7.9.10

Advertising bye bye



Non so. Io sono un cretino, per carità. E non vorrei sembrare un saccentello. Mi sono ripromesso di non parlare mai di pubblicità perchè non ne vale mai troppo la pena. Lavorando nel settore so, come sanno molti, che la creatività legata al mondo della pubblicità era cosa assai seria. ERA, appunto. Quasi un'arte sopraffina, strutturata e pensata fin nei minimi dettagli. Oggi invece tanta gente apre studi e agenzie e si preoccupa di avere le ultime versioni della suite di Adobe e Microsoft Office. Il resto non conta. Dove lasciamo il cervello? A casa sta bene, direi. In un angolo, tra una playstation, una tv lcd da 42 pollici con lettore blu-ray e qualche altra cazzatella da fighetti sul frigorifero.

Una volta la pubblicità si faceva con più persone intorno ad un tavolo, un foglio e una penna. Oggi si fa al massimo in coppia con qualcun altro ad una scrivania, davanti ad un bel Mac Pro, l'ultimo Photoshop e con il browser aperto su una banca immagini. E così nel tempo abbiamo perso la voglia. E perchè chiunque, clienti compresi, credono che il proprio gusto sia il meglio di cui la propria azienda possa aver mai bisogno. Che l'idea che si sono fatti prima di interpellarti sia quella giusta. Che per farti capire cosa intendevo ti mostro un lay-out fatto con paint. Che quel colore non gli piace. Che il logo deve essere tre volte più grande.

Che stranezze.

A mio avviso, quando il proprietario di un'azienda si rivolge ad un'agenzia di pubblicità, dovrebbe essere conscio del fatto che si sta rivolgendo in tutto e per tutto ad un consulente per l'immagine.
E avere fiducia. Non il contrario. Come se io mi rivolgessi ad un dietologo, ma gli dicessi: fai quello che vuoi, ma non togliermi i dolci, la carne, le uova, i latticini e la briosche la mattina. Per il resto, fammi la dieta come vuoi. Eh no, cari affamati. Bisogna correre e trottare insieme. Da che mondo è mondo.



Non so se questo è il caso, ma l'ultima campagna per Snai, realizzata dall'agenzia La Sterpaia di Oliviero Toscani, mi fa venire i brividi. E mi rende nervoso. Perchè se è a questo che siamo arrivati, allora vale davvero la pena di fare baracca e burattini. Non so gli altri, ma io ci leggo messaggi catastrofici di persone malate del gioco e sguardi disperati che poco o nulla dovrebbero avere a che fare con un grosso gestore di scommesse. Ne va dell'immagine stessa dell'azienda.
Come se, per fare una campagna per Pic Indolor, mostrassi dei tossici al parco. Per non parlare del tipo di messaggi del tutto negativi come "Mi ricordo i nomi dei cavalli e non degli amici" o "con Snai esaudisco i miei desideri" sopra la faccia di quella che presumibilmente dovrebbe essere una ragazza ma che, a tutti gli effetti, sembra un bambino. Per non parlare della scelta stilistica del visual che se è una scelta voluta, è proprio una scelta del cazzo. Se non è voluta, allora è da incapaci. A finire anche con le semplici questioni di puro gusto grafico e del (sub) pay-off che si aggiunge di volta in volta sempre diverso al pay-off vero e proprio ("scommettiamo?"), rilasciando a chi guarda già troppi livelli di lettura (prima cosa da evitare in una campagna che si rispetti).

Eh, si. I bei tempi della comunicazione pubblicitaria sono proprio finiti il 23 marzo scorso, con questo signore qui sotto.


P.S.: Ti prego Emanuele, ovunque tu sia, perdonami dall'alto della tua infinita bontà,
per aver inserito una tua foto in questo post dove non c'è nient'altro di bello da vedere.

A G G I O R N A M E N T O :

Il caro Eugenio Pini mi rende partecipe anche del fatto che QUI potete trovare un dietro le quinte della campagna, con alcune interviste video a vari personaggi pescati direttamente in qualche filiale Snai. Ho la brina sulla spina dorsale.

13 commenti:

michele petrucci ha detto...

Disagio, malattia, allucinazione sono le prime cose che mi sono venute in testa guardando questa campagna… brrr

LUIGI BICCO ha detto...

E' più o meno quello che viene in mente a tutti quelli che l'hanno vista. Ma ti sembra normale? Mah.

maurizio ha detto...

Uff... Bicco... come sei noioso...
La pubblicità è una questione di gusti. Ad esempio, c'è gente che mangia la cacca.
Vagli a dire tu che ha un saporaccio...

E poi questa campagna dimostra il grande potere che solo a pochi esseri creativi è concesso. Quello di fare del male ai propri clienti.
Immagina di odiare visceralmente il tuo cliente, di maledirlo ogni volta che lo vedi (immagina...)
Ecco, adesso immagina di avere il potere di fargli digerire qualsiasi
minchiata, di fargli accettare qualunque sgorbio passandolo per arte, senza peraltro subirne alcuna conseguenza, senza che la tua fama di creativo venga scalfita.

Ecco, non gli faresti del male? Non ne approfitteresti per distruggere il suo brand con una deflagrazione mediatica?
Io forse lo farei...

LUIGI BICCO ha detto...

Ti voglio bene, Maurizio.
Ci manchi a tutti, ci manchi.
E adesso ho capito tante cose :)

maurizio ha detto...

Anch'io ti voglio bene.
E anche voi mi mancate.
Sono contento che tu abbia capito, forse un giorno me lo potrai spiegare.
Io, più passa il tempo, meno capisco.

Anonimo ha detto...

Cioé?????
Scusa?????
Giocare è come fare l'amore??????
Ma come si fa??????

v@le

Ari ha detto...

volevo già partire con un pippone sul decadimento della cultura in generale, del pensiero che raro (come dice gaber), sull'interruttore OFF che, ormai ne sono sempre più convinta, sia stato in qualche modo installato nelle nostre menti, magari dal nostro televisore durante un intervallo pubblicitario, per restare in tema.... Ma devo dire che l'interpretazione di maurizio mi ha aperto mondi inaspettati e, oserei dire, di speranza, che tutta questa merda abbia in realtà un mandante super intelligente e colto e sensibile e acuto, che ci ha tolto il bello perchè noi ne capissimo il valore...
Bicco e Maurizio: quando capite il concetto di prima poi mi spiegate anche questo? Grazie.

Alberto Camerra ha detto...

In linea di massima concordo con te. Difficile essere ottimisti quando la creatività si riduce a un dialogo a due, fatto in corsa mentre squillano due telefoni ed occorre chiudere altre due commesse contemporaneamente. Del resto è risaputo; per fare i creativi basta un pc/mac, il resto lo crea da solo il pc/mac e la relativa banca dati immagini.
Sotto certi aspetti, siamo davvero alla frutta.

LUIGI BICCO ha detto...

A Vale:
Evidentemente si fa. Che ti devo dire?

Ad Ari:
Si. Potremmo sperare in un mandante unico e giusto che vede e provvede alle vere esigenze degli altri. Discorso facilmente rapportabile anche in altri campi :)

Ad Alberto:
Ciao Alberto. Si, dopo primo e secondo (anni '80 e '90 della pubblicità) siamo ormai abbondantemente al sorbetto al limone ;)

essedesign ha detto...

hai espresso il mio stesso pensiero, stesso effetto, stessa impressione, nata immediatamente dopo la prima volta che vidi questa campagna, più che promozione dell'azienda sembrerebbe un intermezzo satirico e una proiezione critica del movimento scommesse (infatti se fosse stata fatta per quello sarebbe ineccepibbile come campagna :) )

ciao luigi

esse

LUIGI BICCO ha detto...

Ehilà, Stefano.
Ecco, appunto. Sarebbe stata ancor più perfetta se si fosse trattato di una campagna Pubblicità Progresso contro il gioco d'azzardo o, più in generale, contro il gioco snaturato di tutti i suoi lati più propositivi e inteso solo come variante negativa per chi ci si affida per cambiare la propria vita. Ridicolo.

ale ha detto...

Toscani è uno dei fotografi/creativi più sopravvalutati di tutti i tempi. É uno che da vent'anni continua a rigirare la stessa minestra sciapa. E c'è gente che gliela paga come fosse caviale. Prima di questa campagna, ne aveva realizzata un'altra per snai (sai che hai snai? che bel snai che hai? queti due delle headline che ricordo, abbinati a foto di ragazzotti/e con improbabili mimiche). E Toscani ha firmato anche quella perla di "Pane, amore e sanità" per il Ministero della Salute con l'infermierina stile Heidi. Per non parlare dell'ultima campagna per Almore in cui ha riproposto i suoi soliti nudi. E le sue "factory" continuano a lavorare. A sfornare gioiellini procreati attorno a quei tavoli della creatività. E se questo è il risultato, evviva i creativi solitari.

Scusate se ho scritto troppo.

LUIGI BICCO ha detto...

Ciao Ale.
Diciamo che si capisce limpidamente che non sei molto "Toscaniano" :)
Ma negli ultimi anni, esserlo è cosa ardua.

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