28.3.11

Domande a fumetti

Che poi subito dopo aver lavorato a delle illustrazioni in vettoriale, mi viene voglia di mettermi a disegnare. E allora arrivano questi disegnini e, l'ho capito da un po' di tempo, non ne posso proprio fare a meno. Ritornano sempre i soliti irrisolti, però. Ho provato con risultati altalenanti gli staedler, la penna pennello della Pentel e pure il pennino a china. Mi rimane da acquistare il pennino con serbatoio interno e provare i pennellini e poi sarei a posto.

Ma, alla fin fine, nascono sempre allo stesso modo. Prima un bozzetto con una penna bic su foglio uso mano...

...e poi il ripasso definitivo con la Pentel su cartoncino.






Ma se avessi davvero voglia di dedicarmi al fumetto? Se me ne fregassi del tempo che dovrei metterci per finire una tavola (visti anche tutti gli altri inderogabili impegni)? E se me ne fregassi pure di dover prendere davvero due lire per un lavoro che porta spossatezza e soddisfazione allo stesso modo? Resterebbe solo la gloria? Ma la gloria di cosa?
Eppure sarebbe comunque una fantastica avventura, presumo.

E se si trattasse solo della paura della sconfitta? Disegno da quando avevo dodici anni e non ho mai smesso. I professori si lamentavano con i miei perchè ok, andava benino, ma questa cosa di riempire tutti i banchi con i miei disegnini (con i miei sogni, in realtà) non andava bene a nessuno. Tranne alla mia insegnante di educazione artistica delle scuole medie, Dio la abbia in gloria.
Leggo fumetti più o meno dallo stesso tempo e ho sempre pensato che un giorno avrei voluto vivere questa incredibile passione anche come protagonista. Non da diventare famoso, questo no. Solo disegnare cose delle quali compiacermi e delle quali essere fiero. Poi cominci a lavorare e ti sobbarchi un mutuo sulle spalle e scopri che, Dio, forse il tempo dei sogni sta per finire. Che forse non è solo una questione di volontà, ma anche e soprattutto di capacità e anche di occasioni.

Ti ritrovi a pensare che forse se fossi stato davvero capace, a quest'ora staresti facendo tutt'altro, invece di lustrare le scarpe al mondo della pubblicità.

Appagare il proprio io. Essere compiaciuti di sé stessi. Essere realizzati. Alla fin fine solo di questo si tratta, no? Della battaglia più dura dall'alba dei tempi.
Ma che se ti guardi bene intorno, stanno comunque accadendo della cose bellissime e il problema passa in secondo piano. Ma solo per poco. Poi, col tempo, si ripropone. Come i peperoni a cena.

10 commenti:

Pagas ha detto...

Non male come schizzo, ti consiglio di continuare a usare i pennarelli, pennini e pennelli sono troppo rompiballe ;-)

Ciao
Paolo

CyberLuke ha detto...

Il fumetto è stato uno dei miei primi e grandi amori.
Ho definitivamente appeso il pennarello al chiodo a fine anni novanta.
Troppo sbattimento, troppa poca riconoscenza.
Già fare il grafico obbliga a lunge e complicate spiegazioni quando ti chiedono "che lavoro fai per vivere".
Rispondere "il fumettista" mi esporrebbe a contro-risposte del tipo "Ah, cioè leggi tanti fumetti?"

silvialbi ha detto...

se avessi una benchè (seppur) minima autorevolezza :)
t'intimerei di spossarti :).
di modo ch'io abbia altri
fumetti da leggere...
ma è difficile trovare argomenti
altri (leggi più convincenti)
di quelli che hai esposto tu
(detto da uno che continua a spendere tantissimo in fumetti
ma non si deve preoccupare troppo
del resto(abitando ancora
con la mamma...:( )).

Fumettista Esplosivo ha detto...

Sono tentato di scrivere un post prendendo spunto da queste tue riflessioni.
Sarebbe bello confrontare idee su questo argomento!


Purtroppo, per via dei lavori urgenti sono costretto a rimandare, ma è possibile che presto citerò questo tuo intervento per parlare della cosa anche dal mio punto di vista.

Vorrà dire che verrò qui a ripescare il tuo post!

Una cosa però posso dirla subito... delle volte non ci si accorge che le nuove strade che si aprono, forse sono migliori di quelle che sognavamo di percorrere!

Wow, questa me la segno!(^__^)

Ciao!

LUIGI BICCO ha detto...

@ Paolo:
Mi sa che il consiglio lo prendo così com'è, Paolo. In effetti i pennelli esigono una manualità che non finisce mai di crescere con il tempo. E il pennino, se non è di qualità eccelsa, non merita nemmeno attenzione.

@ Luca:
Ha! Come darti torto? In fondo le analogie tra i due mestieri sono molte. Anche se la soddisfazione me la vorrei comunque togliere. Chissà.

@ Silvialbi:
Purtroppo la spossatezza c'è comunque e permane insistentemente, ma come dicevo prima, non è mai detta l'ultima parola. Non ti crucciare troppo del fatto che sei ancora con i tuoi. Non so quanti anni hai, ma avrai tutti il tempo per quel tipo di preoccupazioni :)

@ Fabrizio:
Mi fa piacere che la cosa abbia sollevato una riflessione. Seguirò con attenzione il tuo punto di vista, quando sarà il tuo momento. E per quanto riguarda la tua frase, me la segno anch'io. Anzi... me la faccio tatuare :)

Alessandro ha detto...

non so se si tratti di appagare solo il proprio Io o, piuttosto, di esprimere il proprio Sè.. e c'è unenorme differenza (vedi Jung)

Alberto Camerra ha detto...

Ogni tanto mi ritorna alla mente quando diceva una persona cara, amica di famiglia, ai miei vedendo i lavori che buttavo su carta:
"non importa che non abbia tempo... basterebbe facesse un disegnino al giorno!"
Beh, dopo di allora di "disegnini" ne feci molti più di uno. Ora mi dedico molto più al mac e quasi zero a carta e matita.
Forse per essermi reso conto che non sarei diventato il nuovo Michelangelo o forse, semplicemente, per una disposizione di ufficio che penalizza fortemente lo spazio puro del disegno... chissà.
:)

LUIGI BICCO ha detto...

@ Alessandro:
Come direbbe Spock... interessante! Ma siamo sicuri che l'io non venga appagato si conseguenza, se si riuscisse ad esprimere il proprio sé?

@ Alberto:
Spesso ho fatto la stessa riflessione, Alberto. Ma non credere che non sia servito a nulla. Anzi. Il tuo amico di famiglia aveva ragione. Anche solo un disegnino al giorno, ha accresciuto comunque il tuo bagaglio. Magari la passione si è trasformata o si è evoluta, ma è rimasta forte da qualche parte.

Momo ha detto...

Bel post.
Non so perché, ma leggendolo mi è sembrato di leggere fra i miei pensieri.
Anche se io purtroppo è un po' che non riesco a leggermi con calma un bel fumetto. :(

LUIGI BICCO ha detto...

Ciao Momo. Mi fa piacere di aver toccato più di qualche corda. Il tempo cerca di trovarlo. Fallo. Ne vale sempre la pena :)

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