1.4.11

Le cover di Ivan Brunetti (e due domande)

Queste sono le copertine di Ivan Brunetti per The New Yorker, Penguin, Nickelodeon e Marvel (la cover più divertente sulla quale mi sia capitato di mettere gli occhi).












E poi le due domande:
1 - Com'è possibile che questo straordinario personaggio non abbia ancora un sito ufficiale e che sia così difficile reperire materiale sul suo conto, in giro per la rete?
2 - Com'è possibile che a parte qualche sporadica apparizione, in Italia non abbiamo ancora pubblicato nulla di suo? Ma davvero davvero?


Conversazioni sul Fumetto annuncia qui la ristampa oltreoceano del suo Cartooning: Philosophy and Practice, segno che il signore in questione è ancora vigile e attento.

Brunetti è stato anche ospite in Italia all'ultima Romics con Chris Ware (roba da farsi la strada da Torino a Roma a piedi), ma naturalmente se n'è parlato pochissimo. Qui si può leggere una breve intervista ai due autori in quell'occasione. E da lì mi piace riprendere una frase dello stesso Brunetti che, a proposito di fumetto, afferma solennemente:

Il fumetto è l’unico mezzo che mi fa sentire veramente sincero. Ho paura della morte e della realtà [...] Quando faccio un fumetto, invece, sento veramente di avere una presa salda su di essa e sulle mie paure.
Se non è amore questo.

7 commenti:

CyberLuke ha detto...

La sua frase colpisce e, in effetti, per molti artisti è così: quando creano, sono padroni del loro universo, ed è una bella sensazione.

michele petrucci ha detto...

Mi associo alla richiesta di Luigi… editori, siete in ascolto?

Anonimo ha detto...

in realtà brunetti ha prodotto pochissimo, e l'80% di quello che scrive è davvero poco politically correct (davvero difficile da portare in italia).
Negli ultimi anni ha editato due importanti antologie sulla scia di Mcsweeney 13 e inesgna a tempo pieno non so in quale scuola di fumetto o di arti.
Gli ho chiesto a roma se avrebbe pubblicato qualche nuovo fumetto, ma mi ha risposto che gli manca il tempo per farlo.

andrea.

LUIGI BICCO ha detto...

@ Luca:
Davvero! Il processo creativo dietro il fumetto deve essere uno dei più segretamente e orgogliosamente intimi. Come il piacere di giocare nel proprio giardino.

@ Michele:
Magari, Michele. Magari davvero! Con tutta la roba che c'è in giro, a volte mi chiedo davvero come non si possa prendere in considerazione di pubblicare autori come Brunetti. E purtroppo non è il solo. Mi vengono in mente Linda Berry, Sammy Harkham, Thomas Wellman, Richard Sala, Tony Millionaire e tanti altri. Dello stesso Lewis Trondheim abbiamo pubblicato qualcosina in Italia, ma gran parte della sua produzione è ancora sconosciuta. Per non parlare delle altre opere di Chris Ware (escluso Jimmy Corrigan, intendo). Mah!

LUIGI BICCO ha detto...

Ciao Andrea.
Ho visto solo ora il tuo commento. Si, so che di Brunetti ci sono poche cose. In realtà si tratta per lo più di diversi fumetti brevi (tanti gustosi anche monopagina).
Sulla questione "difficile da portare in Italia", non so. Ultimamente ho notato che non ci si pone troppi problemi. Poi naturalmente dipende a che tipo di "difficoltà" bisogna andare incontro.

Immaginavo che tu l'avessi incontrato a Roma. E ti invidio anche per questo :)
Spero comunque possa trovare il tempo di fare cose nuove.

davide garota ha detto...

Questo Brunetti non lo conoscevo grazie per avermelo presentato.
Anche di Sammy Harkham mi piacerebbe vedere di piu qui in Italia.

LUIGI BICCO ha detto...

Prego, Davide. Felice di avertelo fatto conoscere. Di Harkham ho letto solo un paio di racconti sull'antologico "Black" della Coconino e visto alcune cose in lingua originale. E secondo me, ne varrebbe la pena, in effetti.

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