30.9.16

Sfida nel Montana


Come lo dobbiamo chiamare? Il minitexone? O dobbiamo connotarlo alla francesona? Il Texwillèr? Perché non è che "Tex Romanzi a Fumetti" brilli particolarmente, in quanto a originalità.

Sia come sia, per la quarta uscita (ormai ampiamente assestata sulla periodicità semestrale), l'albo cartonato a colori di Tex vede Gianfranco Manfredi ai testi e il bravissimo Giulio De Vita ai disegni.
In Sfida nel Montana i due autori immergono un giovane Willer appena ventenne tra le meravigliose montagne innevate al confine con il Canada e lo lanciano in soccorso di Birdy, un "vecchio" amico che ha il vizietto di mettersi nei guai. Questa volta, nientemeno, ha delle questioni in sospeso con i trappers dell'American Fur Company, che pretendono di dettare legge nella zona, e con un gruppo di indiani Blackfeet.


Manfredi è Manfredi e non si discute. Scrive e sceneggia sempre a modo e senza sbavature. L'impressione generale, però, è quella che alcuni autori non abbiano ancora preso le misure alle potenzialità espressive che il passaggio ad un formato del genere comporta. Il colore, l'ampiezza della tavola stessa e il numero di vignette per pagina, rende questo un albo alla francese (e questo lo abbiamo capito), mentre invece, tra tempi di lettura e dinamiche narrative varie, qui mi sembra di aver letto una delle storie brevi contenute in un Color Tex quasiasi, né più né meno.

Spesso sulla serie regolare i vari sceneggiatori tendono a saturare le vignette con verbosi didascalie e loquacissimi dialoghi, mentre qui, che al contrario di spazio (per pagina) ne avrebbero molto di più, sembrano prediligere un respiro maggiore in modo da rendere protagonista la parte grafica.
Il che mi va anche bene. Lo trovo giusto. La questione è che leggi tutto in dieci minuti. E' un problema? In generale direi di no. Non giudico certo una storia a fumetti dal tempo di lettura. Ma in futuro mi piacerebbe leggere, in questo formato, qualcosa di un pelo più strutturato a livello narrativo.
Qui, insomma, il prodotto è differente per via del taglio e delle inquadrature, ma spesso sembra essere stata semplicemente ingigantita la classica gabbia bonelliana non spingendosi quasi mai oltre le cinque o sei vignette.


Intanto mi sono goduto le bellissime tavole di Giulio De Vita, cartoonist friulano tornato a lavorare in Italia proprio con questo speciale di Tex (per anni ha lavorato in Francia alle edizioni Le Lombard, soprattutto sulla serie spin-off I Mondi di Thorgal: Kriss de Valnor che vedremo qui da noi tra un paio di mesi nell'edizione economica della Gazzetta).
De Vita incesella delle tavole incantevoli che si lasciano ammirare per una sontuosa ricchezza dei particolari e per un'inchiostrazione davvero raffinata. Esemplari le sue distese innevate in Montana.
E i complimenti vanno anche a Matteo Vattani che si è occupato dei colori, interpretando con affascinante profondità tratto e ambientazioni.

Morale della favola: come per le precedenti uscite, Sfida nel Montana presenta un grande affresco grafico per una storia breve e veloce che si legge volentieri, ma priva di qualsiasi elemento che possa renderla davvero "speciale". In questi albi cartonati, la novità dovrebbe essere rappresentata prima di tutto da un giovane Tex pre-ranger, scapolo, privo di prole e con qualche scrupolo in meno. Ma spesso non si va oltre la figura leggendaria che diventerà in futuro: duro come una roccia, veloce con la pistola e sempre pronto a gettarsi in missioni suicide pur di aiutare il prossimo.

Ma questo è il Tex che piace. E forse è giusto che sia così. 
O forse anche no.

12 commenti:

Luca Lorenzon ha detto...

Il testo piuttosto "asciutto" l'ho notato anch'io, il finale in particolare mi è sembrato quasi affretato ma credo che sia stata una scelta ponderata per permettere a De Vita di mostrare tutto lo splendore delle sue vignettone con panorami e dettagli naturalistici.
I colori invece non mi sono sembrati proprio ottimi.

Patrizia Mandanici ha detto...

Lavorare su Tex è sempre un problema - specialmente se lo si fa su formati diversi dal solito. La natura del personaggio fa sì che 46 pagine siano un po' strettine (pensa te le storie del Color Tex da 32, come quella che sto disegnando!), forse 64 sarebbero state l'ideale (ma non entro nel merito del perché di questa foliazione, ci sono un sacco di ragioni produttive molte delle quali non conosco bene, per cui non mi addentro nel tema).
Il pubblico di Tex è molto conservatore, si sa. Mi dirai che con queste cose ci si potrebbe rivolgere anche ad un altro pubblico - ma c'è? Abbastanza da coprire i costi di albi di questo genere? Non lo so, dubito. Tieni conto che io a Milano al centro ho girato 3 edicole (o che lo erano) e non c'erano quasi più riviste, tantomeno fumetti.Nel mio quartiere quasi la metà delle edicole hanno chiuso nel giro di 10 anni.

Alessandro Olivo ha detto...

Non sono d'accordo. Le novità di questa collana sono due: formato della tavola alla francese e storie con un giovane Tex come protagonista. Per il pubblico conservatore di Tex già queste sono due cose rivoluzionarie. Vatti a leggere alcuni commenti (stupidi) di lettori vecchia maniera a cui non va che il formato bonelliano sia stato stravolto. La tavola ha una costruzione completamente diversa e già questo è rivoluzionario. Togliendo il precedente albo, che per me è stato un fallimento, quelli di De Vita, Alberti e Eleuteri Serpieri sono fumetti di Tex superbi, soprattutto per colori e costruzione della tavola. Volevi anche un quid in più nella storia? Eleuteri Serpieri ce lo ha messo: non si mai visto fare a Tex quello che fa in quella storia.

LUIGI BICCO ha detto...

@ Luca:
Se la cosa è stata pensata apposta per dare più spazio a De Vita, allora come dargli torto. Ma non ci metterei la mano sul fuoco, visto che i due precedenti in tal senso sono diversi (entrambi sceneggiati da Boselli). I finali "affrettati" sono un marchio di fabbrica del buon Manfredi ormai da anni e ho imparato a conviverci (cosa che viene facile, visto che per il resto scrive parecchio bene).

@ Patrizia:
Guarda, non saprei. Le 48 pagine sono un classico francese e oltralpe hanno avuto decenni per imparare a riempire gli spazi come si deve. E con quello ci marciano da parecchio.
Diverso è il discorso per le storie brevi da 32 dei Color Tex che "soffrono" anche della classica gabbia a cinque/sei vignette. Ma sono due formati diversi e basta pensarli per quello che sono (esattamente come è stato fatto fino ad ora, comunque, con gli inevitabili alti e bassi). Dobbiamo imparare anche noi a sfruttare quel formato, perché è ricco di potenzialità. Ma sono sicuro che avverrà. Boselli e Manfredi sono due signori scrittori.
Sul lettore di Tex conservatore mi trovi d'accordo e so quante polemiche nascano intorno a certe nuove iniziative. Quello che dico io è che quel tipo di lettore non durerà per sempre e che quindi è meglio guardare avanti ora, cercando di portarsi dietro anche lui (educandolo a plasmare la sua coccia di legno).
Sono proprio curioso di vedere le tue tavole su Tex. Buon lavoro ;)

@ Alessandro:
A noi, grazie a Dio, del pubblico conservatore di Tex non deve importare nulla. Anzi, personalmente lo esorterei ad uscire più di casa e a guardarsi intorno, perché spesso, leggendo certi commenti, sembra di sentire i vecchi seduti alle panchine che parlano di giovani e mezze stagioni.
La novità del Tex giovane l'ho citata anch'io, quella del formato DOVREBBE essere l'altra, ma secondo me è in parte ancora inespressa (ma non do la colpa a nessuno, visto che è una novità anche per gli sceneggiatori italiani).
Sia ben chiaro che a me sono piaciute tutte e quattro le uscite, chi più chi meno. Come dici anche tu sono Tex superbi, ma solo a livello grafico. La questione sta proprio nel fatto che narrativamente il "quid" in più per ora ce l'ha messo solo Serpieri (che comunque, a parte il Tex più feroce e il Carson anziano, per il resto ricordo una storiellina abbastanza esile). Quelli di Boselli e Manfredi sembrano riassunti di storie che potrebbero tranquillamente essere pubblicate sulla serie regolare.
E non sto dicendo che sia sbagliato, ma che personalmente mi aspetto qualcosa in più. Che una marcia in più anche a livello narrativo DEVE esserci.
Tanti autori si lamentano (giustamente) che è difficile lasciare traccia di belle storie quando devi tenere botta alla serialità e scrivere dodici albi da cento e passa pagine all'anno. Ma adesso hanno uno splendido albo a colori da 52 pagine in grande formato ogni sei mesi. Che se ne facciano davvero qualcosa. Che lascino qualche segno un po' più profondo.

GiovanniMarchese ha detto...

Pur comprendendo le ragioni di mera natura corporativa che impediscono l'ingresso di forze fresche in grado di produrre sceneggiature al passo coi tempi, pur considerando Manfredi tra gli sceneggiatori di punta del fumetto italiano degli ultimi vent'anni, non riesco lo stesso a capire per quale motivo se da un lato queste uscite speciali propongono approcci grafici innovativi dall'altro continuano a servire la stessa pietanza a livello testuale della serie regolare. E non mi vengano a dire che scrivere Tex deve essere appannaggio di pochi eletti, gli unici in grado di custodirne lo spirito originario, perché non è affatto così. Una spiegazione che non sta in piedi. In Bonelli la gestione delle sceneggiature lascia perplesso, non solo su Tex.

LUIGI BICCO ha detto...

Mah, non so. Di forze "fresche" in realtà se ne sono viste parecchie, negli ultimi due anni. Convogliate sicuramente in altri progetti, questo si (su qualche nome non avrei mai detto potesse arrivare a lavorare per l'editore). Rispetto a qualche anno fa, insomma, secondo me si sono fatti parecchi passi avanti. Allo stesso tempo, però, la cosa ha portato a rinforzare certi reparti, dove certe cose non possono cambiare. La "tradizione" non è solo ammennicolo, ma un elemento che per ora è meglio preservare di pari passo con l'innovazione che qualcuno sta cercando di apportare.
Cerco di spiegarmi meglio, perché detta così sembra una supercazzola di Tognazzi:
Una cosa è cercare di rivedere e innovare, come stanno effettivamente facendo, serie come Dylan Dog, Nathan Never o Martin Mystére, un'altra è lavorare in questo senso su serie come Tex. Su Tex c'è poco da innovare.

La firma cangiante ha detto...

Questo progetto, pentendomene, non l'ho seguito. Tenterò di recuperare gli albi in seguito, a livello grafico mi sembra nel complesso accattivante, il primo di Serpieri che è quello che ho sfogliato più volte non mi convinse ad approcciarmi a questa nuova avventura. In futuro conto di metterci una pezza.

PS: ma quel Bone che campeggia da eoni in alto a sinistra quand'è che hai intenzione di finirlo? :)

GiovanniMarchese ha detto...

Ma il mio discorso non si riferisce tanto alle serie regolari, quanto agli speciali e alle uscite extra dove da lettore esigo di trovare non solo approcci grafici alternativi rispetto alla serie ma anche proposte testuali originali e appunto speciali. Se devo trovare la stessa solfa non è uno speciale. Quanto alle forze fresche se poi uno va a toccare con mano le proposte si renderà conto come di fresco sulle serie, sopratutto quelle nuove, ci sia ben poco se raffrontato a produzioni paragonabili per target e generi di altri paesi, d'altro canto l'inesorabile e constante calo delle vendite di casa Bonelli parla chiaro, Tex a parte.

ANDREAS NIGG BANK VONTOBEL ZURICH ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
LUIGI BICCO ha detto...

@ Dario:
Haha. Lo sapevo che prima o poi qualcuno lo avrebbe notato. Mi sto trascinando Bone da una vita. Non perché non mi piaccia. Al contrario. Ho l'omnibus della Bao che da solo mi tiene occupato l'intero comodino. La questione è che da un po' di tempo non trovo altro tempo utile per leggere che la sera, prima di dormire. Solo che quel tomo lì, piazzato sulla panza fa un po' l'effetto del ragù di cinghiale mangiata a mezzanotte. Sembra assurdo, insomma, ma lo sto portando avanti un paio di capitoli alla volta nelle letture extra-sera :)
P.S.: Se ti interessano davvero i Tex alla francese, non far passare troppo tempo. Ogni sei mesi ne esce uno e ognuno di quelli costa 8/9 euro. Tutti in una volta mi sa che poi ti viene un salasso e ti passa la voglia.

@ Giovanni:
Sugli albi speciali mi trovi d'accordo. Ma secondo me a piccoli passi qualcosa stanno facendo, secondo me. Per le forze fresche, dipende. Se parliamo di gente nuova che sta mettendo il naso in Bonelli, di quelli ce n'è parecchi. Se parliamo di gente nuova che sappia effettivamente portare una ventata di aria fresca, allora lì (ovviamente) dobbiamo metterci a spulciare ocn il lanternino.
Non deve essere neanche facile, eh.

La firma cangiante ha detto...

L'Omnibus di Bone ce l'ho anche io e lo lessi tutto insieme a Lauretta. Bello avere tutta un'opera in un'unica soluzione, però il tomo è davvero di uno scomodo assurdo, noi per leggerlo ci mettevamo sdraiati sul letto a pancia sotto col volumone ben disteso e aperto sul letto stesso. Poi, se ti veniva sonno, lo potevi pure usare come cuscino. I Tex invece mi interesserebbero anche, magari tento un recupero sull'usato o anche in blocco se arriveranno mai tempi economicamente più favorevoli. Diciamo che al momento è però una carenza che non mi pesa poi troppo (ho da finire tutti i Texoni ancora).

LUIGI BICCO ha detto...

Ho provato anch'io a leggerlo a Teo. E a dire il vero gli era piaciuto pure parecchio. Solo che con i fumetti si "stanca" presto. Preferisce ancora i libri (cosa che ovviamente sarà destinata a cambiare appena avrà un minimo di autonomia nella lettura).
I volumoni giganti, per quanto sembri assurdo dirlo, sono una disgrazia. Mi rendo conto di aver letto certe cose in modo sbagliato. Ora farò il possibile per finire Bone, poi mi toccherà rileggere il Cerebus (Alta Società) di Dave Sim, che all'epoca della prima lettura mi aveva colpito davvero parecchio ma che ho dovuto leggere anche quello a pezzi per via della mole del volume.
Come lamentarsi delle cazzate, proprio :)

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