13.11.15

Tutta la magia dei Soprano. La serie dalla prima alla sesta stagione e tutto l'incauto amore che si può provare per uno show televisivo.


Una ferita aperta e un vuoto incolmabile. Ecco cos'ha lasciato, alla fine, l'aver rivisto per intero le sei stagioni de I Soprano, una dopo l'altra.

Prenditela comoda perché cercherò qui di spiegarti, al meglio delle mie possibilità, perché questa serie è una delle migliori di sempre e perché David Chase (nella foto qui accanto) è stato un gigante, incesellando perfettamente al millimetro ogni pezzo a propria disposizione.
Chase, a parte i Soprano, al mondo del cinema e della tv ha dato poco, è vero, ma con questa serie ha rivisto e corretto il modo di concepire e realizzare uno spettacolo televisivo, la creazione dei personaggi principali e secondari e l'interazione con i tempi e la scrittura.
Prima di tutto è stato furbo, quasi mefistofelico, nel mettere insieme i vari pezzi. Dove oggi si cerca di sciorinare a destra e manca un nome di richiamo, lui ha piazzato semplicemente le persone giuste al posto e al momento giusto. A parte Gandolfini e pochissimi altri, infatti, nessun attore aveva un'esperienza significativa alle spalle. Però c'era da rispondere ad un rigido requisito: dovevano essere tutti italo americani.

Prova a leggere il colonnino degli interpreti su Wikipedia: Gandolfini, Bracco, Falco, Imperioli, Chianese, Sirico, Ventimiglia, Curatola, Pastore, De Matteo, Castelluccio, Pantoliano, Schirripa e tanti tanti altri ancora. Farebbe ridere, se non fosse una cosa seriamente pianificata, no?


Lo stesso Chase aveva voluto che fosse così e che la maggior parte di loro arrivasse da esperienze di genere, anche se piccole piccole (e leggenda vuole che per la parte del braccio destro di Tony, Chase avesse scelto Steve Van Zandt, storico chitarrista di Bruce Springsteen, solo per la sua faccia, dopo averla vista sulla copertina del disco qui a destra).
Il fatto che la serie dei Soprano fosse stata concepita inizialmente come una sorta di ideale sequel di Quei Bravi Ragazzi di Scorsese era importante. E Chase da lì aveva preso a prestito gente che aveva fatto comparse importanti (la Bracco e Imperioli su tutti) o comparsate dimenticabili. E a tutti loro aveva imposto come riferimento non solo il film di Scorsese, ma anche la trilogia de Il Padrino di Coppola e il trittico chiave del genere gangster movie: Nemico Pubblico di William Wellman (1931), Il Piccolo Cesare di Mervyn LeRoy (1931) e lo Scarface di Howard Hawks (1932), pellicole seminali che non a caso lo stesso Tony guarda più volte davanti al suo schermo gigante, comodamente spaparanzato sul divano, mentre finisce la sua scodella di gelato.


Ma Chase non di solo cinema e fantasia ha provveduto ad addestrare i suoi uomini. Come infatti si legge su Wikipedia:
"Chase ha architettato un mondo di finzione basandosi però su realtà esistenti, quali la mafia del New Jersey e le "Cinque Famiglie" di New York. Si è basato su personaggi reali e ne ha preso spunto per la creazione di una serie di legami di finzione estremamente complessi e mai lasciati al caso."
La forza principale della serie sta nei personaggi, incredibilmente vivi e reali. Memorabili proprio perché rancorosi, avidi, vendicativi, irascibili ma sempre coerenti con se stessi. E ce ne sono decine e decine, tutti caratterizzati a meraviglia: Tony Soprano, sua moglie Carmela e i figli Meadow e Anthony Junior, la dottoressa Jennifer Melfi, il sanguigno "nipote" Christopher Moltisanti e la sua tamarrissima compagna Adriana La Cerva, il petulante zio Junior, la sorella di Tony, Janice, il braccio destro Silvio Dante, l'irascibile Paulie Gualtieri, il boss Johnny "Sack", il napoletanissimo Furio Giunta, lo chef del Nuovo Vesuvio Artie Bucco e poi ancora "Pussy" Bonpensiero, Ralph Cifaretto, Bobby Baccalieri, Vito Spatafore, il cugino Tony Blundetto (interpretato da Steve Buscemi).


Ma tanto lo fa soprattutto una scrittura lucida e certosina. Mai una sbavatura, solo un meticoloso orologio svizzero che funziona a meraviglia. Non c'è mai (dico MAI) un dialogo fuori posto e mai rimane una questione irrisolta o sospesa. Ci sono episodi più belli di altri, naturalmente. Ma mai (e di nuovo dico MAI) c'è un episodio brutto, mal riuscito o troppo noioso. In ognuno di loro, in circa 45/50 minuti di durata, accadono mille cose. Tanto che a volte viene da chiedersi come faccia Chase ad evitare ritmi sincopati da tv odierna per dare al tutto un'atmosfera placida e rilassata.
Ma in definitiva, alcuni di questi episodi sono autentiche gemme. Le migliori cose che la tv abbia mai partorito. Lo dico senza paura e senza la possibilità di essere smentito (voglio dire, solo l'apertura della seconda stagione, è autentico cinema). Per tacere dei colpi di scena architettati a meraviglia, alcuni dei quali studiati talmente nel dettaglio da lasciarti con i capelli dritti a rimuginarci sopra per giorni.


Particolare non da poco, poi, è che la serie mette alla berlina tutti e sette i peccati capitali. Proprio tutti, nessuno escluso: una pericolosa superbia, la naturale avarizia di alcuni e l'incontrollata lussuria di altri, l'invidia come istinto naturale, la gola e l'accidia dove tutti all'unisono sembrano peccare e l'ira vendicativa.


A pensarci bene, poi, c'è una speranza che ti segue fin dalle prime stagioni ed è forse uno dei motivi principali per il quale questo show ha avuto tanto successo. Ti aggrappi, quasi, alla possibilità che in mezzo a tanto "male", Tony Soprano possa rappresentare uno spartiacque. Una persona combattuta tra i suoi interessi e gli scrupoli che nascono dal desiderio di una vita serena. E probabilmente all'inizio è così (concettualmente chi guarda è invitato in questa direzione anche grazie agli attacchi di panico di Tony, dalle sue numerose sedute dalla psicanalista e dal tormentato rapporto con la madre, inguaribile disfattista).
Ma come puoi ottenere una vita serena se sei il boss del New Jersey? Semplicemente non puoi, punto. Affermare il contrario sarebbe stato come raccontare una favoletta.

Ma con il passare degli episodi, quella speranza si rompe in ogni caso. Nella sesta stagione (doppia, da 21 episodi) Chase tira le fila di tutta la vicenda e ti ricorda, in barba a chi lo aveva tanto criticato per idealizzare una vita criminosa, che sempre di delinquenti stiamo parlando. Tony compreso, che sbaglia e pure tanto. Passa su cose, persone e cadaveri. Non c'è nessun buonismo, se lo cerchi.


A mio modo di vedere, nel reiterato tentativo di mostrare che il male è il male, Chase sbaglia mira solo su un fronte, forse. Quando Bobby Baccalieri [NO spoiler] da semplice balia dello zio Junior, cresce via via mostrando un lato umano (quasi troppo, rispetto agli altri), prima soffrendo per una grave perdita, poi mostrando allo spettatore il suo lato infantile con la passione per i trenini, poi riuscendo a tenere testa al boss, in un modo che non ti aspetteresti e infine mostrando tutto lo struggimento possibile per il suo primo, vero omicidio. Alla fine è solo su Bobby Baccalieri che scommetteresti su un possibile cambiamento.

E la chiudo qui dicendoti che tutta la bellezza dei Soprano sta quindi anche nel fatto che non si parla di sola criminalità e attività criminale, ma soprattutto di quotidianità, di legami familiari, del rapporto con i figli, di vizi, problemi, passione, amore, infedeltà, amicizia, gioie, lavoro, studio, stress, vecchiaia, tradimenti, malattia, dubbi, razzismo, omosessualità, sofferenze e tanta, tanta, tanta psicanalisi. Che a volte, per un attimo, si sfiorano parentesi da family comedy in pure stile anni '80 (come languidamente suggerirebbe la foto qui a fianco). Di una vita, insomma, che per quanto distante da quella di un ipotetico boss del New Jersey, potrebbe essere esattamente come la tua. Ecco dov'è la magia.


Ed è esattamente di una parentesi di pura vita quotidiana che vive la mirabile e tanto discussa sequenza finale che è passata alla storia. Sequenza che danza placidamente sulle note di Don't Stop Believin' dei Journey (che da oggi ricorderò per sempre come "quella del finale dei Soprano") per chiudersi improvvisa su quel frame nero che per me ha rappresentato la fine di una bellissima avventura, ma che allo stesso tempo ha portato con sé l'acuta sensazione che sotto gli occhi non mi possa mai più passare qualcosa da seguire con così tanta dedizione e trasporto.


Questo post, in fin dei conti, è una vera e propria dichiarazione d'amore. Ringrazio David Chase, quindi, per tutte le ore che è riuscito a tenermi incollato alla poltrona e con tantissima devozione dedico questo modesto scritto alla memoria di quel grandioso interprete che fu James Gandolfini.

8 commenti:

Viktor ha detto...

Iniziai a seguire la serie qualcosa come sei anni fa, poi tolsero tutti i link allo streaming delle puntate e rimasi a bocca asciutta nei pressi della quarta stagione fino a poco tempo fa. Fortunatamente i link sono stati ripristinati e con immensa gioia ho cominciato a riguardarmi I Soprano dalla prima puntata; attualmente sono alle ultime battute della sesta stagione, quindi sono in dirittura d'arrivo nella visione di questo dinosauro (qualcosa come 86 puntate!). In questi sei anni ho visto altre serie, alcune delle quali strepitose, e questo ha inevitabilmente influenzato il mio giudizio, ora che mi sono riavvicinato alla serie di Chase. La prima volta che iniziai a guardalo mi ci vollero meno di venti menuti per innamorarmene. I personaggi eran fantastici, la sceneggiatura anche e poi era ambientato nel Jersey, patria del vero Boss Springsteen, per il quale saprai nutro una "certa ammirazione", i riferimenti al quale certo non mancavano (finale della prima stagione, tutte le puntate oniriche girate sul boardwalk di Asbury Park, etc), senza ovviamente contare la presenza di Little Steven!
Sono rimasto per anni con la voglia di rivederlo e pur concordando in gran parte con la tua analisi, devo però dire che sin da subito, complici le serie viste nel frattempo, la visione de I Soprano non mi ha suscitato le stesse emozioni di allora, anzi, qua e là ha mostrato più di una pecca. Sicuramente è stato uno show seminale che ha contribuito a riscrivere i canoni delle produzioni televisive, ma a livello di sceneggiatura, dopo che si son viste cose come Breaking Bad o True Detective, ci si rende conto di non esser poi realmente di fronte a quel capolavoro a orologeria che caratterizza invece produzioni più recenti, come le due citate. Lo si nota soprattutto a causa dell'eccessiva lunghezza. è davvero uno spaccato nella vita di queste persone, ma spesso, su un totale di 6 (che poi sarebbero 7) stagioni si ha la sensazione che si stia allungando il brodo. Probabilmente fosse finita almeno un paio di stagioni prima sarebbe stata maggiormente efficace.

Viktor ha detto...

I personaggi sono fantastici e la storia è davvero godibile nel suo insieme, questo è pacifico, però quando a un certo punto, tanto per fare un esempio, in ogni episodio si assiste ad un ricovero ospedaliero o ad un funerale sempre con le stesse modalità si comincia un po' a patire quella stagnazione nella storia che di fatto non smuove di troppo le acque. Anche gli appuntamenti con la Melfi, più o meno dalla quarta stagione in poi diventano dei riempitivi totalmente privi di quell'elettricità che li caratterizzava nelle prime stagioni. Si finisce per dare ragione a Tony nel valutare inutili quelle sedute.
Per quanto riguarda Tony stesso e i suoi compari, ho avuto per la prima volta in un film di questo genere, e anche questo lo devo probabilmente a Breaking Bad, la sensazione di cessazione del processo empatico. Insomma, sempre più o meno a metà serie, la simpatia per il Capo Famiglia va sempre di più scemando e messi di fronte alle sue malefatte, l'ignoranza, la superficialità e il pressapochismo di Tony & Co. si finisce davvero per far il tifo per l'FBI o per qualsiasi altra persona sia in grado di farli finire al camposanto con una pallottola piantata in testa il prima possibile. Ovviamente quest'ultima non è una critica a Chase, è evidente che la cosa sia voluta.
Sono riconoscente nei confronti di Chase per avermi tenuto compagnia coi suoi personaggi così memorabili; Il mio preferito? Christopher Moltisanti, almeno fino a alla fine della quinta stagione...poi diventa esecrabile quanto gli altri affiliati alla Famiglia.
Bobby invece mi ha sempre fatto una gran pena e ho trovato poco sopportabile l'accanimento che la scrittura ha previsto nei suoi riguardi. è forse l'unico salvabile tra i malavitosi ritratti nella serie e alcune sue parti sono davvero commoventi.
Lungaggini e schemi riproposti fino alla nausea a parte, mi sento comunque legato anch'io a I Soprano. Sicuramente una serie di altissimo livello e imprescindibile anche "solo" per la sua enorme novità nel trattare questo argomento in una produzione televisiva seriale. Una serie che ha fatto scuola e dalla quale molto si è imparato e adottato in lavori successivi.

LUIGI BICCO ha detto...

Ehilà, Viktor.
Bisogna ammettere che la serie in questione durante la sesta stagione perde mordente. Il fatto che sia doppia è dovuto anche al fatto che nel 2007 i produttori avevano ancora parecchia voce in capitolo sulla durata di uno show di successo. Ma Chase fiutò il fatto che ormai la storia fosse al capolinea e volle chiudere lì a tutti i costi.
Forse è sbagliato il paragone con True Detective o Breaking Bad. Sono modi diamentralmente opposti di fare televisione. Non saprei, però (anche perché Breaking Bad non l'ho vista tutta).
Sulla questione del processo empatico, il tuo discorso fila, ma a me ad esempio non ha dato per nulla fastidio che Chase abbia voluto rompere lo schema. In fondo sempre di criminali si parla e sarebbe stato ingiusto instillare in chi guarda il dubbio che il boss della mala del New Jersey potesse essere un personaggio migliore di come lo ha dipinto. Ho guardato le ultime serie scevro dal tifo. Non ho mai nutrito la speranza che potesse averla vinta l'una o l'altra fazione e mi sono solo fatto trasportare dalla storia. Moltisanti è uno dei personaggi meglio costruiti della serie, è vero, ma non è mai entrato nelle mie grazie. E come avrebbe potuto? Sin dai primi episodi si è presentato come un uomo che picchia le donne, un assassino a tradimento e un inguaribile tossico :)
Diciamo che di sicuro, per quanto riguarda il genere che tratta, la serie è un punto di riferimento imprescindibile. Ci hanno provato altri, prima e dopo, ma nessuno con la stessa forza (in parte Boardwalk Empire ha centrato il segno, ma siamo comunque lontani).

In ogni caso devo proprio decidermi a finire Breaking Bad. E visto che con certe cose sono rimasto tanto tanto indietro, a proposito di empatia con i "difficili" protagonisti devo assolutamente finire anche The Shield :)

Viktor ha detto...

Rieccoci. Finalmente finito, ieri sera. Dico finalmente perchè si stava davvero trascinando e mi stavo un po' scocciando di vederlo; la sesta stagione è davvero superflua e dimenticabile, direi che in tutto la serie poteva fare tranquillamente a meno di circa una trentina di episodi.
Tra l'altro, il più bello?.. Difficile dirlo, sicuramente per me il più memorabile è quelllo diretto da Buscemi in cui Chris e Paulie danno la caccia al russo nel bosco. Per certi versi è un episodio piuttosto esterno alla serie e può tranquillamente esser visto come stand-alone; davvero esilarante e ben scritto.
E qui mi riallaccio ai problemi di sceneggiatura e al paragone fatto con True Detective e Breaking Bad. è ovvio che siano modi completamente diversi di far televisione e gestire una serie e per questo difficilmente paragonabili; detto ciò, il mio intento era quello di portare ad esempio una tipologia di scrittura forse più moderna, che si distacca dal modello del "telefilm" diluito e a lento andamento, concentrando in un lasso di tempo minore degli eventi che sono strettamente e intelligentemente concatenati tra di loro (e questo succede soprattutto nella geniale scrittura di Breaking Bad, che comunque in alcuni punti si perde anche lei).
True Detective è invece esempio di come si possa creare un capolavoro in poche puntate, escludendo i tempi morti e gli inutili orpelli, come le sottotrame e gli avvenimenti collaterali, dei quali sono pieni sia i Soprano che la seconda stagione di Twin Peaks, ad esempio (e sai bene quanto io adori e sia legato all'opera di Lynch). Questi elementi, se da una parte danno maggior respiro alla trama, dall'altra spesso l'annacquano inutilmente tanto per poterne prolungare la durata. Ripeto, mi rendo conto che si parla di prodotti diversi e diversi metodi di scrittura e di intendere la trama e sicuramente all'epoca de I Soprano, come giustamente facevi notare, i produttori pur di mettersi in tasca un gruzzolo più consistente, andavano contro la logica e le buone intenzioni dei creatori e dei registi delle serie, facendole diventare dei mostri di lunghezza, a scapito della qualità che magari aveva colpito in un primo tempo gli spettatori e li aveva attirati a sè. è stato un problema di molte serie, sooprattutto in passato. Lost è una di quelle. Infatti quando Abrams capì che aria tirava abbandonò il progetto. Tra l'altro io questa non l'ho mai vista, proprio a causa della sua lunghezza e per l'inconsistenza finale della storia lamentata tanto dai fan storici che se la sono sciroppata per qualcosa come otto anni, per rimanere poi a bocca asciutta nelle ultime battute. Molte serie televisive degli ultimi anni si stanno dimostrando essere tra le cose artisticamente migliori che ci siano in giro sullo schermo, ma di certo non si sente la necessità di un nuovo Beautiful!
A proposito, una molto bella vista un paio di anni fa, che ti consiglio molto, visto che anche tu sei un appassionato di Sci-Fi, è Real Humans, nella sua versione originale svedese. Davvero ottima. Io ora, nel mio revival anni '90, ho appena iniziato la visione di un altro dinosauro, giusto perchè preferisco le cose corte...X-Files. Non l'ho mai portato a termine e mi è tornata voglia di provarci. Chissà se ce la faccio, considerandolo più come un telefilm che una serie (dal mio punto di vista le due cose non sono sinonimi, ma c'è proprio una differenza semantica). E poi c'è sempre Battlestar Galactica, iniziata anni fa e abbandonata per eccessiva noia (forse l'unico al mondo a pensarla così?). Mi faceva un po' l'effetto di Game of Thrones, un Beautiful in costume; adoro l'ambientazione, ma lo vedo più per inerzia che altro: troppi personaggi, troppe storie, molte volte troppo palloso...

LUIGI BICCO ha detto...

Esaustiva argomentazione, la tua. Ti do ragione sul fatto che la sesta stagione è molto più lenta. Calano i ritmi e gli obiettivi. Ed è sempre presente l'ombra pesante della malattia e della morte (alcuni episodi sembrano a metà tra E.R. e Six Feet Under:)
Anche se personalmente non taglierei proprio una trentina di episodi. Della sesta stagione dei soprano rimangono molto ben curati i primi quattro o cinque episodi (con Tony in coma che vive la sua vita parallela), le trame dell'"accasamento" di Christopher, del vizio del gioco di Tony e la fuga da casa per via dello scontro finale con Phil Leotardo (anche se la cosa si spegne poi in breve). Comunque che dirti? Io sono innamorato di questo modo di fare tv. Bisogna tener conto che quando Chase ha costruito questa macchina perfetta, si era alla fine degli anni '90. E allora ha stravolto la tv perché nessuna serie fino ad allora aveva toccato tanta intensità. Twin Peaks a parte (anch'io sono da sempre un grandissimo estimatore di Lynch), si arrivava da zero.
Delle bellissime parole, in tal senso, ultimamente le ha spese proprio Steve Van Zandt in QUESTA recentissima intervista. Ha spiegato alla perfezione perché ha funzionato la serie.

Comunque, oh, in tanti hanno criticato la stagione finale dei Soprano. Quindi mi sa che la capa tosta sono io. Di sicuro poteva durare la metà, via. E di sicuro è anche la più moscia delle sei. Ma lì dentro, nonostante tutto, continuo a vedere cose che danno filo da torcere anche alle attuali produzioni.

P.S.: Real Humams ce l'ho da tempo ma non l'ho ancora vista. Di Battlestar Galactica ho visto solo le prime tre e me le ricordo come un piccolo capolavoro. Non so esattamente perché io non abbia finito di vederla tutta. Per X-Files che dire? Tanti auguri. La strada è ben lunga :)
Ma a proposito di fantascienza e di ritorni al passato, mi sto dando da fare anch'io. A parte le serie centrali del Doctor Who, nel tempo perso ho cominciato a rivedere anche Star Trek TNG dalla prima serie (e siamo alla fine degli anni '80, qui, mica bruscolini).

CyberLuke ha detto...

Non l'ho mai filata, assieme a un mucchio di roba straconsacrata come Breaking Bad, the Walking Dead, 24 o Games of Thrones.
Ho concluso che, a prescindere dalla qualità di uno show televisivo, alcune cose toccano le tue corde e altre, semplicemente, no.
Però, com'è che si dice?, il mondo è bello perché è vario. ;)

LUIGI BICCO ha detto...

E ci mancherebbe pure. Sacrosantissimo. Certa roba blasonata è entrata nelle mie corde. Altra, come quelle che citi, semplicemente no (anche se BB devo finirlo e a 24 dovrei dare un'altra chance).

Alex A ha detto...

BLASFEMIA!

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