16.9.11

La danza dei cuochi

Il titolo del post è anche quello di un interessante articolo firmato da John Lanchester sull'ultimo numero di Internazionale in edicola oggi. Si parla delle nuove tendenze della cucina sperimentale e di quanto l'arte culinaria vada di pari passo (e a braccetto) con il rigore scientifico.

Per quanto mi riguarda, spray con gusti particolari, spume o altre diavolerie chimiche applicate alla cucina, mi interessano poco. Preferisco la sana e tradizionale cucina di sempre. Di ogni parte del mondo, tra l'altro, basta che sia appunto tradizionale. Devo ammettere però che l'articolo in questione è interessante sotto molti punti di vista, a partire da alcune particolari abitudini dei più celebri chef al mondo. Come quella dello spagnolo Ferran Adrià che per alcune sue ricette, fa esplodere i pomodori dal di dentro tramite l'utilizzo di una pompa per le bici (??!?).

Naturalmente segnalo l'articolo anche perchè è corredato da alcune mie illustrazioni (ben tre), questa volta più di concetto e minimali. Eccole:







P.S.: Nella sezione Graphic Journalism, c'è Cartolina dalla Thailandia ad opera di un delicato e ispiratissimo illustratore e autore di fumetti francese, Freddy Nadolny Poustochkine (che in realtà, come potrete capire da soli, solo francese non è).

9 commenti:

Giulio ha detto...

Belle come al solito, mi piace molto il tuo stile minimale. Per la seconda ti sei forse ispirato a quelle foto che girano in rete da un pò, per esempio quelle di ikea? Cmq ribadisco l'apprezzamento, e non mi farò sfuggire questo numero del miglior settimanale nazionale :)

CyberLuke ha detto...

Interessante anche la scelta di limitarsi a soli quattro colori mantenendo comunque una grande forza espressiva.
Lavoro convincente, come sempre.

LUIGI BICCO ha detto...

Grazie, signori :)

@ Giulio:
In realtà quella è nata quasi per caso dopo aver messo giù le altre due. Ma quel lavoro di Carl Kleiner (/www.carlkleiner.com) ha comunque fatto scuola, da allora.

@ Luca:
Infatti ho voluto tenere "minimal" anche la palette colori utilizzata. Quasi quella basica della quadricromia, ma non proprio. In realtà c'è anche il nero o il grigio, ma erano necessari.

Patrizia Mandanici ha detto...

Molto interessante, un'illustrazione anche un po' modulare. In quella in cui si vedono i cibi dall'alto (pomodori, piselli, fagioli, limoni, ecc.) cosa sono quelli esagonali di colore celeste? Scusa la domanda scema...

Alessandro ha detto...

bravo Luigi! la prima è stupenda....

Gripa ha detto...

Il cuoco perplesso,
il cibo geometrico
e il laboratorio alimentare.

Tutte quelle linee rette
riescono davvero ad anestetizzare
qualsiasi idea di buona cucina.

Sempre complimenti.
Sempre buon lavoro.

LUIGI BICCO ha detto...

@ Patrizia:
Non è affatto na domanda scema, ma sottolinea comunque una mancanza da parte mia. In realtà dovrebbero tutti rappresentare ingrendienti trasfigurati in qualcosa di diverso. Un po' come in una tavola degli elementi di chimica. Degli elementi senza un'identità certa, quindi. Tu hai visto dei limoni in basso a destra che in realtà potrebbero essere benissimo delle zucchine a rondelle. Così come prive di identità sono anche i quarti di cerchio in alto a destra, o le fettine accanto con la scorza rossa o gli esagoni blu (carote mutanti?). In ogni caso, al fine ultimo non era necessaria appunto un "riconoscimento" realistico.

@ Alessandro:
Grazie :) Sono soddisfatto del risultato ottunuto nella prima, anche se devo ammettere che la mia preferita rimane comunque la terza.

@ Gripa:
Ecco. I tuoi commenti essenziali in chiave romantico poetica, stanno cominciando a diventare davvero indispensabili per il mio ego :)
Grazie di cuore, comunque.

Alessandro ha detto...

infatti ero indeciso fra la prima e la terza, ma la presenza del cuoco, in quella magnifica postura, mi ha fatto volare con la fantasia riguardo a quello che potrebbe pensare... Da "Che cazzo faccio oggi da mangiare?" a "La mia vita è finita...!" a "Oggi le dico che l'amo...", ecc...

LUIGI BICCO ha detto...

...a "devo scegliere dove partire per fare quello che ho in mente di fare" :)
Il riflesso condizionato davanti agli strumenti di "lavoro", in effetti, era quello che avevo in testa.

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