5.3.12

I Cavalieri Oscuri

Come ho ripetuto a più riprese su questo blog, non sono un videogiocatore incallito. In passato mi sono permesso qualche intensa incursione in titoli ormai dimenticati, mentre oggi mi limito a qualche partita a NBA 2K12 ogni tanto. Giusto per.

Certo che con l'acquisto di un nuovo pc dalle alte performance e con la scritta tamarra "Predator" sulla fiancata della quale mi sono accorto (giuro!) solo dopo averlo spacchettato a casa, la tentazione è stata alta. E alla fine non ho resistito. Era da un paio di anni che ci giravo intorno e alla fine ho smesso di girare.

Mi riferisco a questo:


Ebbene si, Batman Arkham Asylum. Quello del 2009, non Arkham City che è uscito solo qualche mese fa. Di questo primo titolo della Eidos aveva parlato chiunque e sempre in termini abbastanza lusinghieri. E calarsi nei panni videoludici del Cavaliere Oscuro è sempre stato il pallino di ogni buon appassionato di fumetti americani.

Ve la faccio breve perchè, a spizzichi e bocconi, ci sto ancora giocando (mi si dice dal menù principale che sono solo al 25% del percorso). Questo è un gran bel gioco. Come uno di quelli che tanto mi hanno affascinato in passato in quanto a longevità e atmosfere. Alla fin fine si tratta di menare gente, parare colpi, arrampicarsi con il rampino e risolvere alcuni enigmi. Più che altro menare gente, ecco. Il tutto all'interno del celebre manicomio criminale di Gotham. Ma è fatto bene. Sono integrati alla perfezione i gadget tecnologici, sono realizzate bene le varie nemesi del pipistrello (per ora ho incontrato il Joker, Harley Quinn, Killer Croc, Bane, Szasz e Poison Ivy), la trama è ben delineata e risulta ottima anche la dinamica dei combattimenti. E poi, voglio dire, sei in costante contatto con Oracle.


Ecco. Qui puoi capire di cosa si tratta e di cosa intendo con atmosfera di gioco.

Bòn. Vi basti sapere questo. Se siete curiosi, ve lo comprate e ci giocate. Altrimenti niente, qui adesso si parla d'altro.

Quello che vorrei sottolineare, infatti, è che i tipi della Eidos e di Rocksteady, sono riusciti soprattutto in un'impresa mica da ridere. Ovvero hanno riportato su schermo un Batman che è il VERO Batman. Dove per "vero" intendo quello che tu hai sempre immaginato che fosse tale. Considerato idealmente come quello definitivo, insomma.

Un mezzo busto del Batman "vero" del gioco.

Qui meno in ombra in compagnia del caro Commissario Gordon.

Che a fumetti esista più di una versione di Batman
, lo sappiamo. A differenza della Marvel, infatti, alla DC non hanno mai dato troppo peso alle controparti "reali" dei vari personaggi. Bruce Wayne non è mai stato approfondito più di tanto se non in rari episodi. Batman è semplicemente Batman. Se Bruce Wayne scomparisse per sempre, nessuno se ne accorgerebbe più di tanto.

Quanti Batman esistono, dunque?

Premesso che sto parlando di un aspetto prettamente visuale (degli scrittori si parlerà poi magari un'altra volta), dobbiamo partire dagli anni '60 per finire a oggi e ricordare almeno il Batman classico e pop di Carmine Infantino, quello schietto e vigoroso di Dick Giordano, quello nervoso e autoritario di Neal Adams, quello gentile e dalla faccia pulita di Alan Davis, quello arrabbiato e spigoloso di Klaus Janson, quello possente e canuto di Frank Miller (che però non vale in quanto riscrittura alla base del mito, un gran bel Batman, forse il migliore, ma che comunque non terrò in considerazione), per passare a quegli autori che sono passati tra le pagine della serie come una cometa (o comunque autori di pochi cicli, se non uno solo), ma che hanno lasciato comunque un segno indelebile. Gente come Mike Mignola, Brian Bolland, Matt Wagner, Kelley Jones, Bill Sienkiewicz (oè, non ve lo dico più, si pronuncia "scinchievich"), Alex Ross e Frank Quitely. Per finire poi alle versioni più recenti firmate da Jim Lee, Tony Daniel, Lee Bermejo, Dustin Nguyen e David Finch.

Il classico dei classici: Neal Adams.

L'iperrealistico Batman di Mister Alex Ross.

Il Cavaliere Oscuro vittoriano di Mike Mignola.

La stupenda interpretazione a colori di Bill Sienkiewicz.

Una delle ultime versioni per mano di David Finch.

Il Batman di Lee Bermejo.

Qui nell'ipertrofica versione di Jim Lee.

Ognuno la vede come vuole ma, per quanto mi riguarda, il Batman più vicino alla versione definitiva, era quello delineato da Bruce Timm nella serie animata del 1992, tutto quello a fumetti del grande Norm Breyfogle, Il Batman Year One di David Mazzucchelli, l'Arkham Asylum di Dave McKean, Il Lungo Halloween e Vittoria Oscura di Tim Sale, il Wargames e il Jekyll e Hide di Sean Phillips, il Batman: Ego di Darwyn Cooke, il Faces di Matt Wagner e il Citadel di Tony Salmons.

Bruce Timm dipinge qui un grande Batman detective.

Lo scattante e dinamico uomo pipistrello di Norm Breyfogle.

Una delle più belle versioni di sempre. Quella di David Mazzucchelli.

Una cover che parla da sola. Non c'è bisogno di aggiungere altro.

Vecchio e moderno insieme, nel costume disegnato da Darwyn Cooke.

La magnifica, affascinante versione di Sean Phillips.

Uno sketchbook di Matt Wagner.
Signore e signori, il maestro del pennello: Tony Salmons.

Lo spaventoso uomo pipistrello tratteggiato da Tim Sale

Perchè hai sempre pensato che il Cavaliere Oscuro sia prima di tutto un detective in una metropoli violenta e in preda al caos. Che vederlo all'opera contro dinosauri o mostri alieni, ti ha sempre fatto storcere ampiamente il naso.

Non so voi, ma se io dovessi citare un solo Batman come definitivo, personalmente avrei qualche difficoltà.

10 commenti:

CyberLuke ha detto...

Come immaginerai, ho dedicato parecchio tempo prima a leggere di e su Batman, e poi approfondendone gli aspetti visivi cinematografici.
Uno dei motivi per cui l'ho abbandonato, era probabilmente l'inflazione che ha subìto negli ultimi anni.
Non c'è artista o autore che non si sia cimentato su Batman, e ho raggiunto il punto di saturazione: basta.
È un personaggio affascinante, ma è anche difficile da disegnarlo brutto, onestamente. :D
Uno dei miei preferiti resta quello di Jim Lee, ma anche quello di Miller. Fuori continuity, ma forse proprio per questo più interessanti.

CREPASCOLO ha detto...

Ci sono personaggi come The Bat-Man o Martin Mystere che non si allontanano dal concept originale e non sono vissuti come snaturati nemmeno quando a declinarli è gente come Timm o Cavazzano. Icone.
Bats può risalire la corrente in quel gioco di ruolo a forma di palazzo come un salmone nella tavole di Salmons o rimanere appeso a testa in giù in una storia cartoon in cui Joker incontra il suo Mad Love e restare il tizio che sorride mentre conincia la sua nuova vita nelle catacombe sotto Gotham nel finale del Dark Knight Returns.
Non esiste un Ultimate Darkoso. Stiamo parlando di un personaggio che ha retto alla bordata del personaggio di Adam West che combatte, di giorno, tartaruga rovesciata sopra la Bat-cintura, contro una pattuglia di picchiatelli sghignazzanti prima di tornare a prendere il the con zia Harriet. Una cosa così avrebbe steso personaggi anche radicati nell'immaginario collettivo come il mago Otelma o La Pimpa. Forse.
Mi è giunta voce che Peter Milligan e Norm Breyfogle - che in una vita precedente deve averne combinata una da girone dantesco e sta scontandola sulle testate della Archie Comics - stiano lavorando ad un reboot in stile Bravura ( quanto ci manchi ! ) della creatura di Altan. La cucciola a pois, nella sua incarnaz ''definitiva '', sarà uno sciamano il cui compito è impedire che le masse vedano le masse come le vede Altan. Una combo di Shade The Changing Man e di Fritz Melone, ma disegnata con lo stile cartooning di Prime. Non vedo l'ora di leggerlo.

La firma cangiante ha detto...

Gran bella carrellata, tra le mie illustrazioni preferite ci sono sicuramente quelle di Ross e Lee. Mi piaceva molto anche il Bats di Alex Maleev in No man's land.

Ma come dice Luke un Batman brutto è difficile a vedersi.

ste ha detto...

bello questo post, a me piace anche quello di Josè Luis Garcia Lòpez.
bella galleria!

sTUDIOpAZZIA ha detto...

Continuo a dire che Batman è il personaggio più fortunato alla DC. Ha avuto, e avrà, i migliori autori a raccontarlo.

Un grande che non va dimenticato è Paul Pope, che con il suo Batman anno 100 ha saputo dimostrare che Batman è se stesso anche senza il capitale dei Wayne. Visivamente magnifico.

sp

LUIGI BICCO ha detto...

@ Luca:
Capisco cosa intendi. Anche se devo ammettere che di Batman brutti potrei citarne più di uno. Ma in effetti sono abbastanza rari.
Tra le tue preferenze mi sarei aspettato però quello di McKean primo in classifica, anche se artefice di un solo graphic novel (vabbè, il più venduto di sempre, però :)

@ Crepascolo:
D'accordo con la parte iniziale del tuo discorso. Ripeto però che, a mio modesto avviso, anche il cavaliere oscuro è stato vittima di scellerate gestioni che non ne hanno mai saputo esaltare le caratteristiche peculiari.
Ma è anche vero che se, come dici tu, ha saputo resistere alla versione fricchettona e shanty baba di Adam West, può sopportare anche di peggio :)

@ Dario:
Maleev mi piacerebbe vederlo all'opera adesso, su Batman. Allora era tanto diverso. Però No Man's Land non era affatto male.

@ Ste:
Vero. Anche quello di Garcia Lòpez è parecchio affascinante. E' uno di quelli che ho dimenticato, insieme a Paul Gulacy e il Paul Pope che suggerisce Studiopazzia qui sotto.

@ Studiopazzia:
Clamorosa dimenticanza, in effetti. Quello di Pope è piaciuto parecchio anche a me. Erano davvero troppi, per citarli tutti. Ma Pope avrei dovuto ricordarlo :)

CyberLuke ha detto...

Tu stai parlando di Arkham Asylum, immagino.
Lo comprai quando ancora non era stato tradotto in Italia.
Tutt'oggi lo trovo straordinario dal punto di vista grafico, quanto illeggibile e faticoso nella fruizione come fumetto nell'accezione più tradizionale del termine. ;)

LUIGI BICCO ha detto...

Proprio quello. Forse un po' faticoso in quanto a leggibilità, si, un po' come (quasi) tutte le cose a fumetti di McKean. Però quanta gioia per gli occhi :)

sTUDIOpAZZIA ha detto...

credo che il problema di Arkham Asylum sia che entrambi gli autori, Morrison e Mckean, abbiano voluto dare il meglio buttandosi in virtuosismi che sono andati a scapito del fumetto. Come se ci fosse una gare tra i due a chi era più figo.
questo emerge anche leggendo la sceneggiatura, unico modo per comprendere fino in fondo la storia.
per questo, a parer mio, resta una storia non riuscita

LUIGI BICCO ha detto...

@ Studiopazzia:
Uhm. Non so. In generale non credo che due personaggi del genere abbiano affrontato quel lavoro senza essere ben consci delle rispettive potenzialità. Il fatto che non abbiano poi più collaborato potrebbe dare ragione a questa tua ipotesi. Ma fatto sta che, per quanto il tutto possa essere andato a scapito dell'opera, la stessa rimane una delle più affascinanti di sempre. E una delle più lette, se non la più letta in assoluto. Quindi proprio un buco nell'acqua non è stato :)
A breve dovrei recuperare la versione con la sceneggiatura e quindi mi farò un'idea più precisa.

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