12.2.14

Saguaro, quasi un paio di annate dopo.


Saguaro è uno di quei fumetti lì ai quali normalmente non avrei dato troppa importanza. All'epoca della prima uscita fui incoraggiante ma in modo pacato, con toni abbastanza disillusi. E promisi di lasciare la serie appena sarebbero apparsi i motociclisti messicani con le catene. Oh, alla fine quei motociclisti non sono mai arrivati e io, quasi due anni dopo, sono ancora qui a leggere.

Non so quale sia il segreto di Saguaro. E non ti sto dicendo che è una grande serie, che dovresti dargli un'occasione perché guarda bidibì e bidibò (e anche il web, a parte una pagina facebook e un forum con uno sparuto gruppetto di iscritti, sembra quasi ignorare del tutto il personaggio). Anzi, potrei dirti che molti personaggi sono rocciosi e pieni di cliché, che certe cose le avrai già lette chissà quante volte da qualche altra parte e che forse manca un pizzico di coerenza nel reparto tecnico (e parlo del team di disegnatori, anche se sono da elogiare le prove di Fabio Valdambrini, Luigi Siniscalchi, Italo Mattone e Davide Furnò).

Eppure.


Eppure, ti dicevo, non ho ancora smesso di leggerlo. E siamo a 21 numeri, mica tre o quattro. Non so perché, ma quando comincio a leggere un episodio non riesco a chiudere l'albo prima di averlo finito tutto. E non è una roba che succede spesso. E' probabile che sia da attribuire alle sceneggiature di Bruno Enna e al suo modo di dipingere certi personaggi. Tanto per dire, Thorn, il protagonista, è un classico raddrizzatorti, uno che sta sempre dalla parte dei deboli. Però è uno che per dimostrarlo ti dà soddisfazione. Ti dice che se non la smetti, ti spaccherà i denti. E poi te li spacca davvero (un po' come il Tex di Boselli, ma più rozzo e con molte meno chiacchiere). Le storie filano via veloci ma spesso Enna si diverte a ribaltare certe situazioni e intesse degli intrecci interessanti (prima la guerra, poi l'agenzia indiana, poi l'FBI).

Poi sarà anche perché il protagonista è un indiano (e di indiani e dei loro inesistenti diritti si parla parecchio, nella serie) o perché siamo negli anni '70 o perché lo stesso protagonista non è esente da difetti. Sarà anche perché Kai Walken è una degna spalla, nonché collega, amica e amante del protagonista, una donna fatta e finita dal grilletto facile ma con le sue debolezze. Sarà perché semplicemente è un western dallo squisito sapore seventies ma allo stesso tempo terribilmente moderno o sarà per tutta un'altra serie di motivi, non so, ma io non sono ancora riuscito a smettere di leggere.

9 commenti:

GiovanniMarchese ha detto...

Grande merito di Bruno Enna, sceneggiatore molto molto capace.

Alberto Camerra ha detto...

Come ho scritto proprio ieri in altro loco, è una delle serie che seguo con grosso interesse.
;-)

CREPASCOLO ha detto...

Qui in via Buonarroti crediamo nel personaggio - non credere a quella cosa di chiuderlo con il numero ventisette che la rete ha bisbigliato - ma stiamo pensando di rilanciarlo sulla falsariga di quello che stiamo tentando con il Dog. Abbiamo fatto leggere alcuni numeri ad un campione statisticamente rilevante di persone che, di solito, non leggono fumetti o che leggono solo manga o comics o solo saggi o solo Moccia o solo Potter e abbiamo raccolto info utilissime. Qualche esempio: 1) Ilda - che si cronometra quando affronta un articolo di Vanity Fair per vedere se rispetta il tempo stimato dalla rivista - dice che le maniche bianche del giubbotto fanno pensare che Sag indossi un gilet rosso senza maniche 2) Sauro - che è cresciuto con i capelli vulcanizzati del Parker di Dikto - è per il taglio del codino 3) Bruno - vulcanologo sincronizzato con le pulsioni dell'Etna - ritiene che il personaggio stia covando sotto la cenere una sorpresa di scala Pompei e spera di vedere il numero ventotto.
Noi abbiamo ringraziato per l'entusiasmo il simpatico Bruno Etna e diciamo, qui in anteprima in casa Bicco, che stiamo meditando di far indossare a Sag una camicia rossa ed una giacca nera e di cancellare quella treccia per sostituirla con una frangia beatlesiana.
Siamo sicuri che questo picccolo intervento cosmetico sarà un
( magico ?) vento per le vele della testata. State con noi.

Alessandro Olivo ha detto...

Bravo Luigi! Diffondiamo Saguaro sul web, chè se lo merita!

La firma cangiante ha detto...

Io ho lasciato con il quarto il quinto numero... non so, forse mi ritrovavo più con la prima parte del tuo post, l'abbuffata di atmosfere '70 l'avevo fatta con Cassidy in un genere a me più congeniale, sul classico preferisco ancora il Tex. Oppure cose decisamente diverse tipo The Walking Dead, Long Way, etc...

LUIGI BICCO ha detto...

@ Giovanni:
D'accordissimo. E l'ho trovato molto più performante su questa sua serie personale che altrove.

@ Alberto:
Si, avevo visto il tuo commento in altro loco. Spero possa andare avanti il più possibile. Confido molto in Enna e nel suo modo di cambiare le carte in tavola.

@ Crepascolo:
Si, l'avevo sentito quel bisbiglio della rete. Tanto urlato da sembrare un'accusa. Prima o poi, Crep, dovrai svelare l'arcano e dirci cosa leggi davvero.

@ Alessandro:
In effetti merita parecchio e in rete se ne parla davvero poco. Ma devo dire che anche altre serie stanno subendo la stessa sorte. Pensavo ad esempio che Dragonero, come prima serie fantasy in Bonelli in assoluto, potesse smuovere di più gli appassionati del genere. Invece anche di quello, niente (a parte l'autopromozione).

@ Firma:
Devo ammettere di non essere caduto subito nella rete. Mi sono dovuto spingere fino al sesto, settimo numero. Poi mi ha abbastanza convinto. Ripeto, non è una di quelle serie che crea attesa spasmodica da un numero all'altro. E' una di quelle che quando inizio, non smetto. E tra le due, non saprei cos'è meglio.

CREPASCOLO ha detto...

Praticamente tutto, prima o poi. Forse non nel momento in cui esce, ma poca roba sfugge alla mia rete da tonnara. Tanto che Crepascola mi ha...consigliato di cambusare qualche tonnellata di comics e libri nella batcaverna, ma io tengo duro e spero che Crepascolino impari a leggere a cinque anni così da giustificare le quantità invereconde di carburante x la mente infilate ovunque nel Crep Manor. Il cucciolo promette bene anche se è convinto che Hulk degli Avengers e Hulk degli Agents of SMASH siano due personaggi diversi e che BaRman sia un tizio vestito di nero con le corna. Forse è un riferimento al DK alcolizzato delle prime pagine della famosa mini di Miller/Janson, opera a cui non dovrebbe aver avuto ancora accesso.Chissà...

LUIGI BICCO ha detto...

Ho avuto più o meno la mia risposta. Cos'altro mi aspettavo?

CREPASCOLO ha detto...

Comunque un BaRman di nero vestito e con le corna a servire drinks e raccogliere le confidenze di clienti assortiti come demoni, cyborgs , alieni e cronodispersi in una ulteriore rifrittura del Munden ( di Ostrander e AAVV ) o dell'Oblivion Bar
( Shadowpact di Willingham pre reboot DC ) è la prova che Crepascolino ha la stossa, a quasi cinque anni, per scrivere qualcuna delle saghe che leggerò quando avrò tanto di quel tempo prima del semolino in mensa in qualche struttura pubblica in cui le infermiere assomigliano tutte a Burt Young. In brutto.

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