4.5.16

Le Sirene di Titano

In molti hanno cercato di separare (vai a capire) i romanzi di matrice fantastica di Kurt Vonnegut dal resto della sua produzione. Cosa abbastanza sciocchina e pressoché inappropriata, a ben vedere, visto quello che ha tirato fuori dal cilindro l'autore americano durante la sua lunga carriera. Tra quelli più di genere, appunto, vanno ricordati Piano Meccanico (1952), Le Sirene di Titano (1963), Ghiaccio-Nove (1963), Mattatoio n.5 (1969), Cronosisma (1997) e altri che hanno percorso comunque certe derive fantastiche, come nel caso de La Colazione dei Campioni (1973) o Galapagos (1985).

Sono un lettore appassionato degli scritti di Vonnegut dall'inizio degli anni '90, quando venni a conosenza dell'autore proprio grazie al suo primo romanzo, Piano Meccanico, pubblicato all'epoca su un numero a caso di Urania. Mi piacque talmente da voler approfondire immediatamente la bibliografia dello scrittore di cui oggi, tra saggi, articoli e romanzi vari, poche cose non mi sono ancora passate sotto gli occhi.
E tra quelle cose ancora non lette, c'era anche Le Sirene di Titano. 


Sullo stile libero intriso di humor farsesco tipico di Vonnegut non si discute. Sul suo punto di vista e sulla meravigliosa capacità di disaminare l'uomo e la società, nemmeno. Sono questi i motivi che mi hanno fatto amare le sue opere in tutti questi anni. Quindi, si, Le Sirene di Titano (suo secondo romanzo improntato anche alla fantascienza) non fa eccezione. Per quanto, ovviamente, la sua scrittura non risulti così asciutta e tagliente come negli anni della maturità.

Probabilmente, però, questo romanzo è il primo non sono riuscito ad apprezzare pienamente. Vonnegut cerca di raccontare l'uomo in procinto di scoprire (in modo inconsapevole) un senso della vita che, finalmente capirà, va cercato non "lì fuori", ma "dentro".
Lo fa, come sempre avverrà in quasi tutte le sue opere, attraverso una serie di buffi e grotteschi personaggi: Winston Niles Rumfoord, eccentrico miliardario che dopo essere finito in un "infundibolo cronosinclastico" (un luogo indefinito nello spazio in cui le diverse facce della verità si incontrano e convivono, consentendo a chi lo attraversa di essere ovunque nello stesso momento), si "materializza" periodicamente sulla Terra e nell'universo, in compagnia del suo cane Kazak, sempre accolto come un messia.
«Crono significa tempo. Sinclastico significa incurvato dalla stessa parte in tutte le direzioni, come la buccia di un'arancia. Infundibulum è il nome che gli antichi romani davano all'imbuto. Se non sai cos'è, fattene mostrare uno dalla Mamma.»

Poi l'impenitente playboy miliardario Malachi Constant, indifferente alle cose davvero importanti della vita ma con un destino, già scritto nelle stelle, che lo porterà in giro per il sistema solare. Unk, un militare in forza nell'Esercito di Marte costretto da un chip nel cervello ad eseguire gli ordini sempre e comunque. Beatrice, la scostante e fredda moglie di Rumfoord, e poi Salo, alieno del pianeta Tralfamadore che in qualche modo avrà il compito di chiudere tutte le questioni in sospeso.

Nonostante questa ricca e spettacolare galleria di personaggi, però, Le Sirene di Titano non è un romanzo di facile interpretazione, soprattutto per chi cerca una storia senza troppi fronzoli. E questo è dovuto anche al come lo scrittore tratta certi temi. Vonnegut gioca infatti ironicamente sui cliché e le forzature della narrativa fantastica, li priva di retorica e li arricchisce di valori che abbiano un senso anche in contesti estranei al genere in sé. Il risultato è un pastiche narrativo tra fantascienza, scoperta e ricerca, dove la prima funge inesorabilmente solo da pretesto per raccontare le altre due.

In definitiva, qualcuno ha scritto che chi ama Vonnegut non potrà non apprezzerare anche questo romanzo. Personalmente, invece, ho apprezzato si gli intenti ma non piazzerei questo romanzo tra le sue cose più interessanti. Non è che non mi sia piaciuto, ma tenendo bene a mente certi suoi capolavori non sono mai riuscito a sopprimere l'idea, durante la lettura, che si trattasse solo di una fase di passaggio, un trampolino verso mete ugualmente ricercate ma dal percorso un po' più marcato che sarebbero arrivate già subito dopo, come Madre Notte o Ghiaccio-Nove.

Ma Vonnegut è sempre Vonnegut. Non si discute a prescindere.

3 commenti:

La firma cangiante ha detto...

Io sono fermo a Mattatoio N. 5 che mi piacque molto nonostante non lo ricordo come una lettura troppo facile, anzi. E poi, su cosa si dovrebbe andare?

LUIGI BICCO ha detto...

Personalmente, poi, ho sempre consigliato prima di tutto i suoi più grandi classici. Mattatoio n. 5 l'hai già letto. Rimangono di sicuto La Colazione dei Campioni e Il Grande Tiratore. E poi ci sono quelli assurdi e altrettanto meravigliosi come Ghiaccio-Nove o Dio la Benedica, Mr. Rosewater.

In generale, se leggi La Colazione dei Campioni è già un grande inizio, visto che è uno dei capolavori della letteratura americana del secolo scorso :)

La firma cangiante ha detto...

Segno, thanks!

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