4.4.11

Di cose davvero importanti


Il signore qui sopra che sembra Adam Sandler con la barba, in realtà è Simone Perotti. Chi è? La pagina dedicatagli da wikipedia comincia così: Nato a Frascati da famiglia ligure, Simone Perotti inizia a scrivere molto presto, a soli 9 anni. Frequenta medie e liceo scientifico presso i Padri Salesiani. A 22 anni si laurea in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", con una tesi in Letteratura contemporanea sulla struttura del romanzo fantastico. [...] Consegue un Master in Comunicazione e inizia la carriera di consulente e poi manager in agenzie e aziende italiane e multinazionali, facendo una discreta carriera. Nel frattempo continua a scrivere racconti e articoli per riviste underground e a navigare, prima come semplice appassionato, poi come skipper e istruttore di vela. Il resto potete leggerlo qui.

La questione sta tutta nel fatto che Simone, ad un certo punto della sua vita, si rompe le palle e se ne va. Scappa dalla società, dal lavoro, dalle strade di città. Dalle ansie e dalle paure delle quali ti caricano i media. Quelle che ti schiacciano a terra e ti fanno credere di non avere potere. Di farti credere che dire davvero basta, sia la cosa tra le più difficili dell'universo. Di farti credere anche che alla fine, quel cambiamento, sei davvero tu a NON volerlo.

Di conseguenza, Simone Perotti scrive un libro pubblicato da Chiare Lettere (la casa editrice de Il Fatto Quotidiano che pubblica anche Marco Travaglio). Il libro si chiama Adesso Basta - lasciare il lavoro e cambiare vita - Filosofia e strategia di chi ce l'ha fatta, che detto così sembra un manuale da Giovani Marmotte. Ma io non l'ho ancora letto e non saprei dirvi.

Il secondo libro per questo editore, attualmente nelle librerie, si intitola invece Avanti Tutta, Contro la follia delle aziende e l'inerzia dei lavoratori, dove l'autore prende più in considerazione il downshifting, tradotto in italiano con il neologismo semplicità volontaria, ovvero la scelta da parte di lavoratori - professionisti in particolare - di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario, bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali. Sicuramente è molto bello uno degli incipit del libro. Simone infatti scrive:

"Non ho detto nulla di come si vive bene 'qui fuori'.
L'ho dato per scontato. Ma non lo è. E' meraviglioso."

Non so quali siano le argomentazioni di Simone e nemmeno se il discorso è davvero valido per tutti (famiglie con figli, per esempio), ma devo ammettere che la cosa ha suscitato in me più di qualche riflessione. Soprattutto imbarazzo e fastidio. Quelli che provi quando capisci che, probabilmente, qualcosa di vero c'è. Sto passando la mia vita a credere che in realtà sia io a non avere il coraggio di cambiare. Ma se fosse davvero la società a costringermi dove sono? Quanto meno, mi incazzerei come un bastardo. Qui sotto vi riporto l'anteprima del libro Avanti tutta e, più sotto, il booktrailer realizzato proprio dall'autore. Simone gestisce inoltre il suo blog personale Piccolo Cabotaggio II.




Grazie quindi all'immancabile, onniscente wikipedia, a Simone Perotti e soprattutto a Valentina che me lo ha segnalato.

13 commenti:

Alessandro ha detto...

caro Luigi, evidentemente tu mi leggi nel pensiero...
Ieri abbiamo festeggiato con amici il quarantesimo compleanno di mia moglie: uno dei regali è stato "Avanti tutta", che ho cominciato subito a leggere...
Perotti la dice giusta su molte cose della nostra società, su come ci leghi, ci vincoli e ci imponga falsi bisogni... Non è un pensiero originale il suo: ha ripreso le idee di altri pensatori italiani di 50 anni fa... Semplicemente (ma mica tanto...) lui le ha messe in pratica, e non è il solo.
Il fatto che ti sei un po' infastidito leggendo i suoi scritti significa che probabilmente ha toccato qualche tua corda interna... Lo stesso è successo con me... In ogni caso mi son anche detto: ma se lui ce l'ha fatta, perche' non io?
Altra cosa giustissima che ho letto nelle prime pagine riguarda il tempo perso a lamentarsi delle cose che non vanno, senza fare però nulla di pratico. Lamentarsi è sicuramente umano, ma del tutto improduttivo e logorante alla lunga..
Che dire? Continuerò la lettura e vediamo se ci esce poi un post: ieri ci avevo già pensato, ma tu poi mi hai preceduto :-)

LUIGI BICCO ha detto...

Ecco, Alessandro. Mi fa piacere che più persone si soffermino a pensare a certe cose. Trovo che sia giusto nei confronti si sè stessi. A dirla tutta credo proprio che comprerò questo libro, ma ti prego, dedicagli un post quando avrai finito di leggerlo. Mi interesserebbero molto le cosiderazioni a conti fatti di terze persone.

Il fatto che siamo "prigionieri" di una realtà che tale ci vuole, è sotto gli occhi di tutti. Quelli che non vedono questa cosa è perchè, molto probabilmente, hanno deciso di non vederla. Perchè è più comodo così.

Spero ci si possa aggiornare su questo argomento quanto prima. Ma solo due cose ancora. Uno - una precisazione: a darmi fastidio non è stato l'autore o le poche cose che ho letto fin'ora (ci mancherebbe), ma la riflessione che è scaturita nel rimuginare su certe argomentazioni. Per quanto io non ne sappia abbastanza, posso solo ammirare uno come Simone che ha preso decisioni così radicali nate però dalla spontaneità del proprio pensiero.
Due: Fai tanti auguri a tua moglie anche da parte mia.

davide garota ha detto...

Io non conosco questo Simone nè i suoi libri.
Però conosco diverse persone che vivono " senza lavorare", cioè lavorano in modo diverso, sono vegetariani e coltivano orti, allevano vacche o capre , vivono in case costruite da loro con paglia e cemento, o legno.Fanno una vita rude, inadatta a gran parte delle persone che vivono nella " società".
Si alzano al mattino molto presto , faticano molto, e non mi sembrano persone particolarmente più felici di altre.
Però sono più libere , questo è sicuro.
Mio padre è stato uno che aveva queste idee, io sono cresciuto in campagna e senza televisione fino alla maggiore età. Il babbo ha sempre coltivato la terra e fatto lavoretti part time che gli permettessero di dedicarsi alle sue passioni.Io e i ragazzi che conosco e che sono stati cresciuti come me , però , desideriamo avere una vita " normale" senza rinnegare proprio tutto della nostra infanzia e della nostra educazione.Spesso cerchiamo lavori sicuri,che ci impegnino ma che ci diano anche un salario.Lavoriamo anche in fabbrica.
Le mie sono solo constatazioni, che si possono anche non condividere.

Margherita ha detto...

E "Into the Wild" di Sean Penn (regista) del 2007 lo avete visto? Su questa stessa linea del "lasciare per trovare", radicale, inaspettato, o lo ami o lo odi, ma ti obbliga a pensare e ri-pensare.

Fumettista Esplosivo ha detto...

Che bel post, caro Luigi!
Posso darti un consiglio?
Non guardare "Into the Wild", altrimenti la scimmia di lascire tutto ti piglia per davvero!

Ora dico la mia...
Ho lavorato per anni a lavori che mi andavano stretti... imbianchino, in fabbrica, lavapiatti, pizzaiolo, barista, commerciante ambulante di mutande(!), magazziniere ecc, ecc... ma in tutti quegli anni mi sono fatto il mazzo per arrivare a fare un lavoro che mi garantiva di gestire il mio tempo senza condizionamenti eccessivi o imposizioni.
Ora faccio "il fumettista" e lo faccio con un lavoro che gestisco completamente e per conto della mia ditta... o, meglio, per conto mio!
Quindi,se voglio prendermi del tempo libero, lo faccio!
Questo, però, non signifiaca che io sia totalmente libero dagli impegni, altrimenti che "lavoro" sarebbe?
No, quando c'è da correre per delle consegne mi tocca anche lavorare per 15/16 ore filate... arrivando a mangiare "un boccone" anche mentre continuo a lavorare!

Insomma, diciamo che il fatto di gestirmi il mio tempo mi da la sensazione che il mio "compromesso" sia accettabile e mi renda libero.

Però, quel tipo di libertà che si sogna nelle parole "mollo tutto" è sempre presente!
Una libertà che mi porterebbe a ritenere inutili tante cose che ora considero "utili".
Magari una libertà in un luogo lontano, fuori dal caos e dalle stupide cose che vedi quando accendi la tv... sempre che ancora ti venga la voglia di accenderla.
Una volta vidi una puntata dei Simpson (sempre per rimanere in tema tv), in cui Homer rinunciava al bellissimo nuovo lavoro trovato (tuttofare in un bowling... a lui piaceva) per tornare strisciando al suo vecchio e odiato lavoro alla centrale nucleare, pur di riuscire a mantenere anche la nuova arrivata in famiglia... la piccola "Maggie".

Ecco, quello è un bell'esempio di come si può essere prigionieri di una vita che ci va un po' stretta... ma totalmente liberi con il cuore!

Fa pensare anche questo aspetto, no?

LUIGI BICCO ha detto...

@ Davide:
Per quanto mi riguarda, Davide, le tue constatazioni le condivido in pieno, invece. La linea di confine tra lo stare bene e il volersi costringere a stare bene è molto molto sottile. Non è detto che per essere davvero felici ci sia bisogno di soluzioni così drastiche. Così com'è giusto rendersi davvero conto di quanto si è schiavi del proprio lavoro o, nei casi peggiori, essere comunque schiavi di un lavoro che non si ha.
L'argomento è molto vasto immagino e certe ricerche sono assolutamente individuali e spesso esulano dal "dove" o "come" si vive o con "quanto".
Comunque immaginavo avresti detto la tua sull'argomento e ne sono stato contento :)

@ Mariarita:
Purtroppo non ho ancora visto il film di Sean Penn (è tra i dvd sotto la tv che aspettano di essere visti :) ma tempo fa avevo visto uno speciale biografico sulla vita di Christopher McCandless e ne rimasi affascinato. Anche se, a dirla tutta, devo ammettere che una morte come la sua, per nessun motivo in particolare, mi spaventa molto. Ho trovato molto strano che una persona alla ricerca della propria strada (e della propria redenzione) si lasciasse uccidere dal caso. Ma probabilmente, sotto, c'era molto di più.

@ Fabrizio:
Commento bellissimo. Purtroppo è tardi per Into the Wild perchè, come dicevo poco su, ormai il dvd è lì :)
La tua è stata una piccola grande battaglia quindi. Come quella che tutti portano avanti per una vita. Sei riuscito ad arrivare ad un compromesso che ti sta bene e ne sono contento. Come dici tu stesso, gestire il proprio tempo è già un buon passo avanti.
L'esempio che citi di Homer è calzante e il discorso che porta all'essere responsabile per altre persone (moglie e figli) è un discorso che ho affrontato molte volte con terzi. Una volta, un celebrissimo autore di fumetti disse che per spaccare il mondo, non devi fare figli, che devi essere libero. Cercai di spiegargli che se sei già arrivato a rinunciare ad una cosa del genere (pensando così di essere appunto più libero) significa che è il mondo che ha già spaccato la schiena a te. E non si arriva da nessuna parte.

> Ecco, quello è un bell'esempio
> di come si può essere prigionieri
> di una vita che ci va un po'
> stretta... ma totalmente liberi
> con il cuore!

Quoto questa tua bellissima frase come fosse legge scritta su una pietra.

P.S.: Capitan Novara ha mai dovuto affrontare questi problemi? :)

Margherita ha detto...

Che bella discussione, non posso fare a meno di intervenire ancora.
“Happiness is real only when is shared”.
E’ una delle frasi chiave del film, secondo me “la chiave”.
E dentro c’è racchiusa (come nel film) tutta la dialettica tra solitudine e comunione, tra ricerca di sé e donazione di sé, tra amore e libertà, tra desiderio di volare e necessità di costruire, dialettica di cui è fatta la nostra vita e che non è mai risolta una volta per tutte, si ripresenta ogni giorno (più o meno acuta!) Bellissimo il commento di Fabrizio!. Ma la bussola è: “happiness is real only when is shared”. E le terre selvagge non sono l’Alaska…
Che begli amici hai, Luigi.

Fumettista Esplosivo ha detto...

@ LUIGI BICCO:
"P.S.: Capitan Novara ha mai dovuto affrontare questi problemi? :)"

Capitan Novara lavorava in un posto di lavoro (come agente assicurativo)che odiava con un capufficio che lo odiava!
Ora, con il nome di Capitan Nova, e dopo essere entrato a far parte dei Defenders of Europe, finalmente ha lasciato il vecchio lavoro per diventare "supereroe a tempo pieno" (il suo sogno.
Credo venga retribuito direttamente dai M.I.B. (Uomini in Nero)della CIA.

Ognuno fa quel che può per campare!

LUIGI BICCO ha detto...

@ Mariarita:
"La felicità è reale solo quando condivisa". Suona bene e credo ci sia più verità dietro di quanta possa trasparire. Si potrebbe partire dall'assurdo che la condivisione in quanto tale è già felicità. E probabilmente questa è la chiave dietro la quale si nasconde il bisogno di mostrare e informare gli altri di quello che facciamo.
Ho dei begli amici? Grazie, Mariarita. In fondo spero anche di poterli incontrare di persona, un giorno o l'altro :)

@ Fabrizio:
Ecco, vedi? Mi sa che ti devo ordinare qualche pezzo di Capitan Nova(ra), allora. Ne so troppo poco, e per il mio ego smisurato di conoscitore di fumetti onniscente, questo non va proprio bene :)

Margherita ha detto...

Sì, è così: la condivisione in quanto tale è già felicità. E' un'espressione bella come i tuoi disegni. Felice di averti incontrato, fra tutte le pagine web che fluttuano...!

LUIGI BICCO ha detto...

Il piacere è mio, Mariarita. Spero tu possa esserci anche in occasione di altre interessanti disquisizioni.

Anonimo ha detto...

ciao al padrone di casa e a tutti voi. mi sono imbattuto in questo post per caso e vorrei ringraziarvi per il garbo di non esprimere giudizi affrettati senza prima aver letto i libri. il dibattito sui miei ultimi tre libri è stato enorme e ho sempre patito i commenti prima di sapere. commenti che, come potete immaginare, sono stati tanti. La via per il cambiamento c'è, è assai meno impossibile di quel che ci dicono, è tuttavia dura e costituisce un nuovo inizio, non un'acquisizione. Insomma, non è una passeggiata. Ma fuori, oltre i muri, oltre i gesti ripetuti per tutta la vita, c'è la libertà. Non assoluta forse, ma tanta da far girare la testa. Qualcosa di grande. Solo questo. Un saluto. ciao.
Simone Perotti

LUIGI BICCO ha detto...

Ciao Simone.
Ti ringrazio per essere intervenuto e aver detto la tua anche su questo piccolo spazio. Stiamo disquisendo anche qui su questo tema perchè credo che sia uno dei più sentiti e che tocchi le corde di tante tante persone. Forse proprio perchè nasce dal male del nuovo millennio. Non lo stress, ma l'insoddisfazione e il senso dell'incompiuto (dai quali poi deriva poi lo stress).
Grazie a te, quindi.
Buona vita.

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