25.1.17

La Terra Promessa

In contemporanea con la Francia, ReNoir/NonaArte ha tradotto e distribuito per i lettori italiani l'ultimo albo di Lucky Luke (ufficialmente il 117° della serie e il 7° dalla scomparsa di Morris) intitolato La Terra Promessa. La storia vede l'esordio dello sceneggiatore Jul (autore di fumetti umoristici e vincitore del Premio René Goscinny nel 2007), mentre ai disegni ritroviamo Achdé, successore ufficiale di Morris già da diversi anni.

A parte il fatto di essere stato pubblicato in Francia in occasione del 70° anniversario del personaggio, l'albo in questione appartiene prevalentemente ad uno dei filoni narrativi tanto cari allo stesso Goscinny, ossia quello delle grandi e pioneristiche "traversate" americane a bordo di carri e cavalli, dove un manipolo di uomini e donne, alla ricerca del proprio angolo di paradiso, si affideranno per l'impresa ad un cowboy di provata esperienza in grado di sparare più veloce della propria ombra.

 
Niente di nuovo sotto il sole, dunque, se non fosse che Jul ha l'ardire però di affrontare uno spaccato della storia del west che davvero in pochi sceneggiatori di fumetti hanno trattato in passato, ovvero l'immigrazione delle comunità ebraiche.
In seguito alle insistenze di uno sfortunato vacchero in cerca di redenzione, Luke scorterà una famiglia ebrea, appena sbarcata sulle coste americane, verso la cittadina di Chelm City, nel Montana. E per farlo dovrà confrontarsi appunto con lo spirito e le tradizioni di un "ebraismo" più austero, ligiamente rispettoso delle proprie radici. 


Jul ricostruisce quindi una trama che ruota soprattutto attorno alla famiglia di aschenaziti, su certe loro rigidità (ovviamente proprie di ogni credo religioso) e sulla voglia di costruire un mondo nuovo.
I siparietti comici giocano ovviamente sull'iniziale incapacità dei vari membri della comunità in questione di interfacciarsi con il mondo "esterno" e sulle difficoltà cui Lucky Luke va incontro perseguendo certe regole nel tentativo di adattarsi ai suoi nuovi compagni di viaggio.

Il problema è che per quanto questi siparietti siano ben costruiti (e ne ricordo almeno tre che fanno davvero ridere), Jul non è Goscinny. Nessuno sano di mente potrebbe pretendere una cosa del genere, ma la questione è che al di là della trama principale, poco o nulla si muove tutto intorno.
In certi passaggi Lucky Luke non sembra né a suo agio né riesce a restituire la figura del cowboy impassibile e sornione sempre sicuro di sé. Complici anche alcune vignette (forse troppe, a partire dalla copertina) dove il nostro ride in modo platealmente sguaiato (esempio: in una stessa tavola, questa, Luke sbuffa dalla fatica, si sorprende ad occhi aperti e ride, ride e ride). In passato è già successo, ma nessuno mi toglie dalla testa che, tranne rare eccezioni, Lucky Luke è Lucky Luke soprattutto per il suo modo un po' guascone di abbozzare appena un sorriso all'angolo della bocca.


Per quanto riguarda l'impianto grafico, Achdé mette a segno l'ennesima prova ben riuscita, assolutamente rispettosa alla tradizione Morrisiana. Bisogna però dire che tra queste 48 pagine il disegnatore non osa mai. Cme nelle sue prove precedenti, sono assenti guizzi particolari che possano rendere una qualsiasi vignetta spettacolare o semplicemente degna di essere ricordata. 

Nonostante questo, La Terra Promessa regala qualche sorriso e tratta un tema interessante, anche se solo in parte inedito. Diciamo che personalmente non lo metterei tra i meglio riusciti dell'epoca post Morris, anche se la lettura è risultata comunque divertente.

I festeggiamenti per il 70° anniversario non finiscono qui. Per febbraio è infatti prevista l'uscita di un nuovo volume di Lucky Luke, intitolato Jolly Jumper non mi parla più, con testi e disegni firmati dal noto autore umoristico Guillaume Bouzard la cui performance, a quanto ho capito, nonostante si ispirerà con fede alla parte più tradizionale della serie, farà parte del filone "alternativo" delle storie di Lucky Luke (al varo l'anno scorso con l'intenso L'Uomo che Uccise Lucky Luke del cartoonist francese Matthieu Bonhomme).
Va bene insomma restare nel solco della tradizione, ma spero di leggere presto anche qualcosa di un pelino più brillante.

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