere solo di fumetto (e se due autori del genere non riescono a camparci, buona camicia a tutti).

Ho lasciato un commento al post di Conversazioni sul Fumetto (post che trovate qui) e lo riporto di seguito uguale uguale, nella speranza che possa nascerne una discussione interessante (magari proprio sul blog del buon Andrea).

Ecco. Ci sarebbe da capire “perchè” e “per chi” il fumetto è importante e se questo dovrebbe bastare per dare beneficio ad un settore di mercato che, in questo caso, continua purtroppo ad essere solo di nicchia. L’impressione, in ogni caso, continua ad essere che il fumetto sia MOLTO importante per chi lo fa e per chi lo legge, ma che la cosa si ferma lì. E da un cane che si morde la coda, viene un po’ difficile credere che possa venire fuori una buona dose di moneta sonante. A meno che tu non abbia un nome, ma se hai quello significa che sei uno degli eletti. E fortunatamente, nel fumetto, se lo sei è perchè lo meriti. Puoi anche essere aiutato tanto dal fantastico mondo del “marketing” e delle marchette, ma se NON sei bravo, non ti leggono. Mi spiace constatare (mi piange proprio il cuore, a dire il vero) che personaggi come Jessica Abel o Tony Millionaire non riescano a viverci, di quello che producono, ma c’è anche da dire che non sono tra gli autori più prolifici che ci siano sulla scena e che (nel caso di Jessica) abbiano fatto anche della scelte molto coraggiose e difficili (il suo bellissimo “Radio: An Illustrated Guide” la dice lunga sulla differenza tra chi i fumetti li fa per “mestiere” e chi per vera e propria “vocazione”). Ecco perchè se ne parlerà per sempre. Anche se spero, come tutti, che le cose possano davvero cambiare. Anche solo un passettino alla volta.

Insomma, capisco benissimo i grandi timori di chi possa voler dedicare la propria vita a questa stupenda forma d'arte, ma probabilmente bisognerebbe davvero prendere in considerazione se dedicarsi completamente ad essa consci del fatto che, economicamente, potrebbe non portare da nessuna parte.

12 commenti:

michele benevento ha detto...

...è proprio un mondo kenonsikapisce...

CyberLuke ha detto...

Beh, ad ogni modo sono contento di non aver fatto, alla fine, il fumettista.
A sentire loro, fanno il mestiere più bistrattato e peggio pagato del mondo.
Peggio persino del designer, e ho detto tutto.

Unknown ha detto...

Intervento interessante (e anche la riflessione di Andrea Queirolo lo è).
Peccato che sia una domanda che non ha ancora trovato risposta.

Alberto Camerra ha detto...

Del resto non me ne stupisco più di tanto. Se pensiamo che una discreta parte anche degli stessi talenti italiani lavorano fino alla morte, o quasi, ben oltre l'età pensionabile (penso a Galeppini, Ferri, Piffarerio... tanto per fare qualche nome), c'è anche da riflettere su quello che è la previdenza per un cartoonist.
Ciao Luigi.
:)

LUIGI BICCO ha detto...

@ Michele:
kenonsikapisce veramente, però :)

@ Luca:
E hai detto bene. Perchè mi sa che subito dopo il fumettaro, sulla scala geriatrica (non gerarchica) che porta al nulla, ci siamo subito noi.

@ Michela:
Secondo me, una risposta c'è. Ma molti si rifiutano ad accettarla. L'artista in quanto tale, è di conseguenza masochista. Quindi produce per passione in un campo che darà sofferenza e tripudio. Vero o falso che sia, a questo quesito potresti rispondere tu stessa, no? :)

@ Alberto:
Hai fatto bene a citare quei nomi, Alberto. Volevo proprio specificare che, però, parliamo di tutta quella "genia" di autori che non hanno a che fare con il fumetto dalle dinamiche seriali. Il fumetto seriale, realizzato per i grandi editori (in Italia uno solo) e con i tempi previsti, si spacce le gambe, ma il ritorno economico che ha, è diverso. Vero che ancora oggi non percepiscono la previdenza (come ogni professionista), ma negli anni di produzione non devono essersela cavata malaccio. Anzi.

Poi c'è, naturalmente, anche tutto il discorso di una identità culturale che dalle nostre parti stenta a brillare.

LUIGI BICCO ha detto...

Sempre @ Michela:
Volevo dire che "Molti si rifiutano DI accettarla" non "AD". E per quanto riguarda il tripudio, intendevo quello delle miccette (Elio e le Storie Tese docet:)

La firma cangiante ha detto...

@ Luca:
E hai detto bene. Perchè mi sa che subito dopo il fumettaro, sulla scala geriatrica (non gerarchica) che porta al nulla, ci siamo subito noi.

Tranquilli ragazzi, siete in buona compagnia!

Fumettista Esplosivo ha detto...

"Fumetti pubblicitari"...

io ci campo!


Che poi è difficile e stressante (tanto da farmi pensare di mollare e trovarmi un lavoro più calmo) è un'altra storia!

Ma quale lavoro non lo è?

LUIGI BICCO ha detto...

@ Dario:
E' vero. C'è anche tua moglie! :)

@ Fabrizio:
Ci campi? Bene, mi sa che ti chiederò spiegazioni. Sei il mio nuovo guru, Fabrizio.

Fumettista Esplosivo ha detto...

Beh, non c'è molto da spiegare... i nostri progetti (tovagliette a fumetti ecc..)negli anni hanno sdoganato il media fumetto, aprendo gli occhi a inserzionisti e sponsor che hanno capito che il fumetto è un modo divertente e diretto per pubblicizzarsi.

Il fumetto di Piero Longhi (http://www.youtube.com/watch?v=tTc1R5rI9vg) è uno degli esempi più lampanti, ma ne abbiamo fatti anche altri di lavori del genere.

Lo sponsor/cliente paga per farsi fare un fumetto pubblicitario o per apparire sulle nostre tovagliette... più semplice di così!

Una delle ultime ditte con cui abbiamo lavorato, ad esempio, ci ha commissionato una storia a sfondo "aziendale", fatta in stile simil manga, per parlare in modo divertente e diretto (e incuriosire) i loro clienti... la cosa per loro ha funzionato e il passo successivo è che dopo il fumetto i loro clienti gli hanno chiesto ulteriori informazioni.
Per farla breve, il fumetto che abbiamo fatto per loro (di 16 pagine)gli serviva come "testa di ariete" per far breccia nella curiosità del cliente, meglio di un insipido volantino o del corposo dossier (pieno di roba tecnica per aziende) che nessun loro cliente si sarebbe sognato di sfogliare (figurarsi di leggere)... se non prima debitamente incuriosito, ovviamente!

Spero di esserti stato utile!

Ma perchè, pensavi davvero che lavorassi solo per passione? (^__^)

Ora, però, nonostante io faccia i fumetti senza o con pochissime restrizioni (in pratica, il sogno di ogni autore), a dispetto del fatto che la cosa funzioni, non è che comunque "fare fumetti" sia il lavoro più bello del mondo, eh?!
Dopo un po' ci si rompe i baloon!

LUIGI BICCO ha detto...

Mi basta ma non mi basta :)

Preparati che in futuro voglio farti un paio di domandine ad hoc.

Fumettista Esplosivo ha detto...

@ LUIGI BICCO:
Quando vuoi... anzi, no, meglio che aspettiamo dopo aprile che ora sto nelle curve!

Ciao!

F.

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