27.6.11

Il Gomezzone



Tex può piacerti o non piacerti, ma è innegabile che l'appuntamento annuale con il fatidico Texone, rappresenta ormai da parecchio un punto di riferimento vero e proprio per lo italico fumetto.

Le collaborazioni con artisti internazionali di terre e carature diverse lo rendono uno degli eventi più attesi, soprattutto per chi non legge solo Tex. Guido Buzzelli, Alberto Giolitti, Aldo Capitanio, Magnus e Ivo Milazzo, ad esempio, sono alcuni dei Maestri del fumetto italiano che hanno dato la propria visione del ranger texano, mentre Jordi Bernet, José Ortiz, Alfonso Font, Joe Kubert, Manfred Sommer e Colin Wilson alcuni di quelli che arrivano direttamente dalla scena internazionale.



E a questi si è unito ora quello che è arrivato in edicola la scorsa settimana, firmato da Gianfranco Manfredi ai testi e da nientepopodimeno che Carlos Gomez ai disegni. Per quante cose (poche) abbia comunque realizzato in passato, ormai lo sanno anche le padelle con il fondo antiaderente, Gomez è noto soprattutto per aver dato i secondi natali (i primi sono ad opera di Alberto Salinas) ad un altro grande personaggio dell'historieta argentina. Quel Dago di Robin Wood che da parecchi anni ha saputo conquistare anche il pubblico italiano.

Dago in tutto il suo splendore. Se non l'hai mai letto, fallo.

Forse lontano dai fasti dell'epopea centrale di Dago, la prova di Carlos è comunque grandiosa e un Tex Willer così teso e carico si era visto raramente. La storia di Manfredi è una bella storia che narra le vicende di un gruppetto di donne che devono attraversare parecchie insidie per raggiungere a Oregon City i loro pretendenti mariti conosciuti solo via posta e di un ragazzo fissato per i cavalli (soprattutto il suo) che è un po' nervosetto e dal grilletto facilissimo.




Ecco. E a proposito di quest'ultimo elemento in campo (di questo ragazzo, intendo) che ha creato in me tanta tensione all'inizio della lettura e una serie di ipotesi atte a spiegare i suoi bizzarri comportamenti (che Manfredi è bravissimo a dipingere figure del genere). A proposito di lui, dicevo, qualche pezzo devo essermelo perso sulla strada per l'Oregon. E quindi mi rivolgo a te, stimato lettore più intelligente di me che avrai sicuramente già letto e digerito questo Texone. Ma secondo te, perchè un ragazzo dall'aria bonaria e tranquilla dovrebbe improvvisamente trasformarsi in un assassino implacabile e nervosetto? E soprattutto perchè uno che poi mostra di comportarsi a modo con alcuni, dovrebbe lasciarsi alle spalle, nel giro di poco tempo, una scia di sangue composta da venti (20!) omicidi?

Robin Wood e Carlos Gomez

8 commenti:

Alessandro ha detto...

beh, le vie della psiche sono infinite e difficilmente scrutabili.... non voglio cercare motivazioni di verosimiglianza, mi basta sapere che da piccolo era tiranneggiato dalla baby gang, che il papà lo ha mandato in un collegio...certo, a parità di cause, una psiche reagisce in modo diversa dall'altra, ma non vedo lo scopo di andare a cercare fondamenti di realtà in una storia di immaginazione...
poi si sa che quando criticarono Pirandello per poca verosimiglianza de "Il fu Mattia Pascal", i critici furono smentiti da un caso di cronaca accaduto successivamente alla pubblicazione del romanzo e del tutto simile, se non pi`u incredibile...

CyberLuke ha detto...

Mai e dico mai letto un solo numero (ma che dico, una sola pagina) di Tex in tanti anni.
Che dirti, non è proprio il mio genere. ;)

LUIGI BICCO ha detto...

@ Alessandro:
In realtà quel dubbio non me lo sono andato a cercare con il lanternino. Alla fine della bella lettura mi è parsa l'unica, vogliamo chiamarla incongruenza? Io sono per la sospensione dell'incredulità, ma è anche giusto cercare il realismo nel fumetto, appunto realistico. Perchè anche questo fa la differenza tra uno scrittore e l'altro. Quando leggo qualcosa e noto sbavature o buchi nella storia, mi incazzo a morte. Perchè non avrei dovuto incazzarmi a vedere (cit.) l'uomo di Atlantide che rinasce nella doccia di Dallas? :)
Non è il caso di Manfredi naturalmente, per cui nutro un profondissimo rispetto, visto le bellissime ore di lettura che mi ha regalato, da Gordon Link (ebbene si) a Magico Vento, da Tex a Volto Nascosto

@ Luca:
Ha! Non è peccato veniale. Ma un giorno le cose potrebbero cambiare :)

Alessandro ha detto...

se la tua impressione è stata questa, nessuno può togliertela... io non l'ho avuta, anzi il realismo del killer non mi è mai venuto meno nel corso della lettura (e tieni conto che io sono un super razionale)..
fra l'altro, per tornare al discorso della verosimiglianza e del fatto che la realtà supera la fantasia, Manfredi mi ha scritto (su mia domanda) che per il personaggio del killer si è ispirato liberamente ad un personaggio realmente esistito... ma lo scriverò più ampiamente su un prossimo post :-)

LUIGI BICCO ha detto...

Ecco. Diciamo pure che quel post non vedo l'ora di leggerlo, allora :)

marco d ha detto...

io direi che manfredi è altrettanto stupefacente di Gomez (anche se non è alla prima prova su Tex) per come riesce ogni volta a prendere Aquila della notte e a stravolgerlo.
Perché fateci caso: questo Tex, anche se all'apparenza, sembra "classico", ha una natura inquieta, poco consolatoria, a mio avviso.

LUIGI BICCO ha detto...

Vero, Marco. Manfredi non è certo noto come uno sceneggiatore che quando scrive fa il "compitino". Le sue storie sono sempre ricche di sfumature e il lato umano delle viende, ha sempre le dovute attenzioni che merita. Ma sai com'è... dopo aver scritto 120 e passa numeri di Magico Vento che non hanno annoiato nessuno. E infatti sono molto speranzoso anche sulla sua nuova serie Shangai Devil.

Alessandro ha detto...

@Marco: secondo me Manfredi non stravolge Tex: non vuole farlo, perché lo rispetta, coi suoi 60 anni e passa di storie, e quindi lo interpreta senza snaturarlo, senza adattarlo alle sue corde. Lo dichiara del resto lui stesso. Questo Tex ha invece un incredibile dinamismo, questo sì, grazie anche ai disegni di Gomez.
@Luigi: pronto il post! :-)

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