Dylan Dog compie 30 anni. E diciamoci la verità, questo buffo e bizzarro omino di carta, un pensierino se lo merita eccome.
Ovunque sul web si celebra il personaggio sottolineando come Tiziano Sclavi, all'epoca, abbia incarnato alla perfezione la "sensibilità dei tempi" e cose del genere. Personalmente credo che, in parole povere, Sclavi sia stato semplicemente uno splendido cantore di dubbi, fobie e paure dell'uomo, uno dei migliori in assoluto che abbia avuto a che fare con il fumetto.
E che abbia scritto un horror/splatter intelligente e creativo in un'epoca in cui (sul finire degli anni '80, ma anche prima) il cinema horror, così come la letteratura di genere, fece presa in modo tanto radicale sui giovanotti della mia generazione.
E che abbia scritto un horror/splatter intelligente e creativo in un'epoca in cui (sul finire degli anni '80, ma anche prima) il cinema horror, così come la letteratura di genere, fece presa in modo tanto radicale sui giovanotti della mia generazione.
Dalla metà degli anni '90 in poi, l'horror ha subito un declino inevitabile (oggi ci spaventano più il fato e il futuro incerto che una cinquina di artigli che scintillano al buio) e quando quei tempi sono finiti, in parte è finito anche Dylan Dog. Quando poi Sclavi si è lentamente e inesorabilmente allontanato dalla sua creatura, la situazione non ha fatto che peggiorare. E non sto certo dicendo che è colpa degli autori che ci hanno messo mano dopo. E' solo che Dylan Dog E' Tiziano Sclavi.
Lo stesso Dylan, che è un personaggio nato per essere un giovanotto afflitto da dubbi e tormenti, con le proprie insicurezze che lo hanno sempre reso "vero" agli occhi del suo lettore (sempre ostinatamente pronto ad essere dal lato giusto facendosi scudo con certi principi morali), oggi apparirebbe antiquato, fuori dai tempi, moralista. In due parole, poco realistico. Proprio come un qualsiasi personaggio di carta, insomma.
La questione è che anche lui deve appunto "incarnare" la sensibilità dei nuovi tempi parlando di lavoro, malattia, suidicio e potere (non a caso le ultime e più riuscite storie della serie trattano proprio questi temi). Quindi oggi risulterebbe "antiquato" ritrovare tra le sue pagine Mana Cerace ma non vedere il protagonista calato in un'orrenda e alienante realtà lavorativa.
Sembra assurdo dirlo, ma ci sono stati dei tempi, in parte realmente spensierati, in cui anche il fumetto seriale doveva preoccuparsi quasi solo di sciocchezze. Mi viene in mente ad esempio quando Sclavi prese per il naso certi lettori mettendo finalmente in chiaro quale fosse la pronuncia corretta del nome Dylan (come se ce ne fosse stato davvero bisogno) e per farlo utilizzò Bree Daniels, la prostituta amica di Dylan che si ostinava a chiamarlo "Dàilan" (nell'indimenticabile Memorie dell'Invisibile, nel caso non lo ricordassi).
Ma sai cosa? All'epoca ricordo che quasi la metà delle persone sbagliavano davvero la pronuncia del nome. E così Dylan Dog è sempre stato un po' anche Dàilan Dog. Che il suo autore lo volesse o meno. Con le proprie misure, ognuno gli cuciva addosso la giacca nera, la camicia rossa e le clarks.
Ma sai cosa? All'epoca ricordo che quasi la metà delle persone sbagliavano davvero la pronuncia del nome. E così Dylan Dog è sempre stato un po' anche Dàilan Dog. Che il suo autore lo volesse o meno. Con le proprie misure, ognuno gli cuciva addosso la giacca nera, la camicia rossa e le clarks.
Un esempio. Ai tempi in cui frequentavo l'Istituto d'Arte, tutti leggevano la serie. In moltissimi avevano l'albo tra le mani il giorno stesso dell'uscita del nuovo "numero". E alle otto meno un quarto di mattina, in piazza del Plebiscito a Napoli, erano tutti lì a sfogliare distrattamente l'albo per capire cosa raccontasse quella storia.
Ma più gente era coinvolta nel circolino, più la cosa dava disagio. Come se si rompesse un'intimità intensa e passionale maturata nel tempo. Come se la cosa confermasse che quel personaggio non vivesse effettivamente più tra quelle pagine solo per pochi. Dylan Dog era diventato un fenomeno di massa.
Non ci ho messo poi molto a disincantarmi da quelle storie (pian piano si cresceva e c'erano anche altre letture, le ragazze, il futuro e la vita di strada), ma i ricordi che ho del personaggio sono molto profondi e sono legati in particolare a quegli episodi pubblicati proprio a cavallo tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 (tra inedito e prima ristampa), la maggior parte dei quali letti a tarda notte, a letto, d'inverno e con la lampada del comodino accesa.
Sotto quelle meravigliose, iconiche copertine di Villa si muovevano tutti quei neri d'inchiostro sempre inquietanti, indipendentemente dal fatto che a riempire quegli spazi fosse stato Casertano, Trigo, Stano, Roi, Montanari e Grassani, Dell'Uomo, Brindisi, Siniscalchi, Dall'Agnol, Freghieri, Ambrosini o Piccatto.
Non ci ho messo poi molto a disincantarmi da quelle storie (pian piano si cresceva e c'erano anche altre letture, le ragazze, il futuro e la vita di strada), ma i ricordi che ho del personaggio sono molto profondi e sono legati in particolare a quegli episodi pubblicati proprio a cavallo tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 (tra inedito e prima ristampa), la maggior parte dei quali letti a tarda notte, a letto, d'inverno e con la lampada del comodino accesa.
Sotto quelle meravigliose, iconiche copertine di Villa si muovevano tutti quei neri d'inchiostro sempre inquietanti, indipendentemente dal fatto che a riempire quegli spazi fosse stato Casertano, Trigo, Stano, Roi, Montanari e Grassani, Dell'Uomo, Brindisi, Siniscalchi, Dall'Agnol, Freghieri, Ambrosini o Piccatto.
Il primo albo a spaventarmi davvero fu Jack lo Squartatore (#2) perché Trigo sapeva come rendere minaccioso ogni angolo delle sue tavole. La Bellezza del Demonio (#6) era geniale e spaventoso e ancora oggi credo sia una delle storie più belle della serie. Il Ritorno del Mostro (#8) faceva meravigliosamente leva sui sensi di colpa del lettore. Attraverso lo Specchio (#10) era quel grande classico che ricordi ancora oggi. Mentre la prima storia in due parti composta da Il Castello della Paura (#16) e La Dama in Nero (#17) era ricca di atmosfere tenebrose e crepuscolari (a dispetto degli eterni detrattori della coppia Montanari e Grassani). Memorie dell'Invisibile (#19) era un altro grande classico su cui tutto è già stato detto e Dal Profondo (#20) faceva davvero paura, merito di un Corrado Roi che i lettori stavano cominciando a conoscere davvero bene.
Dopo Mezzanotte (#26) era un piccolo gioiello, un altro dei miei preferiti (nonostante già all'epoca sapessi essere "ispirato" al bellissimo Tutto in una Notte di John Landis). Il Buio (#34) perché c'era Mana Cerace e perché i ritornelli di Chiaverotti all'epoca sembravano inquietanti ("Uno due, due e tre questa volta tocca a te; quattro cinque, cinque e sei, è la morte proprio lei"). Accadde Domani (#40) perché era triste e malinconico (anche questo palesemente "ispirato" alla pellicola del 1944 Avvenne Domani di René Clair).
Poi Golconda (#41), Inferni (#46), Horror Paradise (#48) e Il Mistero del Tamigi (#49) (uno di quelli che più mi si fissò in testa: "London bridge is falling down, falling down, falling down...").
Se hai letto quelle storie, ti ricorderai anche di Ai Confini del Male (#50), storia fuori di brocca che mi piacque parecchio, il bellissimo Partita con la Morte (#66), il geniale Caccia alle Streghe (#69) o i commoventi Il Lungo Addio (#74) e Johnny Freak (#81).
Per non parlare di tre speciali che in particolare colpirono il mio immaginario: il bellissimo e assurdo Gli Orrori di Altroquando (SP #2), impreziosito a imperitura memoria dai disegni del Maestro Attilio Micheluzzi, Orrore Nero (SP #3), anche solo per quella meravigliosa copertina di Villa, tra le più belle che abbiano mai sfornato in Bonelli (per quanto io stimi non poco il lavoro di Stano, nella mia testa Dylan Dog è sempre stato quello) e l'agghiacciante e tenebroso Mefistofele (SP #4), con il quale anche mia madre cominciò a leggere la serie (la reale portata del fenomeno Dylan Dog la capii proprio quando mia madre alla fine della lettura di quello speciale prima mi chiese con aria schifata "ma a te davvero piace leggere questa roba?" per poi chiedermi, mese dopo mese, tutti gli episodi nuovi).
Dopo Mezzanotte (#26) era un piccolo gioiello, un altro dei miei preferiti (nonostante già all'epoca sapessi essere "ispirato" al bellissimo Tutto in una Notte di John Landis). Il Buio (#34) perché c'era Mana Cerace e perché i ritornelli di Chiaverotti all'epoca sembravano inquietanti ("Uno due, due e tre questa volta tocca a te; quattro cinque, cinque e sei, è la morte proprio lei"). Accadde Domani (#40) perché era triste e malinconico (anche questo palesemente "ispirato" alla pellicola del 1944 Avvenne Domani di René Clair).
Poi Golconda (#41), Inferni (#46), Horror Paradise (#48) e Il Mistero del Tamigi (#49) (uno di quelli che più mi si fissò in testa: "London bridge is falling down, falling down, falling down...").
Se hai letto quelle storie, ti ricorderai anche di Ai Confini del Male (#50), storia fuori di brocca che mi piacque parecchio, il bellissimo Partita con la Morte (#66), il geniale Caccia alle Streghe (#69) o i commoventi Il Lungo Addio (#74) e Johnny Freak (#81).
Per non parlare di tre speciali che in particolare colpirono il mio immaginario: il bellissimo e assurdo Gli Orrori di Altroquando (SP #2), impreziosito a imperitura memoria dai disegni del Maestro Attilio Micheluzzi, Orrore Nero (SP #3), anche solo per quella meravigliosa copertina di Villa, tra le più belle che abbiano mai sfornato in Bonelli (per quanto io stimi non poco il lavoro di Stano, nella mia testa Dylan Dog è sempre stato quello) e l'agghiacciante e tenebroso Mefistofele (SP #4), con il quale anche mia madre cominciò a leggere la serie (la reale portata del fenomeno Dylan Dog la capii proprio quando mia madre alla fine della lettura di quello speciale prima mi chiese con aria schifata "ma a te davvero piace leggere questa roba?" per poi chiedermi, mese dopo mese, tutti gli episodi nuovi).
Detto questo concludo dicendo che sto seguendo con interesse la nuova gestione di Roberto Recchioni. Interesse nutrito in parte da alcuni alti davvero alti ma scemato, purtroppo, da alcuni bassi abbastanza bassi. Come in passato, credo che la cosa sia inevitabile (più o meno).
Forse la serie avrà perso un po' del nerissimo humor british originario (già da un po', a dire il vero), ma in questi ultimi due anni di cose interessanti ce ne sono state diverse.
Forse la serie avrà perso un po' del nerissimo humor british originario (già da un po', a dire il vero), ma in questi ultimi due anni di cose interessanti ce ne sono state diverse.
1. Le sperimentazioni grafiche (in primis sui Color Fest) che in passato non sarebbero mai state prese in considerazione (diciamo anzi che sarebbero state "cordialmente" accantonate). La cosa non fa che dare freschezza alla serie, portando il personaggio con i piedi nei nostri tempi.
2. John Ghost, una nuova interessante nemesi, credibile rappresentante dei mali di questi tempi (ma che personalmente avrei preferito vedere un po' più spesso).
3. Un pugno di storie davvero interessanti che le cose meno riuscite non hanno comunque intaccato (e un complimento in particolare, tra gli altri, va a Gigi Simeone, autore che seguo sempre con molto interesse, che in poco tempo è riuscito a ritagliarsi uno spazio davvero importante sulla serie).
3. Un pugno di storie davvero interessanti che le cose meno riuscite non hanno comunque intaccato (e un complimento in particolare, tra gli altri, va a Gigi Simeone, autore che seguo sempre con molto interesse, che in poco tempo è riuscito a ritagliarsi uno spazio davvero importante sulla serie).
In generale, parlo di albi come Anarchia nel Regno Unito (#339), Al Servizio del Caos (#341), Nel Fumo della Battaglia (#343), ...E Cenere Tornerai (#346), Lacrime di Pietra (#350), Il Generale Inquisitore (#353) e La macchina Umana (#356), fino ad arrivare a quello di questo mese, quel Mater Dolorosa che tanto sta facendo discutere e che personalmente ho interpretato come una ricca riflessione ma anche come un'ulteriore fase di passaggio (sperando che la cosa possa portare però ad una fase un po' più concreta).
Quel che è sicuro è che non mi stancherò mai di celebrare la mostruosa opera di Gigi Cavenago su questo albo. Un lavoro ricco e sperimentale, bello in modo diverso dagli altri, come non si era mai visto nel fumetto popolare italiano (sarebbero da incorniciare anche solo le cover che ha sfornato fino ad ora per i Maxi Dylan Dog Old Boy, tipo questa, questa e questa).
E con il prossimo, intitolato Dopo un Lungo Silenzio (titolo quanto mai azzeccato), si ha la segreta speranza che anche Tiziano Sclavi possa tornare più spesso tra le pagine della serie a cui ha dato i natali, in modo che un cerchio si chiuda. O che forse si riapra, visto che intanto l'autore ha annunciato di essere al lavoro su una miniserie di Dylan Dog interamente scritta da lui che procederà in parallelo a quella regolare.
Anche se in modo diverso, insomma, questo omino di carta avrebbe ancora qualcosa da raccontare. Mi rendo conto che possa risultare difficile tenere il passo con un'eredità lunga trent'anni (e un cammino fatto di tanti piccoli, grandi successi), ma la direzione attuale, per quanto ancora priva di una certa continuità che gli varrebbe una forte e auspicata identità, potrebbe effettivamente portare da qualche parte.
E tanti auguri a Dàilan Dog.
Quel che è sicuro è che non mi stancherò mai di celebrare la mostruosa opera di Gigi Cavenago su questo albo. Un lavoro ricco e sperimentale, bello in modo diverso dagli altri, come non si era mai visto nel fumetto popolare italiano (sarebbero da incorniciare anche solo le cover che ha sfornato fino ad ora per i Maxi Dylan Dog Old Boy, tipo questa, questa e questa).
E con il prossimo, intitolato Dopo un Lungo Silenzio (titolo quanto mai azzeccato), si ha la segreta speranza che anche Tiziano Sclavi possa tornare più spesso tra le pagine della serie a cui ha dato i natali, in modo che un cerchio si chiuda. O che forse si riapra, visto che intanto l'autore ha annunciato di essere al lavoro su una miniserie di Dylan Dog interamente scritta da lui che procederà in parallelo a quella regolare.
Anche se in modo diverso, insomma, questo omino di carta avrebbe ancora qualcosa da raccontare. Mi rendo conto che possa risultare difficile tenere il passo con un'eredità lunga trent'anni (e un cammino fatto di tanti piccoli, grandi successi), ma la direzione attuale, per quanto ancora priva di una certa continuità che gli varrebbe una forte e auspicata identità, potrebbe effettivamente portare da qualche parte.
E tanti auguri a Dàilan Dog.







